C’è un luogo a Firenze, unico al mondo, dove è possibile immergersi completamente nella serena bellezza delle opere del Beato Angelico. E’ il Museo di San Marco con i suoi affreschi realizzati per il convento – in particolare quelli celeberrimi delle celle dei frati domenicani – e con la Sala dell’Ospizio, ora arricchita dal ritorno di un altro capolavoro fresco di restauro.
A completare questo unicum è tornata la Pala di San Marco, testo fondante della pittura del Rinascimento fiorentino, reso ancora più leggibile dallo splendido restauro realizzato dall’Opificio delle Pietre Dure, dopo precedenti restauri che ne avevano alterato la struttura cromatica.

La Pala di San Marco fu considerata fin dalla sua nascita un’opera eccezionale e prestigiosa: il più importante dipinto commissionato dalla famiglia più importante di Firenze, un manifesto mediceo e al tempo stesso dell’importante Ordine dei Domenicani Osservanti, per di più destinata a un ambiente architettonico innovativo per i tempi.
Eseguita tra il 1438 e il 1443 per l’altare maggiore della chiesa di San Marco, più che di una tavola si può parlare di una complessa macchina lignea ordinata da Cosimo e Lorenzo de Medici a Fra’ Angelico da Fiesole, per il nuovo altare quando ne ottennero il patronato. La maestosa tavola aveva il compito di costituire il momento culminante della committenza medicea, e mostrare con magnificenza l’impegno profuso dai Medici per la chiesa e il convento di San Marco. Come si può immaginare non si badò a spese in quello che oggi definiremmo l’intervento di ristrutturazione.

I lavori della cappella vennero affidati a Michelozzo l’architetto di fiducia della famiglia Medici. Fu rimosso il trittico di Lorenzo di Niccolò, firmato e datato 1402, che venne destinato al convento di San Domenico di Cortona, dove ancora oggi si trova, e si dedicò l’altare a San Domenico – santo titolare del convento – e ai due santi emblema della famiglia medicea: Cosma e Damiano. La pala viene completata prima dell’Epifania del 1443, quando la chiesa e l’altare maggiore sono consacrati alla presenza del papa Eugenio IV e di tutto il collegio cardinalizio, con grande gloria e prestigio della città, dei domenicani e dei Medici. Complessa macchina lignea più che semplice tavola, ci spinge a cercare di immaginare l’effetto complessivo che se ne poteva avere, perché purtroppo il tempo e vari interventi umani ne hanno modificato per sempre la struttura. Le possibili ricostruzioni dell’aspetto finale sono numerose e spesso attendibili, ma a oggi è estremamente difficile immaginare con certezza l’aspetto complessivo della pala, dopo il suo smembramento e la perdita della carpenteria che la articolava e la racchiudeva.

La Pala si elevava sull’altare a circa tre metri e mezzo di altezza ed era formata da almeno ventisei dipinti, tra santi dei pilastrini, scomparti della predella e la pala centrale vera e propria. Se ne sono conservati diciotto,collocati in nove musei diversi. Una sorta di libro che narrava una storia piena di rimandi espliciti, formato dalla tavola centrale, quadrata, incastonata fra alti pilastri decorati di tavolette con santi, solidamente impiantata sulla predella a gradino, con otto storie dei santi Cosma e Damiano. La composizione della tavola centrale raffigura una Sacra Conversazione con Madonna col Bambino in trono fra otto angeli e otto santi. Davanti al trono, situato su un basamento, gli angeli e i santi sono suddivisi in due gruppi. La lettura dei santi scelti e delle loro posizioni rispetto ai fedeli è una delicata, quanto minuziosa opera di equilibri fra simbologie di potere, allusioni alla committenza, agli ordini secolari e alla fede.

Da sinistra san Lorenzo, saluta il fedele che si avvicina all’altare, con la mano alzata, è il protettore di Lorenzo, fratello di Cosimo. San Giovanni Evangelista è il protettore di Giovanni di Bicci, padre di Cosimo, mentre san Marco, cui è dedicata la chiesa, mostra il suo vangelo a Giovanni. Dall’altro lato di Maria in trono, si trova san Domenico, il fondatore dell’Ordine, guarda Francesco d’Assisi, il quale a sua volta, insieme a san Pietro martire, si rivolge alla Vergine e al Bambino. Un delicato toccante particolare si lega alle vicende storiche. La pala fu commissionata dai due fratelli Cosimo e Lorenzo dei Medici, ma la vide ultimata il solo Cosimo. Lorenzo infatti morì nel settembre1440,e di ciò resta probabilmente traccia proprio nella pala stessa.

La posizione dei due santi protettori dei Medici vuole raccontarci proprio questo accadimento. Mentre Cosma guarda lo spettatore invitandolo con il gesto della mano ad ammirare con devozione la scena, Damiano è di spalle, prostrato per invocare la misericordia divina e l’intercessione di Maria, come chi ha ormai lasciato le cose terrene e guarda solo a quelle celesti, mentre nella predella si svolge la narrazione della vita dei santi Cosma e Damiano. Un restauro sapiente e complesso che come ha spiegato il il Soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure, Marco Ciatti, “ha costituito una sfida complessa per la gravità dei problemi conservativi presenti sia nel supporto ligneo, sia sulla superficie pittorica. E’ stato perciò affrontato e risolto come un progetto di ricerca con soluzioni innovative per entrambi gli aspetti” . Un ritorno quello della Pala di San Marco che contribuisce in modo speciale alle celebrazioni dei centocinquanta anni della fondazione del Museo.

Didascalie immagini

  1. Beato Angelico, Pala di San Marco dopo il restauro
  2. Beato Angelico, Pala di San Marco, particolare durante il restauro
  3. Beato Angelico, Pala di San Marco, particolare con angeli
  4. Beato Angelico, Pala di San Marco particolare del paesaggio di destra
  5. Beato Angelico, Pala di San Marco particolare di San Domenico

IN COPERTINA
Beato Angelico, particolare degli angeli dalla Pala di San Marco

Dove e quando

Evento: La Pala di San Marco
  • Data: 15 October, 2019