Da trent’anni esatti “Rossini in Wildbad. Belcanto Opera Festival” celebra il genio del grande compositore. Il festival, che si tiene nella piccola cittadina termale di Bad Wildbad nella Selva Nera, è divenuto un appuntamento importante del panorama musicale estivo e richiama pubblico internazionale, compresa una considerevole schiera di devoti rossiniani dal Belpaese.
Sabato 21 luglio si è assistito alla prima di Zelmira, una bella pagina del Rossini meno conosciuto, in forma di concerto. Scelta quest’ultima non infelice, viste le critiche ricevute da recenti allestimenti scenici dell’opera. Zelmira debuttò nel 1822, ultima delle opere del “periodo napoletano” di Rossini. Data la debolezza del libretto di Andrea Leone Tottola (manca perfino la canonica love story!), lo sviluppo drammatico è affidato al progredire della partitura, ben ricreata dai Virtuosi Brunenses ai comandi di Gianluigi Gelmetti, che tiene insieme buca e palco con maestria. Gelmetti opta per la versione parigina del 1826, dove l’originale rondò finale è sostituito da un animato vaudeville. Gli interventi pervasivi del coro da camera di Górecki (Górecki Chamber Choir), precisi e potenti, aggiungono altre ondate di pathos. Rossini fa a meno della sinfonia iniziale e si è subito gettati in un dramma oscuro e misterioso. Niente a che vedere col Rossini buffo e farsesco. La vicenda si ambienta nell’isola di Lesbo e racconta le traversie di un’eroina bistrattata, la regina Zelmira, alle prese con le macchinazioni di due usurpatori che minacciano regno, vita e famiglia. Colpi di scena e macchinazioni fino all’atteso lieto fine, con il ripristino dell’ordine costituito. In quest’opera compatta e monumentale, in cui la tensione raramente si allenta, il lato femminile del cast si fa particolarmente apprezzare.

Silvia Dalla Benetta, nel ruolo che fu di Isabella Colbran e Giuditta Pasta, restituisce gli accenti di Zelmira con ottima presenza vocale, sempre a suo agio nelle acrobazie imposte del ruolo. Marina Comparato cesella con accenti accorati la parte di Emma, confidente più che serva della regina, facendo risaltare i virtuosismi del belcanto rossiniano. Molto apprezzata dal pubblico l’aria “Ciel pietoso, ciel clemente”, accompagnata dall’arpa e inserita da Rossini nell’edizione del 1826 per accontentare la bella Fanny Eckerlin. Il duettino fra le due protagoniste “Perché mi guardi e piangi”, ricco di lirismo tutto femminile, è uno dei momenti più alti della recita. Il tenore Mert Süngü affronta con cipiglio tutto guerriero l’ardua parte di Ilo, marito di Zelmira e suo salvatore. Una prestazione tutta di forza, a cui qualche accento più aggraziato non avrebbe nuociuto. La cavatina “Terra amica”, pezzo di bravura del ruolo, riscuote comunque gli applausi della platea. Luca Dall’Amico e Joshua Steward prestano la voce ai due ribaldi della serata.

Convincente il Leucippo di Luca Dall’Amico che, con voce robusta e fraseggio sicuro, restituisce gli accenti del congiurato. Eccellente anche Federico Sacchi che, chiamato in extremis a coprire il ruolo da basso nobile di Polidoro, l’anziano monarca costretto nelle catacombe di Lesbo, sfoggia voce ampia e ispirata. Sala colma di pubblico e alla fine applausi calorosi per cantanti e musicisti.
Dopo una piacevole sosta alle terme di Bad Wildbad, che nel 1856 ospitarono Rossini per una ventina di giorni, il pomeriggio della domenica si fa un salto all’indietro verso il Rossini degli esordi e si assiste nel piccolo e grazioso Königliches Kurtheater a L’equivoco stravagante, seconda opera composta dal musicista e suo primo lavoro in due atti. Ai tempi di Rossini l’opera fu eseguita solo tre volte nell’ottobre del 1811 e poi fu bandita dai teatri del Regno a causa del libretto di Gaetano Gasbarri, farcito di doppi sensi di grana grossa e di battute licenziose.‎ Un altro libretto assai debole, anche a prescindere dalle trivialità.

L’Equivoco scomparve quindi dal repertorio e riapparirà ‎sui palcoscenici solo nel secondo dopoguerra. Il genio giovanile di Rossini riesce ad aver ragione dell’esilità del testo e mette insieme un tessuto fatto di melodie vitali e di numeri musicali brillanti. Due grandi pezzi d’assieme (un quartetto e un quintetto) costituiscono la parte centrale dei due atti, quasi dei pilastri intorno ai quali si struttura la partitura. ‎La qualità dello spartito è già tale che Rossini attinse poi da L’Equivoco per Tancredi, Ciro in Babilonia e altre opere successive. ‎La trama è ricca di ambiguità e scene grottesche. Gamberotto, contadino arricchito, intende maritare la figlia Ernestina, solo apparentemente una nerd immersa nei libri, al vacuo ma benestante Buralicchio. Il povero precettore Ermanno è innamorato della giovane e i due servi Frontino e Rosalia lo aiutano e fanno credere allo sciocco pretendente che Ernestina in realtà si chiama Ernesto ed è un castrato! Equivoci e malintesi finché l’amore non trionfa.

