L’isola d’Elba non ha mai dimenticato il periodo che Napoleone vi trascorse in esilio, e così come nel 2014 ha celebrato solennemente il bicentenario dello sbarco dell’imperatore a Portoferraio con una serie di iniziative curate dall’associazione La Petite Armée – che ha sede sull’isola e che tiene vive le memorie napoleoniche sul territorio – si appresta a commemorare il bicentenario della sua morte, avvenuta il 5 maggio 1821: nel corso dell’estate 2021 sono previsti numerosi eventi, che verranno realizzati in collaborazione con associazioni internazionali come La Federazione europea delle città napoleoniche e La Route Napoléon.

Dopo la pesante sconfitta nella battaglia di Lipsia, che fu detta la Battaglia delle Nazioni perché vi parteciparono eserciti di tutta Europa, nell’autunno 1813 l’impero napoleonico era ormai al tramonto: il giorno di Natale la Francia venne invasa dagli eserciti di una coalizione composita, il cui unico scopo comune era quello di sbarazzarsi di Napoleone. Ritiratosi a Fointainebleau, il 6 aprile del 1814 l’imperatore fu costretto ad abdicare, e dopo un fallito tentativo di suicidio venne imbarcato a Marsiglia su una fregata inglese che lo portò all’isola d’Elba, dove era stato deciso di esiliarlo, riconoscendogli comunque la sovranità sull’isola e consentendogli di mantenere il titolo imperiale.

Il 4 maggio 1814 Napoleone sbarcava a Portoferraio, accolto dal maire (sindaco) Pietro Traditi, che gli consegnava le chiavi della città, e da una folla accorsa a vedere quello che era stato il padrone dell’Europa e che adesso si doveva accontentare di uno “scoglio” a poca distanza dalla costa toscana. In questa occasione veniva consegnato alle autorità locali il nuovo vessillo dell’isola – che ancora oggi la rappresenta – bianco con una fascia rossa trasversale sulla quale campeggiano tre api d’oro. Quando Napoleone sbarcò, la bandiera era stata già issata sul Forte Stella, che domina la città, mentre l’artiglieria sparava a salve.

Nei trecento giorni che trascorse all’Elba, Napoleone la rivoltò da cima a fondo, avviando una serie di cantieri, costruendo nuove strade, miniere, infrastrutture e difese. A Portoferraio fece ristrutturare la Palazzina dei Mulini, adiacente al Forte Stella e in posizione dominante su tutto il golfo, e vi stabilì la propria residenza: oggi, la palazzina ospita una delle due sedi del Museo Nazionale delle Residenze Napoleoniche dell’isola d’Elba (l’altra è presso la Villa di San Martino) e conserva cimeli, arredi e mobili dell’epoca, oltre a una parte della biblioteca che l’Imperatore aveva portato con sé e donato alla Comunità di Portoferraio al momento della partenza dall’isola.

In città, la chiesa del Carmine venne sconsacrata e trasformata in teatro – il Teatro dei Vigilanti, che conserva tuttora il suo aspetto di teatrino stile Impero. Nella palazzina dei Mulini, Napoleone volle ricreare l’atmosfera della corte, circondato dagli ufficiali che gli erano rimasti fedeli, e chiamando presso di sé la madre Letizia (Madame Mère) e la sorella Paolina; all’inizio dell’estate del 1814 acquistava una proprietà nella campagna alle spalle di Portoferraio e avviava i lavori di ristrutturazione della casa padronale, nell’intento di renderla il più possibile simile a una raffinata dimora parigina.

Significativa, e decisa personalmente da Napoleone, è la decorazione della sala a piano terreno detta Sala Egizia, affrescata con geroglifici, piramidi e vedute dell’Egitto, e con un grande zodiaco dipinto sul soffitto: una nostalgica memoria dei fortunati inizi della sua irresistibile ascesa, quella Campagna d’Egitto che il giovane generale Bonaparte condusse a capo dell’armata della Francia rivoluzionaria fra il 1798 e il 1799. Un’altra sala la cui decorazione fu voluta da Napoleone, è quella detta Del nodo d’amore, dedicata alla consorte Maria Luisa, che comunque non fece mai visita all’Imperatore nel corso della sua parentesi elbana, rimanendo con il figlioletto presso la corte di Vienna, dove era nata. I lavori alla villa di San Martino rimasero incompiuti per la partenza di Napoleone dall’isola, e l’aspetto odierno è quello voluto a metà dell’Ottocento dal principe russo Anatoli Demidoff, entrato in possesso della dimora per il matrimonio con una nipote di Napoleone.

Sui monti che sovrastano la costa occidentale dell’isola, l’eremo della Madonna del Monte offrì rifugio a Napoleone, spintosi fin lì non tanto per ragioni mistiche, quanto perché nelle giornate limpide è possibile vedere da lassù la costa della Corsica, con la quale l’imperatore continuò a mantenere i contatti, tenendosi al corrente sulla situazione in Francia – dove Luigi XVIII di Borbone stava smantellando tutte le conquiste della Rivoluzione, nel malcontento generale – e preparandosi a evadere dall’Elba per tornare a prendere in mano il potere. Presso la Madonna del Monte lo raggiunse per un breve soggiorno agli inizi di settembre la contessa polacca Maria Walewska, portando con sé il figlio Alexandre, che a poco più di quattro anni aveva avuto ben poche occasioni di incontrare l’Imperatore suo padre.

