Elisabetta Morici
Cominciamo con un paio di domande facili: come ti chiami e da dove vieni?
Elisabetta, ma a casa mi hanno sempre chiamato Betta…il nome per intero era presago di rimproveri!
Vengo dall’Umbilicus Italiae ovvero Rieti, nel Lazio. Una città piccola, dove fino ad un po’ di tempo fa gli abitanti si conoscevano quasi tutti……un luogo tranquillo, anche troppo!
E poi?
Poi…dopo un passaggio romano all’università per studiare architettura, ho lasciato che la mia passione primaria prendesse le redini della mia vita: la storia dell’arte mi ha condotto fino a Firenze, luogo ideale per chi, come me, ama i musei e le mostre d’arte!
Una scelta condivisa da chi mi stava vicino, anche perché questo amore per l’arte è sicuramente frutto dell’educazione che ho ricevuto dai miei genitori, appassionati come me e…praticanti, fra teatro, pittura e ceramica. Così ho raggiunto il mio ragazzo, che poi è diventato mio marito, a Firenze, e abbiamo cominciato insieme la nostra avventura. Dopo un po’ abbiamo aumentato il nucleo familiare prendendo…una gattina, l’altra grande passione della mia vita! Amo gli animali, tutti, ma i gatti….sono così belli, eleganti, pieni di personalità…artistici, direi. Vivo con tre gatti che adoro e che mi ricambiano in modo unico ed esclusivo!
L’arte è diventata il tuo mestiere, quindi?
Sono una persona fortunata, perché non sempre studiare qualcosa ti dà la certezza di poter continuare a farlo per vivere. Durante gli ultimi anni universitari ho iniziato uno stage alla Sezione Didattica della Soprintendenza del Polo Museale Fiorentino, e non mi sono più allontanata da quel percorso. Ho imparato ad usare la storia dell’arte e le sue diverse sfaccettature per avvicinare i giovani studenti alla comprensione del nostro patrimonio, affinché possano amarlo e rispettarlo come un bene primario. Credo nel lavoro che svolgo con le scuole, amo guidare i bambini alla scoperta della lettura di un’opera pittorica, provo grande gioia quando i loro occhi si accendono di luce per aver scoperto la bellezza creata dalle mani di un artista.
Questa attività ti obbliga a studiare continuamente…
Esatto! Non ho mai smesso e continuo a farlo, con grande gusto, lo ammetto. Le nuove esposizioni, i nuovi studi artistici, la ricerca di nuovi metodi educativi, il confronto con le mie colleghe e il lavoro svolto insieme per la messa a punto di nuovi laboratori didattici, sono compagni di viaggio che non mi abbandonano mai. A volte penso che sia stancante ma so bene che è invece molto stimolante e mantiene la mia mente viva, senza la noia della routine: non riuscirei a farne a meno! Ho moltissimi libri e ne compererei sempre più, ma lo spazio in casa comincia a scarseggiare…aiuto! Ma il libro, il cartaceo vecchio libro, è un oggetto che amo. Leggo anche molti romanzi: Georges Simenon è un punto fermo, una sicurezza e una presenza assoluta nella mia libreria. Scrivere come lui…un sogno. Questo non esclude il piacere e la praticità di usare molto i canali informatici; io non “navigo” sulla rete, ma amo “girovagare” sul web alla scoperta dei siti artistici utili e seri. Quelli dei musei stranieri, soprattutto inglesi, sono la mia passione!
Hai sempre avuto questo pallino per l’arte o è stata una lenta maturazione?
Il mio primo amore è stata la danza classica, passavo mattinate a volteggiare per casa sulle note di Cajkowskij con il mio nuovo tutù cucito da mia nonna. La danza poi mi ha abbandonato, la musica no: classica, lirica, ma anche rock e jazz fusion, la mia giornata è scandita dalla musica che mi accompagna come una colonna sonora. Ho accanto un uomo che ha una passione musicale fin da quando era bambino, suona in una band e la musica è la sua vera valvola di sfogo dal tran tran quotidiano: come non amare la musica, quindi?! Ma ricordo bene che durante le estati trascorse in campagna passavo con mia sorella ore ed ore a guardare l’enciclopedia dei musei del mondo e con lei giocavo alla ricerca dei particolari più ricchi nei dipinti che facevano capolino dalle pagine. E’ evidente che il mio primo viaggio importante deve aver lasciato il segno: i miei genitori mi hanno portato a visitare la Toscana. Ho abbracciato il “porcellino” così tanto che…eccomi qui.
Se ti dovessi descrivere fra pregi e difetti, cosa ci racconteresti?
Alcune caratteristiche sono pregi e difetti allo stesso tempo perché tutto dipende dai punti di vista. Certo è che sono disordinata e pigra, ma quando mi prefiggo un obiettivo mi impegno al massimo per raggiungerlo e il mio lato artistico mi aiuta a sopportare la noia. La malinconia è ciò che meno sopporto di me stessa, ma sono riuscita spesso ad accantonarla e invecchiando sto migliorando molto: come vino evidentemente non sono così male!
Le vacanze ideali secondo Elisabetta?
L’estate è la mia stagione preferita. Sono un’amante del sole, del mare e dei suoi colori e odori, della vita sottomarina che è una incredibile tavolozza cromatica. Basta una torcia da sub e si svela un mondo da favola. Andando in immersione mi chiedo sempre se incontrerò la sirenetta, un giorno o l’altro…
Quella di Andersen?
No, preferisco quella di Walt Disney, perché finisce bene con…e vissero tutti felici e contenti!