‎Il Festival di Bad Wildbad presenta una produzione firmata da Jochen Schönleber per l’opera di Ruse, ‎già andata in scena nella primavera scorsa nella cittadina bulgara. Schönleber e il suo team trasportano la vicenda fra la fine dei sessanta e l’inizio dei settanta del secolo scorso. Abbigliamento e parrucche (costumi di Claudia Möbius), con un tocco androgino piuttosto spinto, rimandano chiaramente a quell’epoca. Il coro maschile (l’unico previsto) schierato in kilt scozzese aggiunge altre dosi di ambiguità a uno spettacolo in cui l’equivoco diviene la cifra dominante. La scena è molto semplice, qualche sipario e un gran sofà, e il senso della pièce è rimandato soprattutto dalla recitazione frizzante dei giovani protagonisti del cast. Riecheggiano ancheggiamenti da Saturday Night Fever e l’afflato erotico pervade, in maniera giocosa, buona parte della recita. Tutti amoreggiano con tutti. O quasi. Anche i due spasimanti, piuttosto impacciati all’inizio, nel secondo atto si lasciano andare alla passione. Ne esce uno spettacolo davvero divertente, anche per il bel suono ricreato dai Virtuosi Brunenses, a ranghi ridotti e sotto la guida di José Miguel Pérez-Sierra.

Giulio Mastrototaro nei panni di Gamberotto è il mattatore della serata. Con addosso una giubba da camera orientaleggiante che lo fa sembrare ‎una rockstar a riposo (più che un villano rifatto), sfoggia una prestazione da autentico baritono rossiniano. Voce importante e fraseggio preciso, attorno a lui orbitano gli altri protagonisti. Antonella Colaianni restituisce ‎voce e gesto a Ernestina con presenza scenica elegante e bei colori vocali, soprattutto nel registro più basso. Il tenore Patrick Kabongo porta in scena Ermanno con una voce ricca di accenti lirici. Molto applaudita la sua aria “Sento da mille furie”, colma di dolenti sospiri. Spassoso il Buralicchio di Emanuel Franco, che mette in mostra una fisicità strabordante e ambigua. ‎Freschi per voce e recitazione i due servi alleati di Ermanno. Eleonora Bellocci porge l’aria di Rosalia con grazia e le doverose agilità; il tenore Sebastian Monti si fa ammirare per la sua “aria di sorbetto“. Calato il sipario festeggiamenti convinti per tutti i protagonisti della serata.
Si torna dalla Selva Nera confermati del genio musicale di Rossini. Come se ce ne fosse bisogno.

Didascalie immagini

  1. Locandina del Festival
  2. Zelmira in forma di concerto
    foto © Andreas Heideker
  3. Königliches Kurtheater Bad Wildbad
  4. Patrick Kabongo, Emmanuel Franco, Antonella Colaianni e Coro in L’equivoco stravagante
    foto © Patrick Pfeiffer
  5. Patrick Kabongo, Antonella Colaianni, Emmanuel Franco in L’equivoco stravagante
    foto © Patrick Pfeiffer
  6. Eleonora Bellocci, Emmanuel Franco e Giulio Mastrototaro in L’equivoco stravagante
    foto © Patrick Pfeiffer

IN COPERTINA
La locandina del Festival col profilo di Rossini

SCHEDA

Zelmira
Dramma per musica in due atti
Libretto di Andrea Leone Tottola
Prima assoluta il 16 febbraio 1822 al Teatro San Carlo di Napoli.

Direttore, Gianluigi Gelmetti
Maestro del Coro, Mateusz Prendota

Cast:
Polidoro, Federico Sacchi
Zelmira, Silvia Dalla Benetta
Ilo, Mert Süngü
Antenore, Joshua Steward
Emma, Marina Comparato
Leucippo, Luca Dall’Amico
Eacide, Xiang Xu
Gran Sacerdote, Emmanuel Franco

Orchestra, Virtuosi Brunensis
Górecki Chamber Choir 

L’equivoco stravagante
Dramma giocoso in due atti
Libretto di Gaetano Gasbarri
Prima assoluta il 26 ottobre 1811 al Teatro del Corso di Bologna.

Direttore, José Miguel Pérez-Sierra
Regia e scene, Jochen Schönleber
Ideazione dei costumi, Claudia Moebius
Costumi e scene, Sandra Li Maennel Saavedra
Luci, Oliver Porst
Maestro del Coro, Mateusz Prendota

Cast:
Ernestina, Antonella Colaianni
Gamberotto, Giulio Mastrototaro
Buralicchio, Emanuel Franco
Ermanno, Patrick Kabongo
Frontino, Sebastian Monti
Rosalia, Eleonora Bellocci

Orchestra, Virtuosi Brunensis
Górecki Chamber Choir