È dedicata al particolare contributo dato dallo sguardo fotografico femminile la mostra “Le donne e la fotografia. Le protagoniste della fotografia dal primo Dopoguerra ad oggi” allestita fino al prossimo 28 novembre presso la Fondazione Luciana Matalon di Milano.
Si tratta di novanta scatti, tutti selezionati dai curatori all’interno del corpus di una collezione privata, ognuno opera originale di altrettante fotografe attive in un arco temporale che va dal 1925 fino al 2018.

I due grossi nuclei tematici attorno ai quali è costruito il percorso espositivo indagano da un lato il tema dell’empatia e dall’altro quello della ricerca d’identità, ambiti che i curatori Maria Francesca Frosi e Dionisio Gavagnin ritengono essere i più significativi nell’ambito dell’attività fotografica femminile. La speciale sensibilità che per ragioni culturali e sociali contraddistingue il genere femminile, spiegano i curatori, offre allo sguardo delle donne un particolare “filtro empatico” attraverso il quale leggere e documentare la realtà. Da contrappunto vi è poi la ricerca dell’identità in ambito sociale a offrire un’ulteriore peculiarità allo sguardo delle artiste.
Strettamente connesso è inoltre il tema dell’emancipazione femminile: è infatti quando le donne iniziano ad avere un più ampio accesso all’istruzione e alla indipendenza economica che, complice la maggior maneggevolezza degli strumenti fotografici, un numero crescente di artiste hanno potuto avviarsi alla carriera fotografica.

La fotografia è quindi un mezzo potente che, agli albori di questa parabola, alcune artiste hanno utilizzato per rivendicare la propria identità creativa da un punto di vista culturale. Tra le prime ricerche in tal senso si hanno gli esperimenti della surrealista Claude Cahun che alla metà degli anni Venti mette in scena donne molto lontane dallo stereotipo domestico in immagini dalla forte drammaticità teatrale dove primeggia un’identità femminile forte e sensuale.

Non mancano poi in mostra vere e proprie immagini icone come gli scatti di Olga Spolarics che, paragonando il corpo femminile a degli oggetti per far riflettere sul ruolo subordinato della donna nella società, trasforma la protagonista in una zolletta di zucchero pronta per essere immersa in una tazza di the.
La riflessione sul ruolo femminile, come sappiamo, si rafforzerà poi sempre più a partire dal secondo dopoguerra in poi, fino agli anni Sessanta e Settanta quando le donne diventeranno anche performer, soggetti della loro stessa fotografia che si collocano sia dietro che davanti la macchina fotografica come si può ben ammirare negli scatti di Marina Abramović.

Interessante è poi la sezione dedicata all’attività documentaristica che vede fotografe accorate nella denuncia delle disuguaglianze sociali e di alcune atrocità contemporanee. La grande Margaret Bourke White è ad esempio considerata la prima fotoreporter di guerra e tra le prime che documentarono i campi di concentramento dopo la liberazione, ma anche la prima fotografa occidentale ammessa nell’Unione Sovietica dove realizzò il ritratto di Stalin, la prima inviata donna di Life la più importante rivista fotografica, ma anche colei che presto realizzò uno dei ritratti più iconici di Gandhi.
Si continua con Leni Riefensthal regista fortemente innovativa che commise l’errore di mettersi al servizio di Hitler di cui divenne regista ufficiale oltre che fotografa di vari eventi legati alla propaganda del regime come le Olimpiadi di Berlino del 1936, e con Gerda Taro, l’amatissima compagna di Robert Capa che documentò con grande sensibilità le vicende della Guerra Spagnola e i giorni delle insurrezioni contro la dittatura franchista che le costarono la vita.
Non si può poi non citare l’immensa Letizia Battaglia che documentò con ostinata presenza le stragi di mafia in immagini tanto crude quanto coraggiose.

Le opere che si possono ammirare in mostra sono quindi tra loro eterogenee, sia per le tecniche sperimentate e i contesti raccontati che per il tipo di visione artistica che si portano dietro. Oltre a quelle citate, tra i nomi delle altre artiste più celebri di cui la mostra offre interessanti rappresentazioni vi sono poi Diane Arbus, Tina Modotti, Gina Pane, Lisette Model, Sandy Skoglund, Francesca Woodman, Nan Goldin, Sophie Calle, Cindy Sherman, Inge Morath e ancora molte altre.