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    <title>Arte e Arti Magazine</title>
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    <description>Magazine Arte e Arti mostre, articoli e recensioni dedicati al mondo dell'arte</description>
    <dc:language>en</dc:language>
    <dc:creator>rm@artearti.net</dc:creator>
    <dc:rights>Copyright 2009</dc:rights>
    <dc:date>2009-07-04T23:02:31+00:00</dc:date>
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      <title>Hangart&#45;7 &#45; Una forza del passato</title>
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      <description>Se avete intenzione di passare le vostre vacanze estive in Austria e siete amanti dell&#39;arte e del design, oltre che della buona tavola, dovreste mettere in programma una visita all&#39;Hangar&#45;7 di Salisburgo, un meraviglioso spazio situato nel comprensorio dell&#39;aeroporto della citt&amp;agrave;, voluto da Dietrich Mateschitz, fondatore della Red Bull e grande appassionato di volo. Lo spazio &amp;egrave; stato disegnato per ospitare mostre d&#39;arte ed eventi di vario genere. Al suo interno &amp;egrave; presente anche il ristorante Ikarus, che ogni mese ospita un grande chef di un paese diverso, e il Mayday bar, un bar super hi&#45;tech. Dal 4 luglio al 13 settembre 2009, l&#39;Hangar&#45;7 ospiter&amp;agrave; Una Forza del Passato, mostra di pittura contemporanea che offre una panoramica dell&#39;attuale scenario artistico italiano. Partendo da Milano, l&#39;esposizione illustra diversi approcci alla pittura e al disegno, dalla Sicilia all&#39;Alto Adige. Il titolo della mostra &amp;egrave; una citazione da una lirica di Pier Paolo Pasolini. La pittura quale forza del passato, evoca il mito dell&#39;immortalit&amp;agrave; di una forma artistica soggetta a mutamenti continui. Mutamenti che tramite un processo dialettico che si manifesta sia attraverso nuove tecniche, motivi, temi e personalit&amp;agrave; artistiche, sia tramite la ripresa del passato. Questi elementi contrastanti caratterizzano la produzione artistica contemporanea in &#8230;</description>
      <dc:subject>Itinerari... d&#39;autore!</dc:subject>
      <dc:date>2009-07-04T22:02:31+00:00</dc:date>
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      <title>Frasi del silenzio e Fabio Calvetti a Palazzo Venezia</title>
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      <description>Angoli e pertugi in cui il silenzio scandisce gli istanti, il rosso e il nero inondano la tela e accerchiano sagome voluttuose e snelle di donne tutte chiuse in un discorso interiore. Sono le &quot;Frasi del silenzio&quot; di Fabio Calvetti, in mostra fino al 19 luglio a Roma in Palazzo Venezia. Nelle tele di Calvetti serpeggia un sottile brivido di angoscia, l&amp;rsquo;aria sembra essere sempre ferma anche negli spazi aperti, immobile come lo &amp;egrave; anche la luce, che disegna ombre profonde come abissi. Non una semplice riflessione, ma una lacerazione interiore inesprimibile sembra tormentare queste donne, il bianco abbacinante dei tavoli, dei divanetti e delle pareti le fa vibrare sulla scena come se fossero fantasmi bloccati in un limbo irreale, il rosso le rende sensuali e mai volgari e il nero e l&amp;rsquo;ombra le accarezzano come fossero una coperta in cui rifugiarsi o scomparire. Il nostro occhio &amp;egrave; quello di un curioso invadente, che senza il permesso spia nell&amp;rsquo;intimit&amp;agrave; tormentata di queste donne. Eppure l&amp;rsquo;istinto dell&amp;rsquo;artista non &amp;egrave; quello di interpretare o di spiegare il perch&amp;eacute; di quei silenzi. Calvetti lascia aperta l&amp;rsquo;interpretazione: &amp;ldquo;Un momento di solitudine pu&amp;ograve; essere un momento di riflessione per ripartire meglio di prima, e non puro struggimento&amp;rdquo;, &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-07-03T22:01:04+00:00</dc:date>
    </item>

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      <title>Concerto d&#8217;Estate in piazza Santa Croce</title>
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      <description>Un bel relago alla citt&#224; di Firenze quello di luned&#236; 6 luglio 2009, alle ore 21.00, in Piazza Santa Croce. Si tratta del Concerto d&#39;;Estate voluto e realizzato dall&#39;Ente Cassa di Risparmio di Firenze in occasione del 180&#176; anniversario di fondazione della &quot;Societ&#224; della Cassa di Risparmio di Firenze.&quot; Costituita nel 1829 per iniziativa di un gruppo di privati cittadini (eminenti personalit&#224; come Cosimo Ridolfi, Pierfrancesco Rinuccini, Gino Capponi, Lapo de&#39; Ricci, Raffaello Lambruschini) il concerto fa parte del programma di iniziative volte a ricordarne l&#39;evento poi divenuto essenziale nell&#39;evoluzione sociale ed economica. La lungimiranza di governanti toscani, in particolare il Granduca Leopoldo II, di comprendere come il principio del risparmio avrebbe rappresentato il cardine della famiglia italiana media. L&#39;Ente Cassa di Risparmio di Firenze, avvalendosi della collaborazione dell&#39;Associazione Culturale Teatro Puccini che ha curato l&#39;organizzazione con la regia di Lorenzo Luzzetti, ha voluto condividere con la Citt&#224; questo suo momento celebrativo in un clima informale di festa e, per ribadire proprio il carattere popolare del concerto, &#232; stato scelto da Giuseppe Lanzetta, direttore dell&#39;Orchestra da Camera Fiorentina, un repertorio ampiamente collaudato. Nella prima parte Pierino e il Lupo di Sergej Prokofiev, scritta nel 1936 in soli 4 giorni dal compositore russo &#8230;</description>
      <dc:subject>Musica</dc:subject>
      <dc:date>2009-07-03T17:00:43+00:00</dc:date>
    </item>

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      <title>Traffic Free Festival</title>
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      <description>La sesta edizione del Traffic Free Festival di Torino, che inaugurer&amp;agrave; il prossimo 8 luglio, sar&amp;agrave; caratterizzata da importanti novit&amp;agrave; rispetto al passato. Pur rimanendo invariati gli aspetti che nel corso degli anni hanno contraddistinto la manifestazione (la totale gratuit&amp;agrave;, l&#39;approccio interdisciplinare ai contenuti, il senso esclusivo di alcuni appuntamenti), molto &amp;egrave; cambiato. Anzitutto i luoghi, con lo spostamento dell&#39;area concerti dal parco della Pellerina agli splendidi giardini della Reggia di Venaria, la maestosa residenza sabauda, situata appena fuori citt&amp;agrave; e da qualche anno riportata agli antichi fasti. Ma non per questo il festival perde le sue radici torinesi, anzi le rivendica. Ecco spiegato allora, il marchio Torino Reloaded, che vale sia per la musica (con una doppia compilation in vinile che mette a confronto passato e presente della scena locale), che per la letteratura e il cinema. E proprio a quest&#39;ultima arte sar&amp;agrave; dedicato l&#39;evento inaugurale, con la sonorizzazione dal vivo di Profondo Rosso, capolavoro di Dario Argento, in piazza CLN, una delle location del film. Contrariamente a quanto accadeva 35 anni fa, quando fu girata la pellicola, Torino oggi &amp;egrave; abituata ad ospitare set cinematografici e questo &amp;egrave; uno dei segni della metamorfosi che l&#39;ha interessata negli ultimi due decenni, &#8230;</description>
      <dc:subject>Festival</dc:subject>
      <dc:date>2009-07-01T22:02:43+00:00</dc:date>
    </item>

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      <title>... s&#236;, viaggiare</title>
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      <description>Abitando in pieno centro storico di Firenze, la bici &#232; l&#39;insostituibile mezzo per gli spostamenti nonostante la realt&#224; di un asfalto senza confronti in Italia e tutti noi, che ci affidiamo alla sana pedalata, confidiamo nelle promesse del Neosindaco. Vi segnalo quindi volentieri il sito La Stazione delle Biciclette&amp;nbsp;&amp;nbsp;per la variet&amp;agrave; delle loro iniziative e i consigli per viaggiare con la nostra insostituibile &amp;quot;amica&amp;quot;. A esempio, domani&amp;nbsp;alle&amp;nbsp;ore 19.00, alla Stazione delle Biciclette&amp;nbsp;MM3 San Donato, CiclOklahoma presenta: il lungo viaggio in bicicletta &#45; dal mucchio di rottami al mare, con le nostre mani e le nostre gambe (Oklahoma, una comunit&amp;agrave; per minori a Gratosoglio, ha utilizzato la bicicletta come strumento di aggregazione e riscatto, ne &amp;egrave; nato il progetto CiclOklahoma e un bel doumentario sul viaggio che i ragazzi hanno fatto con bici totalmente autocostruite). Sar&#224; proiettato il documentario CICLOKLAHOMA 2008 e, a seguire, lo scambio di opinioni sull&#39;organizzazione di un viaggio in bici, insieme agli autori, ai protagonisti e a Matteo Scarabelli, autore dei libri di viaggio: &quot;Europa Europa&quot; e &quot;C&#39;&#232; di mezzo il mare&quot; dell&#39;editore Ediciclo. Prossimi appuntamenti: domenica 12 luglio&amp;nbsp; Collezione pedalate 2009: in bici per le colline del basso garda e visita da Zullo 18/19 luglio Milano&#45;Venezia in fissa &#8230;</description>
      <dc:subject>Non solo cultura</dc:subject>
      <dc:date>2009-07-01T10:01:10+00:00</dc:date>
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      <title>Alla Corte di Vanvitelli. I Borbone e le Arti alla Reggia di Caserta</title>
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      <description>Grandissimo omaggio all&amp;rsquo;insigne architetto &amp;ldquo;Luigi Vanvitelli&amp;rdquo; con una splendida mostra a lui dedicata nel monumentale e suggestivo scenario della Reggia di Caserta. Curata da Nicola Spinoza, organizzata, realizzata e gestita da Scabec (Societ&amp;agrave; campana per i beni culturali), la mostra rientra nelle proposte culturali del &amp;ldquo;Viaggio nelle emozioni&amp;rdquo; ideato dall&amp;rsquo;Assessorato al Turismo e Beni Culturali della Regione Campania. Protagonista e &amp;ldquo;Sovrano delle arti&amp;rdquo; alla Corte dei Borbona dal 1750 al 1773, il celebre architetto fu regista e artefice di una visione unitaria e globale della civilt&amp;agrave; figurativa a partire dalla pittura, settore nel quale mostrava particolare inclinazione. L&#39;area sulla quale fu edificata la Reggia, simbolo degli splendori e del mecenatismo delle monarchie, elemento principale della grandiosit&amp;agrave; delle dinastie che l&amp;rsquo;hanno voluta e vissuta, fa parte di un territorio naturale di importanza archeologica dove etruschi, sunniti e romani hanno lasciato testimonianze della loro presenza. Carlo di Borbone port&amp;ograve; un notevole contributo all&#39;elaborazione del disegno generale della Reggia, ed ancor di pi&amp;ugrave; Maria Amalia di Sassonia, che scelse. personalmente stoffe e decori. I sovrani verificarono insieme all&#39;architetto i perimetri primari delle fondamenta, i tracciati dei viali, le piantagioni gi&amp;agrave; messe a dimora. Una delle invenzioni vanvitelliane pi&amp;ugrave; felici consiste nell&#39;uso delle gallerie e dei &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-28T05:00:40+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Motonave Paganini &#45;28 giugno 1940</title>
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      <description>Un bel volume &amp;egrave; stato presentato qualche tempo fa dai Presidenti dei Consigli provinciali di Firenze e Arezzo in Palazzo Medici Riccardi, ma abbiamo scelto di parlarne il giorno dell&#39;anniversario. Il mare era mosso, molto mosso. Noi eravamo gi&amp;ugrave; nella stiva. C&#39;erano i lettini a castello e c&#39;avevano detto di stare fermi perch&amp;eacute; il mare era mosso (...). C&#39;era un fittacchiume incredibile, non si respirava. Mi alzai e andai sul ponte. Mi ricordo che le scale erano strette ed io che sono grosso ci passavo appena. Dopo una quindicina di minuti che ero sul ponte, la nave si inclin&amp;ograve; e io mi ritrovai in mare&amp;quot;. Queste parole di Aldo Piccini, classe 1919, ex alpino, nell&#39;intervista a Daniele Finzi per &amp;quot;Una storia nel cuore&amp;quot; dove ricostruisce una tragedia notissima in Toscana all&#39;inizio della Seconda Guerra Mondiale: l&#39;affondamento della Motonave Paganini. L&#39;autore, attraverso documenti e testimonianze dei sopravvissuti e dei parenti delle vittime, indaga per la prima volta sulle cause di una tragedia dimenticata dagli storici nonostante le oltre 200 vittime, in gran parte provenienti dalla Toscana. La prima di una serie di sciagure della campagna contro la Grecia voluta con forza da Galeazzo Ciano. I soldati della Paganini stavano raggiungendo l&#39;Albania per la &#8230;</description>
      <dc:subject>Libri e pubblicazioni</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-27T22:02:16+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Venezia: la mia Biennale dei Giardini</title>
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      <description>di Flavia Molinari Come mi succede sempre quando vado a vedere la Biennale di Venezia, ma penso che sia la stessa cosa per tutti coloro che si interessano d&amp;rsquo;arte, passando di padiglione in padiglione, di galleria in galleria o palazzo mi entusiasmo, mi congelo o mi stupisco per quello che vedo. Oggi mi fa piacere parlare di quello che si pu&amp;ograve; vedere ai Giardini e di alcune nazioni l&amp;igrave; presenti che hanno esposto le opere dell&amp;rsquo;artista o degli artisti contemporanei considerati pi&amp;ugrave; rappresentativi. Superato il cancello di ingresso consiglio di andare a destra per vedere il padiglione della Russia dove &amp;egrave; facile notare quanto gli artisti si siano liberati dai dettami imposti dal regime comunista. Le loro opere sono diventate una libera rappresentazione della sensibilit&amp;agrave; artistica che muove ognuno di loro dando la giusta sensazione dei retroscena culturali che li muovono. Per esempio l&amp;rsquo;installazione multimediale di Andrei Molodkin (Buj 1966) &amp;egrave; composta da due sculture in vetro che ricordano la Nike di Samotracia (il passato classico) ma nel loro interno scorre in una un nero e pulsante petrolio, nell&amp;rsquo;altra il sangue roso. Il flusso dei due liquidi, il rosso e il nero, che pulsano all&amp;rsquo;interno delle Nike vogliono ricordarci l&amp;rsquo;ambivalenza di qualsiasi &#8230;</description>
      <dc:subject>Pluritematici</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-27T22:00:30+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Emilio Sobrero e i suoi amici in mostra a Pescara</title>
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      <description>Presente fino al 20 settembre presso il Museo Vittoria Colonna di Pescara, una mostra dedicata ad uno dei maestri dell&amp;rsquo;arte figurativa italiana dagli anni venti fino alla fine della seconda guerra mondiale: Emilio Sobrero. Sobrero nasce a Torino, si trasferisce ventisettene a Roma, dove morir&amp;agrave;. &amp;nbsp; Partecipa a quasi tutte le principali manifestazioni espositive nazionali e anche internazionali: alle Biennali veneziane (dal 1928 al 1948); alle Quadriennali romane (dal 1931 al 1948), alle mostre del Novecento Italiano, a Milano nel 1926 e nel 1929, e all&amp;rsquo;estero. La sua ricerca si caratterizza, sin dall&amp;rsquo;avvio del primo dopoguerra, per una chiara apertura europea, soprattutto rispetto all&amp;rsquo;area francese (di particolare rilevanza l&amp;rsquo;interesse per il lavoro di C&amp;eacute;zanne) che lo porta a soggiornare a lungo a Parigi. La critica, tra le due guerre ( vedi Soldati, Ojetti, Sarfatti , Carr&amp;agrave;, da Maraini a Oppo ) lo considera tra i migliori rappresentanti della pittura moderna italiana. Oggi Sobrero &amp;egrave; un artista quasi dimenticato, nonostante le critiche autorevoli ricevute, che andrebbe riscoperto e fortemente rivalutato. Particolare &amp;egrave; stato infatti anche il rapporto di Emilio Sobrero&amp;nbsp;con l&amp;rsquo;Abruzzo, e con alcuni importanti artisti abruzzesi: uno dei primi fu il pescarese Basilio Cascella (di cui l&amp;rsquo;Archivio Sobrero custodisce una lettera indirizzata &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-27T11:30:42+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Roberto Panichi, quando la pittura diventa filosofia</title>
      <link>http://www.artearti.net/magazine/articolo/roberto_panichi_quando_la_pittura_diventa_filosofia/</link>
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      <description>di Daniela Vannini Uomini e donne galleggiano in un universo caotico dove tutto si sfalda e ogni certezza o fondamento crolla. Si muovono come fantasmi alla ricerca di s&amp;eacute; e del senso della vita riportando a galla antiche memorie, suggestioni e nostalgie. E&amp;rsquo;questo in sintesi il mondo che Roberto Panichi racconta nelle sue tele in mostra a Firenze nella Sala d&amp;rsquo;Arme di Palazzo Vecchio fino al 12 luglio. Punto di partenza di questo viaggio nell&amp;rsquo;uomo &amp;egrave; la compresenza di concetti e pratiche stridenti, di qui il titolo dell&amp;rsquo;esposizione &amp;ldquo;Destrutturazioni. La persistenza della forma&amp;rdquo; che gi&amp;agrave; la dice lunga sull&amp;rsquo;arte di Panichi che, oltre che pittore, &amp;egrave; anche letterato, studioso e critico d&amp;rsquo;arte. Famoso ormai sulla scena internazionale, Panichi viene finalmente omaggiato nel capoluogo toscano con un&amp;rsquo;antologica a lui dedicata &amp;ndash; realizzata da Eventi Pagliai con collaborazione con il Comune di Firenze e curata da Stefano De Rosa &amp;ndash; che ripercorre circa un ventennio (1990&#45;2009) del suo cammino artistico attraverso una novantina d&amp;rsquo;opere spaziando dai grafici su carta agli oli su tela. Nato a Cuneo, ma di origine toscana, Roberto Panichi &amp;egrave; stato docente di estetica all&amp;rsquo;Accademia di Belle Arti di Firenze e poi visiting professor alla Facolt&amp;agrave; di Architettura dell&amp;rsquo;Universit&amp;agrave; di Firenze. &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-26T22:01:47+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Biennale dell&#8217;Antiquariato di Firenze edizione 2009</title>
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      <description>Con la XXVI edizione la Biennale dell&#39;Antiquariato di Firenze raggiunge mezzo secolo e i festeggiamenti del 50&#176; anniversario annunciano molte novit&#224;. Presentata alcuni giorni fa alla stampa, la Biennale fiorentina, attraverso molteplici stagioni del gusto, delle mode e delle tendenze, &#232; diventata una chiaro esempio di equilibrio e lungimiranza per scelte rigorose e selettive. Trasferitasi nel 1977 a Palazzo Corsini sull&#39;Arno (dimora istituita nel 1765 da don Lorenzo Corsini, nipote di Clemente XII, dove si trova la pi&#249; importante collezione privata di Firenze con opere italiane e straniere del Seicento, oltre a una pregevole raccolta di dipinti di scuola fiorentina che vanno dal secolo XV al XIX) nel rispetto dell&#39;antico criterio di decorazione e simmetria delle quadrerie private antiche, Pier Luigi Pizzi ha creato un allestimento classico ed elegante. Novanta prestigiose gallerie (72 italiane e 18 straniere) rappresenteranno tutti i settori per una vasta panoramica di scuole e di stili, di ogni epoca e provenienza. Nuovi nomi con rappresentativa internazionale titolatissima, anche oltre oceano. La mostra collaterale verr&#224; dedicata alla manifattura di Trapani con l&#39;esposizione di alcune opere in corallo e bronzo dorato provenienti dalla Galleria Estense e dal Museo del Bargello. Il Comitato per i Festeggiamenti ha invitato personaggi rappresentativi della &#8230;</description>
      <dc:subject>Da mettere in agenda</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-25T22:02:13+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Roma si libra &#45; Festa dell&#8217;editoria romana</title>
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      <description>La riscoperta dei libri e del piacere di una buona lettura, costituiscono presupposti essenziali per risollevare il nostro paese dalla grave crisi, non solo economica, e dal profondo decadimento culturale in cui, ormai da alcuni anni, pare drammaticamente precipitato. Sono quindi lieto, di segnalare la nascita di un nuovo Festival dedicato all&#39;editoria. Promosso dalla Federlazio con il sostegno della Regione Lazio e del Comune di Roma, Venerd&amp;igrave; 27 giugno si aprir&amp;agrave; infatti, la prima edizione di &amp;ldquo;Roma si libra. Festa dell&#39;editoria romana&amp;rdquo;. Per nove giorni Piazza del Popolo &amp;ndash; il salotto pi&amp;ugrave; bello della capitale concesso eccezionalmente nella sua interezza &amp;ndash; ospiter&amp;agrave; i maggiori rappresentanti dell&#39;editoria cittadina oltre ad alcuni protagonisti della letteratura italiana contemporanea. La piazza verr&amp;agrave; animata da una serie di eventi &amp;ndash; tavole rotonde, reading,incontri, dibattiti, a cui parteciperanno editori, scrittori, giornalisti, rappresentanti delle istituzioni pubbliche e della cultura, nonch&amp;eacute; personaggi del mondo dello spettacolo. Hanno dato la loro adesione tra gli altri, Massimo Carlotto, Valerio Massimo Manfredi, Livia Turco, Linda Ferri, Giancarlo De Cataldo e Monia Ovada. Quasi cento gli appuntamenti in calendario, ospitati all&#39;interno di tre grandi spazi organizzati nella piazza dai promotori della kermesse. Sar&amp;agrave; inoltre allestita una grande libreria gestita dall&#39; A.L.I. (Associazione Librai di &#8230;</description>
