
Con un documentario e cinque lungometraggi di finzione l’attrice Mélanie Laurent si sta costruendo un profilo da regista di tutto rispetto, di cui Il ballo delle pazze tratto dal romanzo omonimo di Victoria Mas è solo l’ultimo tassello in ordine di tempo, mentre è già al lavoro su un nuovo progetto.
Parigi 1885. Eugénie Clery, giovane figlia di ricca famiglia borghese è una donna dal temperamento anticonformista, accanita lettrice e amante dell’arte, così forte delle sue posizioni da non riuscire ad evitare imbarazzi alla famiglia quando, rivolta a una coetanea felice per il suo debutto in società, non può fare a meno di paragonare la ragazza tirata a lustro in scintillanti abiti nuovi a una giumenta da riproduzione portata in mostra al mercato del bestiame.
Episodi di smarrimento in cui la ragazza sembra perdere aderenza col tangibile entrando forse in contatto col mondo degli spiriti, offrono solido pretesto al padre per farla relegare alla Salpêtrière, il manicomio della città, e neppure affetto e complicità del fratello Théo possono salvarla, impedendo al genitore d’imporle una forzata reclusione. Un’azione che oggi può apparire estrema, ma che all’epoca era strumento repressivo abituale, messo in atto dalla società patriarcale per negare alle donne ogni ruolo diverso da quello domestico riproduttivo, stroncando ogni aspirazione difforme dalle convenzioni imposte con estrema rigidità.
Tra l’anziana Thérèse che ha spinto il marito nella Senna per gelosia e l’orfana Louise reclusa dagli zii inadeguati a prendersi cura di lei, Eugénie entra a far parte della folta schiera di pazienti in cura dal dottor Jean-Martin Charcot, che grazie alle sue intuizioni separò l’isteria da altre patologie simili gettando le basi della neurologia moderna.

La figura del grande neurologo francese che con i suoi studi fu d’ispirazione a Sigmund Freud è stata già al centro del bellissimo Augustine, esordio nel lungometraggio di Alice Winocour ancora inedito in Italia, ma Il ballo delle pazze adottando il punto di vista di una ragazza sana, rinchiusa in manicomio per sedarne lo spirito ribelle, ne restituisce un ritratto dispotico del tutto compatibile con la società maschilista in cui operava, incline a provocare crisi nelle pazienti per fare le sue dimostrazioni.

Una lettura moderna che, senza eccedere caricando i personaggi di intenzioni malevole, mostra i vari trattamenti usati come cura che ai nostri occhi moderni, consapevoli della loro inutilità, appaiono inevitabilmente come torture. Il ballo delle pazze è un thriller avvincente sorretto da accurata ricostruzione storica, fin dall’apertura con la folla ai funerali di Victor Hugo, con sfumature paranormali; peccato la distribuzione in rete neghi la visione su grande schermo riducendone l’impatto.

La regista Mélanie Laurent si riserva il ruolo di Geneviève Gleizes, direttrice del reparto femminile del manicomio, splendendo al centro di un gruppo di attori di prima grandezza anche nei ruoli più piccoli: Martine Chevallier che abbiamo apprezzato nel recente Due di Filippo Meneghetti è la nonna della protagonista, Emmanuelle Bercot incarna il rancore incapace di accettare la sofferenza che l’ha generato della sorvegliante Jeanne, Christophe Montenez dà forma all’ambiguità del dottor Jules.

Un’intensa Lou de Laâge, che avevamo già potuto ammirare in Agnus Dei di Anne Fontaine e L’attesa di Piero Messina, è la protagonista Eugénie Clery, mentre nel ruolo di suo fratello Théo troviamo uno degli attori più interessanti emersi nel panorama francese degli ultimi anni: Benjamin Voisin che dopo essersi fatto notare in Estate ’85 di François Ozon, sarà presto splendido protagonista in Illusioni perdute di Xavier Giannoli, dal romanzo di Honoré de Balzac, visto in concorso a Venezia78.

Il ballo delle pazze di Mélanie Laurent al di là di un racconto pieno di suspense è un ritratto accurato della condizione femminile nella Francia del XIX secolo, ma inquieta anche per il suo mostrare quello che può succedere quando la coercizione – anche indotta per l’interesse di pochi – viene eletta a sistema.