Attraverso il Parco della Valle dei Templi di Agrigento si snoda il progetto didattico-espositivo “Costruire per gli dei. Il cantiere nel mondo classico”, curato da un veterano della storia architettonica dei templi dorici siciliani, Alessandro Carlino.
L’itinerario illustra metodo
logie e procedure adottate in passato per fondare i templi; attraverso la Via Sacra, infatti, dal cosiddetto Tempio di Giunone al Tempio dei Dioscuri, si osservano le fasi di sviluppo di un cantiere del V secolo a. C., dalla cava alla decorazione: si dispongono infatti, ricostruiti a grandezza naturale, gli apparati che hanno permesso di erigere le “case degli dei”, come una gru di 12 metri, strumenti di misura come corobate e groma, carri per il trasporto di materiale lapideo, modelli di templi. Tutte riproduzioni funzionanti, quindi, di macchine da costruzione e da trasporto, così come descritte dagli storici antichi, insieme a copie di blocchi e partizioni architettoniche in pietra utilizzate nei templi, in scala 1:1.

L’evento può rappresentare un’occasione di lezione en plen air per gli studenti e una splendida immersione nel mondo antico per gli appassionati, che possono girovagare tra i cantieri allestiti per edificare i templi dorici (tuttora esistenti nella Valle), stupirsi dinanzi alla grandezza delle macchine che spostavano enormi blocchi di pietra, o scoprire il numero di operai e i tempi impiegati per erigere un edificio; e ancora, conoscere le descrizioni del complesso dell’Olympeion da parte di Diodoro Siculo, rivivendo così i passaggi artistici e tecnici che hanno condotto alla costruzione della città definita da Pindaro “la più bella dei mortali”, in cui gli abitanti “costruivano come se dovessero vivere in eterno”.
Ai piedi del Tempio di Giunone si osservano due esposizioni concernenti le tecniche di distacco dei blocchi in cava e le tecniche di trasporto, caratterizzate da mezzi spartani ma ingegnosi. Nella seconda tappa, all’altezza degli Arcosoli, scopriamo le riproduzioni di macchine per il trasporto di grandi blocchi, come i carri attrezzati per spostare i capitelli. Accanto al Tempio della Concordia è riprodotta parte dell’epistilio di un tempio protodorico, dunque ligneo, mentre l’apparato didascalico illustra la litificazione templare avvenuta dal VI secolo a. C. e svela la funzione delle decorazioni sull’epistilio. Poco vicino sono esposti due macchinari ideati dagli architetti greci Chersifrone e Metagene per il trasporto di blocchi.

L’area del Tempio di Zeus Olimpio è dedicata alla messa in opera dei blocchi tramite elevatori (ricostruiti grazie a Vitruvio), con una gru funzionante di 12 metri e un’altra più piccola, accanto a un’impalcatura utilizzata anticamente dagli operai per monitorare la costruzione in tutte le sue fasi.
Il progetto ha un valore documentario fondamentale poiché da macchine e reperti si possono formulare ipotesi scientifiche sui metodi di costruzione dei templi, che si nota essere uguali in tutto il Mediterraneo e simili ad oggi, sebbene più grezzi, scevri dalla tecnologia e risultato di intuizioni e tentativi ripetuti nel tempo fino all’ottenimento degli esiti voluti.
Il percorso è reso ancora più accessibile grazie a pannelli con grafici e brevi spiegazioni in italiano e in inglese, collocati ad altezza di bambino in ogni sezione.
Inoltre nell’auditorium Lizzi del Museo Archeologico “Pietro Griffo”, a conclusione del percorso in valle, sono esposti strumenti da lavoro antichi originali, come cinque compassi autentici dell’età romana provenienti dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, nonché blocchi architettonici (geison, taenia e triglifo) provenienti dal Tempio E di Selinunte e recanti porzioni di intonaco policromo, testimonianza delle ricche decorazioni templari di epoca greca (essi confermerebbero l’uso dei colori di cui parla Vitruvio nel De architectura); completano l’esposizione pannelli esplicativi, modellini di alcuni macchinari riprodotti, testi originali e tavole molto rare che consentono di risalire alle caratteristiche architettoniche e cromatiche di vari templi agrigentini.

La querelle sul colore dei templi ha coinvolto dall’inizio dell’800 vari architetti-archeologi, che grazie ai numerosi viaggi nel sud Italia e in Grecia, hanno scoperto i resti dei colori originari e ipotizzato l’aspetto originario delle architetture. Questo fervido periodo di studi è testimoniato dall’esposizione delle ricostruzioni di Jakob Ignaz Hittorff, del 1827 (provenienti da una collezione privata), e dall’opera Le antichità della Sicilia esposte ed illustrate di Domenico Lo Faso Pietrasanta duca di Serradifalco, proveniente dalla Biblioteca Comunale “Barone Antonio Mendola” di Favara.

Arricchiscono il percorso gli scatti fotografici di templi e valle del palermitano Francesco Ferla, che dedica anche esposizioni internazionali alla valorizzazione delle architetture siciliane.

Didascalie immagini

  1. Parte del percorso espositivo
  2. Installazione in mostra
  3. Particolare di installazione in mostra
  4. Particolare di installazione in mostra

IN COPERTINA
Parte del percorso espositivo
[particolare]

Luogo:
Parco Valle dei Templi di Agrigento

Orari:
aperto tutti i giorni
dalle ore 8:30 alle 13:30
e dalle 15:00 alle 20:00
Ultimo ingresso ore 19:00

 

Info e prenotazioni: 
tutti i giorni, ore 9:00 – 19:00

+39 0922 1839996

 

Dove e quando

Evento: Costruire per gli dei. Il cantiere nel mondo classico.
  • Fino al: – 31 December, 2020
  • Sito web