      <dc:subject>Festival</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-25T22:01:08+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>GFF, Genova Film Festival</title>
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      <description>Dal 29 giugno al 5 luglio 2009 si svolger&amp;agrave; la dodicesima edizione del Genova Film Festival che promuove la produzione italiana di giovani autori sulle tendenze del cinema italiano grazie al Concorso Nazionale per Cortometraggi e Documentari, rassegne, incontri e percorsi formativi. In questa dodicesima edizione del Festival oltre 500 le opere in gara, tutte &amp;quot;made in Italy&amp;quot;, un osservatorio privilegiato per talenti emergenti del nostro cinema. I premi sono molteplici: &#45; Miglior opera di fiction &#45; Miglior documentario &#45; Miglior Colonna sonora e, oltre al&amp;nbsp;premio&amp;nbsp;della critica, il Festival attribuisce anche&amp;nbsp;il &amp;ldquo;Premio del pubblico &#45; provincia di Genova&amp;rdquo;. Per questa edizione&amp;nbsp;2009&amp;nbsp;anche la sezione Oltre il Confine, uno specchio aperto sul cinema internazionale, dedicato al cinema prodotto dai Paesi Baschi. Inoltre, in collaborazione con il Goethe Institute, un premio al brillante regista tedesco Dennis Gansel che con il suo &amp;ldquo;Die Welle&amp;rdquo; (l&amp;rsquo;onda) ha riempito platee e stupito tutta Europa; l&amp;rsquo;incontro sar&amp;agrave; incentrato su una retrospettivat&amp;agrave;, un percorso della sua carriera e dei suoi lavori nel corso degli anni. Tra gli ospiti italiani,&amp;nbsp;Alina Marazzi e Pappi Corsicato e&amp;nbsp;nella sezione &amp;ldquo;Percorsi di Stile&amp;rdquo;, dedicata ad esordienti di talento, la regista Alina Marazzi sar&amp;agrave; appunto la protagonista,&amp;nbsp;mentre la sezione &amp;ldquo;Ingrandimenti&amp;rdquo; &amp;egrave; curata dal critico ed autore &#8230;</description>
      <dc:subject>Festival</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-25T09:29:54+00:00</dc:date>
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      <title>Napoli parla di se al Madre.</title>
      <link>http://www.artearti.net/magazine/articolo/napoli_parla_di_se_al_madre/</link>
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      <description>Nel cuore storico di Napoli, a pochi metri dai luoghi di culto della citt&amp;agrave;, sorge il Museo d&#39;Arte contemporanea Donna Regina, il grande M.A.D.R.E. L&amp;rsquo;offerta estiva del museo partenopeo dispensa proposte per tutti i palati. Chi &#232; l&#39;antologica che cerca, allora baster&#224; che si rechi al terzo piano del museo, dove un&#39;ampia retrospettiva Naufragio con spettatore 1974&#45;2004 dedicata a Francesco Clemente, attraverso 110 opere offrir&#224; una panoramica su trent&#39;anni dell&#39;attivit&#224; dell&#39;artista napoletano. Nato sul Golfo di Napoli, ben presto Clemente decise di abbandonare l&amp;rsquo;orizzonte festoso del Vesuvio, salpando per altre rotte. La tappe furono varie ed eterogenee e molto proficue. Ci fu Roma, dove ebbe modo di fraternizzare con le punte di diamante tra gli artisti del tempo. Ci fu l&amp;rsquo;Afghanistan, attraversato a piedi con Boetti nel &amp;rsquo;74. Ci fu l&amp;rsquo;India, dove soggiorn&amp;ograve; e apr&amp;igrave; uno studio nella citt&amp;agrave; di Madras. L&amp;rsquo;interesse per i testi della cultura Ind&amp;ugrave;, unito a quello per la cultura locale, formeranno un sostrato costante all&amp;rsquo;opera di Clemente che ne risentir&amp;agrave; per temi, forme e colori. Il disegno mantenne un posto d&amp;rsquo;onore ma le tecniche sperimentate furono da sempre le pi&amp;ugrave; varie, e valsero a formare, di volta in volte, opere&#45;tappe, appunti di un suo ideale diario di &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-25T05:30:30+00:00</dc:date>
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      <title>Rencontres lors d&#8217;une promenade nocturne</title>
      <link>http://www.artearti.net/magazine/articolo/rencontres_lors_dune_promenade_nocturne/</link>
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      <description>Da oggi il quarto appuntamento di BardiniContemporanea. Inaugurata ieri sera Rencontres lors d&#39;une promenade nocturne di Giovanni Ozzola curata da Alberto Salvadori e Florian Matzner. Ozzola sviluppa, sia nello splendido parco che all&#39;interno di Villa Bardini, il tema della luce come metafora della vita umana e quello dell&#39;oscurit&#224;, luogo mentale di sensazioni, cos&#236; che uscire nel parco &#232; come attraversare i propri universi emozionali. Giovanni Ozzola, classe 1982, fiorentino, dove vive e lavora, ha realizzato numerose mostre in Italia e all&#39;estero con due installazioni permanenti a Pisa e al Castello di Ama. Il passaggio dalla notte, dal buio della visione notturna, dove la luna &#232; sospesa in cielo, l&#39;apparire dell&#39;albero di Giuda rigoglioso nella sua apparente sofferenza, gemmando i fiori direttamente dalla corteccia con rigogliose fronde verdi, al risveglio mattutino con la luce di un punto qualsiasi del giardino animato da piante, segni di un costante quotidiano. Una scritta luminescente all&#39;interno di una piccola grotta artificiale, luogo fantastico e misterioso, che fin dal Rinascimento caratterizza i giardini patrizi fiorentini, a sollecitare la sensibilit&#224; dei nostri stati. Stimmung nella scritta, &#232; la condizione sensibile nella quale Ozzola ci immerge con le sue immagini. L&#39;allestimento &#232; completato da un catalogo edito da GLI ORI &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-24T11:00:31+00:00</dc:date>
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      <title>Dreams and Shadows</title>
      <link>http://www.artearti.net/magazine/articolo/dreams_and_shadows/</link>
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      <description>Dopo aver ospitato la bella mostra di Carlo Mollino, il MNAF (Museo Nazionale Alinari della Fotografia) apre per la prima volta le porte alla fotografia contemporanea emergente. La nuova esposizione ha infatti come protagonisti due giovani e creativi fotografi provenienti dal mondo della moda. Poco pi&amp;ugrave; che trentenni Ren&amp;egrave;, originario di Colonia e Radka, di Praga, hanno gi&amp;agrave; pubblicato le loro foto su grandi magazine come Vogue Nippon, French, Citizen K, Style e hanno realizzato campagne pubblicitari per noti marchi quali Kenzo, Adidas, Miss Sixty e Absolute Vodka. I due autori hanno poi esteso il loro lavoro anche al campo dell&amp;rsquo;arte e cos&amp;igrave;, dopo aver esposto le loro foto a Parigi e New York, sono approdati al Museo Alinari. &amp;ldquo;Firenze &#45; affermano i due artisti&#45; ci &amp;egrave; sembrato il luogo ideale per esporre, soprattutto in questo museo, che testimonia la nascita e la storia della fotografia&amp;quot;. La mostra Dreams and Shadows presenta una serie di fotografie relative ai due ultimi lavori di Ren&amp;egrave; &amp;amp; Radka &amp;quot;Come and play with us&amp;quot; e &amp;quot;Under Water&amp;quot; realizzati tra il 2005 e il 2009. Nel primo progetto i due artisti hanno lavorato molto con i bambini e con il mondo dell&amp;rsquo;infanzia. Le immagini riflettono universi onirici &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-23T22:01:36+00:00</dc:date>
    </item>

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      <title>Asmara: citt&#224; segreta</title>
      <link>http://www.artearti.net/magazine/articolo/asmara_citta_segreta/</link>
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      <description>Sull&#39;altopiano eritreo a circa 2300 metri di altitudine, si trova una citt&amp;agrave; che racconta un pezzo di storia italiana di ormai quasi settant&#39;anni fa. Nonostante una sanguinosa guerra contro l&#39;Etiopia alla quale l&#39;Eritrea era stata annessa, il centro monumentale di Asmara &amp;egrave; rimasto praticamente lo stesso che hanno abbandonato i soldati italiani nel 1941. Una mostra allestita presso la sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna illustra con bozzetti e pannelli la storia della sua ideazione, costruzione e sviluppo al fine di sostenerne l&#39;inserimento nella lista del patrimonio mondiale dell&#39;Unesco per il suo nucleo costitutivo formatosi durante l&#39;amministrazione italiana che costituisce un esempio unico di architettura del Novecento. Itinerante, &amp;egrave; stata esposta per la prima volta a Berlino nel 2006 e anche a Torino lo scorso anno. Bologna &amp;egrave; stata scelta per la sua importanza simbolica: durante gli anni aspri della guerra di liberazione eritrea divenne punto di riferimento per tanti rifugiati politici, una sorta di capitale in esilio, tra il 1961 e il 1991 anno dell&#39;Indipendenza. L&#39;occupazione da parte del Regno d&#39;Italia avvenne attorno al 1889 sulla scia delle altre potenze europee e durante i primi anni del 1900 si cominci&amp;ograve; a costruire una citt&amp;agrave; che potesse accogliere la popolazione &#8230;</description>
      <dc:subject>Da mettere in agenda</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-22T22:01:17+00:00</dc:date>
    </item>

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      <title>Armonie e disarmonie degli stati d&#8217;animo. Ginna futurista</title>
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      <description>Ancora Futurismo? Ginna? Fermi, fermi, non scappate. Pur anticipandolo nell&#39;editoriale del 1&#176; febbraio scorso, in effetti, anche le nostre pagine hanno abbondato nel riferire di eventi che ricordano il centenario del Manifesto di Marinetti. Adesso per&#242;, se avrete la pazienza di leggere, scoprirete un artista poco conosciuto, un atipico rappresentante della creativit&#224; artistica e culturale all&#39;interno del Futurismo fiorentino. Il Futurismo oggi, dopo gli ultimi studi e le recenti rassegne, emerge come fondatore &#45; certo non in esclusiva ma in misura significativa &#45; dell&#39;identit&#224; segnica del Novecento, padre di codici di narrazione per immagini prima inesistenti e inconcepibili, come il fumetto con i suoi simbolismi e grafismi allusivi a un dinamico espressionismo, e in certa misura il cinema. Arnaldo Ginanni Corradini, ribattezzato &quot;Ginna&quot; da Giacomo Balla in assonanza con la parola &#39;ginnastica&#39;, nasce a Ravenna il 7 maggio 1890 e muore a Roma il 26 settembre 1982. Figlio del conte Tullio Ginanni Corradini, studia all&#39;Accademia delle Belle Arti di Ravenna, diplomandosi poi a Firenze. Finalmente gli studiosi del Novecento si sono occupati di questa complessa intrigante personalit&#224; di artista poliedrico, di tecnico sperimentale, di teorico anomalo e futurista obliquo con l&#39;iniziativa congiunta promossa dai Musei Vaticani possessori, nella sezione di Arte moderna, &#8230;</description>
      <dc:subject>Approfondiamo su...</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-21T22:00:59+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Per amore di Francesco</title>
      <link>http://www.artearti.net/magazine/articolo/per_amore_di_francesco/</link>
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      <description>di Silvio Rubens Vivone A Cosenza nella Sala &amp;ldquo;Giacomantonio&amp;rdquo; della Biblioteca Nazionale Universitaria Cosenza &amp;egrave; stato presentato, con la partecipazione di illustri relatori e figure istituzionali di primo piano, il libro di Rita Fiordalisi dal titolo &amp;ldquo;Per amore di Francesco : dal 1519 un viaggio nell&amp;rsquo;illustrazione dei libri attraverso Francesco di Paola&amp;rdquo; (Falco Editore). L&amp;rsquo;opera promuove la conoscenza della stampa e dell&amp;rsquo;illustrazione libraria, utilizzando il &amp;ldquo;caso&amp;rdquo; di san Francesco di Paola come esempio di diffusione del culto attraverso l&amp;rsquo;iconografia sacra nell&amp;rsquo;arte tipografica. Il libro prende in analisi la figura di san Francesco di Paola partendo dalla data della sua santificazione (1519) e ricollega alcuni eventi direttamente coinvolti con la sua elevazione agli altari come l&amp;rsquo;intervento dei sovrani di Francia, il famoso dipinto del Bourdichon e Paride De Grassi, cerimoniere di papa Leone X. L&amp;rsquo;iconografia del santo paolano, apparsa nel giorno della sua santificazione, segna inequivocabilmente il legame tra la necessit&amp;agrave; di divulgare il culto e l&amp;rsquo;immagine francescana al mondo e l&amp;rsquo;evoluzione tecnica della stampa. Il volume si snoda su tutta una serie di documentazioni iconografiche ed incisorie dal cinquecento al XIX secolo, a testimonianza di come la divulgazione del culto e l&amp;rsquo;amplificazione della conoscenza siano stati possibili, grazie anche ai favori della &#8230;</description>
      <dc:subject>Libri e pubblicazioni</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-21T11:00:30+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Alfred Stevens</title>
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      <description>Oltre all&#39;inaugurazione del museo dedicato a Magritte inaugurato a Bruxelles &amp;ndash; di cui abbiamo parlato recentemente &amp;ndash; abbiamo avuto l&#39;occasione di visitare un altro evento artistico di alto rilievo ospitato nella capitale belga: si tratta della mostra Alfred Stevens, Bruxelles &#45; Paris (1823&#45;1906), dedicata all&#39;omonimo pittore che visse a cavallo del XIX e XX secolo e che &#232; considerato oggi uno dei maggiori esponenti della pittura del suo tempo. Si tratta di un evento di grande importanza, non solo per la quantit&amp;agrave; di opere del pittore, ma soprattutto perch&amp;eacute; siamo di fronte alla prima retrospettiva completa che Bruxelles dedica a questo suo celebre concittadino, e noi cogliamo lo spunto per dedicare un piccolo approfondimento ad Alfred Stevens. La carriera Belga di nascita ma parigino d&#39;adozione, Stevens nasce a Bruxelles nel 1823 e arriva a Parigi poco pi&amp;ugrave; che ventenne, al seguito del fratello Joseph, anch&#39;egli pittore; gi&amp;agrave; negli anni &#39;40 del XIX secolo comincia a farsi conoscere nell&#39;ambiente artistico della citt&amp;agrave;: qui viene ammesso alla prestigiosa &amp;Eacute;cole des Beaux&#45;Arts e comincia ben presto ad abbandonare l&#39;ispirazione romantica degli esordi per dipingere quadri che rappresentano i ceti popolari parigini con un realismo di forte impatto, misto per&amp;ograve; ad un gusto accademico per il &#8230;</description>
      <dc:subject>Approfondiamo su...</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-20T22:01:39+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>D&#252;rer, Tiiziano, Rembrandt, Tiepolo&#8230; i grandi incisori ospiti dei Remondini</title>
      <link>http://www.artearti.net/magazine/articolo/duerer_tiiziano_rembrandt_tiepolo..._i_grandi_incisori_ospiti_dei_remondini/</link>
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      <description>Dalla Collezione di famiglia dalla celebre dinastia di stampatori bassanesi, gli antichi armadi&#45;espositori della Sala del Tesoro del Museo Remondini ospiteranno per sei mesi una parte della collezione di famiglia. Generazione dopo generazione la famiglia Remondini ha raccolto pezzi unici acquistandoli da tutta Europa. Sono opere di D&amp;uuml;rer, Schongauer, Sadeler (tratte dai Bassano), Carpioni, Rembrandt, Tiepolo, Ricci, Canaletto e molti altri artisti, visibili dal 4 aprile 2009 al 4 ottobre 2009. Va detto che tutto ci&amp;ograve; che viene proposto in questo nuovo allestimento &amp;egrave; patrimonio del Museo Remondini che propone i suoi tesori con nuove presentazioni a cadenza semestrale. Ad alcuni dei capolavori collezionati da Remondini sono affiancate riprese remondiniane degli originali, stampe che hanno contribuito a diffondere nei cinque continenti quelle immagini. In taluni casi, alle opere a stampa vengono affiancate le matrici, in legno o in rame, utilizzate per realizzarle. Tra le rarit&amp;agrave; proposte in questa mostra vi sono anche matrici superstiti di incisioni di cui si &amp;egrave; invece perduta memoria. Oppure matrici di capi d&amp;rsquo;opera della Stamperia come quelle (ad essere esposta &amp;egrave; la serie completa di 12) de &amp;ldquo;I miracoli di Sant&amp;rsquo;Antonio da Padova&amp;rdquo;. E ancora matrici lignee e stampe originali di altre incisioni che grazie ai Remondini &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-19T22:01:08+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Arsenale: Padiglione Italia e omaggio a Pietro Cascella</title>
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      <description>Grandi numeri per la 53a edizione della Biennale di Venezia. L&#39;Esposizione Internazionale d&#39;Arte nella prima giornata ha registrato 4.776 visitatori paganti ed eravamo ben 3.774 giornalisti accreditati nei tre giorni di vernice (2.626 della stampa internazionale e 1.148 di quella italiana). Una Biennale partita all&#39;insegna di autentico, grande, interesse e che offre la possibilit&#224; di spaziare nelle espressioni del contemporaneo. Quattro giorni a Venezia sono volati via leggeri nonostante ritmi, vi assicuro, impegnativi anche per il numero di eventi collaterali di qualit&#224; che offre la citt&#224;. Dei &quot;Giardini&quot; vi dir&#224; Flavia nei prossimi giorni. All&#39;Arsenale sono stati aperti per la prima volta al pubblico ulteriori 17.000 mq. coperti delle Artiglierie, Gaggiandre, Tese Cinquecentesche e Tese delle Vergini, dove sorge il nuovo Padiglione Italia, in gran parte affacciati sul bacino acqueo. Il progetto espositivo presenta una selezione di artisti con opere appositamente realizzate per cercare di interagire fra di loro comunicando l&#39;idea di insieme. In tale ottica sono stati organizzati incontri tra curatori, artisti e architetti per compiere un percorso condiviso poi ben comprensibile dal pubblico. La mostra COLLAUDI &#45; Omaggio a F.T. Marinetti lega il tema del Padiglione Italia all&#39;anniversario del manifesto futurista e sottolinea come l&#39;espressione della contemporaneit&#224; &#45; video, installazione, &#8230;</description>
      <dc:subject>Pluritematici</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-18T22:01:51+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Amiche per l&#8217;Abruzzo</title>
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      <description>Il giorno del solstizio d&#39;estate rigorosamente a Milano per &quot;AMICHE PER L&#39;ABRUZZO&quot; il grande concerto di solidariet&#224; in diretta a segnale unificato su tutti e 13 i network radiofonici nazionali e fruibile da oltre trenta milioni di ascoltatori. San Siro 21 giugno 2009. Una data importante, un giorno dove 112 Artiste italiane (numero al momento di pubblicazione destinato ad aumentare) si sono date appuntamento per un concreto aiuto all&#39;Abruzzo. Musica e solidariet&amp;agrave; per un evento unico e ci auguriamo possa ripetersi in futuro, pagina significativa nella storia della musica italiana. Scaletta con mix irripitibili in un concerto benefico (inizio anticipato alle 15.40) e non politico, nato da un&#39;idea di Laura Pausini che ha coronato il grande sogno di riunire per la prima volta le donne della canzone italiana. Obiettivo raggiunto per disponibilit&amp;agrave;, entusiasmo e generosit&amp;agrave; di tutte le colleghe, in primis Elisa, Gianna Nannini, Fiorella Mannoia, che insieme saranno le madrine di questa grande manifestazione. Evento di cui il Ministro dell&#39;Istruzione Mariastella Gelmini si &amp;egrave; fatta garante dell&#39;attuazione di un progetto concreto a sostegno dell&#39;Abruzzo. Insieme a loro ha aderito quello straordinario numero di artiste, alcune in forma di partecipazione diretta, altre solo come sostenitrici. Per tutte le informazioni e i vostri &#8230;</description>
      <dc:subject>Musica</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-18T15:59:24+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Rembrandt dal Petit Palais di Parigi</title>
      <link>http://www.artearti.net/magazine/articolo/rembrandt_dal_petit_palais_di_parigi/</link>
