Giorgia B. Soncin

Giorgia in sintesi
Nata a Bologna il 9 Giugno dove vivo.
Laureata magistrale in Innovation and Organization of Culture and the Arts e triennale al DAMS di Bologna, percorso arte contemporanea.
Dopo esperienze di studio e lavoro a Grenoble e New York, ha collaborato come responsabile redazione arti visive all'evento pilota di Original Cultures Bologna e come assistente presso la piattaforma di arte contemporanea di Bologna Neon>campobase.
Attualmente mi occupo di arte e musica come collaboratrice indipendente su alcuni webmagazines.

Tre Aggettivi per definirti
Autonoma, Coerente, Trasversale.

Tre Oggetti da cui è impossibile separarti
Moleskine, MacBook, I Pod.

Hai lavorato in Italia/ Francia/ Stati Uniti... prova a spiegare brevemente la diversa attenzione di questi paesi verso l'arte
Un po' per studio, un po' per lavoro e un po' per curiosità ho cercato sempre di andare oltre le "mura domestiche" più che altro per fare esperienze di vita e beneficiare di flussi di informazioni sempre nuove. Sicuramente ogni Paese ha una realtà artistica definita anche dall'aspetto sociale e dall'identità della popolazione. Quello che ho amato di New York è sicuramente la molteplicità delle voci che si incrociano. Essendo appassionata di "graffiti" uno dei motivi che mi ha spinta fino li è stato questo. Una volta arrivata ho avuto modo di capire anche certe dinamiche organizzative legate al settore contemporaneo nello specifico e a come coinvolgere il pubblico in questo affascinante mondo.
L'esperienza in Francia, invece, mi ha permesso di ampliare le mie conoscenze teoriche. Avendo una formazione trasversale, che va dall'arte contemporanea all'economia della cultura, i mesi di studio delle politiche culturali europee a Grenoble mi hanno dato parecchi input su come la cultura possa agire da elemento determinante nello sviluppo di una società a 360° e possa avere un ruolo attivo nell'interazione tra realtà e stati apparentemente molto diversi tra loro.

Attualmente che modalità segui nel lavoro?
Che si tratti di arte, musica, recensioni di dischi o interviste ad artisti cerco sempre di documentarmi e di avere una visione completa della tematica in questione. Questo sia per una questione di rigore personale e professionale, ma anche perchè il ruolo di chi scrive è di dare un non solo un punto di vista ma soprattutto uno spunto di riflessione a chi legge.
La speranza è sempre quella che l'articolo possa avere il ruolo di un "pungolo" (in senso Socratico) per suscitare curiosità e per trasmettere interesse per terreni non ancora battuti.
Per quanto riguarda le interviste, invece, cerco di instaurare con gli artisti, se possibile, un rapporto quasi di "complicità" che mi permetta di conoscerli e apprezzare la loro arte in toto. Cerco insomma sempre di mettere in valore la loro identità piuttosto che fare un lavoro meccanico di descrizione di artisti e opere, che oltre a risultare autoreferenziale, alla lunga rischia di diventare sterile e anche noioso sia per loro che per me.

Una frase che racchiude tutto?
Art for Art's sake