(di Irma Tiribilli)
Due giorni fa si è aperta a Glasgow la conferenza Onu “Cop26” sul clima e riteniamo appropriato segnalare, adesso, la Biennale di fotografia dell’Industria e del Lavoro in corso a Bologna, l’unica mostra al mondo su tali temi che, per la quinta edizione, affronta con intelligenza il tema del cibo sollecitando riflessioni.
Una boccata di ossigeno per tutti quei poveri neuroni sottoposti alla decodifica dell’estasi collettiva al dilagare imperante di cuochi stellati e di individui, più o meno noti, in posa dopo aver rivelato la ricetta segreta.

Infatti, il tema del food, è affrontato come il diritto di ciascun abitante della terra ad essere nutrito, il diritto della terra a non essere depauperata al punto da non poter più offrire “frutti” ai suoi abitanti, il diritto dei lavoratori dell’industria alimentare ad un lavoro rispettoso della loro dignità, il diritto degli animali destinati all’alimentazione umana ad una vita ed una morte non crudele e tanto altro ancora.
Il direttore artistico della mostra Francesco Zanot ha allestito una collettiva con undici artisti di caratura internazionale che ripercorrono un secolo di storia dagli anni Venti ad oggi e, nel testo introduttivo del Photo book/Ricettario della Biennale, scrive: “Le modalità attraverso cui gli alimenti vengono prodotti, distribuiti, venduti, acquistati e consumati sono in costante cambiamento e racchiudono pertanto alcuni caratteri distintivi di un’epoca, un periodo storico culturale e sociale….Il cibo è linguaggio”.
Dedicatevi una intera giornata per “girovagare” a Bologna e visitate lentamente la Biennale in musei, ma anche palazzi poco conosciuti o di difficile accesso. Come di consueto le mostre sono ad ingresso gratuito su prenotazione accompagnate da un programma di eventi (visite guidate con gli artisti, talk, workshop di fotografia, performance, proiezioni).
Undici artisti, dieci sedi storiche in cui sarete accolti dai mediatori culturali, entusiasti studenti dell’Accademia delle Belle Arti di Bologna, che collabora da anni con la Fondazione Mast.
Qui sotto solo qualche pillola introduttiva per ogni artista.
M + TRAILS – TAKASHI HOMMA (Giappone 1962)
Allestita all’interno del Padiglione dell’Esprit Nouveau originariamente progettato da Le Corbusier e Pierre Jeanneret, una matrioska – l’arte dentro l’arte – la mostra combina tra loro due lavori realizzati dal fotografo giapponese in un ampio periodo di tempo compreso tra il 2000 ed il 2018.
La serie M raccoglie e mette a confronto le facciate della più nota catena di ristoranti di fast food di origine statunitense scattate in diverse parti del mondo, ad esclusione della terra natale dell’artista, soffermandosi sia sulle differenze, sia sulle innumerevoli somiglianze che rimandano alla standardizzazione del cibo stesso.

La seconda serie, Trails, segue le tracce di sangue lasciate da alcuni cacciatori di cervi tra le montagne di Hokkaido, la cui crudele eleganza ricorda la calligrafia giapponese.
LABORATORY OF FORMS – JAN GROOVER (USA, 1943 – Francia, 2012)
L’autrice si forma come pittrice, ispirandosi all’opera di artisti come Paul Cézanne, Giorgio Morandi ed i minimalisti. Si dedica alla fotografia dall’inizio degli anni ’70.
Tra i grandi protagonisti della natura morta, suscita presto l’interesse di critica e pubblico con una serie di oggetti fotografati nella cucina della sua abitazione combinando una sensibilità compositiva che rimanda ai quadri rinascimentali con l’eco delle istanze politiche e sociali del femminismo.