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      <description>C&#39;&#232; sempre una buona occasione per andare a Mamiano, vuoi per la bellezza del luogo e la collezione permanente del museo con un patrimonio di autentici capolavori nei saloni della villa che fu di Luigi Magnani, vuoi per la qualit&#224; delle mostre temporanee. Fino al 28 giugno avete tempo per visitare l&#39;attuale che, per importanza e numero di opere, presenta l&#39;insieme pi&#249; significativo mai prestato dal Petit Palais di Parigli all&#39;Italia. Infatti, per la sua ventesima Ambasceria Internazionale il museo francese ha scelto proprio la Magnani Rocca, un prestigioso riconoscimento a testimonianza del lavoro culturale svolto con le grandi istituzioni museali mondiali dalla Fondazione parmense. Le cinquantacinque incisioni all&#39;acquaforte di Rembrandt Harmenszoon van Rijn (1606&#45;1669) arrivate dalla capitale francese, con il &quot;Faust&quot; del maestro olandese della collezione Magnani Rocca, documentano in modo completo la produzione di un artista capace di sbalordire i contemporanei per la libert&#224; rappresentativa e per la tecnica fuori dal comune. Stupiscono i particolari, la sua cultura figurativa, l&#39;intensit&#224; emozionale e rivoluzionaria dei suoi ritratti e autoritratti, la magia misteriosa delle sue scene bibliche, la sintesi modernissima dei suoi paesaggi. Un tributo anche alla passione di Luigi Magnani per l&#39;arte incisoria confermata dalle numerose opere presenti nelle sue raccolte. &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-17T22:02:00+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Le pensierose Madonne del Sassoferrato</title>
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      <description>&amp;hellip;Cesena celebra Giovan Battista Salvi &quot;Il Sassoferrato. Un preraffaellita tra i puristi del Seicento&quot; &#232; il titolo della mostra curata da Massimo Pulini che, accanto ai capolavori dell&amp;rsquo;artista marchigiano (1609&#45;1685), espone anche opere di Annibale Carracci, Guido Reni, Guercino, Domenichino, Francesco Albani, Carlo Dolci e Simone Cantarini. Nel quarto centenario della nascita di Salvi si celebra il suo talento formale ed espressivo tipico di un artista in controtendenza, mettendo in luce la brillante modernit&amp;agrave; del suo programma artistico. Giovan Battista Salvi, pi&amp;ugrave; noto come il Sassoferrato, per il luogo che lo vide nascere, esercit&amp;ograve; e svilupp&amp;ograve; la sua attivit&amp;agrave; artistica a Roma. Pur sottoposto ai dettami della pittura sacra dominata dal classicismo della scuola bolognese (Reni, Carracci, Domenichino ecc.), parzialmente riusc&amp;igrave; a isolarsi e a conservare uno stile autonomo e sufficientemente originale. Tale originalit&amp;agrave; si rivela soprattutto nella potenza espressiva dei ritratti, certamente fra i pi&amp;ugrave; belli del seicento. Le particolari doti espressive di Giovan Battista Salvi, talvolta in contrapposizione con l&amp;rsquo;arte figurativa del suo tempo, rendono la sua pittura estremamente particolare e, sotto certi aspetti, &amp;ldquo;moderna&amp;rdquo;. I personaggi raffigurati hanno espressioni vivaci e intense pur nell&amp;rsquo;ambito di una formalit&amp;agrave; statica e tuttavia realistica. Le Madonne dipinte dal Salvi, col pallore del &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-17T22:01:24+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>AmazonLife Project.Viaggio in Amazzonia</title>
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      <description>Uno dei viaggi rimasti &amp;quot;scolpiti dentro&amp;quot; &amp;egrave; quello in Amazzonia e nonostante i diciotto anni trascorsi, sono ancora nitidissimi i ricordi di colori, suoni, rumori, odori, suggestioni ed atmosfere di violenza e poesia. Aver vissuto, anche per poco tempo all&#39;interno della maggiore foresta pluviale, aver scoperto l&#39;intensit&amp;agrave; di quelle notti e le albe successive, essere entrati in simbiosi con i ritmi della vita in foresta, cambia radicalmente il modo di concepire il quotidiano, le corse frenetiche, i comportamenti di chi, tanto per fare il primo esempio di imbecille patentato che viene in mente, sale con lo scooter sul marciapiede per non essere pi&amp;ugrave; capace di attendere il tempo necessario alla svuotatura di un cassonetto. Imperdibile, quindi, la mostra fotografica di Marco Paoli e Pierpaolo Pagano con un video installazione di Fabio Ferioli, progetto curato da Cosimo Chiarelli e promosso da AmazonLife. AmazonLife Project. Viaggio in Amazzonia racconta un viaggio dove la voce narrante &amp;egrave; l&#39;acqua. Quella del Rio delle Amazzoni (incredibile e indimenticabile l&#39;emozione del punto dove si definisce iniziare il grande fiume formato dall&#39;unione del Rio Negro con il Rio Solimoes: per una mezza dozzina di chilometri le due diverse temperature, densit&amp;agrave; e velocit&amp;agrave; di scorrimento fanno continuare i percorsi paralleli &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-17T03:30:25+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Gino Sandri a Monza</title>
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      <description>di Gian Luigi Zucchini Chiss&amp;agrave; che comportamenti aveva il pittore Gino Sandri per essere stato internato dal 1924 in manicomio, dapprima a Roma e poi in quello di Mombello dove, salvo qualche breve periodo di rilascio, mor&amp;igrave; solo e abbandonato il 6 novembre 1959? Aggressivo, malinconico, tormentato, depresso&amp;hellip;? Il catalogo della mostra ora allestita su di lui, edito da Silvana editoriale, non lo dice. Ma, vedendo i settanta disegni esposti in mostra (&amp;ldquo;Gino Sandri. Luci dell&amp;rsquo;arte, ombre della follia&amp;rdquo; Monza, Arengario, fino al 19 luglio) non sembrerebbe in alcun modo un alienato, uno che non avesse, per cos&amp;igrave; dire, l&amp;rsquo;uso corretto della ragione. Disegni formidabili, perfetti e umanizzati nel tratto, fino a cogliere l&amp;rsquo;espressione pi&amp;ugrave; intima e sofferente dei vari soggetti, che erano tutti ricoverati in manicomio, e che l&amp;rsquo;artista vedeva ogni giorno, e ne delineava il profilo esteriore, ma soprattutto interiore, con una intuizione psicologica intensa e lucidamente, esattamente puntuale. E neppure parrebbe un &amp;lsquo;diverso&amp;rsquo; leggendo le pagine di un manoscritto che egli elabor&amp;ograve; nel 1941, e che ovviamente gli editori &amp;lsquo;normali&amp;rsquo; rifiutarono, e che ora viene pubblicato quasi come introduzione in catalogo; una trentina di pagine dove emerge una distaccata analisi dei vari soggetti con cui egli condivideva la quotidiana &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-16T22:01:07+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Arte in transito</title>
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      <description>Dopo quello con Massimo Cacciari, oggi alle ore 18,30, nella Sala dell&#39;Arco del Comune di Potenza, un nuovo appuntamento di Arte in transito con la presentazione del libro 2Topotek 1 Reader2 (edito da Libr&#236; a Melfi) con Martin Rein&#45;Cano &#45; uno dei fondatori del gruppo di architetti berlinesi Topotek 1 &#45; e Alberto Iacovoni. Al riguardo, Martin Rein&#45;Cano ha dichiarato: &quot;I giardini spesso sono preziosi esperimenti di traslocazione di paesaggi arcadici, ove trovano posto suggestioni provenienti da luoghi lontani, come forme e regole orientali in paesi occidentali, essenze e calore mediterranei in paesi nordici. Essi sono strumenti per stimolare il potere immaginativo di chi vi &#232; ammesso ad entrare. A questo esercizio poetico di estraneazione saranno invitati i passeggeri che saliranno a bordo del Treno botanico, che con profumi, colori e suoni si proporr&#224; di condurre e stimolare la mente dei viaggiatori&quot; Aperto al pubblico, l&#39;incontro dar&#224; il via al work shop Il treno botanico un paesaggio itinerante contenuto nel progetto di &quot;Arte in Transito. Paesaggio urbano e arte contemporanea&quot; sezione Learning city, ideato dall&#39;Associazione Basilicata 1799 e rivolto a pi&#249; di 20 creativi, provenienti dalla Basilicata e dal resto d&#39;Italia. &amp;ldquo;Abbiamo scelto i Topotek 1 per il workshop &#45;&amp;nbsp;ha detto G. &#8230;</description>
      <dc:subject>Da mettere in agenda</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-16T06:30:31+00:00</dc:date>
    </item>

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      <title>Corale per il Popolo d&#8217;Abruzzo</title>
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      <description>Sabato 20 giugno concerto&#45;evento allo stadio Olimpico di Roma per una serata di grande musica italiana in favore della popolazione abruzzese colpita dal terremoto. Giuliano Sangiorgi (Negramaro) e Mauro Pagani, ideatori e promotori con Jovanotti della prima iniziativa benefica del mondo musicale a sostegno dell&#39;Abruzzo, hanno deciso di cantare per la prima volta live DOMANI 21/04.2009 proprio sul palco di &quot;CORALE PER IL POPOLO D&#39;ABRUZZO&quot; con tutti gli artisti del concerto. Lo scopo &#232; la raccolta fondi a favore dell&#39;Universit&#224; degli Studi dell&#39;Aquila di cui si &#232; fatto garante il Magnifico Rettore, Prof. Ferdinando Di Orio, sia per l&#39;attuazione dei progetti a sostegno dell&#39;Universit&#224;, sia per l&#39;utilizzo dei fondi. Quest&#39;ultimi, tra l&#39;altro, verranno inseriti nel bilancio dell&#39;ateneo abruzzese in un capitolo con finalit&#224; vincolata. Per il pubblico dello Stadio Olimpico una serata di canzoni famose del cast artistico formato da: Renato Zero, Ivano Fossati, Fiorella Mannoia, Antonello Venditti, Cluadio Baglioni, Pino Daniele, Gianni Morandi, Lucio Dalla e Gigi D&#39;Alessio con ospiti d&#39;eccezione come quattro grandi Maestri (Ennio Morricone, Nicola Piovani, Renato Serio e Armando Trovajoli) oltre la coppia di attori Sabrina Ferilli e Cristian De Sica. La serata sar&#224; condotta da Serena Dandini e Giorgio Panariello e si preannuncia con interpretazioni uniche, &#8230;</description>
      <dc:subject>Musica</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-15T22:02:17+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Tesori dell&#8217;Ager Tiburtinus in mostra a Tivoli</title>
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      <description>Ogni identit&amp;agrave; si forma nella coscienza del passato. Indipendentemente dalla cultura e dal grado intellettuale delle proprie passioni sono poche le persone che non hanno mai sentito il fascino dell&amp;rsquo;archeologia. Anche solo per gioco fantasticarci su, ci ha portato a crederla una cosa lontanissima da noi, dalla nostra routine, esiliandola ancora di pi&amp;ugrave; in una sfera irreale in cui tutto &amp;egrave; gi&amp;agrave; stato scoperto e in cui la storia degli oggetti &amp;egrave; gi&amp;agrave; stata scritta. Anche se il silenzio della stampa, il passato ammutolirsi delle istituzioni e soprattutto l&amp;rsquo;assenza di capitali hanno contribuito a rinforzare questa idea, non &amp;egrave; cos&amp;igrave;. Il lavoro di ricerca, di scavo non ha conosciuto soste, i percorsi interpretativi, pur ostacolati per i suddetti motivi, hanno dato vita a una fittissima letteratura straordinariamente ricca di contenuti e hanno incentivato e spronato quanti, nell&amp;rsquo;illusione di quella fantasticheria archeologica, ci hanno creduto. A coronare un&amp;rsquo;azione di lento recupero della nostra storia &amp;ldquo;nascosta&amp;rdquo; tra le mura dei depositi una bellissima mostra intitolata Frammenti del passato. Tesori dell&amp;rsquo;Ager Tiburtinus aperta a Tivoli in Villa Adriana. Nelle sale dell&amp;rsquo;Antiquarium del Canopo di Villa Adriana, in un allestimento suggestivo, sono esposti circa ottanta reperti che provengono dagli scavi di Villa Adriana e del territorio &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-15T22:01:21+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Fondazione Emilio e Annabianca Vedova</title>
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      <description>Nasce a Venezia, nel nome di Emilio Vedova, un nuovo luogo dell&#39;arte. La Fondazione Emilio e Annabianca Vedova ha realizzato l&#39;innovativo progetto di Renzo Piano per lo spazio espositivo che &amp;egrave; stato inaugurato mercoledi&#39; 3 giugno 2009 negli antichi Magazzini del Sale alle Zattere. In questo luogo, dove per cinquant&amp;rsquo;anni vissero i coniugi Vedova, Piano ha realizzato un&amp;rsquo;idea del grande artista scomparso, un&amp;rsquo;innovativa azione nata durante gli incontri tra Vedova e Piano, frequenti fin dagli anni Ottanta del secolo scorso; nell&amp;rsquo;immaginario di Vedova, il Magazzino era il luogo privilegiato per ospitare le sue opere, una sorta di &amp;ldquo;casa dell&amp;rsquo;arte&amp;rdquo;. Principio cardine di questa ristrutturazione &amp;egrave; la leggerezza: Renzo Piano infatti ha non ha toccato le volte, non ha toccato i solidi muri del gigantesco salone, eppure lo spazio risulta immaterialmente riempito da una sottile, modernissima, macchina leonardesca che strappa le opere di Vedova alla fissit&amp;agrave; dei muri in un rimbalzo infinito di chiaroscuri. Una novit&amp;agrave; assoluta sul piano espositivo, grazie a un ingegnoso meccanismo che preleva le opere di Vedova attraverso un braccio meccanico e le porta davanti al pubblico, con un movimento circolare e un cambio continuo. Quello che si voleva realizzare con questa esposizione era uno scenario espositivo in continuo &#8230;</description>
      <dc:subject>Musei</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-14T22:01:17+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Antichi Telai</title>
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      <description>A Roma per la prima volta una selezione di importanti corredi, tessuti d&#39;arte e paramenti sacri. Circa settanta opere fino ad ora rimaste sconosciute al grande pubblico perch&#233; conservate scrupolosamente in armadi e cassetti di sacrestie e conventi. Una mostra presentata da &quot;Il Fondo Edifici di Culto&quot; che, anche quest&#39;anno si &#232; proposto per la promozione della conoscenza del deposito di tessuti d&#39;arte posseduto e nell&#39;impegno sostenuto dal FEC per il recupero, la conservazione e il restauro degli stessi. In un paese dove il tessile &#232; sempre stato un punto economico, ma non solo, di grande forza e che possiede il complesso di arredi pi&#249; ricco del mondo. &amp;nbsp; Un percorso di sete e filati preziosi che vanno dal secolo XVII al XIX, che si adeguano alle particolari funzioni e festivit&amp;agrave; liturgiche, sottolineando il carattere di ogni evento esaltando il rigore formale ed estetico della liturgia stessa. Motivi floreali e ambientazioni naturalistiche, prospetti architettonici, scene sacri, stemmi cardinalizi e gentilizi dei corredi ne raccontano la preparazione nella tecnica del ricamo e della tessitura. Risaltano all&amp;rsquo;occhio i colori delle preziose stoffe: damaschi, lampassi e broccati intessuti d&amp;rsquo;oro e d&amp;rsquo;argento, decorati con fantastici fiori, tralci e fogliame e rifiniti da complesse guarnizioni. L&amp;rsquo;allestimento &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-13T22:01:43+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>I 40 anni dell&#8217;Arma a servizio della cultura</title>
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      <description>Il Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio festeggia in questo anno 2009 i suoi quaranta anni di attivit&amp;agrave; e molte sono state le iniziative prese per celebrare la ricorrenza. Otto lustri di indagini, ricerche e successi fra dipinti e sculture, reperti archeologici ed oggetti di interesse artistico. Il Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale &amp;egrave; nato nel 1969 quando l&amp;rsquo;allora Ministero della Pubblica Istruzione, preoccupato del dilagante fenomeno dei furti di opere d&#39;arte, con conseguente depauperamento del patrimonio nazionale, proponeva al Comando Generale dell&#39;Arma dei Carabinieri l&#39;istituzione di un apposito team di militari che si occupasse della tutela del patrimonio paleontologico, archeologico, artistico e storico nazionale. Il 3 maggio 1969 veniva cos&amp;igrave; istituito il &amp;quot;Comando Carabinieri Ministero Pubblica Istruzione &#45; Nucleo Tutela Patrimonio Artistico&amp;quot;.&amp;nbsp; Cos&amp;igrave; per la ricorrenza del 40&amp;deg; anno di operativit&amp;agrave; sono state organizzate molte manifestazioni. In primo luogo, ricordiamo, quella intrapresa dal mese di maggio dalle Poste Italiane che hanno dedicato un francobollo celebrativo ai Carabinieri del Comando Tpc. Il fine di ci&amp;ograve; &amp;egrave; quello di rendere noto a tutti i meriti dell&amp;rsquo;attivit&amp;agrave; svolta dal Comando e dai suoi Nuclei disseminati sul territorio nazionale e sottolineare la infinita ricchezza artistica del nostro paese. Tra le iniziative, senza &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-13T22:00:59+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>A Carrara tra design e angeli</title>
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      <description>&amp;Egrave; stata inaugurata il 9 Giugno a Carrara Stonestyle &amp;ndash; Territorio &amp;amp; design una mostra interamente dedicata a oggetti d&#39;arredo realizzati in marmo. Fino al 21 Giugno sar&amp;agrave; possibile ammirare le creazioni per interni e esterni firmati da grandi designer e architetti e realizzati dalle aziende del territorio specializzate nella lavorazione del marmo. Un&#39;occasione insomma di ammirare l&#39;incontro tra il meglio del design a livello nazionale ed internazionale e uno dei settori d&#39;eccellenza dell&#39;industria italiana. Il marmo &amp;egrave; da sempre una delle risorse pi&amp;ugrave; importanti del territorio Toscano, e il distretto di Carrara in modo particolare &amp;egrave; da sempre legato strettamente a questo portentoso materiale: qui infatti il marmo non &amp;egrave; solo materia prima per l&#39;arte, ma ci&amp;ograve; che ha permesso lo sviluppo di un settore industriale che resiste nel tempo. Per capire questo legame basta una breve escursione nel magnifico territorio circostante, dove il paesaggio &amp;egrave; segnato (e disegnato) dai tagli profondi delle cave, dalle vie di lizza e dal bianco abbagliante delle pareti di pietra che interrompono il verde delle montagna. Panorama, che in parte si intravede anche dal centro di Carrara, anch&#39;esso pieno di piccoli grandi capolavori marmorei, a testimonianza del fatto che qui questa pietra incredibile &amp;egrave; presente &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-12T22:01:17+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Festival delle Ombre, edizione numero tredici</title>
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      <description>Per otto giorni torna l&#39;appuntamento alla Rocca di Staggia Senese con il Festival Internazionale del Teatro delle Ombre che in questa edizione affronta una tematica estremamente delicata, le Ombre sull&#39;infanzia fra incanto e violenza e la direttrice artistica, Marcella Fragapane, spiega: &amp;quot;Il Festival prosegue il suo cammino di ricerca sull&#39;ombra, proiettata quest&#39;anno sull&#39;infanzia tra incanto e violenza. Abbiamo voluto lanciare un segnale forte e un grido dall&#39;allarme. L&#39;infanzia &amp;egrave; quell&#39;et&amp;agrave; in cui la natura vuole che &#39;i bambini siano bambini prima di diventare uomini&#39; un regno che sfugge del tutto alla comprensione di coloro che oggi pi&amp;ugrave; di ieri vogliono penetrarvi con raziocinio senza il pensiero illuminato da amore, devozione, comprensione, dedizione, capacit&amp;agrave; percettiva ed empatica. Per ripensare alla sacralit&amp;agrave; dell&amp;rsquo;infanzia gli spettacoli si muovono tra lo &#39;stupore infantile&#39;, &amp;ldquo;l&amp;rsquo;oeil nu&amp;rdquo; con cui il bambino guarda il mondo, la disattenzione, l&amp;rsquo;assenza o peggio, l&amp;rsquo;abbandono e la profanazione violenta di tanti adulti&amp;rdquo;. Oggi il debutto alle&amp;nbsp;alle 18 con l&#39;inaugurazione della mostra del fotografo iraniano Siavach Laghai &amp;ldquo;Lo sguardo dei bambini&amp;rdquo;, la conferenza di Giovanni Salonia dal titolo &amp;ldquo;Il bambino negato&amp;rdquo; e la proiezione de &amp;ldquo;Il naso rosso conserva le parole&amp;rdquo;&amp;nbsp;&amp;nbsp;un video documentario di Andr&amp;egrave; Casaca. Alle 21,30, dopo il buffet all&#39;aperto nella straordinaria &#8230;</description>
      <dc:subject>Festival</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-12T22:01:10+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>La caduta delle Meteoriti di Bizhan Bassiri</title>
