
Leggera e divertente, ma non per questo incline a compromessi, la commedia Ninjababy di Yngvild Sve Flikke è un’opera originale che mette in scena la casualità degli eventi – nella vita le cose capitano senza preavviso, spesso sovrapponendosi – per mettere in discussione le convenzioni della società patriarcale ancora fortemente penalizzanti per la figura femminile.
Rakel Pedersen è una disordinata sognatrice, ventitre anni, divide un appartamento in città con l’amica Ingrid e non ha ancora deciso cosa vuole fare nella vita; sogna di diventare astronauta, assaggiatrice di birra, giramondo, guardia forestale o disegnatrice di fumetti.
Un giorno la sua coinquilina, notando tutta una serie di sintomi sospetti, insiste per farle fare un test di gravidanza che inaspettatamente risulta positivo. Non solo, la ragazza scopre di essere già troppo avanti per poter procedere con l’aborto e la notizia piomba come un ordigno nella sua vita, facendo esplodere quei mille progetti incompiuti che vuole portare avanti, tra i quali non è mai stata contemplata l’idea della maternità.
Nella solida convinzione di non possedere alcuna predisposizione all’essere madre, ma soprattutto nessun desiderio in tal senso, Rakel inizia un’impegnativa ricerca non tanto per stabilire l’identità del padre biologico, aspetto per lei poco influente, quanto del sistema più veloce per risolvere il problema di questa imprevista interferenza.
Nonostante eccessi e sregolatezze della mamma il bambino gode perfetta salute, cresciuto in silenzio senza dare all’esterno segni rivelatori della sua presenza, perciò la giovane madre inizia un dialogo con lui, rimproverandogli questo suo agire nell’ombra, in agguato come un piccolo ninja, pronto a irrompere nel mondo e a portarvi cambiamenti irreversibili.

Al secondo lungometraggio per il grande schermo, la cineasta norvegese Yngvild Sve Flikke con Ninjababy invita a porsi domande su consuetudini inossidabili che continuano a imporre la figura materna primaria su quella paterna, anche dopo lo svezzamento. La cineasta è rimasta colpita dal fatto che, durante le sue due gravidanze, tutti intorno a lei parevano aspettare, in alcuni casi perfino pretendere, determinati sentimenti ritenuti ‘doverosi’ per una donna in attesa.

I personaggi del film, non solo la sregolata Rakel o l’ordinata Ingrid, sembrano costruiti per mettere in discussione sempre e comunque l’attribuzione di determinate peculiarità alla sfera maschile o femminile dell’esistenza; ecco allora l’insegnante di aikido Mos dimostrare sensibilità e dolcezza, o l’immaturo e inconcludente Are – soprannominato ‘Minchia Santa’ – sentire una vera e propria vocazione, come una chiamata da forze naturali sconosciute, imprevedibile.

Con umoristici disegni animati a dare forma al nascituro altrimenti invisibile, ma anche tratti grafici sui personaggi a dare concretezza visiva a emozioni e sentimenti della protagonista, il film è estremamente divertente nel mettere alla berlina inconfessabili ipocrisie sociali; in questo senso la sequenza in cui Rakel, interpretata da Kristine Kujath Thorp, s’introduce sotto mentite spoglie in un corso per le adozioni, è esilarante e carica di un’affilata, caustica ironia.

Dopo aver conquistato l’EFA alla Miglior Commedia Europea lo scorso dicembre, anche grazie alla sua capacità di mischiare toni diversi in modo perfetto creando aspettative puntualmente disattese, adesso Ninjababy di Yngvild Sve Flikke è finalmente nelle sale italiane distribuito da Tucker Film.