Sono le sensazioni, le emozioni e le suggestioni che catturano l’attenzione. I colori primari, brillanti, privi di sfumature, i segni netti e linee sottili, le variopinte forme fantastiche in bilico fra il sogno e l’allucinazione. Soggetti strappati ai sogni, più che immagini tradizionali sono le opere esposte alla Fondazione Magnani-Rocca nella mostra “Miró. Il colore dei sogni”, un originale viaggio fra i lavori del grande artista spagnolo.

Joan Miró, Personnage et oiseaux devant le soleil, 1976

A una manciata di chilometri da Parma, la fastosa Villa dei Capolavori di Mamiano di Traversetolo – che già da sola vale un viaggio – ospita l’esposizione organizzata dalla Fondazione Magnani-Rocca e curata da Stefano Roffi, direttore scientifico della Fondazione, in collaborazione con la Fundación MAPFRE di Madrid e il contributo di studiosi spagnoli e italiani.

Jacques Prévert descriveva Joan Miró come “un innocente col sorriso sulle labbra che passeggia nel giardino dei suoi sogni”, ed è questa affermazione del poeta francese che è diventata lo spunto per la creazione di un evento espositivo sul celeberrimo artista spagnolo, vissuto in una delle epoche più fervide della storia dell’arte.

Joan Miró, Peinture, 1973

È Parigi e quel magico ribollire di idee e movimenti artistici, che si crea negli anni Venti del Novecento intorno agli artisti di Montparnasse, che affascina Miró e lo spinge a lasciare Barcellona, la sua città natale, e a stabilirsi nella capitale francese. A Parigi  incontrerà Picasso, i circoli dadaisti, fino a riconoscersi nell’astrazione dei surrealisti e trovare la sua dimensione, il suo stile personale.

Mirò si ispira alle forme della natura, ma anche alla musica – come sottolinea il curatore della mostra – per un periodo compone poesie di stile surrealista, seguendo meccanismi psicologici simili a quelli adottati in pittura. Talvolta le parole compaiono anche nei quadri, costituendo la loro chiave di lettura. Un rapporto continuo e stimolante fra pittura-musica-poesia che è leggibile nei suoi lavori.

Joan Miró, Femmes et oiseaux II, 1969

Gran parte delle cinquanta opere esposte in mostra sono lavori a olio su tela realizzati nel periodo compreso fra gli anni  Trenta e gli anni Settanta, evidenziando un percorso di sfida continua nei confronti della pittura tradizionale. L’artista stesso tornato in Spagna – dove sviluppò uno stile surrealista sempre più marcato e personale – in numerosi scritti e interviste, espresse il suo disprezzo per la pittura convenzionale e il desiderio di “ucciderla e assassinarla”.

Joan Miró, Le Chant de l’oiseau à la rosée de la lune, 1955

Un esempio per tutti “Cheveaux mis en fuite par un oiseau” dove Miró letteralmente massacra la pittura comunemente intesa teorizzando come dovesse essere un getto continuo scaturito da una profonda esplosione creativa, pur mantenendo quasi sempre, nella tendenza all’astrazione, un riferimento alla vita reale. Accanto a fantasiose figure colorate inserisce ripetutamente simboli come le stelle, gli uccelli o occhi, bocche, parti del corpo femminile, rendendo le forme leggibili e individuabili nonostante le metamorfosi subite.

La vastità dei cieli mediterranei e la luce abbagliante delle isole hanno sicuramente influenzato la sua arte e si sono incardinati nel suo mondo più interiore e oscuro. Il sole e le notti stellate di Palma di Maiorca – dove andrà ad abitare stabilmente con la moglie e dove resterà fino alla fine della sua vita nel 1983 – sembrano sempre spuntare qua e là nei suoi lavori. Alcuni quadri presenti in mostra fanno pensare a cieli stellati, come “Personnage, oiseau, ètoiles” del 1944 o “Après les constellations” del 1976.

Joan Miró nell’atelier Sert, Palma di Maiorca 1957

Tantissime le tecniche esplorate dall’artista catalano in una instancabile ricerca su colore e materiali più diversi. Oltre alla pittura, la litografia l’acquaforte, e ancora dalla scultura alla ceramica, passando per la scultura e altre sperimentazioni.  

Con settantadue tavole a colori esposte la mostra documenta al massimo livello l’attività di illustratore di Miró grazie al libro d’artista  “Parler seul” del 1950 con testi poetici di Tristan Tzara, pseudonimo di Samuel Rosenstock poeta e saggista di origine rumena, amico del pittore e uno dei fondatori del circolo dadaista.

Nel catalogo di “Miró. Il colore dei sogni”  di Silvana editoriale, numerosi saggi di studiosi spagnoli, tedeschi e italiani aiutano il visitatore ad introdursi nel mondo del grande pittore catalano, perché “visitare la mostra significa – come suggerisce il curatore Stefano Roffi – viaggiare dentro i sogni di Miró perché questa è la trama della sua arte”.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Joan Miró, Personnage et oiseaux devant le soleil, 1976, olio su tela.
    Foto Gabriel Ramon. Archivo Successió Miró. © Successió Miró / ADAGP, Paris, by SIAE 2021
  2. Joan Miró, Peinture, 1973, olio su tela forata.
    Foto Joan Ramon Bonet. Archivo Successió Miró. © Successió Miró / ADAGP, Paris, by SIAE 2021
  3. Joan Miró, Femmes et oiseaux II, 1969, olio su tela.
    Foto Joan Ramon Bonet. Archivo Successió Miró. © Successió Miró / ADAGP, Paris, by SIAE 2021
  4. Joan Miró, Le Chant de l’oiseau à la rosée de la lune, 1955, olio su cartone.
    Foto Joan Ramon Bonet. Archivo Successió Miró. © Successió Miró / ADAGP, Paris, by SIAE 2021
  5. Joan Miró nell’atelier Sert, Palma di Maiorca 1957.
    Photographic Archive Francesc Català-Roca. Archivio Successió Miró

In copertina

un particolare di:
Joan Miró, Personnage et oiseaux devant le soleil, 1976
Foto Gabriel Ramon. Archivo Successió Miró. © Successió Miró / ADAGP, Paris, by SIAE 2021

 

Orari visite

dal martedì al venerdì continuato 10-18
(la biglietteria chiude alle 17)

sabato, domenica e festivi continuato 10-19
(la biglietteria chiude alle 18).

lunedì chiuso

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Fondazione Magnani-Rocca - via Fondazione Magnani Rocca, 4 - Mamiano di Traversetolo
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Fino al: 12 Dicembre, 2021