A duecento anni dalla morte, nell’ambito delle celebrazioni promosse dal Comitato per il Bicentenario Napoleonico 1821-2021, segnaliamo due eventi espositivi milanesi. Il primo alla Pinacoteca Ambrosiana, in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore, che ospita fino al 23 gennaio 2022, “Napoleone all’Ambrosiana. Percorsi della rappresentazione“; il secondo, allestito fino al 31 gennaio 2022 nella sala mappe e nella sala affrescata dell’Archivio di Stato, presenta: “Nelle sommosse e nelle guerre. Gli archivi milanesi durante l’età napoleonica“.

La rassegna dell’Ambrosiana, curata da Francesca Barbieri e Alessandra Mignatti, con Annamaria Cascetta nel ruolo di responsabile scientifico, attraverso incisioni, disegni, relazioni, scritti satirici, libretti, periodici e opere teoriche a stampa provenienti dal patrimonio della Biblioteca nonché beni dalle collezioni di dipinti e cimeli della Pinacoteca, analizza diversi campi d’indagine.

Lo sviluppo della festa e delle altre forme celebrative dalla Repubblica Cisalpina o l’organizzazione dello spazio urbano che rivela, tra strutture effimere e permanenti, un assetto frutto di un profondo ripensamento. Gli spettacoli teatrali, inoltre, con il loro fermento creativo, si pongono in dialogo con i grandi eventi del tempo e partecipano alla costruzione del nuovo cittadino.

Il percorso espositivo, pertanto, segue la successione cronologica degli eventi dalla Repubblica Cisalpina fino al Regno d’Italia e alla caduta di Napoleone e si snoda tra i diversi campi di studio proposti parallelamente e con accostamenti tra modalità di rappresentazione anche molto diverse.

Gli apparati per le feste, gli spettacoli teatrali, i nuovi spazi urbani mostrano richiami di forme e temi ricorrenti che si ripropongono nel tempo, tra cambiamenti e continuità. Nella burocrazia napoleonica persino le allegorie presenti nella modulistica appaiono strettamente legate alle strategie di rappresentazione del potere. Non mancano tuttavia le voci fuori dal coro: incisioni e scritti satirici percorrono tutte le fasi dell’epoca napoleonica, mostrando gli aspetti meno graditi del nuovo governo.

Propaganda, burocrazia, retorica, satira, moda e qualsiasi altra modalità di espressione condividono tuttavia una sorta di teatralizzazione che pervade ogni ambito: la forma dialogica, la declamazione, il gusto per il costume e la scenografia sono il trait d’union che accomuna gli eterogenei materiali esposti. Tra le curiosità, i guanti usati da Napoleone durante la battaglia di Waterloo.

Invece, la rassegna organizzata dall’Archivio di Stato con il supporto di Rai Storia e Rai Cultura, curata da Maria Pia Bortolotti, Marco Lanzini e Carmela Santoro, analizza quali furono le conseguenze e le ricadute prodotte dall’arrivo del nuovo potere napoleonico sugli archivi milanesi.

Presenta una serie di documenti, carte, pergamene dall’alto significato simbolico, oltre a intestazioni finemente decorate, sigilli, progetti di monumenti, stampe e molti altri pezzi rari tratti dai fondi del patrimonio archivistico milanese. Tra i cimeli più curiosi, tre ciocche di capelli di Napoleone.

Mentre l’Italia era investita dall’impetuosa avanzata delle truppe comandate dal generale Bonaparte, nel chiuso degli archivi prendeva il via una battaglia più silenziosa, ma destinata a produrre effetti duraturi nel tempo. Nel giro di un quarto di secolo, dal 1796 al 1821, molti archivi italiani subirono razzie, trasferimenti improvvisi, accorpamenti e smembramenti, frutto delle alterne vicende belliche che segnarono l’età napoleonica e i primi anni della Restaurazione.

Il percorso espositivo si costruisce lungo quattro filoni narrativi e, con Napoleone, ci si trova di fronte a un nuovo repertorio di immagini, ricavate dalla simbologia massonica e derivate dalle rappresentazioni dell’antica Roma repubblicana, che doveva raffigurare gli emblemi collegati alla nuova Repubblica Francese.

Nacque così una nuova tipologia documentaria: la carta intestata delle lettere e dei documenti ufficiali, caratterizzata da fregi e testate incise dove proliferavano allegorie della Libertà, berretti frigi che troneggiavano in cima agli alberi della libertà, fasci littori dell’autorità romana, raffigurazione di personaggi, esempi di eroismo, influenzati artisticamente dal Neoclassicismo. Anche l’immagine femminile della Repubblica, ovvero la Marianna, simbolo della Francia rivoluzionaria con ai lati i motti Libertà e Uguaglianza, si arricchì di simboli e allegorie che testimoniavano il potere, l’autorità, la giustizia, la pace, la prosperità e l’abbondanza.