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      <description>&amp;ldquo;Trovandomi per la prima volta sul cratere, ho sentito la condizione magmatica come fosse il sangue che circolava nelle vene e il cervello nella sua condizione creativa. Da allora, sono ospite di questo tempio dove i fantasmi prendono corpo e le pietre paiono somme animali....&amp;quot; Sono queste le prime righe del Manifesto del Pensiero Magmatico di Bizhan Bassiri artista iraniano da anni ormai trapiantato in Italia, che in 40 punti ha sintetizzato l&#39;intento del suo percorso artistico, quello cio&amp;egrave; di coniugare diversi linguaggi: quello artistico con quello poetico, letterario, teatrale e musicale attraverso l&#39;utilizzo di materiali diversi, superfici di cartapesta e di alluminio, ferro o in bronzo, elementi lavici, elaborazioni fotografiche. Bassiri &amp;egrave; interessato al fluire magmatico della materia, attraverso diverse modalit&amp;agrave;: scultoree, luminose, attraverso videoistallazioni, comunque in relazione con lo spazio architettonico. Cos&amp;igrave;, in occasione dell&#39;anniversario delle scoperte galileiane, qualche giorno fa a Firenze, sono state inaugurate le originali installazioni dell&#39;artista dal titolo La caduta delle Meteoriti nelle ore vitali che anticipano la visione. L&#39;evento rappresenta una tappa intermedia di un ambizioso progetto che consiste nell&#39;installazione delle Meteoriti in vari momenti e in diversi luoghi delle citt&amp;agrave; di Gent, Firenze e Roma. Scelte non casuali poich&amp;eacute; ognuna di queste citt&amp;agrave; per &#8230;</description>
      <dc:subject>Itinerari... d&#39;autore!</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-11T22:01:07+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Loveday</title>
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      <description>Divenendo una tradizione, il simbolo dell&#39;amore universale &#232; ribadito con un&#39;operazione benefica in favore dell&#39;Unicef, testimonial di eccezione nelle Boutique Cartier italiane. Anche quest&#39;anno Cartier rilancia l&#39;iniziativa umanitaria dedicando all&#39;infanzia, in ogni parte del mondo, una giornata di solidariet&#224; e di amore: il LOVEDAY, in calendario per oggi, gioved&#236; 11 giugno. Da questa mattina &#232; in vendita in tutta Italia un nuovo bracciale LOVECHARITY ideato appositamente per l&#39;occasione: un piccolo gioiello costituito da un anello d&#39;oro rosa ornato di un diamante, montato su un cordoncino di seta bianca. LOVECHARITY, fino a esaurimento, &#232; venduto a 580 euro e 145 saranno devoluti a favore dell&#39;UNICEF in aiuto dei bambini del Sudan. Il progetto UNICEF nel Sudan meridionale agisce in favore di una fra le pi&#249; drammatiche realt&#224; del continente africano, situazione che vede coinvolti maggiormente i bambini, tra devastazioni della guerra, epidemie, malnutrizione e abbandono, che vivono in uno stato di precariet&#224; e fragilit&#224;. Per la promozione, Cartier ospita oggi in ogni boutique, personalit&#224; del mondo dello spettacolo, del cinema, della musica e dello sport che presteranno la loro opera come &quot;venditori&quot;.</description>
      <dc:subject>Pensando ai bambini</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-11T08:30:17+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Un concorso chiamato SPECIAL</title>
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      <description>La Fondazione Cassa di Risparmio di Modena ha organizzato un concorso di fotografia, video ed installazione&amp;nbsp;per giovani artisti tra i 18 e i 30 anni il cui&amp;nbsp;bando&amp;nbsp;resta&amp;nbsp; aperto fino al 30 giugno 2009. Il progetto si chiama &amp;quot;Special&amp;quot; ed &amp;egrave; diretto a tutti giovani artisti operanti nel campo delle immagini e che abbiano gi&amp;agrave; avuto qualche esperienza e siano residenti in Emilia Romagna. All&amp;rsquo;autore scelto verr&amp;agrave;&amp;nbsp;consegnato un contributo per la realizzazione del progetto proposto. Per partecipare al concorso &amp;egrave; necessario far pervenire alla Cassa di Risparmio di Modena, entro il 30 giugno 2009, il proprio curriculum vitae, una serie di immagini in formato cartaceo, la presentazione del proprio lavoro e tutti i documenti di adesione occorrenti gi&amp;agrave; compilati. La modulistica necessaria &amp;egrave; disponibile nel sito. Tutti&amp;nbsp;i progetti&amp;nbsp;saranno analizzati&amp;nbsp;da una commissione esaminatrice, presieduta da un rappresentante della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e composta da Filippo Maggia, chief curator della Collezione di fotografia contemporanea della Fondazione, insieme a un secondo rappresentante della Fondazione e a due rappresentanti della Galleria Civica di Modena e dell&#39;Ufficio Giovani d&#39;Arte del Comune di Modena. Il nome del candidato vincitore lo scopriremo il 9 luglio 2009 e&amp;nbsp;realizzer&amp;agrave; il suo intervento personale in contemporanea con la mostra &amp;quot;Due. &#8230;</description>
      <dc:subject>Concorsi</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-11T08:00:26+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>L&#8217;alba di Caravaggio</title>
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      <description>Anticipando gli eventi in programma per il quarto centenario della sua morte, &amp;egrave; stato predisposto un percorso alle origini di Michelangelo Merisi. L&#39;Associazione Giovanni Testori propone infatti un incontro ravvicinato, attraverso l&#39;arte dei pittori considerati &amp;quot;i precedenti&amp;quot; del grande Maestro del Seicento italiano, con sei visite guidate da esperti dell&#39;arte caravaggesca tra Milano, Cremona, Bergamo e Brescia, alla scoperta delle radici del Genio e delle opere che colpirono il suo occhio e la sua anima negli anni della formazione. Un viaggio per focalizzare quei caratteri della pittura del Cinquecento lombardo spiegati, mostrati e attualizzati, sulla traccia degli studi sui precedenti caravaggeschi individuati da Roberto Longhi. Dopo il primo a Milano lo scorso 23 maggio con la visita alla Chiesa di S. Maria presso S. Celso, dove le opere del Moretto e del Bergognone sono state illustrate Jacopo Stoppa dell&#39;Universit&amp;agrave; degli studi di Milano, il programma prosegue a Cremona sabato 13 giugno alle ore 15.30 con La via per Caravaggio: i Campi e lo scrigno di San Sigismondo con Marco Tanzi dell&#39;Universit&amp;agrave; degli studi del Salento. Seguiranno poi: a Bergamo e ad Albino, sabato 4 luglio, ore 14.00 Il realismo tra sacro e profano: Giovan Battista Moroni all&#39;Accademia Carrara e ad Albino con &#8230;</description>
      <dc:subject>Da mettere in agenda</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-11T05:00:40+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>GeneratiON&#8217;80</title>
      <link>http://www.artearti.net/magazine/articolo/generation80/</link>
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      <description>8 artisti nati negli &amp;rsquo;80 &amp;egrave; il progetto di&amp;nbsp;due&amp;nbsp;curatori esordienti, Niccol&amp;ograve; Bonechi&amp;nbsp;e Gabriele Tosi, anche loro nati nello stesso periodo, per&amp;nbsp;indagare l&amp;rsquo;attivit&amp;agrave; artistica&amp;nbsp; della generazione a cui&amp;nbsp;appartengono. Partendo dal criterio&amp;nbsp;generazionale, come scrivono i due curatori, &amp;ldquo;&amp;egrave; un efficace strumento per analizzare le forme artistiche, considerando la teoria per cui soggetti nati in epoche simili conseguono analoghe scelte stilistiche in ottemperanza ad esigenze e circostanze comuni&amp;rdquo;. E che &amp;ldquo;un&amp;rsquo;esordiente generazione, qualunque essa sia, deve spesso rapportarsi con sistemi che non ha costruito, avvertendo verso di essi un inevitabile senso di non completa appartenenza&amp;rdquo;. Marco Bertozzi, Cristiano Coppi, Antonio Cugnetto, Francesco Di Tillo, Federica Gonnelli, Silvio Palladino, Fabrizio Perghem e Sergio Trevisan&amp;nbsp;sono stati selezionati elezionati sulla base di criteri di qualit&amp;agrave;, adattabilit&amp;agrave; agli spazi e alle situazioni, curriculum e innovazione poetica. Infatti a&amp;nbsp;ogni artista &amp;egrave; stato chiesto di realizzare delle opere, per i due diversi luoghi coinvolti nel progetto, che fossero emblematiche della propria ricerca e che potessero idealmente resistere nel tempo. Due le&amp;nbsp;sedi: gli storici locali dell&amp;rsquo;Atrio del Tribunale di Pistoia&amp;nbsp;all&amp;rsquo;interno del trecentesco Palazzo Pretorio la nuova Galleria MOdenArte di Venezia inaugurata proprio con GeneratON&#39;80 in occasione della vernice della Biennale delle Arti Visive Per il Tribunale di Pistoia, spazio restaurato in epoca &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-10T22:01:17+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Museo virtuale dell&#8217;Iraq</title>
      <link>http://www.artearti.net/magazine/articolo/museo_virtuale_delliraq/</link>
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      <description>Inaugurato ieri mattina alla Farnesina il &#39;Museo virtuale dell&#39;Iraq&#39; un progetto nato da un protocollo d&#39;intesa stipulato nel dicembre 2005 tra il Ministero degli Affari Esteri e il Consiglio Nazionale delle Ricerche, operazione che ammonta a circa tre milioni di euro, nel quadro di una missione che ha visto l&#39;Italia operare in prima linea per la stabilizzazione e la ricostruzione dell&#39;Iraq. Il Museo Virtuale &amp;egrave; visitabile on line e non si sovrappone a quello reale di Baghdad, ma seleziona le opere pi&amp;ugrave; significative del territorio iracheno e della sua plurimillenaria civilt&#224; comprendendo anche manufatti custoditi nei musei di tutto il mondo. Collegandosi al sito ci si trova&amp;nbsp;di fronte ad &#39;accessi&#39; in italiano, inglese e arabo con il&amp;nbsp;volto enigmatico della Dama di Uruk, capolavoro della civilt&#224; sumerica, che affiora come un emblema nella home page. Otto sale e ciascuna corrisponde a una fase storica della Mesopotamia antica: preistoria, periodo sumerico, accadico, neosumerico, assiro, babilonese, achemenide e seleucide. In ogni ambiente un allestimento diverso a tre livelli di approfondimento dove sono illustrate provenienza, materiali, dimensioni oltre alle cronologie e i lughi di conservazione corredati da un testo scientifico. &#39;Explora&#39; permette di ammirare 40 ricostruzioni 3D realizzata fedelmente grazie a tecnologie scanner laser di acquisizione &#8230;</description>
      <dc:subject>Musei</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-10T06:00:45+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>C&#8217;era una volta&#8230; Firenze e la Toscana</title>
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      <description>La Biblioteca della Fondazione Spadolini Nuova Antologia si compone di circa 100.000 volumi di storia, politica e cultura dall&#39;Illuminismo all&#39;et&#224; contemporanea e ora ospita una mostra storico&#45;artistica e documentaria dedicata al ruolo fondamentale di Firenze e della Toscana nel corso dei secoli, attraverso confronti e scambi di idee nazionali ed europee. Dalle antiche riviste di Giampietro Vieusseux sul dibattito sulla lingua, la scienza, l&#39;educazione e i primi scritti del giovane Mazzini dedicati a Dante Alighieri. Ma non solo. La mostra accoglie e ci propone bandi, proclami e manifesti dell&#39;epoca accompagnati a lettere inedite e oggettistica preziosa: dipinti, litografie, ritratti e caricature tra cui spiccano le scene sulla fine del Granducato del 1859, l&#39;unione al Regno di Sardegna, gli anni di Firenze capitale. Presidente della Fondazione, prof. Cosimo Ceccuti, sottolinea:&amp;nbsp;&amp;quot;La mostra ospita alcuni pezzi &#39;gustosi&#39; della nostra storia di Firenze nel cinquantennio dal 1821 al 1871, dalla nascita dell&#39;Antologia al trasferimento della capitale da Firenze a Roma. Di particolare interesse per esempio l&#39;elmo della guardia civica di Leopoldo II con la coccarda tricolore del marzo 1848; il necrologio di Giuseppe Mazzini a Giuseppe Montanelli, pubblicato il 3 giugno sul giornale &#39;Il Popolano&#39;, quando si credeva che il noto scrittore e politico italiano fosse &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-09T22:02:11+00:00</dc:date>
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      <title>Napoli rende omaggio a Vincenzo Gemito</title>
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      <description>Fino al 5 Luglio sar&amp;agrave; possibile ammirare presso il Museo Pignatelli di Napoli la mostra dedicata a Vincenzo Gemito, uno dei massimi esponenti della scultura italiana tra Ottocento e Novecento. Si tratta di un&#39;occasione veramente unica: non solo perch&amp;eacute; il panorama delle opere proposte &amp;egrave; vastissimo &amp;ndash; sono circa 200 i pezzi esposti &amp;ndash; ma soprattutto perch&amp;eacute; le occasioni per ammirare il lavoro di questo artista sono sempre state molto rare: l&#39;ultima retrospettiva risale infatti al 1989, mentre la precedente addirittura al 1953. Curioso destino per un artista che fu molto apprezzato anche in vita e ben oltre i confini della sua Napoli. Vincenzo Gemito e il suo tempo Di umili origini, Vincenzo Gemito apprese i rudimenti dell&#39;arte da autodidatta, e arriv&amp;ograve; precocemente alla fama, a soli 16 anni, quando il suo Giocatore viene applaudito nel 1860 alla mostra della Promotrice di Napoli. Il realismo delle opere di Gemito accoglie sempre pi&amp;ugrave; consensi: i gesti quotidiani di scugnizzi, zingare, pescatori e personaggi che popolavano quei vicoli napoletani che dai quali l&#39;artista stesso proveniva, si sposano con un&#39;estetica raffinata che piacer&amp;agrave; alla borghesia napoletana della Belle Epoque. Pur ispirandosi a canoni di bellezza classici e alla lezione verista, l&#39;arte di Gemito &amp;egrave; priva &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-09T22:01:51+00:00</dc:date>
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      <title>A Ravenna per viaggiare&#8230; lontano</title>
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      <description>Ultime due settimane&amp;nbsp;per non perdere&amp;nbsp;una mostra che sviluppa il&amp;nbsp;tema inedito del viaggiatore del passato. Non si tratta di&amp;nbsp;una nuova lettura dei protagonisti del grand tour, ma le metamorfosi durante il viaggio&amp;nbsp;e i cambiamenti radicali al ritorno, di&amp;nbsp;quegli artisti curiosi, animati da diversissime inquietudini, capaci di guardare&amp;nbsp;con occhio libero&amp;nbsp;terre e popolazioni lontane dai ritmi di vita europea. Arrivano cos&#236; nuovi impulsi per l&#39;arte del vecchio continente anche attraverso lo&quot;snorkeling&quot; fonte di immagini di paesi primitivi ed esotici. Entusiasmi diversi: &quot;una bellezza indescrivibile&quot; (P. Klee si rifeerisce alle serate tunisine),&amp;nbsp;i ricordi di&amp;nbsp;&amp;ldquo;grigi verde giada&amp;rdquo; delle lagune, per le &amp;ldquo;eleganti palme&amp;rdquo; e le &amp;ldquo;bande di pesci blu, gialli, zebrati di nero&amp;rdquo; (H. Matisse) o il&amp;nbsp;ricordo di&amp;nbsp;sguardi ostili come di &amp;ldquo;pantere o leopardi&amp;rdquo; (E. Nolde) di&amp;nbsp;indigeni in&amp;nbsp;zona&amp;nbsp;nota per il cannibalismo. Sentimenti contrastanti: desiderio, paura, nostalgia, felicit&#224; in queste esperienze vissute dall&#39;artista partecipe alla mitologia del grande viaggiatore. La mostra vi &#232; stata presentata da Ellegi lo scorso 30 gennaio e questo mio ulteriore suggerimento, al di l&#224; delle atmosfere dei quattro continenti, attraversando panorami inconsueti, deserti, barriere coralline, o la magia dell&#39;architettura orientale, vorrebbe farvi soffermare su cosa rappresentarono a quei tempi i viaggi. Antiche carte geografiche e mappamondi&amp;nbsp;all&#39;ingresso per poi salire sul galeone alla scoperta &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-09T12:00:16+00:00</dc:date>
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      <title>La classe morta</title>
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      <description>Al Castello di&amp;nbsp;Salemi&amp;nbsp;una mostra voluta dal Sindaco&amp;nbsp;Vittorio Sgarbi e dall&amp;rsquo;Assessore alla Creativit&amp;agrave; Oliviero Toscanila:&amp;nbsp;&amp;ldquo;la classe morta&amp;rdquo; di Cesare Inzerillo. Le diciotto&amp;nbsp;mummie esposte&amp;nbsp;sono state realizzate&amp;nbsp;nel corso degli ultimi anni dall&#39;autore (scenografo di Cipr&amp;igrave; e Maresco)&amp;nbsp;e&amp;nbsp;preannunciate come&amp;nbsp;la pi&amp;ugrave; dirompente personale d&amp;rsquo;arte dell&amp;rsquo;anno. &amp;nbsp; Inzerillo ha confessato&amp;nbsp;&amp;ldquo;ci&amp;ograve; che mi ha spinto a realizzare questa mostra &amp;egrave; stato il grande interesse e la curiosit&amp;agrave; mostratami da due monoliti dell&amp;rsquo;arte, quali Vittorio Sgarbi e Oliviero Toscani.&amp;nbsp;E&amp;rsquo; stato il loro entusiasmo, insieme a quello di Franco Maresco, a spingermi a fare una cosa che non avevo mai fatto prima, ovvero una personale nella mia terra. Inoltre Salemi mi e&amp;rsquo; sembrata la citt&amp;agrave; perfetta per la mia mostra, lontana dalle logiche sempre pi&amp;ugrave; complicate degli ambienti artistici locali. Qui ho trovato un fervore creativo sincero e stimolante&amp;rdquo;. Il Sindaco di Salemi dichiara &quot;Cinisi potrebbe tornare in tempi rapidi all&#39;attenzione del mondo grazie a Inzerilli&quot;, mentre l&#39;Assessore alla Creativit&#224; aggiunge &quot;Mi succede di rado che dei lavori presentatimi come opere d&#39;arte, vengano considerati tali da me. Per&#242; quando mi succede sono particolarmente emozionato ed entusiasta e non posso fare altro che ringraziare l&#39;artista, che me le ha presentate, per la sua generosit&#224;. Grazie Cesare Inzerillo. Sei un grande!&quot; Il catalogo &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-08T22:02:01+00:00</dc:date>
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    <item>
      <title>Carlo Zauli scultore a Palazzo Bricherasio e dintorni</title>
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      <description>Ancora qualche giorno per correre a Torino e ammirare, all&#39;interno delle storiche sale della Fondazione di Palazzo Bricherasio e per le vie della citt&amp;agrave;, le opere di Carlo Zauli. Prima grande tappa europea del ciclo espositivo inaugurato nel 2007 con quattro grandi antologiche giapponesi, la mostra Carlo Zauli scultore, realizzata in collaborazione con il Museo Carlo Zauli e Renata Bianconi, &amp;egrave; curata da Flaminio Gualdoni. Presenti circa quaranta sculture a Palazzo e quattro sculture monumentali collocate in estero per celebrare uno dei ceramisti e scultori pi&amp;ugrave; importanti del Novecento. Forse solo chi come lui nasce nella terra di Faenza, capitale indiscussa fin dal XV secolo della produzione artistica della maiolica, pu&amp;ograve; conoscere e sentire tutti i segreti e le tecniche di un&#39;arte antica che la sua importante ricerca artistica ha rimesso in scena. Il lungo percorso artistico dello scultore, nato nel 1926, inizia negli anni Cinquanta quando assieme agli amici Umberto Zannoni, Averardo Giovannini e Renato Zama, rileva lo studio del ceramista Mario Morelli. Attraverso le collezioni del Museo delle Ceramiche di Faenza, le numerose fiere ed i concorsi d&#39;arte cui partecipa, Zauli ha l&#39;opportunit&amp;agrave; di essere aggiornato sui grandi rinnovamenti formali avvenuti nel mondo della ceramica che proprio in quegli anni &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-08T22:01:24+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Restauro fasce laterali Cappella Maggiore di Santa Croce</title>
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      <description>Questa mattina, nel Cenacolo della Basilica di Santa Croce la firma per il restauro delle fasce laterali della Cappella Maggiore. Un accordo fra l&#39;Opera di Santa Croce, l&#39;Universit&#224; di Kanazawa in Giappone e l&#39;Opificio delle Pietre Dure sancisce la collaborazione fra le tre Istituzioni grazie alla generosa donazione del prof. Takaharu Miyashita che ha indirizzato al progetto l&#39;eredit&#224; ricevuta dai genitori, il padre Koichi e la madre Michiko, pari dodici milioni di Yen. Si restaurer&#224; quindi anche la straordinaria &quot;cornice&quot; che racchiude la Cappella Maggiore il cui grandioso intervento dell&#39;Opificio delle Pietre Dure &#232; partito quattro quattro anni fa per un&#39;altra domazione (150 milioni di Yen) messa a disposizione dal mecenate giapponese Tetsuya Kuroda e dal prof. Takaharu Miyashita. Si pu&#242; quindi definire una sorta di &quot;Ambasciata di Santa Croce in Giappone&quot; quella costituita in questi ultimi anni dal prof. Miyashita e dal suo gruppo di lavoro a Kanazawa dove l&#39;interesse scientifico coinvolge l&#39;intero Ateneo per le peculiarit&#224; che caratterizzavano il lavoro delle botteghe artistiche fiorentine del Trecento. Il noto Accademico &#232; autore di importanti pubblicazioni scientifiche sull&#39;arte italiana del Rinascimento, in particolare della pittura murale italiana, autore e presentatore anche di documentari di alta divulgazione scientifica per la televisione nazionale giapponese. &#8230;</description>
