L’Italia era in guerra, a fianco della Germania di Hitler, dal 10 giugno 1940. Sbarcati in Sicilia nel 1943, gli Alleati iniziarono a risalire lo stivale via via liberando le città. Il fronte di guerra si avvicinava a Firenze, erroneamente ritenuta immune dai bombardamenti per lo straordinario patrimonio artistico. Purtroppo, però, di bombardamenti ne subì ben sette: il 25 settembre 1943, il 18 gennaio, l’8 febbraio, l’11 marzo, il 23 marzo, il 1° e il 2 maggio 1944 e vennero colpite le zone di Campo di Marte, San Gervasio, le Cure, Sesto, Castello, Novoli, Rifredi, Careggi, San Jacopino, Porta al Prato. Le vite dei fiorentini venivano scandite dal suono degli allarmi, oltre cento nel 1943, più di trecento nel 1944: sei suoni di sirena di quindici secondi ciascuno, intervallati da altrettanto silenzio della stessa durata.

Inoltre, la notte tra il 3 e il 4 agosto 1944, le truppe tedesche, durante la ritirata dalla città, posizionarono mine con l’intento di bloccare strategicamente l’area attorno a Ponte Vecchio – unico tra i ponti storici a non essere stato distrutto – causando così la rovina di intere strade, abitazioni e monumenti. Le mine devastarono aree simboliche come Por Santa Maria, lungarno Acciaioli, via Guicciardini, borgo San Jacopo e via dei Bardi. Quelle macerie, e i racconti degli abitanti, segnano una memoria collettiva: Firenze era un’altra, diversa.

L’architetto Ernesto Nathan Rogers, nella sua opera Esperienza dell’Architettura, sottolinea come la ricostruzione di Firenze non sia stata un esercizio di riproduzione formale, ma un recupero dei valori spaziali e simbolici che definiscono l’anima della città. Attualmente, la mancata percezione di contrasto tra la città storica e quella ricostruita, connota quest’ultima quale un’area urbana esempio di integrazione tra il tessuto storico e l’architettura moderna, risultato di una stratificazione di valori e caratteri culturali capaci di costituire una continuità visiva e identitaria del centro della città di Firenze.

Da qui il progetto Firenze Forma Continua Exhibition 2024 / Incantesimo di fuoco un percorso espositivo dedicato alla ricostruzione del centro storico a ottant’anni dalle distruzioni della Seconda Guerra Mondiale, in corso all’Archivio di Stato fino al 31 gennaio 2025. Curato da Carlo Francini, Vanessa Staccioli, Gaia Vannucci, Chiara Cappuccini, Simone Barbi, nasce dalla ricerca multidisciplinare del laboratorio congiunto HeRe_Lab, frutto della collaborazione tra l’Università degli Studi di Firenze, l’Ufficio Firenze Patrimonio Mondiale e Rapporti con Unesco del Comune di Firenze e la partecipazione dell’Archivio di Stato di Firenze.

La mostra esplora in dettaglio come il processo di ricostruzione post-bellica abbia permesso alla città di rinascere in equilibrio tra eredità storica e architettura moderna, rispettando la sua identità, i suoi valori e il suo nucleo centrale è costituito dagli elaborati degli studenti di Architettura, (Architettura del paesaggio e Design), i quali – attraverso foto, video e rielaborazioni di materiali grafici e documenti storici – intendono trasmettere proprio la percezione delle aree ricostruite attorno a Ponte Vecchio e promuovere una maggiore consapevolezza delle vicende storiche che hanno segnato questa parte di città.

Un’importante occasione per riflettere sulla capacità di un centro urbano di rigenerarsi e di custodire, oltre alla propria forma architettonica, la memoria della propria comunità. La città ricostruita quale esempio di resilienza, rappresentando al contempo un’opportunità per cittadini e visitatori di riscoprire il valore del loro patrimonio culturale.