Rapita dalle foto di stoviglie e oggetti domestici il pensiero vola al quotidiano, a come sia possibile valutare diversamente il disordine del lavandino osservandone la bellezza confusionaria delle stoviglie abbandonate.
Le opere della fotografa sono collocate in una struttura lignea, che ricorda una casa, all’interno del Museo d’Arte Moderna di Bologna.
FOOD – HENK WILDSCHUT (Paesi Bassi 1967)
L’artista, in tutti i suoi lavori, combina fotografia e attivismo. Tra i suoi progetti più estesi, Food, commissionato dal Rijksmuseum di Amsterdam e realizzato tra il 2011 e il 2013, è il risultato di una vasta ricerca sul tema dell’industria alimentare, centrata in particolare sulle più avanzate tecnologie del settore generalmente sviluppate per aumentare il volume della produzione e adeguarsi alle norme sempre più stringenti in merito a igiene e sicurezza.

Seppur accerchiato da centinaia di animali, l’uomo è solo come soli vanno incontro al loro destino tutti i volatili che lo circondano.
Le fotografie sono esposte all’interno del Palazzo Paltroni.
SCHOKOLADENFABRIK – HANS FINSLER (Svizzera, 1891 – 1972)
Tra i maggiori protagonisti della fotografia oggettiva e vicino alle avanguardie d’inizio Novecento l’artista si è specializzato fin dall’inizio della sua carriera nella rappresentazione degli oggetti.
Questa mostra è interamente dedicata a una serie specifica realizzata nel 1928 su commissione di una fabbrica dolciaria tedesca.

Le fotografie, in bianco e nero, sono state sapientemente collocate all’interno della biblioteca d’Arte e Storia di San Giorgio in Poggiale. L’ordinata catasta di libri, alla cui sommità è posta una campana, è circondata da una serie di fotografie, che hanno ad oggetto miniature di cioccolato e marzapane descritte nei minimi particolari grazie ad una combinazione di capacità tecnica e filosofica minuzia.
PALESTINE HEIRLOOM SEED LIBRARY – VIVIEN SANSOUR (Palestina)
L’opera dell’artista palestinese “Palestine Heirloom seed library” è un progetto artistico, sociale e di ricerca nato nel 2014 con l’obiettivo di promuovere la salvaguardia di antiche varietà di semi, intese come vere e proprie unità viventi di storia e culture, attraverso il coinvolgimento attivo dei cittadini e delle istituzioni.

La bellissima tavola imbandita, allestita dall’autrice, si trova all’interno del Palazzo Boncompagni e chiunque vorrebbe sedersi ad un desco come quello che ha pensato e realizzato Vivien Sansour. Sedute accanto a pranzo, tra le atre cose, l’artista ha palesato un autentico interesse per le pietanze che sono state servite ricordandomi le parole poco prima pronunciate dal curatore Zanot: “il cibo è linguaggio“.
FOTOTECA – ANDO GILARDI (Italia 1921-2012)
Fotografo, storico, critico, editore…. figura delle più eclettiche e originali della storia della fotografia italiana e non solo.
La Fototeca Storica Nazionale, che fonda nel 1959, arriva a contenere circa cinquecentomila immagini, costituendo un pioneristico archivio sugli usi e le funzioni sociali della fotografia.

La mostra, allestita all’interno del Mast, presenta una selezione degli innumerevoli materiali prodotti e raccolti da Gilardi sul tema dell’alimentazione a partire dalle fotoinchieste realizzate negli anni ’50 e ’60 centrate particolarmente sul lavoro nei campi e nelle industrie, fino ai materiali conservati e riprodotti (rifotografati) nel vasto inventario che ha messo insieme: incarti, figurine scatole, erbari.
MONEY MUST BE MADE – LORENZO VITTURI (Italia-Perù 1980).
Interessato all’incontro tra differenti culture l’artista ha maturato il progetto “Money must be made” nell’ambito di una residenza a Lagos su invito della African Artist Foundation.
Scenario del lavoro è Balogun, uno dei più grandi mercati di strada al mondo dove Vitturi ha ripreso alcune fotografie e raccolto i materiali, in parte alimenti, che sono in seguito diventati ingredienti di sculture e nature morte realizzate presso il suo studio.