      <dc:subject>Eventi</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-08T15:00:10+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Punta della Dogana</title>
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      <description>Sabato scorso la cerimonia ufficiale di inaugurazione con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e da ieri &amp;egrave; aperta al pubblico la 53a Biennale d&#39;Arte di Venezia di cui vi parlerermo diffusamente sulle nostre pagine. Invece, da fiorentina legata radicalmente al proprio territorio, ho provato autentica invidia mercoled&amp;igrave; scorso quando abbiamo visitato in anteprima il complesso monumentale di Punta della Dogana dopo il restauro strutturale affidato a Tadao Ando. Venezia ha dunque un nuovo centro di arte contemporanea (gestito da Palazzo Grassi S.p.A. il cui presiente &amp;egrave; Fran&amp;ccedil;ois Pinault) e il sindaco Massimo Cacciari ha fatto notare come l&#39;evento fonda &amp;quot;diversi aspetti di quel disegno della citt&amp;agrave; &#39;possibile&#39;, di quella &#39;idea&#39;&amp;nbsp;di Venezia, che un vivace e intelligente dibattito ha elaborato in un recente passato, e che l&amp;rsquo;Amministrazione comunale da me guidata sta perseguendo in questi anni. Un edificio di pregio architettonico e di collocazione strategica, abbandonato da tempo e avviato al degrado, &amp;egrave; stato salvato e recuperato, nel pi&amp;ugrave; rigoroso rispetto degli spazi originari, grazie alla sensibilit&amp;agrave; del progettista e alla perizia di Dottor group, e viene ora riutilizzato e valorizzato, con una destinazione che arricchisce l&amp;rsquo;offerta culturale e il patrimonio artistico di Venezia&amp;quot;. Dopo Santiago Calatrava, David Chipperfield, Renzo Piano, Mario &#8230;</description>
      <dc:subject>Eventi</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-07T22:01:55+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>V Simposio della Ceramica Contemporanea</title>
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      <description>I Comuni di Bassano del Grappa e Nove&amp;nbsp;hanno organizzato negli&amp;nbsp;anni 1972, 1974 e&amp;nbsp;1978&amp;nbsp;un Simposio di ceramica contemporanea con lo scopo di promuovere e diffondere la conoscenza e la pratica della ceramica e di confrontare la produzione locale con quella di artisti di Paesi europei ed extraeuropei ad alta tradizione nel settore. Tale organizzazione&amp;nbsp;nasceva in un momento di grande fervore creativo e&amp;nbsp;aveva stimolato il confronto tra artisti, la sperimentazione di nuove tecniche e di nuove forme espressive, l&#39;innovazione nel campo didattico del locale Istituto Statale d&#39;Arte di Nove. Nel 2006 gli stessi Comuni&amp;nbsp;hanno voluto riproporre l&#39;organizzazione dell&amp;rsquo;evento, ritenendo che nuove proposte e nuovi confronti possano raggiungere lo stesso stimolo, a suo tempo ottenuto. Adesso, per la quinta edizione&amp;nbsp;si aggiunge il Comune di Este&amp;nbsp;come terza citt&amp;agrave; della ceramica artistica del Veneto e&amp;nbsp;possono partecipare al concorso tutti gli artisti nati a partire dall&amp;rsquo;1 Gennaio 1970 che abbiano partecipato ad almeno una rassegna con un proprio manufatto ceramico. Dal bando di concorso, gli&amp;nbsp;scopi da perseguire risultano&amp;nbsp;i seguenti: recupero della grande tradizione locale di tecnica e di ideazione, dalla produzione degli Antonibon alle sperimentazioni tecniche e figurative dei Viero, di Passarin, dei Franchini e di Contiero; ricerca di nuove forme espressive e di nuovi materiali; ricerche nel &#8230;</description>
      <dc:subject>Concorsi</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-06T22:01:44+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Otium Ludens</title>
      <link>http://www.artearti.net/magazine/articolo/otium_ludens/</link>
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      <description>Non tutti sanno che tra le citt&amp;agrave; ricoperte dalla lava durante la rovinosa eruzione del Vesuvio del 79 d.C. vi fosse, oltre alle pi&amp;ugrave; celebri Pompei ed Ercolano, anche l&amp;rsquo;antica Stabiae. La citt&amp;agrave; sorta sulle colline di Varano, protesa sul Golfo di Napoli, venne scelta per merito della bellezza del luogo, come localit&amp;agrave; nella quale l&amp;rsquo;elite romana sistem&amp;ograve; le proprie lussuose dimore. Le antiche ville di Stabiae erano le ville dell&amp;rsquo;ozio nell&amp;rsquo;accezione pi&amp;ugrave; nobile del termine. Qui i facoltosi romani non si dedicavano alle attivit&amp;agrave; pubbliche bens&amp;igrave; ai loro prediletti e pi&amp;ugrave; alti svaghi intellettuali. Costellate di raffinati ambienti muniti di splendida vista sul mare, le ville di Stabiae potevano raggiungere i 20.000 mq d&amp;rsquo;estensione! Biblioteche, piscine, stanze per i ricevimenti, zone termali, erano tutte corredate da meravigliosi affreschi e decorazioni che, se portati alla luce, possono offrirci la possibilit&amp;agrave; di approfondire le conoscenze su un&amp;rsquo;epoca tanto storicamente densa e prolifica. Per avere un&amp;rsquo;idea dello sfarzo assoluto di queste ville di villeggiatura basti pensare che alcune di esse, come ad esempio la Villa di Arianna, avevano un accesso privato alla spiaggia mediante una serie di rampe e scale. I primi scavi sul sito risalgono al 1749&#45; 1782, in concomitanza con le campagne &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-05T22:01:32+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Goya e i &#8220;Disastri della guerra&#8221;</title>
      <link>http://www.artearti.net/magazine/articolo/goya_e_i_disastri_della_guerra/</link>
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      <description>Immagini nere che si imprimono con violenza nel cuore ci parlano insinuando nell&amp;rsquo;anima l&amp;rsquo;inquietudine di una realt&amp;agrave; non trasfigurata dall&amp;rsquo;arte, scene raccapriccianti crude e cruente sono i &amp;ldquo;disastri di guerra&amp;rdquo; di Francisco Goya in mostra fino al 6 di settembre alla Galleria Civica d&amp;rsquo;Arte di Cava de&amp;rsquo; Tirreni. L&amp;rsquo;esposizione Il segno di Goya. Ottanta capolavori incisi &amp;egrave; la voce della follia e degli scempi della guerra, l&amp;rsquo;espressione del Male che stravolge gli sguardi e la mente, e non lascia scampo. In mostra una parte della lunghissima serie di incisioni a cui Goya mise mano ormai ultrasessantenne al tempo dell&amp;rsquo;invasione napoleonica della Spagna nel 1807. Quell&amp;rsquo;anno segn&amp;ograve; l&amp;rsquo;inizio di un lungo avvicendarsi di affanni e disastri come la sanguinaria ribellione di Saragozza nel 1808, citt&amp;agrave; in cui era nato, o la carestia di Madrid, e la successiva monarchia assoluta e oscurantista di Ferdinando VII che sal&amp;igrave; al trono dopo la liberazione dagli invasori. Goya, divenuto nel 1789 &amp;ldquo;pintor de la camera del rey&amp;rdquo;, e, perci&amp;ograve;, dipendente delle Corte reale, conquista un&amp;rsquo;assoluta autonomia d&amp;rsquo;azione e di giudizio che lo porta implicitamente a combattere l&amp;rsquo;ottusa politica del sovrano. &amp;Egrave; il suo lato oscuro quello che si interessa ai criminali, al mondo magico e stregonesco, che &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-04T22:02:43+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>La Raccolta Lercaro riapre al pubblico</title>
      <link>http://www.artearti.net/magazine/articolo/la_raccolta_lercaro_riapre_al_pubblico/</link>
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      <description>Vicino al centro di Bologna si trova un piccolo gioiello: la Galleria d&amp;acute;Arte Moderna &amp;quot;Raccolta Lercaro&amp;quot;. E&amp;acute; una raccolta di opere d&amp;acute;arte contemporanea formatasi grazie alla stima e all&amp;acute;affetto rivolto da molti artisti verso la figura dell&amp;acute;Arcivescovo di Bologna cardinale Giacomo Lercaro. Formatasi nel 1971 da una donazione spontanea di alcuni artisti del bolognese (Aldo Borgonzoni, Pompilio Mandelli, Enzo Pasqualini, Ilario Rossi) in occasione del suo ottantesimo compleanno, fa parte della pi&amp;ugrave; ampia Fondazione Giacomo Lercaro le cui attivit&amp;agrave; in collaborazione con altri centri ed istituti affini spaziano dalla formazione morale a quella artistica dei giovani specialmente del Collegio Universitario di Villa San Giacomo, di cui la raccolta &amp;egrave; parte integrante, al sostegno degli anziani fino all&amp;acute;incremento di una produzione culturale di qualit&amp;agrave;, con una particolare attenzione anche all&#39;architettura sacra, a cui l&#39;Arcivescovo era molto attento tanto da aprire nel 1955 un Congresso di Architettura Sacra e soprattutto la sua attenzione era rivolta alle periferie della citt&amp;agrave; di Bologna con la costruzione di nuove chiese che rappresentassero un punto di riferimento religioso e sociale. Sono rimasta sorpresa per la ricchezza e per l&amp;acute;importanza dei pezzi custoditi al suo interno, doni di artisti o delle loro famiglie oppure semplici acquisizioni. Alla base della &#8230;</description>
      <dc:subject>Da mettere in agenda</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-04T22:01:04+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Ritorni e partenze all&#8217;Archeologico di Firenze</title>
      <link>http://www.artearti.net/magazine/articolo/ritorni_e_partenze_allarcheologico_di_firenze/</link>
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      <description>Due grandi eventi per il Museo Archeologico Nazionale di Firenze: &amp;egrave; tornata la statua bronzea nota come &amp;quot;Minerva di Arezzo&amp;quot; per un&#39;esposizione a lei completamente dedicata, dopo ben otto anni di restauro, e la partenza del pezzo pi&amp;ugrave; noto del museo, il grande bronzo etrusco datato al V secolo a.C. della &amp;quot;Chimera&amp;quot; esposta in una mostra che si aprir&amp;agrave; a Los Angeles nella Villa Getty il 16 luglio prossimo. Il grande ritorno della Minerva di Arezzo rientra nel pi&amp;ugrave; vasto progetto del centro di Restauro della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana sui &amp;ldquo;grandi bronzi&amp;rdquo; del Museo Archeologico di Firenze ed ha coinvolto diversi istituti specializzati. Le analisi degli aspetti stilistici e tecnici hanno dimostrato che essa &amp;egrave; da attribuire a bronzisti italici (etruschi e magno greci) attivi agli inizi del III secolo a.C. La Minerva &amp;egrave; stata scoperta casualmente nel 1541 presso la chiesa di S. Lorenzo ad Arezzo e acquistata nel 1542 da Cosimo I de&amp;rsquo; Medici, dovette subire numerosi restauri fin dall&amp;rsquo;epoca della scoperta e gli unici documentati sono quelli effettuati da &amp;ldquo;Carradori&amp;rdquo;, scultore della corte lorenese e insegnante dell&amp;rsquo;Accademia di Firenze, che le hanno attribuito l&amp;rsquo;aspetto con cui essa &amp;egrave; universalmente nota. Oggi &amp;egrave; finalmente possibile ammirarla &#8230;</description>
      <dc:subject>Musei</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-03T22:02:27+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Un mondo di vetro</title>
      <link>http://www.artearti.net/magazine/articolo/un_mondo_di_vetro/</link>
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      <description>Per la prima volta in un museo,&amp;nbsp;la mostra di&amp;nbsp;produzione vetraria di Luciano Gaspari con oltre settanta opere in quarant&#39;anni di attivit&#224;, dal 1955 al 1995, provenienti per la maggior parte da tre grandi nuclei collezionistici. Luciano Gaspari (1913&#45;2008) nasce il 22 marzo 1913 da una famiglia di artisti decoratori. Pittore e designer attivo nel vivace ambiente artistico veneziano fin dagli anni Trenta, arriva alla produzione vetraria dopo la seconda guerra mondiale. Nel 1947, collaborando con le vetrerie Salviati instaura con il maestro Livio Seguso un fruttuoso sodalizio che li condurr&#224; alla realizzazione di molteplici opere, diventate poi celebri in tutto il mondo, grazie allo studio delle collezioni e alle verifiche scientifiche delle tecniche. La relazione tra arte, design e produzione vetraria nasce appunto a Murano; in questo dopoguerra grigio mancano le innovazioni e cresce cos&#236; la voglia di rinnovare: si scoprono modi diversi di contemplare l&#39;arte, si sperimentano tecniche da cui nascono il &quot;sommerso&quot; fatto da strati multipli, anche colorati, il fum&#232;. Nel 1953 Egidio Costantini fonda a Venezia il &quot;Centro Studio Pittori nell&#39;Arte del Vetro di Murano&quot; dove arrivano celebri artisti come Licata, Ponti, Kokoschka, Picasso&amp;hellip; portando disegni che vengono poi tradotti, trasformati e rielaborati in scultura dai maestri vetrai. Luciano &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-03T22:01:23+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Ritorno alle origini. Agapito Miniucchi a Ferrara</title>
      <link>http://www.artearti.net/magazine/articolo/ritorno_alle_origini._agapito_miniucchi_a_ferrara/</link>
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      <description>Reditus ad Origines in un itinerario metaforico da una scultura portale, imponente limen iniziatico, si scende ad una seconda scultura che costringe ad una larvalit&amp;agrave; estrema e fortissima &amp;egrave; l&amp;rsquo;induzione al desiderio di conoscenza Agapito Miniucchi Ancora un nuovo connubio arte&#45; scienza&#45; sapere, si consuma in terra emiliana nei locali di una istituzione universitaria. Dopo il progetto del Policlinico di Modena, questa volta ci ritroviamo a Ferrara negli spazi del Polo Scientifico e Tecnologico dell&amp;rsquo;Universit&amp;agrave; degli studi della cittadina estense, dove dal prossimo 9 giugno sar&amp;agrave; collocata la grande opera &amp;ldquo;Reditus ad origines&amp;rdquo; di Agapito Miniucchi. L&amp;rsquo;area dell&amp;rsquo;Ex Zuccherificio Eridiana, sede attuale del complesso universitario, &amp;egrave; gi&amp;agrave; di per se occasione per ammirare un ottimo recupero architettonico di una struttura dismessa ma ancora fruibile. Si conservano ristrutturati la ciminiera e l&amp;rsquo;edificio principale del complesso a cui sono poi state affiancate altre strutture pi&amp;ugrave; moderne secondo le necessit&amp;agrave; dell&amp;rsquo;Ateneo. Reditus ad origines, la grande opera monumentale di Miniucchi &amp;egrave; collocata qui, nel parco antistante il complesso per il quale era stata progettata agli inizi degli anni ottanta, proprio sulla strada di accesso alla citt&amp;agrave;. Questo luogo, crogiolo del sapere scientifico, accoglie l&amp;rsquo;opera, vero segno architettonico che, alludendo alla ricerca delle radici dell&amp;rsquo;uomo, ma &#8230;</description>
      <dc:subject>Da mettere in agenda</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-02T22:02:19+00:00</dc:date>
    </item>

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      <title>L&#8217;ospite misteriosa di Palazzo Barberini</title>
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      <description>Accadeva, quando per qualche motivo diveniva impossibile procurarsi dei Caravaggio originali, che alcuni collezionisti ricorressero a copie per un&#39;abitudine diffusa quanto la loro dispersione. Molte furono eseguite da copisti, altre da studenti, di certo le copie venivano prodotte! Nel 1606 le prime di cui abbiamo notizia e che sono andate perdute: le due versioni dell&#39;Incredulit&#224; di San Tommaso apparse a Bologna e Genova. Le copie di Angelo Caroselli (1585 &#45; circa 1652), che quasi sicuramente conobbe Caravaggio, sembra risultassero di ottima qualit&#224; e l&#39;artista era solito firmarle AC. Invece, quelle realizzate da artisti meno corretti, &#232; probabile venissero spacciate per originali sia dagli autori che dai mercanti e la fuga del Merisi da Roma fu provvidenziale per gli imitatori. Dopo la sua morte, Gentileschi, Borgianni e Manfredi iniziarono a eseguire dipinti caravaggeschi a cui si un&#236; il Saraceni divenendo, di fatto, il primissimo nucleo di seguaci romani. Pur non collaborando attivamente, all&#39;epoca Roma contava centomila abitanti ed &#232; impensabile che nell&#39;ambiente non si sapesse cosa stava accadendo e come ognuno personalizzasse lo stile del Maestro. Anche Caroselli inizi&#242; a dipingere in stile caravaggesco. Artista singolare, capace di interpretare il naturalismo del Merisi in una luce chiara e cristallina derivatagli da Gentileschi &#232; &#8230;</description>
      <dc:subject>Eventi</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-02T22:00:54+00:00</dc:date>
    </item>

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      <title>Il Bisonte sono io!</title>
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      <description>Cinquant&#39;anni compiuti quest&#39;anno e una mostra per ripercorrere l&#39;attivit&amp;agrave; editoriale della Scuola internazionale di grafica d&#39;arte &amp;quot;Il Bisonte&amp;quot;. Si intitola &amp;ldquo;Il Bisonte sono io! Le edizioni d&#39;arte del Bisonte&amp;quot;&amp;nbsp;ed &amp;egrave; stata inaugurata il 14 maggio presso la Biblioteca Nazionale di Firenze, in piazza Cavalleggeri. Nata nel 1959, il Bisonte ha svolto anche attivit&amp;agrave; editoriale. Ricordiamo libri d&amp;rsquo;arte, prodotti negli anni che vanno dal 1969 al 1996, e una collana di poesia diretta da Renzo Gherardini. A proposito di poesia, una sezione della mostra &amp;egrave; stata dedicata ai piccoli, preziosi volumi corredati da incisioni d&#39;autore della Collana di Poesia. Questa mostra, sar&amp;agrave; visibile fino al 30 giugno ed andr&amp;agrave; a concludere le manifestazioni per il cinquantenario del Bisonte. Una ricca esposizione che si compone di quattordici edizioni, firmate da artisti e poeti che hanno lasciato tracce importanti nel loro operato. Nomi noti e meno noti: Leonardo Cremonini e Gigliola Venturi, Guttuso e Levi, Treccani e Zancanaro, Mario Molteni e Fernando Farulli, Aldo Salvadori e Nino Tirinnanzi, Alberto Viani e Gianni Cacciarini, Pietro Annigoni e Gi&amp;ograve; Pomodoro. Trude Waehner e Sarai Sherman. I testi sono, fra gli altri, di Danilo Dolci, Mario Luzi, Carlo Betocchi, oltre ai classici Machiavelli, Mallarm&amp;eacute;, Garcia Lorca. Un catalogo &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-01T22:02:43+00:00</dc:date>
    </item>

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      <title>Guardando i quadri esposti nelle Cartoline D&#232;co</title>
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      <description>Guardando i quadri esposti nell&amp;rsquo;interessante mostra &amp;ldquo;Arte in Italia D&amp;eacute;co 1919&#45;1939&amp;rdquo; a Rovigo, sorge spontanea una considerazione su quell&amp;rsquo;arte, espressione non solo di un periodo artistico, ma anche di un modo di vivere e di pensare. Fra l&amp;rsquo;altro emerge la suggestiva importanza ed originalit&amp;agrave; della donna nel contesto sociale. E&amp;rsquo; narrata cos&amp;igrave; anche la conquista di un diverso modo di vivere che, partendo dall&amp;rsquo;esotismo, giunge ad un aspetto pi&amp;ugrave; libero e aperto alle novit&amp;agrave;. Ritroviamo gli stessi motivi anche nell&amp;rsquo;arte figurativa minore, quella, cio&amp;egrave;, delle cartoline, spesso opere di validi artisti, attualmente oggetto di un mercato di antiquariato moderno seguito da molti collezionisti. In un vecchio albo di cartoline ne abbiamo trovate alcune che possono confermare quanto affermato in precedenza. Per esempio l&amp;rsquo;aspetto esotico &amp;egrave; ben rappresentato in una cartolina del 1919 dove l&amp;rsquo;atteggiamento della donna e le sue vesti ci riportano ad un&amp;rsquo;Asia lontana che divenne come di moda in quel periodo, mentre in un&amp;rsquo;altra del 1918 il movimento delle vesti e del velo d&amp;agrave; al corpo una realt&amp;agrave; immobile e statuaria mettendo anche in evidenza l&amp;rsquo;importanza di &amp;ldquo;quell&amp;rsquo;eterno femminino&amp;rdquo; che ispir&amp;ograve; poeti e scrittori. La moda cercava di esaltare la femminilit&amp;agrave;, curando in modo particolare non solo la plasticit&amp;agrave; del &#8230;</description>
      <dc:subject>Non solo cultura</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-01T22:01:17+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Museo Magritte a Bruxelles</title>
