E’ dedicata ai surrealisti Kay Sage (nata Katherin Linn Sage, New York, 25 giugno 1898 – Woodbury, 8 gennaio 1963) e Yves Tanguy (Parigi, 5 gennaio 1900 – Woodbury, 15 gennaio 1955), uniti anche nella vita privata da una profondissima relazione, la mostra curata da Victoria Noel-Johnson in corso a New York, alla Helly Nahmad Gallery fino al 29 luglio, di cui è appena uscito il prezioso catalogo edito da Skira che fa luce anche sull’intenso rapporto di Kay Sage con l’Italia (con distribuzione worldwide in ottobre) curato da Victoria Noel-Johnson e Marzina Marzetti, in collaborazione con Derek Des Islets, Matthew Foster e Lorenza Possati.

Entrambi avevano apprezzato il reciproco lavoro ancor prima di conoscersi personalmente: la Sage aveva visto nel 1935 l’opera di Tanguy, intitolata profeticamente “Je vous attends”, e Tanguy aveva incontrato per la prima volta il lavoro della Sage nel 1938. Si sposano solo due anni più tardi, nel 1940. Un’appassionante e poetica esposizione sulla reciproca influenza tra i due artisti, ma anche l’autonomia di linguaggi e di visioni e il riconoscimento dell’arte e della figura di Kay Sage, oscurata in passato dai pregiudizi sulle artiste donne e dal rapporto con Tanguy.
Traendo il titolo da un dipinto di Kay Sage che fa riferimento al loro settimo anniversario di matrimonio, la mostra – “Kay Sage and Yves Tanguy. Ring of Iron, Ring of Wool” – segue fin dal suo nascere il legame tra queste due personalità col reciproco e dinamico scambio di idee che lo ha animato.

Terza mostra congiunta dei loro lavori (la prima fu al Wadsworth Atheneum Museum of Art nel 1954, poco prima della morte inaspettata di Tanguy), le opere esposte intrecciano una narrazione delicata che abbraccia diversi decenni, intervallata da un dialogo silenzioso suggerito dai titoli poetici delle stesse. Due artisti praticamente dimenticati fino ad alcuni anni fa, in particolare Kay Sage oscurata dalla sua relazione con il più noto Tanguy, figura chiave del surrealismo francese. Negli ultimi due decenni, però, il pregiudizio maschile è stato riconosciuto nel mondo dell’arte, con studiosi, curatori, musei e istituzioni che cercano di analizzare il fenomeno storico con occhi nuovi e di valutare il contributo delle artiste donne. Oggi si guarda con interesse questa coppia e la mostra, come il catalogo, trattano anche temi difficili: le sfide che hanno incontrato, gli ostacoli o le opportunità negate che Sage, inevitabilmente, ha dovuto affrontare come artista, scrittrice poetessa, inclusi i pregiudizi dei circoli aristocratici soffocanti nell’Italia negli anni Venti fino all’avanguardia degli anni Trenta nell’ambiente parigino e il mercato competitivo di New York negli anni Quaranta e Cinquanta.

Le oltre sessanta opere, prestate da prestigiosi musei internazionali, istituzioni e collezioni private, e la scelta di mostrare i lavori dei due artisti fianco a fianco (situazione evitata intenzionalmente in vita, per affermare la parvenza di personalità distinte) mettono in luce i punti di contatto estetici e le reciproche influenze ma, allo stesso tempo, mostrano le nette differenze stilistiche e i differenti approcci concettuali, in un gioco parallelo di dare e avere.
Il mondo interiore in continua evoluzione e reattivo di Tanguy, i suoi paesaggi fantastici popolati da una vasta gamma di forme biomorfe e da soggetti antropomorfi convivono armoniosamente con l’universo di Sage e i suoi paesaggi onirici, resi metafisicamente con pianure aride, impalcature architettoniche e strutture a traliccio adornate con tessuti dai colori vivaci.

Kay Sage fu anche molto legata all’Italia: trascorse tantissime vacanze a Rapallo insieme alla madre; studiò arte a Roma, dove visse i giorni più felici della sua vita, imparando tecniche per dipingere all’aperto la campagna romana, e – prima di legarsi a Tanguy – s’innamorò e sposò un giovane nobile italiano, vivendo insieme a lui per dieci anni la vita oziosa dell’alta borghesia romana. Anche la sua prima personale – dopo l’annullamento del matrimonio – si tenne in Italia alla Galleria Il Milione di Milano, e un italiano – Giorgio de Chirico – fu l’artista che ebbe la maggior influenza sulla sua pittura.
La Sage muore nel ‘63 sparandosi al cuore, dopo essersi dedicata a valorizzare l’eredità artistica del marito, e lascia un’ultima nota a sua firma che recita semplicemente “L’extinction des lumières inutilis”, lo stesso titolo di un dipinto del 1927 di Tanguy nella collezione del Museo d’Arte Moderna di New York.
Su sua richiesta, le sue ceneri e quelle del marito, furono disperse da Pierre Matisse e dalla cognata Émilie, nella baia di Douarnenez, al largo della costa della Bretagna, vicino al villaggio dove Yves aveva trascorso le sue vacanze da bambino.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Kay Sage and Yves Tanguy.
    Ring of Iron, Ring of Wool
    (immagine guida)
  2. uno scatto alla Helly Nahmad Gallery
    foto © Karen Fuchs
  3. Kay Sage, Unicorns Came Down to the Sea, 1948
    olio su tela, 92.1×71.8 cm
    Philadelphia Museum of Art: Bequest of Kay Sage Tanguy, 1964
  4. Yves Tanguy, Pour Kay... , 1940.
    olio su legno, 1
    0.11×14.1× 2.69 cm
    Collection of the Pierre and Tana Matisse Foundation

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Helly Nahmad Gallery - 975 Madison Ave - New York
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Fino al: 29 Luglio, 2023