La sua opera si sposa alla perfezione con le strutture ove sono alloggiate le fotografie ed i materiali raccolti e con la sala in cui è allestita la mostra all’interno del Palazzo Pepoli Campogrande – Pinacoteca Nazionale di Bologna.
FISHEYE – MAURIZIO MONTAGNA (Italia 1964)
Fotografo specializzato nell’investigazione del territorio, dell’architettura e del rapporto tra uomo e ambiente, i suoi lavori costituiscono una indagine dello stesso linguaggio fotografico, mettendo alla prova il potenziale documentario di questo mezzo.

Appositamente realizzato per Foto/Industria, il progetto Fisheye indaga il territorio della Valsesia, selezionata come campione per lo studio della trasformazione di un paesaggio fluviale a partire dalla sua relazione con la pesca, che qui si è sviluppata nel corso dei secoli a partire da una tradizione tra le più antiche del mondo.
La mostra è perfettamente integrata all’interno della Collezione di Zoologia, Sistema Museale di Ateneo – Università di Bologna
FACTORY OF ORIGINAL DESIRES – BERNARD PLOSSU (Francia, 1945)
Tra i maggiori protagonisti della fotografia francese degli ultimi cinquant’anni, l’autore ha fotografato tutto il mondo con il medesimo sguardo curioso e tagliente, concentrandosi sui dettagli minimi della vita quotidiana; l’alimentazione è dunque inevitabilmente uno dei soggetti su cui si è ripetutamente soffermato.

Alle grandi insegne dei diner del West americano, ove ha trascorso molti anni, si affiancano paesaggi più o meno antropizzati, nature morte di oggetti trovati e ritratti spontanei che evidenziano la complessità del rapporto tra persone e cibo.
La raccolta è ospitata nelle bellissime sale “Le avventure di Enea” di Palazzo Fava.
FAVIGNANA – HERBERT LIST (Germania 1903-1975)
E’ il campione della “fotografia metafisica”, termine da lui coniato per descrivere il suo lavoro, in omaggio al celebre movimento artistico cui si ispira.
Affonda le radici delle sue composizioni nell’arte antica greca e italiana; visita frequentemente questi luoghi e durante un viaggio al sud nel 1951 entra a far parte della prestigiosa agenzia Magnum per qui realizza il progetto presentato in questa mostra

La sequenza di quarantuno bellissime fotografie riprese sull’isola siciliana di Favignana, è un fondamentale documento della storia locale e testimonianza della maturità artistica dell’autore tedesco. Le foto illustrano la mattanza e il processo di lavorazione del tonno (Palazzo Fava, Salone “Mito di Giasone e Medea”).
IN THE BELLY OF THE BEAST – MISHKA HENNER (Belgio-Francia-Inghilterra, 1976)
L’artista è uno dei principali sperimentatori del linguaggio fotografico contemporaneo. Interessato ai cambiamenti introdotti dalle nuove tecnologie, spesso non realizza direttamente immagini di partenza dei suoi progetti, ma li preleva direttamente dalla rete, appropriandosene e attribuendovi nuovi significati.

Feedlots è una serie di gigantografie realizzate attraverso la combinazione di centinaia di immagini di Google Earth raffiguranti enormi allevamenti di bovini, in cui la descrizione dei minimi dettagli si combina a un senso generale di astrazione.
The Fertile Image è un’accumulazione di oltre trecento immagini generate automaticamente da un software nutrito dall’artista.
Nel suo insieme, In The Belly of the Beast – allestita nello Spazio Carbonesi di Palazzo Zambeccari – è una esposizione sul rapporto tra uomo, tecnologia e animali, in un processo incessante fatto di consumo, digestione e scarto.
Per accedere gratuitamente alle mostre è indispensabile il badge, per richiederlo, clicca qui