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      <description>Apre domani al pubblico il nuovissimo museo dedicato a Ren&amp;eacute; Magritte (Lessines 21 novembre 1898 &#45; Bruxelles 15 agosto 1967). Accogliendo con gioia l&#39;invito, sono volata a Bruxelles per la presentazione in anteprima alla stampa internazionale del museo che consacra il pi&amp;ugrave; importante pittore belga del ventesimo secolo. Realizzato dai Musei reali delle Belle Arti del Belgio, la Fondazione Magritte, la R&amp;eacute;gie des B&amp;acirc;timents e SUEZ, adesso il palazzo dei Musei reali riunisce, in oltre duemilacinquecento metri quadri (allestito nell&#39;elegante palazzo Altenlo, in stile neoclassico, uno degli edifici costruiti nel 1779 dal&#39;Amministrazione della Lotteria imperiale e reale introdotta in Belgio dagli austriaci) il Museo Magritte che ospita la maggiore collezione al mondo di opere del genio del surrealismo. Un percorso cronologico e tematico caratterizzato da un approccio pluridisciplinare e pedagogico, rigoroso e interattivo con il grande pregio di coprire tutti i periodi e le metodologie utilizzate. I capolavori provengono dai fondi Ir&amp;egrave;ne Scutenaire&#45;Hamoir e Georgette Magritte, dagli acquisti dei Musei reali e collezioni private: 149 opere di cui 75 dipinti, 58 guazzi e disegni, 5 sculture, 3 oggetti, 7 stampe e manifesti, 1 negativo fotografico oltre a tutta una serie di archivi, libri e foto vintage. Consiglio, prima di entrare nel museo, &#8230;</description>
      <dc:subject>Musei</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-01T09:00:50+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Il fasto e la ragione</title>
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      <description>Il Settecento fiorentino si svela in tutta la sua bellezza nella stupenda mostra Il fasto e la ragione allestita presso gli Uffizi fino al 30 Settembre. Si tratta di un&#39;occasione unica per ammirare opere che appartengono a un&#39;epoca troppo spesso trascurata dal grande pubblico, abituato a un&#39;offerta turistica e culturale che vuole Firenze capitale dell&#39;arte Medievale e soprattutto Rinascimentale. Al contrario, la mostra rende a questo secolo la sua importanza, in qualit&amp;agrave; di spartiacque tra la Firenze Medicea e il dominio Lorenese, e ci ricorda che l&#39;arte a Firenze non si annull&amp;ograve; con con l&#39;estinzione della casata che aveva governato la citt&amp;agrave; per oltre due secoli. Invece le famiglie dei committenti fiorentini prima e la casata Asburgica poi, traghetteranno il gusto estetico dal fasto degli ultimi Medici verso i canoni illuministici e il rigore neoclassico che giungeranno in citt&amp;agrave; insieme all&#39;invasione Napoleonica. Alla fine di questo periodo non solo sar&amp;agrave; definitivamente conclusa una stagione, ma saranno totalmente mutati il linguaggio e i canoni artistici. Il Settecento &amp;egrave; anche e soprattutto l&#39;epoca che vede il consolidamento del ruolo degli Uffizi. La Galleria fu infatti aperta al pubblico nel 1769 dal Granduca Pietro Leopoldo, che l&#39;aveva ereditata da Anna Maria Luisa, ultima discendente Medici, &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-06-01T05:00:15+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>San Giovanni Battista</title>
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      <description>Giovanni il Battista &amp;egrave; un personaggio a cui i Vangeli danno grandissimo risalto, intrecciandone costantemente la vita e le predicazioni con l&amp;rsquo;opera di Ges&amp;ugrave;: ultimo profeta e primo apostolo, si &amp;egrave; donato totalmente per la sua missione, e per questo &amp;egrave; venerato dalla Chiesa come martire. Giovanni Battista &amp;egrave; il santo pi&amp;ugrave; raffigurato nell&amp;rsquo;arte di tutti i secoli: non c&amp;rsquo;&amp;egrave; si pu&amp;ograve; dire, pala d&amp;rsquo;altare o quadro di gruppo di santi, da soli o intorno al trono della Vergine Maria, in cui non sia presente questo santo, senza contare le numerose opere pittoriche dei pi&amp;ugrave; grandi artisti che lo hanno rappresentato nelle differenti momenti della sua vita, ci&amp;ograve; testimonia il grande interesse, che in tutte le epoche ha suscitato questo austero profeta, cos&amp;igrave; in alto nella stessa considerazione di Cristo, da essere da lui definito &amp;ldquo;Il pi&amp;ugrave; grande tra i nati da donna&amp;rdquo;. &amp;Egrave; tale la considerazione che la Chiesa gli riserva, che &amp;egrave; l&amp;rsquo;unico santo dopo Maria ad essere ricordato nella liturgia, oltre che nel giorno della sua morte (29 agosto), anche nel giorno della sua nascita terrena (24 giugno); ma quest&amp;rsquo;ultima data &amp;egrave; la pi&amp;ugrave; usata per la sua venerazione, dalle innumerevoli chiese, diocesi, citt&amp;agrave; e paesi di tutto il &#8230;</description>
      <dc:subject>L&#39;iconografia svela...</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-30T22:00:48+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Nicol&#242; dell&#8217;Abate alla corte del Boiardo</title>
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      <description>L&amp;rsquo;idea di ritrovare il Paradiso tra le mura della Rocca di Scandiano, dimora del poeta rinascimentale Matteo Maria Boiardo, colpisce al cuore come un rimprovero solenne assestato in mezzo al petto della Storia quasi a toglierle il fiato. Quelle mura non parlavano a nessuno da tempo, scialbate, offese dai saccheggi del XVIII e XIX secolo, dimenticate nell&amp;rsquo;abbandono del palazzo e poi, d&amp;rsquo;un tratto, ci hanno nuovamente offerto un tesoro, spuntato fuori come un fiore tropicale sotto un acquazzone. Su di esse la poesia piena di sogno e di fascino di Nicol&amp;ograve; dell&amp;rsquo;Abate, l&amp;rsquo;artista modenese prediletto dagli ultimi signori rinascimentali dell&amp;rsquo;area padana, espressione del suo stile nel momento immediatamente precedente il suo trasferimento a Bologna e il successivo al passaggio in Francia, a Fontainebleau, dove morir&amp;agrave;. Un recupero paziente e meticoloso, durato quattro anni ha portato alla luce diverse lunette con paesaggi aperti, edifici, citt&amp;agrave; in lontananza e vestigia di antichit&amp;agrave; conclusi alla base da meravigliosi festoni di frutta e fiori che nonostante lo stato di conservazione non uniforme hanno confermato le ipotesi avanzate da Diego Cuoghi sull&amp;rsquo;identificazione di quella sala nel cosiddetto camerino del Paradiso. Proprio quella sala nel 1884 conobbe lo scempio dello spoglio della decorazione pittorica per opera di Giovanni &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-29T22:01:15+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>La vacanza si fa &#8220;ad arte&#8221;</title>
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      <description>L&#39;Italia pi&amp;ugrave; la si conosce e pi&amp;ugrave; ci si rende conto di quanto vasto sia il suo patrimonio. Da fiorentina con&amp;nbsp;seconda casa in Versilia per i fine settimana, preferisco muovermi&amp;nbsp;per le vacanze&amp;nbsp;alla scoperta di localit&amp;agrave; nuove. Il&amp;nbsp;Trentino sta diventando&amp;nbsp;meta scelta sempre pi&amp;ugrave; spesso&amp;nbsp;per la qualit&amp;agrave; del quotidiano derivante dall&#39;importanza data al territorio, alla natura, alla pulizia, al silenzio&amp;nbsp;e alla vita a dimensione di bambino (vi rimando al nuovissimo sito per una panoramica completa dell&#39;offerta estiva e le offerte speciali). Qui mi piace soffermarmi sul paesaggio naturale che diventa palcoscenico con una serie di eventi del progetto di comunicazione &amp;quot;&amp;rsquo;Arte della Vacanza&amp;quot; per unire cultura, ambiente e turismo. Qualche esempio? Un concerto a duemila metri di quota, quando la notte lascia il posto ai primi raggi di sole e le Dolomiti si colorano delle calde tonalit&amp;agrave; dell&amp;rsquo;alba. Performance teatrali fra gli alberi del bosco o in una centrale idroelettrica. Scoprire che l&amp;rsquo;economia pu&amp;ograve; essere coinvolgente se raccontata da grandi studiosi. Una vacanza ad arte anche perch&amp;eacute; ciascun evento &amp;egrave; abbinato a specifico pacchetto integrabile dalla rete di musei. Il Mart di Rovereto, da luglio ad ottobre, propone Picturing New York. Works from Moma rassegna di 140 fotografie originali provenienti dalle collezioni permanenti del &#8230;</description>
      <dc:subject>Da mettere in agenda</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-28T22:01:35+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Gioielli dell&#8217;Himalaya</title>
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      <description>La Civica Galleria di Campione d&#39;Italia espone in questi giorni (fino al 28 giugno 2009) una prestigiosa collezione di preziosi gioielli e strumenti rituali originari dei territori himalayani. Ma non &amp;egrave; una mostra riservata soltanto agli appassionati di monili ed oggetti ornamentali. I numerosi pezzi esposti, infatti, consentono al visitatore di evocare la magia di un luogo mitico che genera in chi ne parla o ne sente parlare innumerevoli sensazioni. L&#39;Himalaya come luogo lontano ma vicino allo spirito, le sue alte cime innevate, gli altipiani popolati da monaci e gente semplice, la solennit&amp;agrave; religiosa dei suoi percorsi, sono ormai entrati nell&#39;immaginario collettivo.&amp;nbsp; &amp;ldquo;Gioielli preziosi che ci parlano di un mondo distante e lontano e diverso dal nostro occidentale &amp;ndash; osserva il Sindaco di Campione d&#39;Italia Maria Paola Mangili &amp;ndash; ma con il quale possiamo condividere quelle sensazioni ed emozioni che, ad ogni latitudine del pianeta, non dividono ma anzi uniscono&amp;rdquo;. La raccolta dei circa 180 oggetti esposti &#45;&amp;nbsp;monili, amuleti e collane provenienti dal &amp;ldquo;tetto del mondo&amp;rdquo; &#45; sottolineano un aspetto fondamentale del vivere di quelle popolazioni: ogni pezzo ha un suo valore simbolico e racchiude una serie di informazioni su chi ne &amp;egrave; portatore. Il colore delle pietre, le forme e i &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-27T22:01:36+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Facce di mafiosi</title>
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      <description>Il 23 maggio &amp;egrave; la data dell&amp;rsquo;inaugurazione della mostra &amp;ldquo;Facce di mafiosi&amp;rdquo; di Flavia Mantovan, che si tiene nei saloni del Castello di Salemi. La data non &amp;egrave; casuale. Il 23 maggio ricorre la memoria della strage di Capaci, in quell&amp;rsquo;anno maledetto, 1992, in cui oltre al Giudice Falcone, la sua compagna e gli uomini della scorta, persero la vita anche il Giudice Borsellino e i quattro uomini e una donna, che lo proteggevano, in via d&amp;rsquo;Amelio, nel pomeriggio del 19 luglio. Impossibile dimenticare, doveroso ricordare. La mostra &amp;egrave; articolata in 20 opere, che raffigurano i volti di alcuni famigerati mafiosi, come Liggio, Provenzano, Matteo Messina Denaro, al Capone, ritratti dall&amp;rsquo;artista dopo la loro cattura. &amp;ldquo;Flavia Mantovan ritrae i volti dei boss dopo la loro cattura (dice Vittorio Sgarbi) sceglie, dunque, di mostrare il volto sfatto, invecchiato, perdente, del mafioso, in contrapposizione all&amp;rsquo;iconosfera dei nostri tempi, che, al contrario, li celebra alla stregua di presidenti, ministri, sindaci, assessori. &amp;ldquo;Facce di mafiosi&amp;rdquo; apre la sezione di esposizioni temporanee del museo della mafia, il quale non vuole essere mera provocazione, bens&amp;igrave; testimonianza di un fatto umano, negli stessi termini in cui esiste un museo dell&amp;rsquo;olocausto&amp;rdquo; . Flavia Mantovan vive e lavora da anni negli &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-27T16:30:51+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Egitto mai visto</title>
      <link>http://www.artearti.net/magazine/articolo/egitto_mai_visto/</link>
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      <description>Nel castello del Buonconsiglio di Trento, il pi&amp;ugrave; importante complesso monumentale del Trentino Alto Adige, &amp;egrave; conservata un&amp;rsquo;importante raccolta di reperti dell&amp;rsquo;antico Egitto. A tale raccolta vengono ora affiancate due collezioni di grande rilevanza archeologica, costituite dai ritrovamenti che il grande Ernesto Schiaparelli, archeologo famoso soprattutto per la scoperta della tomba di Kha, raccolse durante gli scavi effettuati fra il 1905 e il 1920 nelle necropoli di Gebelein e Assiut, citt&amp;agrave; mitica dove, secondo la tradizione copta, trov&amp;ograve; rifugio la Sacra Famiglia nella sua fuga in Egitto. Seguendo le orme degli esploratori che fra l&amp;rsquo;Ottocento e gli inizi del Novecento portarono alla luce queste affascinanti testimonianze di misteriose civilt&amp;agrave; sepolte da millenni, i visitatori potranno rivivere l&amp;rsquo;intensa emozione delle loro scoperte. L&amp;rsquo;esposizione permetter&amp;agrave; di ammirare, in anteprima mondiale, centinaia di bellissimi reperti che, contornati da suggestive ricostruzioni scenografiche, rivelano i segreti della vita terrena e ultraterrena nell&amp;rsquo;Antico Egitto. Proveniente dal Museo Egizio di Torino, una selezione di sarcofagi lignei stuccati e dipinti e corredi funerari comprendenti oggetti d&amp;rsquo;uso quotidiano, vesti e vasellame, tutto in un eccezionale stato di conservazione. Nella mostra saranno esposte anche alcune mummie del Primo Periodo Intermedio e Medio Regno, una sepoltura in tronco e una in cesta. L&amp;rsquo;esposizione &#8230;</description>
      <dc:subject>Da mettere in agenda</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-27T12:00:44+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Disegni dal Louvre</title>
      <link>http://www.artearti.net/magazine/articolo/disegni_dal_louvre/</link>
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      <description>Per la prima volta il pubblico italiano potr&amp;agrave; osservare una selezione della grandissima collezione legata al Louvre nel 1935 degli eredi del Barone Edmond de Rothschild: nielli e disegni di singolare e unica bellezza, opere di artisti straordinari quali Pisanello, Benozzo, Gozzoli, Maso Finiguerra, Leonardo, Fra Bartolomeo, Battista Franco, Perino del Vaga, Niccol&amp;ograve; dell&amp;rsquo;Abate, il Cavlier d&amp;rsquo;Arpino. Il rinascimento Italiano nella Collezione Rothschild del Louvre: frutto degli studi del D&amp;egrave;partement des Arts Grafiques del Mus&amp;egrave;e du Louvre ed ospitata dalla Fondazione Casa Buonarroti questa eccezionale mostra, visibile al pubblico fino al 14 settembre, &amp;egrave; composta da oltre novanta fogli, in gran parte inediti e mai esposti negli ultimi cinquanta anni; ma a rendere ancora pi&amp;ugrave; singolare e raro l&amp;rsquo;evento il fatto che per la prima volta si apre in Italia, nella citt&amp;agrave; di Firenze, una mostra interamente composta da opere provenienti dal massimo museo francese. Museo e monumento, luogo della memoria e della celebrazione del genio di Michelangelo, e insieme fastoso apparato barocco ed esposizione delle ricche collezioni d&#39;arte della famiglia, la Casa Buonarroti &amp;egrave; una delle pi&amp;ugrave; singolari occasioni di visita tra le realt&amp;agrave; museali fiorentine; e offre, in primo luogo, l&#39;emozione di ammirare due celebri rilievi marmorei, capolavori della prima &#8230;</description>
      <dc:subject>Musei</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-27T07:30:08+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>La Galleria dell&#8217;Accademia ospita Mapplethorpe</title>
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      <description>La Galleria dell&amp;rsquo;Accademia propone una mostra di alto profilo scientifico dedicata a Robert Mapplethorpe. In quel contesto famoso nel mondo per la straordinaria serie di sculture di Michelangelo, fra cui il David, e la ricchissima collezione di dipinti del Rinascimento fiorentino, l&#39;attenzione non solo all&amp;rsquo;antico, ma anche all&amp;rsquo;arte contemporanea, fra cui la fotografia. I fiorentini hanno quindi una buona ragione per tornare alla Galleria dell&#39;Accademia e per i turisti, che affolleranno le sale, una grande sorpresa. Avvicinare Michelangelo e l&amp;rsquo;arte del Rinascimento a Mapplethorpe non &amp;egrave;&amp;nbsp;una novit&amp;agrave;. In passato, anche in modo poco brillante, sono&amp;nbsp;stati accesi&amp;nbsp;i riflettori sulla somiglianza occasionale ed esteriore di posizioni o forme e&amp;nbsp;&amp;quot;lasciandosi trascinare nell&amp;rsquo;errore di vedere come riferimento specifico quello che in realt&amp;agrave; era solo un attingere, pi&amp;ugrave; o meno consapevolmente, a immagini presenti nel comune repertorio mnemonico di chi si occupa di arte, siano essi artisti, storici dell&amp;rsquo;arte o collezionisti e mercanti&amp;quot;. Anche lo stesso Mapplethorpe pi&amp;ugrave; volte rilev&amp;ograve; come la sua produzione fotografica fosse dominata da un procedimento costruttivo dell&#39;immagine di tipo scultoreo che si applica in prevalenza al corpo umano e, in questa dimensione, le sue foto esposte accanto a Michelangelo, consentono di approfondirne la lettura e dove ogni paragone con il passato trova &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-26T05:30:28+00:00</dc:date>
    </item>

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      <title>Coriolano Vighi</title>
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      <description>di Gian Luigi Zucchini Coriolano Vighi: chi era costui? Gi&amp;agrave;, chi era? Pochi saprebbero rispondere, anche a Bologna, dove l&amp;rsquo;artista visse ed oper&amp;ograve;, e decisamente pochissimi a Firenze, dove egli nacque il 2 maggio 1852, e dove pass&amp;ograve; la prima infanzia tra qui e Livorno. Finch&amp;eacute; poi il padre si trasfer&amp;igrave; nella citt&amp;agrave; emiliana, dove il ragazzo crebbe, frequent&amp;ograve; la locale Accademia d&amp;rsquo;Arte, e divenne pittore. Uno, all&amp;rsquo;epoca, che conobbe grandi successi e che, dopo un periodo non breve di stenti dovuti soprattutto alla sua natura dispersiva e godereccia, fu ricercatissimo non soltanto dalla media ed alta borghesia, ma dall&amp;rsquo;aristocrazia e addirittura da case regnanti, anche straniere. Afferivano al suo atelier situato in via Zamboni duchi e principesse, emissari di corti (dallo zar di Russia al Kaiser di Germania, ai Savoia), marcanti e galleristi che si contendevano le sue opere per esporle a Roma, Berlino, Francoforte, Baden Baden, Vienna, San Pietroburgo, Monaco, citt&amp;agrave; tutte dove si tennero mostre di grande successo e di eccezionali vendite. Onorato da frequenti visite di personaggi illustri, fu lodato da Boldini che visit&amp;ograve; il suo studio in compagnia di Enrico Panzacchi, strinse amicizia con Corrado Ricci, Raffaele Faccioli, fu stimato da Giosu&amp;egrave; Carducci, e fu assiduo frequentatore &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-24T22:01:03+00:00</dc:date>
    </item>

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      <title>Semper</title>
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      <description>Dal 24 Maggio apre a Palazzo Medici Riccardi Semper, la mostra che conclude il ciclo di eventi del Genio Fiorentino 2009 e che si pone come uno degli appuntamenti artistici pi&amp;ugrave; rilevanti della kermesse. Inaugurata nel giorno conclusivo della manifestazione, Semper permetter&amp;agrave; ai visitatori di ammirare fino al 19 Luglio le opere di Marco Bagnoli, Domenico Bianchi e Remo Salvadori nella stupenda cornice del palazzo che fu di Clemente VII. Non facile il tema della mostra, che non a caso ha richiesto quasi due anni di preparazione: tre artisti di fama, presenti da oltre un ventennio sulla scena artistica internazionale, espongono infatti opere ispirate alla figura di Clemente VII, e con questa si confrontano. Si tratta di un personaggio storico di tutto rispetto: il papa umanista, appartenente alla stirpe dei Medici, che ha lasciato a Firenze testimonianze quali le opere di Michelangelo in San Lorenzo, l&#39;Ercole e Caco di Piazza della Signoria e l&#39;Orfeo che tutt&#39;oggi accoglie i visitatori nel cortile di Palazzo Medici Riccardi. Un omaggio quindi alla figura di un uomo di potere che fu anche un esempio di quel mecenatismo illuminato che contraddistinse la sua epoca, e a un uomo le cui vicende si sono intrecciate per tutta la &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-24T20:59:55+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Impressioni da L&#8217;Aquila</title>
