Se l’arte può far riflettere e far stare bene, c’è un artista che nei giorni più bui può donare speranza a tutti. Marc Chagall è sicuramente questo artista, un personaggio che è riuscito a passare attraverso tanti orrori che il “secolo breve” ha fatto vivere all’umanità. Eppure la sua arte ne è sempre uscita più gioiosa, colorata, sognante, con la chiara evidenza della convinzione che il bene vince sul male. Una vita lunga quella dell’artista russo-francese, che ha assistito a rivoluzioni, come quella bolscevica, guerre mondiali, genocidi, precoci e dolorosi lutti personali, come la morte della amatissima moglie Bella. Una forza interiore, una spiritualità che potremo definire innata, un costante desiderio di rinascita e rinnovamento lo hanno sostenuto attraverso un cammino di esili e ritorni. Un artista fatto della materia di cui sono fatte le favole, anche se nelle sue opere si possono comunque leggere tutte le ambiguità dell’umano vivere.

Per questo Chagall riesce ancora oggi ad essere contemporaneo nel senso vero del termine: lo guardiamo e lo sentiamo, lo comprendiamo e ne siamo attratti come i bambini lo sono dai giocattoli. Mirabilmente descritta da Vittorio Sgarbi nel catalogo della mostra, la sua pittura reca dentro l’eterna infanzia, con le sue gioie e i piccoli dolori e questo ci piace, perché riuscire a rimanere bambini in un mondo di dolore è un vero dono divino.
Il suo sguardo non è immobile, anzi. Una parte di sé rivolge gli occhi al futuro, alle sperimentazioni, a nuove sfide che lo hanno visto lavorare anche per stupende decorazioni di edifici pubblici in giro per il mondo. Ma tutto è alimentato dal suo paesaggio interiore, dai profumi e dalle tradizioni che ha lasciato nel villaggio di Vitebsk, odierna Bielorussia, motore e ispirazione di ogni sua opera.

Quando si trasferisce nel 1910 a Parigi, epicentro del mondo artistico dell’epoca, i suoi dipinti dimostrano che è già riuscito ad integrare le novità parigine, come il cubismo ed il surrealismo, con i suoi ricordi russi e la sua arte è già un ponte tra tradizione e innovazione.
Il suo è un linguaggio universale, dove i volti delle persone care, la tradizione folkloristica, i suoi animali fluttuanti, sono diventati cifra stilistica ed elementi riconoscibili per tutti noi. Nel famoso film Notting Hill la protagonista, interpretata da Julia Roberts, dona a Hugh Grant un dipinto che vuole parlarle del suo amore, fuori dal tempo, dal mondo secolare, libero dagli schemi imposte dalle regole della società che li circonda: gli regala un dipinto di Chagall. Un pittore che arriva a tutti e a tutti dona meraviglia e senso di possibilità universale.

Anche la sua tavolozza piena di luce e vivacità riflette questo stesso senso di universalità. Sono colori che perderanno un poco di brillantezza solo in pochi e dolorosi momenti e che proprio dall’incontro con il Mediterraneo e il paesaggio francese provenzale si arricchiranno di potenza narrativa. Le opere realizzate dagli anni Sessanta in poi ci raccontano questo felice rapporto con una casa ritrovata, come se finalmente avesse recuperato la sua personale Vitebsk in quel posto magico che si chiama Saint Paul de Vance, sulle colline sopra Nizza.

Le opere che realizzerà alla soglia dei novanta anni sono fresche, giovani, vibranti di energia pura, ma hanno acquisito un senso lirico, riflessivo, pure emozioni che trapassano il cuore di chi le osserva.
Vittorio Sgarbi le descrive perfettamente con queste parole: “Dipinti come questi – penso, tra quelli in mostra, al Doppio volto al chiaro di luna, al Ritratto di Vava, a Gli innamorati con l’asino blu – sono liriche pure, emozioni, incanti sospesi. Essi non chiedono un critico; attendono soltanto di incrociare uno sguardo complice, candidamente incantato.
Per noi l’infanzia è terminata, per Chagall fu senza fine.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Marc Chagall, La sposa dei due volti, 1927, olio su tela, 99,8×73 cm. – collezione privata
    © Marc Chagall, by SIAE 2025
  2. Marc Chagall, Villaggio con sole offuscato, 1950, olio su tela, 73,5×69,5 cm. – collezione privata
    © Marc Chagall, by SIAE 2025
  3. Marc Chagall, L’Atelier à Saint-Paul, 1967, olio, tempera e sabbia su tela, 160,6×104,5 cm. – collezione privata
    © Marc Chagall, by SIAE 2025
  4. Marc Chagall, Il tavolo davanti al villaggio, 1968, olio su tela, 100×72,5 cm. – collezione privata
    © Marc Chagall, by SIAE 2025

In prima pagina:
Ricordo del Flauto magico, 1976
Tempera, olio e segatura su tela, 113,5×194,8 cm.
- collezione privata
© Marc Chagall, by SIAE 2025