Per la presenza di Napoleone, l’Elba era improvvisamente salita alla ribalta internazionale, e sull’isola affluivano personaggi di ogni genere, dalle spie delle potenze vincitrici, che tenevano d’occhio i movimenti di Napoleone e della sua corte, a poeti, artisti, ex generali che avevano combattuto al suo fianco nelle numerose guerre con cui aveva messo a ferro e fuoco l’intera Europa, fino a rappresentanti del bel mondo che approdavano all’isola nella speranza di essere ricevuti dall’imperatore.

La ristrutturazione delle residenze imperiali comportò anche una riorganizzazione degli spazi e delle regole che governavano la vita quotidiana, in modo da riprodurre in miniatura l’atmosfera della corte imperiale parigina. Anche l’etichetta in vigore a Parigi, che Napoleone aveva personalmente istituito nel 1806 per evitare eccessi di familiarità da parte dei membri della corte, venne rigidamente applicata nelle residenze elbane. Nella prefazione al volume “Napoleone. Imperatore, imprenditore e direttore dei lavori all’isola d’Elba” (Gangemi Editore, Roma, 2014), di Roberta Martinelli e Velia Gini Bartoli, scrive Luigi Mascilli Migliorini, il più importante studioso italiano dell’epoca napoleonica: «Qui, nella Villa dei Mulini, ritorna, come sotto la tenda di Austerlitz o nei saloni delle Tuileries, l’antico messaggio: dove è l’Imperatore lì è l’Impero».

Tutto questo era destinato a una breve durata. Il 26 febbraio del 1815, Martedì grasso, Napoleone organizzò a Portoferraio una grande festa di addio, descritta con toni entusiastici dal sindaco Traditi negli “Atti del Comune di Portoferraio”. Dopo avere nominato un Comandante Militare e la Giunta di Governo dell’isola, e dopo «avere accolto tutti qual Padre Amoroso disse ‘Io parto, sono soddisfatto di voi, non me ne scorderò’ e in seguito si trasferì in mezzo agl’evviva di tutti gli abitanti a bordo del Brick di nostra Nazione L’Inconstante […] con un convojo di dieci bastimenti per ritornare in Francia per così far risplendere la sua antica Gloria». Iniziava così l’ultima avventura, quei “cento giorni”, che si conclusero con la disfatta di Waterloo il 18 giugno 1815 e portarono Napoleone all’esilio definitivo sulla remota isoletta di Sant’Elena, sperduta in mezzo all’oceano Atlantico, dove la sua parabola esistenziale si chiuse il 5 maggio 1821.

Ogni anno, in questa data, presso la chiesa della Confraternita della Misericordia a Portoferraio si celebra una messa in suffragio dell’imperatore; nel piccolo museo della chiesa sono custodite alcune memorie napoleoniche che per l’occasione vengono esposte sul catafalco coperto da un drappo nero e collocato al centro della navata: la maschera in bronzo di Napoleone morente, donata dal Principe Demidoff; il calco della mano dell’imperatore offerto alla Confraternita dal Musée de l’Armée de Paris e la prima bandiera dell’Elba con le tre api ricamate in filo d’oro, la bandiera che Napoleone aveva portato con sé sull’isola il 4 maggio 1814.

Didascalie immagini

  1. Le fortezze medicee di Portoferraio, capoluogo dell’isola d’Elba: a sinistra il Forte Stella e a destra forte Falcone; nella valletta fra le due alture si trova la Palazzina dei Mulini. La visione dal mare è ancora quella che apparve a Napoleone al suo arrivo sull’isola
    (© Donata Brugioni)
  2. A Portoferraio la bandiera dell’Elba, ideata da Napoleone, sventola sulla Torre del Martello, che fa parte del complesso di fortificazioni volute da Cosimo I de’ Medici nel XVI secolo
    (© Donata Brugioni)
  3. La palazzina dei Mulini a Portoferraio, residenza di Napoleone all’Elba / Veduta del giardino affacciato sul mare
    (© Donata Brugioni)
  4. Il Teatro dei Vigilanti (ex chiesa del Carmine) a Portoferraio
    (© Donata Brugioni)
  5. L’ingresso di Villa San Martino (fonte) / Villa San Martino: la Sala Egizia
    (© Donata Brugioni)
  6. Il santuario della Madonna del Monte, a 630 m di altezza, immerso in un bosco di lecci e castagni secolari
    (© Donata Brugioni)
  7. Rievocazione storica in occasione del bicentenario del soggiorno di Napoleone all’Elba (estate 2014): l’incontro con Maria Walewska e suo figlio
    (© Donata Brugioni)
  8. Alla sua partenza, Napoleone lasciò alla città di Portoferraio una biblioteca di oltre duemila volumi, una parte dei quali è custodita presso la Palazzina dei Mulini
    (© Donata Brugioni)
  9. Sul tavolo dello studio nella Palazzina dei Mulini si trova un calamaio decorato con una statuetta in bronzo raffigurante Napoleone che calcia il globo su cui è appollaiata l’aquila imperiale; innumerevoli furono in tutta Europa le rappresentazioni satiriche dedicate al personaggio, in particolare incisioni e sculture di piccolo formato
    (© Donata Brugioni)
  10. Partenza di Napoleone dall’Elba in un dipinto di Joseph Beaume – Musée Naval et Napoléonien du Cap d’Antibes
    (fonte)

in prima pagina:
Le fortezze medicee di Portoferraio, capoluogo dell’isola d’Elba: a sinistra il Forte Stella e a destra forte Falcone; nella valletta fra le due alture si trova la Palazzina dei Mulini. La visione dal mare è ancora quella che apparve a Napoleone al suo arrivo sull’isola
(© Donata Brugioni)
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