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      <description>Sono arrivato a L&#39;Aquila sabato mattina a mezzogiorno, a bordo di un mezzo della Protezione Civile in una giornata di caldo torrido che di primaverile non aveva nulla se non il verde dei prati e il rosso dei campi di papaveri, frutto di questo clima ormai impazzito che impedisce di abituarsi al cambio delle stagioni. Quando ho imboccato l&#39;uscita di Aquila Est dell&#39; autostrada A&#45;24, ho provato subito una strana sensazione, quasi di imbarazzo, come se avessi pudore di violare l&#39;intimit&amp;agrave; di una citt&amp;agrave; chiusa nel suo dolore. Lo stesso imbarazzo che si prova ad entrare in casa di un malato grave con cui non sai mai come rapportarti. Entrato in citt&amp;agrave;, alla vista dei primi segni lasciati dal terremoto ho sentito un tuffo al cuore, l&#39;atmosfera era impalpabile, quasi surreale, tutto era permeato da un diffuso senso di desolazione. Il traffico delle auto era scarso e per lo pi&amp;ugrave; costituito da mezzi di soccorso, le case abbandonate e le attivit&amp;agrave; commerciali quasi tutte sbarrate, come in un giorno di festa, ma senza che ci sia alcun motivo per festeggiare. La bellezza del Gran Sasso ancora innevato strideva con lo squallore delle macerie e delle tendopoli. Il terremoto, come ogni fenomeno naturale &#8230;</description>
      <dc:subject>Non solo cultura</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-23T22:00:59+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Tra uno scoglio e una Verdesca, una spiaggia e una Canesca!</title>
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      <description>Questa mattina, alle ore 10, il Museo di Storia Naturale di Venezia e l&#39;Osservatorio Alto Adriatico dell&#39;ARPAV, nell&#39;ambito del&amp;nbsp;progetto &amp;quot;sottAcqua&amp;quot;,&amp;nbsp; presentano a grandi e piccini le recenti attivit&amp;agrave; di ricerca scientifica sulle tegn&amp;ugrave;e e sull&#39;ambiente marino e costiero;&amp;nbsp;attivit&amp;agrave;, progetti e materiali per un nuovo modo di vivere la spiaggia, e scoprendo del mare. Durante l&amp;rsquo;incontro i bambini dai 5 ai 12 anni potranno partecipare a laboratori gratuiti sul tema del mare: un gioco interattivo corredato di sagome magnetiche e schede illustrative; in pi&amp;ugrave;, anche un racconto fantastico sul mare e tanto altro&amp;nbsp;come per esempio, grazie all&amp;rsquo;ausilio di microscopi e lenti, la scoperta e la conoscenza di molteplici esemplari che popolano coste e lagune, spiagge, litorali e rocce. &amp;nbsp; Agli adulti, invece, verranno illustrate attivit&amp;agrave;, iniziative e materiali per scoprire e vivere in maniera sinergica questo favoloso mondo sommerso di acqua. Alle porte dell&amp;rsquo;estate, iI Museo di Storia Naturale di Venezia e l&amp;rsquo;Osservatorio Alto Adriatico dell&amp;rsquo; Arpav, ci offrono una magnifica possibilit&amp;agrave; di conoscenza e interattivit&amp;agrave; con il mare. Durante l&amp;rsquo;incontro verranno distribuitie anche&amp;nbsp;tavolette illustrative per eventuali identificazioni delle specie marine, e soprattutto con il relativo indice di pericolosit&amp;agrave;. Grazie agli interventi del Direttore della Fondazione Musei Civici di Venezia, Il Direttore di &#8230;</description>
      <dc:subject>Pensando ai bambini</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-22T22:01:21+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Pieter De Witte a Volterra</title>
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      <description>Il 30 Maggio sar&amp;agrave; presentata a Volterra la mostra Pieter de Witte &#45; Pietro Candido. Un pittore del Cinquecento tra Volterra e Monaco. &amp;ldquo;Una rassegna &#45; spiega il Comitato scientifico della manifestazione &#45; che si prefigge la riscoperta di questo grande artista fiammingo (Bruges, 1548 &#45; Monaco, 1628) di eccezionale livello e di grande modernit&amp;agrave;, sia come disegnatore che come pittore dallo stile personalissimo, fondato su una tavolozza incandescente e un uso rivoluzionario della tecnica ad olio&amp;rdquo;. La mostra &amp;egrave; stata allestita nelle sale di Palazzo dei Priori &#45; il pi&amp;ugrave; antico palazzo comunale della Toscana, di cui quest&amp;rsquo;anno ricorre l&amp;rsquo;ottavo centenario della fondazione. I lavori del Palazzo dei Priori, infatti, iniziarono sul finire del primo decennio del Duecento e andarono piuttosto a rilento. Probabilmente, una prima parte dell&amp;rsquo;edificio (il piano terreno e parte del primo piano) era gi&amp;agrave; utilizzata intorno al 1234, ma il completamento della costruzione si ebbe solo nel 1257 ad opera del maestro di pietra Riccardo da Como, al tempo del podest&amp;agrave; Bonaccorso di Bellincione degli Adimari di Firenze, come commemora un&amp;rsquo;epigrafe in esametri leonini. Una volta terminato l&amp;rsquo;edificio, nato con il nome di Domus Communis (Palazzo del Comune), fu destinato a residenza degli Anziani. Gli Anziani, in &#8230;</description>
      <dc:subject>Da mettere in agenda</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-21T22:01:09+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>A Lu.C.C.A. per &#8220;Un mondo visivo nuovo&#8221;</title>
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      <description>A pochi passi dalla celebre Piazza Anfiteatro entriamo in uno storico palazzo del Cinquecento per scoprire che Lucca non &amp;egrave; soltanto il nome della citt&amp;agrave; toscana nota in tutto il mondo. In questi giorni prende vita un&#39;altra Lu.C.C.A, un luogo espositivo nuovo, il Lucca Center of Contemporary Art, che offre ai visitatori una nuova concezione di museo. Entriamo nel cuore della citt&amp;agrave; e scopriamo gli spazi di Palazzo Bocella, un bel palazzo rinascimentale con tutte le caratteristiche architettoniche di quel periodo che vanno dalle mensole inginocchiate alle finestre alle fasce marcapiano, alle cornici in bugnato e alla doppia scalinata in pietra serena. Il palazzo, che offre cinque piani e oltre 1000 metri quadrati di superficie espositiva, coniuga la storia con la contemporaneit&amp;agrave; e ci mostra una concezione nuova di fruire l&amp;rsquo;arte. Lu.C.C.A non &amp;egrave; solo contenitore d&#39;arte, luogo per visitare mostre, ma anche spazio ricreativo e interattivo dove &amp;egrave; possibile bere un caff&amp;egrave;, curiosare fra libri e pubblicazioni, ascoltare musica, rilassarsi nella sala lounge sorseggiando una tisana, il tutto senza bisogno di acquistare il biglietto. Un luogo vicino alle esigenze di un nuovo modo di vivere gli spazi, anche quelli espositivi. Qualcuno lo ha definito a ragione the living museum. Nella sala &#8230;</description>
      <dc:subject>Musei</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-20T22:02:55+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Tutte le anime della mummia</title>
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      <description>...un viaggio tra gli splendori dell&amp;rsquo;Antico Egitto Pi&amp;ugrave; di cento oggetti provenienti dalle maggiori collezioni italiane e la parziale ricostruzione di una sepoltura faraonica, una delle pi&amp;ugrave; importanti della Valle dei Re, sono il fulcro della mostra &amp;ldquo;Tutte le anime della mummia. La vita oltre la morte ai tempi di Sety I&amp;rdquo;. L&amp;rsquo;esposizione, aperta al pubblico dal 20 Giugno 2009 al 6 Gennaio 2010 presso il Museo Civico Archeologico di Chianciano Terme (Siena), mira a illustrare il rituale funerario egiziano nell&amp;rsquo;et&amp;agrave; ramesside. Consentir&amp;agrave; di ammirare una parte dello straordinario contenuto sepolcrale del faraone Sety I, (Nuovo Regno: XIX dinastia, 1290&#45;1279 a.C.), del quale sono presenti in mostra circa quaranta statuette, un rilievo e un corredo funerario dello stesso periodo. Di particolare interesse e raffinatezza la serie degli &amp;ldquo;elementi incorporei&amp;rdquo;, che costituivano le anime di ciascun egiziano e che venivano custoditi con riguardo nella tomba affinch&amp;eacute; il defunto potesse conquistare la vita eterna. Si doveva infatti garantire l&amp;rsquo;immortalit&amp;agrave; degli &amp;ldquo;elementi&amp;rdquo; che componevano ogni umano: corpo, cuore, ombra, nome, Ka, Ba e Akh, e ad ognuno di questi la mostra dedica ampio spazio. Nella prima sezione espositiva, dedicata a tutto quello che questo antico popolo valutava indispensabile per mantenere la vita anche dopo la &#8230;</description>
      <dc:subject>Da mettere in agenda</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-20T22:01:37+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>I Piceni da Matelica a Bologna</title>
      <link>http://www.artearti.net/magazine/articolo/i_piceni_da_matelica_a_bologna/</link>
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      <description>di Flavia Molinari E&amp;rsquo; proprio cos&amp;igrave;, se si vuole conoscere quello che gli archeologi hanno scoperto negli ultimi venti anni di ricerche eseguite nelle necropoli picene di Matelica (Mc) occorre andare nel bel Museo Civico Archeologico di Bologna&amp;nbsp;entro il 13 settembre. La mostra &amp;ldquo;Potere e splendore. Gli antichi Piceni a Matelica&amp;rdquo; &amp;egrave; arrivata a Bologna in sintonia con il programma che questo museo, sin dalla sua inaugurazione nel 1881, cerca sempre di attuare al meglio: essere un valido punto di riferimento per chi studia la civilt&amp;agrave; etrusca e quelle collaterali sorte in Italia, partendo dal IX secolo per arrivare al II a.C. In pratica sono prese in considerazione le civilt&amp;agrave; che sono sorte in epoca preromana. I corredi funerari pi&amp;ugrave; antichi, esposti in mostra, risalgono all&amp;rsquo;VIII secolo a.C. e sono stati disposti, come tutti gli altri, riuniti secondo il loro ritrovamento in maniera che chiunque li vede riesce a percepire chi era la persona, anzi il personaggio che era stato sepolto e se era stato un uomo, quale mestiere faceva oppure se era una donna quanto era stata importante. Devo confessare che sono rimasta molto stupita nel vedere la superficie delle giare o delle olle pi&amp;ugrave; o meno grandi ricoperte da simpatiche &#8230;</description>
      <dc:subject>Musei</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-19T22:02:37+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Il nuovo Museo Archeologico di Adria</title>
      <link>http://www.artearti.net/magazine/articolo/il_nuovo_museo_archeologico_di_adria/</link>
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      <description>All&#39;interno della citt&amp;agrave; e del territorio in cui ci troviamo, presi dal nostro vivere quotidiano, normalmente non siamo portati a far caso al contributo che fatti e azioni di uomini venuti prima di noi hanno avuto sul mondo che percorriamo. Le tracce che il passato lascia ci permettono di riavvolgere il nastro della storia e ripercorrere le tappe del cammino che noi e i nostri predecessori abbiamo fatto. E&#39; questa per me la vera importanza dei beni culturali: ogni bene &amp;egrave; come un piccolissimo tassello di un puzzle che si pu&amp;ograve; cercare di ricomporre. Di questo puzzle fanno parte anche testimonianze che spesso sono ben mimetizzate ai nostri occhi e sfuggono la nostra attenzione: chi ha avuto occasione di recarsi in visita sulle coste del mare Adriatico o magari ci vive dovrebbe sapere che il nome di questo mare deriva da una piccola citt&amp;agrave; tra due fiumi: Adria in provincia di Rovigo. In un&#39;epoca che all&#39;apparenza sembra molto lontana dalla nostra questo porto non solo era famoso ma cos&amp;igrave; importante da dare il proprio nome ad un mare. La storia di Adria e del territorio del Basso Polesine &amp;egrave; raccontata all&#39;interno del suo Museo Archeologico Nazionale che da poco &amp;egrave; stato ristrutturato &#8230;</description>
      <dc:subject>Musei</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-19T22:01:46+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Corsi di Gestione Archivi Fotografici e e Restauro della Fotografia</title>
      <link>http://www.artearti.net/magazine/articolo/corsi_di_gestione_archivi_fotografici_e_e_restauro_della_fotografia/</link>
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      <description>Due istituzioni fiorentine,&amp;nbsp;L&amp;rsquo;Opificio delle Pietre Dure&amp;nbsp;e La Fratelli Alinari. Fondazione per la Storia della Fotografia insieme per una reale opportunit&#224; di formazione. L&amp;rsquo;Opificio &amp;egrave;&amp;nbsp;l&#39;Istituto centrale del Ministero per i Beni e le Attivit&amp;agrave; Culturali finalizzato alla ricerca, alla operativit&amp;agrave; e alla formazione nel campo del restauro. L&#39;origine risale&amp;nbsp;al 1588 come manifattura granducale, voluta da Ferdinando I de&amp;rsquo; Medici per la&amp;nbsp;lavorazione di opere&amp;nbsp;realizzate in pietre dure. Nel diciannovesimo secolo, per&amp;ograve;,&amp;nbsp;l&amp;rsquo;impegno produttivo assunse la connotazione&amp;nbsp;del restauro di manufatti legati alla&amp;nbsp;storia dell&amp;rsquo;Istituto per arrivare&amp;nbsp;all&amp;rsquo;attuale articolazione in undici laboratori organizzati per materiali costitutivi e destinati a Mosaico e commesso in pietre dure, Materiali lapidei, Bronzi, Oreficerie, Terracotte, Arazzi, Dipinti su tela e tavola, Dipinti murali, Scultura lignea, Tessili e Carta. A questi si aggiungono i Laboratori scientifici, un servizio di Climatologia e Conservazione Preventiva, il Museo, l&amp;rsquo;Archivio, la Biblioteca e la Scuola di Alta Formazione. La Fratelli Alinari&amp;nbsp;nasce&amp;nbsp;a Firenze nel 1852 ed&amp;nbsp;&amp;egrave; quindi l&amp;rsquo;azienda&amp;nbsp;al mondo di pi&amp;ugrave; antica fondazione&amp;nbsp;operante nel campo della fotografia e pi&amp;ugrave; in generale nel settore delle immagini e della comunicazione. Alle istituzioni &amp;lsquo;storiche&amp;rsquo;, cio&amp;egrave; gli Archivi, la Stamperia d&amp;rsquo;Arte, la Casa Editrice e la Fototeca dal&amp;nbsp;1985 si aggiunge il Museo di Storia della Fotografia Fratelli Alinari con la Biblioteca di Storia della &#8230;</description>
      <dc:subject>Da mettere in agenda</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-19T05:30:00+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Caff&#232; letterari a Firenze</title>
      <link>http://www.artearti.net/magazine/articolo/caffe_letterari_a_firenze/</link>
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      <description>di Gian Luigi Zucchini A leggere i severi testi di storia non appare, n&amp;eacute; sembrerebbe vero; ma la politica, l&amp;rsquo;arte, la musica e insomma, la cultura europea, soprattutto occidentale, e quindi italiana dell&amp;rsquo;Otto&#45;Novecento si &amp;egrave; venuta formando ed evolvendo soprattutto nei caff&amp;egrave;. Non in tutti, ma in quelli dove ci si incontrava, si discuteva e ci si scontrava animatamente per questioni di idee e di tematiche artistiche, nasceva una provocazione intellettuale cos&amp;igrave; forte e vivace, da tracimare poi anche altrove, nei silenzi raccolti degli studi, nelle aule universitarie e nelle accademie, fino alle piazze e alle strade. Uno dei primi caff&amp;egrave; che restarono poi celebri nella storia si apr&amp;igrave; a Parigi verso la fine del Settecento, fondato da un italiano, Francesco Procopio. E fu proprio in quel caff&amp;egrave;, &amp;lsquo;le caf&amp;eacute; Procope&amp;rsquo;, che si trovavano gli elaboratori intellettuali delle illuministiche idee della ragione, i Voltaire, i Robespierre, ecc. che l&amp;igrave; cominciarono, tra una tazzina di caff&amp;egrave; e un sigaro, a discutere ed analizzare le idee di democrazia e di libert&amp;agrave;, che sfociarono poi nella grande rivoluzione. A Venezia &amp;egrave; noto il caff&amp;egrave; Florian, meno intellettuale e pi&amp;ugrave; mondano, ma centro tuttavia di dibattiti rivoluzionari in periodo risorgimentale; cos&amp;igrave; come &amp;egrave; abbastanza noto il &#8230;</description>
      <dc:subject>Libri e pubblicazioni</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-18T22:01:50+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>ARTEINATTESA. Policlinico di Modena</title>
      <link>http://www.artearti.net/magazine/articolo/arteinattesa._policlinico_di_modena/</link>
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      <description>Continuano in tutta Italia gli eventi che pongono l&amp;rsquo;attenzione sui giovani artisti emergenti. Sempre pi&amp;ugrave; spesso i luoghi scelti come sede di esposizioni o installazioni sono i meno usuali. Secondo la Vettese, voce di spicco del settore, &amp;ldquo;intervenire in luoghi non ortodossi &amp;egrave; per l&amp;rsquo;arte contemporanea diventata un&amp;rsquo;urgenza&amp;rdquo;. L&amp;rsquo;arte ha bisogno oggi di esplorare nuove possibilit&amp;agrave;, e ai giovani artisti deve essere restituito quel senso di sfida che &amp;egrave; indispensabile per riflettere sul mondo esattamente com&amp;rsquo;&amp;egrave;, al di fuori di sovrastrutture precostituite e ormai ampiamente digerite. L&amp;rsquo;arte di oggi deve prendersi il proprio spazio &amp;ldquo;crearsi la propria nicchia&amp;rdquo;, in questo processo &amp;egrave; inevitabile l&amp;rsquo;incontro con i simulacri del passato. ARTEINATTESA porta, per la prima volta in Italia, il mondo dell&amp;rsquo;arte all&amp;rsquo;interno di uno spazio sanitario. Da oggi&amp;nbsp;e fino al marzo del 2010 chi si recher&amp;agrave; al Policlinico di Modena avr&amp;agrave; l&amp;rsquo;occasione d&amp;rsquo;incontrare opere di giovani artisti emiliano romagnoli tra le sale d&amp;rsquo;aspetto e dei reparti, ma anche negli ambienti dell&amp;rsquo;adiacente Facolt&amp;agrave; di Medicina e Chirurgia della citt&amp;agrave;. L&amp;rsquo;obiettivo &amp;egrave; quello di abbellire i locali ospedalieri modificando la percezione del luogo per umanizzarlo e dare possibilit&amp;agrave; di svago mentale al paziente. L&amp;rsquo;arte, fruibile durante le lunghe attese alle quali consapevolmente ci accingiamo, &amp;egrave; &#8230;</description>
      <dc:subject>Eventi</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-17T22:01:04+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Inaugurato il museo Soffici</title>
      <link>http://www.artearti.net/magazine/articolo/inaugurato_il_museo_soffici/</link>
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      <description>E&#39; nato a Poggio a Caiano&amp;nbsp;il Museo Soffici dedicato al pittore, scrittore e poeta, uno dei&amp;nbsp;protagonisti della prima met&amp;agrave; del Novecento in Italia. Ad Ardengo Soffici (Rignano sull&#39;Arno, 7 aprile 1879 &amp;ndash; Forte dei Marmi, 19 agosto 1964)&amp;nbsp;una&amp;nbsp;mostra permanente&amp;nbsp;e il centro studi negli spazi delle scuderie connessi con la Villa dell&#39;Ambra, recuperati in questi anni su progetto di Franco Purini con i finanziamenti della Comunit&amp;agrave;&amp;nbsp;Europea, della Provincia di Prato e del Comune di Poggio a Caiano. Operazione culturale&amp;nbsp;del programma di ricerche e studi che da anni il Comune di Poggio a Caiano sta seguendo con attenzione e impegno (affiancato dal 1992 dall&#39;Associazione Culturale Ardengo&amp;nbsp;Soffici che annualmente pubblica i Quaderni e, per l&#39;inaugurazione, &amp;egrave; uscito il n.16 Ardengo), ha permesso di allestire una&amp;nbsp;sintetica selezione di dipinti,&amp;nbsp;in comodato o in prestito temporaneo al Museo e destinati ad alternarsi nel tempo con altri lavori dell&#39;artista. Accessibili&amp;nbsp;anche la Biblioteca specializzata con le prime edizioni delle opere a stampa,&amp;nbsp;una raccolta della bibliografia critica, la collana completa delle riviste da lui dirette o alle quali collabor&amp;ograve;&amp;nbsp;(Leonardo, La Voce, Lacerba, Rete Mediterranea, Galleria) e un archivio in fieri di immagini&amp;nbsp;e documenti a lui riconducibili. Linfa per&amp;nbsp;dare nuovo impulso ad&amp;nbsp;approfondimenti sul Novecento toscano&amp;nbsp;non ancora sufficientemente indagato e valorizzato e proprio&amp;nbsp;a &#8230;</description>
      <dc:subject>Musei</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-17T17:00:36+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Il &#8220;taglia e cuci&#8221; del cinema e teatro</title>
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      <description>La Redazione si amplia ancora con l&#39;arrivo di una nuova giovanissima collaboratrice il cui entusiasmo &amp;egrave; decisamente travolgente. Diamo il benvenuto a Giulia Mantelli ascoltando cosa ci racconta di una mostra dove le opere d&#39;arte sono cucite! A Palazzo Attems Petzenstein di Gorizia una mostra speciale dedicata alla sartoria Tirelli, la sartoria teatrale e cinematografica italiana pi&amp;ugrave; nota e fondata nel 1964 da Umberto Tirelli che ha vestito, dal dopoguerra in poi, i principali protagonisti del teatro e cinema italiano. Realizzando&amp;nbsp;costumi per film e spettacoli famosissimi tra i quali &amp;quot;Il paziente inglese&amp;rdquo;, &amp;ldquo;Titanic&amp;rdquo;, &amp;ldquo;Moulin Rouge&amp;rdquo;, &amp;ldquo;La fabbrica di cioccolato&amp;rdquo;, ha contribuito&amp;nbsp;cos&amp;igrave; alla vittoria di numerosi premi Oscar e nomination Italiane e straniere. La collezione conserva tuttora numerosi abiti storici che hanno vestito attrici come Claudia Cardinale, Nicole Kidman, Monica Bellucci oltre a quelli maschili di importante rilievo. La sartoria nacque da un organico di pochissime persone (circa una decina) per poi sviluppare un&#39;attivit&#224; su due diverse direttrici contingenti: costumi per il teatro di prosa e d&#39;opera e quella tracciata dal cinema. Dopo la morte del fondatore l&#39;attivit&#224; passa sotto la guida di Dino Trappetti e i numerosi amici&#45;eredi. La collezione &#232; cresciuta grazie ai capi antichi ed autentici, anche recuperati dallo stesso &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-16T22:02:18+00:00</dc:date>
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      <title>Mark Tobey poeticamente astratto</title>
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      <description>E&amp;rsquo; da mettere in agenda un viaggio a Brescia per capire l&amp;rsquo;altro lato dell&amp;rsquo;America attraverso le opere di Mark Tobey, l&amp;rsquo;artista americano nato a Centerville, nel Midwest degli States nel 1890 e morto a Basilea nel 1976, che come nessun altro sintetizz&amp;ograve; l&#39;adesione spirituale all&#39;espressionismo astratto americano. Mark Tobey poeticamente astratto &amp;egrave; il titolo dell&amp;rsquo;antologica, curata da Philippe Daverio e Dominique Stella, che porta fino al 26 settembre alla Galleria Agnellini Arte Moderna di Brescia, con il patrocinio della Provincia e del Comune della citt&amp;agrave;, novanta opere realizzate dall&amp;rsquo;artista dal 1925 al 1974, in gran parte inedite e tutte autenticate dall&amp;rsquo;Archivio Tobey . L&amp;rsquo;altra faccia dell&amp;rsquo;America, il lato riflessivo, responsabile, indagatore di un artista schivo e &amp;ldquo;come tale capace di seguire i sentieri stretti d&amp;rsquo;una ricerca d&amp;rsquo;avanguardia che nei suoi anni era auspicata &#45; spiega il curatore Daverio &amp;ndash; come riscatto d&amp;rsquo;un paese che guardava ancora al mondo delle culture esterne con una garbata riservatezza&amp;rdquo;. Per due anni, agli inizi del Novecento, Tobey frequenta i corsi dell&#39;Art Institute of Chicago, poi nel 1911 si trasferisce a New York dove fa illustratore per la rivista di moda McCall&#39;s. Durante il decennio seguente il suo talento viene progressivamente riconosciuto e diventa un pittore ricercato: &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-16T22:01:45+00:00</dc:date>
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      <title>Fare Mondi alla 53&#176; Biennale di Venezia</title>
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      <description>Nel corso degli ultimi anni il mondo della cultura e dell&amp;rsquo;arte, di riflesso agli eccezionali stravolgimenti economici e sociali, ha conosciuto un&amp;rsquo;inarrestabile accelerazione e una quanto mai repentina alterazione. Questo straordinario sviluppo ha coinvolto il fenomeno delle grandi mostre portandole ad ampliare gli orizzonti in funzione di un&amp;rsquo;apertura ai cosiddetti nuovi target riflettendosi, cos&amp;igrave;, inevitabilmente, sui contenuti e sul fare arte. In linea con questi nuovi orizzonti non poteva non essere la Biennale di Venezia, giunta alla 53&amp;deg; edizione. Eletto luogo di raccolta e diffusione delle tendenze dell&amp;rsquo;arte contemporanea, la Biennale di Venezia, fin dalle origini (1895), &amp;egrave; stata in grado di determinare gli indirizzi del gusto e delle prosaiche esigenze di mercato, diventando, per antonomasia, centro di fusione e stimolo per l&amp;rsquo;arte nuova. Laboratorio di ricerca comune, ha svolto, nell&amp;rsquo;ultimo secolo, il ruolo fondamentale di coesore di quel poliedrico mondo dell&amp;rsquo;arte italiana privo di un centro dominante e caratterizzato da una forte frammentazione in piccole realt&amp;agrave;. Dal 7 giugno al 22 novembre, i Giardini della Biennale, piccola e bellissima antologia di tutta l&amp;rsquo;architettura del secolo scorso, l&amp;rsquo;Arsenale, e il centro storico di Venezia diventeranno teatro per uno spettacolo intergenerazionale e pluridisciplinare, che, secondo gli auspici del direttore, Daniel Birnbaum, vedr&amp;agrave; rinascere &#8230;</description>
      <dc:subject>Da mettere in agenda</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-15T22:02:21+00:00</dc:date>
    </item>

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      <title>La notte dei musei</title>
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      <description>Convinta che le citt&amp;agrave;, pi&amp;ugrave; delle ronde, abbiano necessit&amp;agrave; urgente di riacquistare una dignitosa vita dopo il tramonto e offrire alle famiglie la sana alternativa alla programmazione televisiva per uscire di case invogliate da orari allungati di musei, biblioteche e chiese, trovo decisamente interessante l&#39;iniziativa &amp;quot;La notte dei Musei&amp;quot;. Questa sera (16 maggio) i musei statali resteranno aperti in orario notturno consentendo la fruizione dell&#39;inestimabile patrimonio artistico anche a chi non riesce a farlo nel normale orario di visita. Giunta da noi alla quarta edizione (nasce nel 2005 su idea del Ministero della Cultura e della Comunicazione francese) per la prima volta aderiranno anche Scozia, Irlanda del Nord, mentre Belgio, Serbia e le municipalit&amp;agrave; di Copenaghen, Barcellona e Bucarest amplieranno le loro proposte. La Notte dei Musei oltre all&#39;entrata gratuita, organizza spettacoli e manifestazioni fino alle 2.00 di notte (ultima entrata alle 1.00). Ecco ora alcune segnalazioni. Roma partecipa con i pi&amp;ugrave; importanti Musei della citt&amp;agrave; e lo slogan &amp;quot;Una Notte tutta da vivere&amp;quot;. Oltre 60 spazi per un cartellone di eventi artistici, mostre culturali e viste guidate. Prolungheranno l&#39;orario anche molte librerie e ristoranti del centro storico. A Milano &amp;quot;Voci, colori e luci al Castello: una notte alla scoperta dei musei&amp;quot;, &#8230;</description>
      <dc:subject>Musei</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-15T22:01:32+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Artigianato e Palazzo 2009</title>
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      <description>Si apre oggi venerd&amp;igrave; 15 maggio e proseguir&amp;agrave; tutto il fine settimana la XV edizione di ARTIGIANATO E PALAZZO botteghe artigiane e loro committenze che riunir&amp;agrave;, nello splendido Giardino Corsini di Firenze, oltre ottanta tra i pi&amp;ugrave; straordinari e capaci artigiani fiorentini, italiani ed europei. Oltre all&amp;rsquo;importante contributo culturale e divulgativo in s&amp;eacute;, la Mostra stimoler&amp;agrave; un momento di approfondimento sulle &amp;ldquo;arti minori&amp;rdquo;, con l&amp;rsquo;intento di avvicinarle sempre pi&amp;ugrave; alla nostra quotidianit&amp;agrave;, distaccandosi cos&amp;igrave; dai tradizionali canoni delle altre Mostre &#45; Mercato. Quello si vuole sottolineare &amp;egrave; la forte rilevanza sociale dell&amp;rsquo;artigiano di un tempo la cui bottega prosperava spesso attorno al Palazzo, inteso come &amp;ldquo;vetrina&amp;rdquo; e luogo di sperimentazione, nel continuo scambio con la committenza di ogni censo, beneficiando di un rapporto diretto con la popolazione e con la tradizione in quanto detentore dell&amp;rsquo;estetica sociale. La figura dell&amp;rsquo;artigiano viene rivalutata e rivisitata nella cornice dell&amp;rsquo;attualit&amp;agrave;, quello &amp;egrave; diventato il lavoro manufatto (nel vero senso di manu facere), considerando le tecniche di una volta come grande espressione di tecnica e qualit&amp;agrave; lavorativa: il prodotto creato, oggi come allora, &amp;egrave; frutto di una eccellenza insostituibile. L&amp;rsquo;ambiente idelae che sar&amp;agrave; cornice dell&amp;rsquo;eveneto &amp;egrave; Palazzo Corsini sul Prato, commissionato a Bernardo Buontalenti alla fine del &#8230;</description>
      <dc:subject>Eventi</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-14T22:01:01+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Attraverso i miei occhi</title>
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      <description>Fresca di stampa, per i tipi di Aletti Editore, &amp;egrave; appena uscita la prima raccolta di poesie di Nicoletta Curradi, docente fiorentina, con la passione per il giornalismo e la composizione poetica. Nella prefazione, Fabrizio Del Bimbo osserva come nell&#39;epoca dei metodi sintetici di comunicazione, con sms e mail, il tentativo &amp;quot;di fermare il tempo, di cristallizzare emozioni realmente provate, che l&#39;incalzare degli eventi renderebbero pi&amp;ugrave; sbiadite, impalpabili, fino a cancellarle. Il linguaggio poetico, con la sua immediatezza, la sua sintesi, la sua intrinseca musicalit&amp;agrave;, &amp;egrave; stato indubbiamente il mezzo migliore per dipingere la personalt&amp;agrave; dell&#39;autrice, con le sfumature pi&amp;ugrave; nascoste&amp;quot;. Per parlare di &amp;quot;Attraverso i miei occhi&amp;quot; con Nicoletta, ci siamo date appuntamento ieri in uno dei luoghi pi&amp;ugrave; belli di Firenze, l&#39;eden del Giardino della Gherardesca, il pi&amp;ugrave; grande del centro storico di Firenze. Pensate a questa intervista mentre siamo sedute in mezzo al verde, dove magicamente lontani, anche i rumori dei viali di circonvallazione a due passi da noi. Nicoletta, quando hai iniziato a scrivere versi? Molto presto. Ho ritrovato di recente, frugando tra vecchi libri e quaderni, un mio diario sul quale ho appuntato fin dall&amp;rsquo;et&amp;agrave; di 12&#45;13 anni alcune mie riflessioni poetiche. Ho poi ripreso a comporre &#8230;</description>
      <dc:subject>Libri e pubblicazioni</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-14T08:01:06+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>De Pisis a Bologna</title>
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      <description>Si &amp;egrave; inaugurata il 10 maggio al Museo Morandi di Bologna la mostra &amp;ldquo;Alla dolce patria&amp;rdquo;: il ritorno in Italia di Filippo De Pisis, seconda tappa nell&#39;ambito della partnership creatasi tra la citt&amp;agrave; di Bologna e quella di Ferrara, luoghi natali rispettivamente di Morandi e di De Pisis, in particolare tra Museo d&#39;arte moderna&#45;Mambo di Bologna, Ferrara Arte e Gallerie d&#39;arte moderna e contemporanea di Ferrara, un dialogo&amp;nbsp;che valorizza&amp;nbsp;la ricchezza culturale delle rispettive realt&amp;agrave;.&amp;nbsp; Infatti, entrambe&amp;nbsp;le citt&amp;agrave; emiliane hanno un grande e vario patrimonio oltre a risorse&amp;nbsp;per costruire un valido programma di eventi.&amp;nbsp;Ferrara Arte che gode da molti anni anche della fama presso musei e istituzioni estere e quindi della credibilit&amp;agrave; internazionale che le permette di portare a termine progetti di valore che riscuotono sempre grande afflusso di pubblico. Dall&#39;altra parte, a Bologna, il nuovo Museo d&#39;arte moderna&#45;Mambo &amp;egrave; in cerca di una propria posizione e di un proprio spazio sul territorio che lo ha reso teatro di diversi eventi interessanti, il migliore dei quali sicuramente la mostra antologica appena conclusa su Giorgio Morandi. Perch&amp;egrave; una esposizione di opere di De Pisis proprio all&#39;interno del Museo Morandi? In questo momento nelle sale di Palazzo dei Diamanti a Ferrara sono esposte le bellissime &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-13T22:01:13+00:00</dc:date>
    </item>

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      <title>Il cannocchiale e il pennello</title>
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      <description>Non poteva che essere Palazzo Blu di Pisa ad ospitare la mostra &amp;ldquo;Il cannocchiale e il pennello.Nuova scienza e nuova arte nell&amp;rsquo;et&amp;agrave; di Galileo&amp;rdquo; dal 9 maggio al 19 luglio. Con la stessa Pisa rende omaggio a Galileo Galilei, uno dei suoi pi&amp;ugrave; famosi cittadini, in occasione del IV centenario dalle prime rilevazioni astronomiche. Il percorso espositivo si articola in sette sezioni che analizzano i rapporti tra cultura scientifica e cultura artistica nelle principali realt&amp;agrave; italiane, dalla Bologna di Ulisse Aldrovandi, alla Firenze dei Medici alla Roma del cardinal Del Monte, tutti luoghi in cui gravitava Galileo. A cura di Lucia Tomasi Tongiorgi e Alessandro Tosi, la progressione delle sezioni &#232; la seguente: &#45; Il giovane Galileo tra scienze e arti : sezione dedicata alle prime opere e le prime esperienze dello stesso Galileo. Dipinti di grande importanza in questa sezione sono, i ritratti dei maestri Cesalpino, Mercuriale e Mazzoni, il ritratto di Galileo attribuito a Domenico Tintoretto, &amp;ldquo;Il bibliotecario&amp;rdquo; di Giuseppe Arcimboldo che Galileo definiva &amp;ldquo;capricci dei pittori che hanno una confusa ed inordinata mescolanza di linee e colori&amp;rdquo; e le tarsie le quali riteneva fossero &amp;ldquo; prive di morbidezza e fatte di legnetti&amp;rdquo;. &#45; Arte e scienza nell&amp;rsquo;autunno della maniera: &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-12T22:01:32+00:00</dc:date>
    </item>

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      <title>Antichi sigilli</title>
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      <description>E&#39; vero, le nostre pagine sono in massima parte occupate da eventi importanti, per&amp;ograve; oggi vi parlo di qualcosa che non &amp;egrave; solo di nicchia, ma per autentici cultori! Se siete in Toscana, o nelle vicinanze, nell&#39;antico Ospedale di Altopascio, nodo cruciale nel Medioevo lungo il percorso della Via Francigena, e dei suoi frati ospitalieri dell&amp;rsquo;Ordine di San Iacopo chiamati anche del Tau, non perdete &amp;quot;I sigilli dell&#39;Ospedale di Altopascio, segni di autorit&amp;agrave;, simboli di salvezza&amp;quot;. I sigilli sono un campo molto specialistico della ricerca storica per&amp;ograve; interessano un pubblico molto vario perch&amp;eacute; fanno parte sia dalla storia dell&#39;arte, del diritto e della storia sociale. La mostra &amp;egrave; frutto di un anno e mezzo di ricerche effettuate nei musei italiani da Franca Maria Vanni che ha ne rintracciati diciotto (cerei o matrici bronzee) adoperati, dal Medioevo alla fine del XVI secolo, dai diversi membri dell&#39;Ordine di San Iacopo di Altopascio. Noti nell&#39;erudizione antiquaria del XVIII secolo, la prima segnalazione appartiene alla seconda met&amp;agrave; dell&#39;Ottocento e fino a oggi i sigilli dei frati ospitalieri non erano mai stati oggetto di uno studio specifico. Se ne conoscevano le immagini, in base a disegni o documenti, e per la grande maggioranza dei pezzi originali era &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-12T08:30:01+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Nello spazio il telescopio di Galileo</title>
      <link>http://www.artearti.net/magazine/articolo/nello_spazio_il_telescopio_di_galileo/</link>
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      <description>Dal Kennedy Space Center in Florida,&amp;nbsp;ieri&amp;nbsp;&amp;nbsp;alle 14,01,&amp;nbsp;le 19,01 italiane,&amp;nbsp;&amp;egrave; decollato lo&amp;nbsp;Space Shuttle Atlantis STS 125 con&amp;nbsp;a bordo una copia&amp;nbsp;del cannocchiale di Galileo&amp;nbsp;attualmente esposto a Palazzo Strozzi nella mostra&amp;nbsp; &amp;quot;Immagini dell&amp;rsquo;universo dall&amp;rsquo;antichit&amp;agrave; al telescopio&amp;quot;. E&#39; questo il contributo della&amp;nbsp;Nasa, l&amp;rsquo;agenzia spaziale americana,&amp;nbsp;alle celebrazioni dell&#39;ONU per il 2009 Anno dell&#39;Astronomia. Una missione di undici giorni destinata a sostituire e ad aggiornare alcune componenti del telescopio orbitante Hubble in modo da consentirgli di funzionare senza problemi per i prossimi cinque o sei anni. Questa presenza fiorentina&amp;nbsp;nello spazio &amp;egrave;&amp;nbsp;merito &amp;egrave; dell&amp;rsquo;Istituto e Museo di Storia delle Scienza, il cui&amp;nbsp;direttore Paolo Galluzzi ha curato, tra l&amp;rsquo;altro, l&#39;allestimento di&amp;nbsp; Palazzo Strozzi. L&#39;Istituto conserva entrambi i cannocchiali originali di Galileo rimasti e per la Nasa ha realizzato la copia partita per la missione. Lo strumento costruito da Galileo ha la lente di apertura di due centimetri e mezzo, mentre lo specchio di Hubble misura 2,4 metri, ma con un moltiplicatore di qualit&#224; assai maggiore. Pertanto la differenza di capacit&#224; di ingrandimento tra i due telescopi non &#232; solo di 1 a 100, bens&#236; di 1 a un milione! Se allora Galileo riusc&amp;igrave; a distinguere monti e crateri della luna, oggi il telescopio orbitante permette di arrivare&amp;nbsp;agli ipotetici confini dell&amp;rsquo;universo. &#8230;</description>
      <dc:subject>Eventi</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-12T04:30:02+00:00</dc:date>
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      <title>Pittura Pompeiana</title>
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      <description>Le Roi des deux Siciles peut seul se vanter d&amp;rsquo;avoir des Chefs d&amp;rsquo;oeuvres en ce genre, parfaitement bien conserv&amp;eacute;s J.B. Requier, Recueil g&amp;eacute;n&amp;eacute;ral..., 1754 Dopo oltre dieci anni di chiusura per lavori di restauro e riallestimento, dal 29 Aprile al 31 Dicembre, riapre al pubblico la Collezione Affreschi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, curata da Mariarosaria Borriello e Valeria Sampaolo, che, con gli oltre 400 affreschi, provenienti dalle citt&amp;agrave; vesuviane distrutte dall&amp;rsquo;eruzione del 79 d.C., rappresenta la pi&amp;ugrave; alta testimonianza della pittura antica, un repertorio unico al mondo. L&amp;rsquo;importanza ed il tipo di investimento che la citt&amp;agrave; di Napoli ha sostenuto per donare al museo archeologico lo splendore ed il prestigio che si merita, traspaiono dalle parole di Pietro Giovanni Guzzo, soprintendente per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei: &amp;ldquo;Vorremmo, nel riproporre la collezione degli affreschi vesuviani e, votis solutis, l&amp;rsquo;intera esposizione del Museo, essere abili e fortunati tanto da far comprendere pi&amp;ugrave; agevolmente quell&amp;rsquo;Antico che qui si conserva al nostro pubblico. O, almeno, instillargli il dubbio che vale la pena di tentare di comprenderlo, non solo di ammirarlo. Se cos&amp;igrave; riusciremo a fare, se riusciremo a radicare memoria e ad intrecciarla con consapevolezza e critica, sar&amp;agrave; un buon risultato &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-11T13:00:06+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Parchi d&#8217;Africa. Fotografie di Gianni Maitan</title>
      <link>http://www.artearti.net/magazine/articolo/parchi_dafrica._fotografie_di_gianni_maitan/</link>
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      <description>La spettacolare mostra esposta a Bassano del Grappa presso Palazzo Bonaguro affianca la mostra permanente nella sezione zoologica dei Civici Musei. Quest&amp;rsquo;ultima &amp;egrave; la pi&amp;ugrave; recente e interessante del settore nel nostro Paese con un allestimento fortemente evocativo di decine di animali tra i pi&amp;ugrave; rari del pianeta, spesso di specie in via di estinzione. La proposta &amp;egrave; dell&amp;rsquo;Assessorato alle attivit&amp;agrave; Culturali e Museali del Comune di Bassano del Grappa in collaborazione con Gemata. Le emozionanti e suggestive immagini sono catturate da Gianni Maitan, industriale con grande passione per la fotografia e per la natura immensa e selvaggia. Durante i suoi safari di caccia fotografica ha impiegato 20 anni percorrendo, spesso al di fuori dei percorsi obbligati, 22 parchi naturali tra Kenya, Tanzania, Malawi, Zambia, Zimbabwe, Botswana, Sudafrica e Namibia. Di questa passione egli d&amp;agrave; conto nelle 50 spettacolari immagini d&amp;rsquo;Africa, o meglio &amp;ldquo;ritratti&amp;rdquo; ravvicinati di animali che vivono la loro terra liberi e naturali, spesso scegliendoli ancora cuccioli, sullo sfondo di territori ricoperti da lussureggianti foreste o da aride savane che esprimono tutta la loro meravigliosa potenza. Queste immagini che compongono la mostra, esplose in altrettante gigantografie di quasi 2 metri di lato, consentono al visitatore di osservare da vicino gli &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-10T20:30:35+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Art Happens Now. La giovane arte italiana al tempo del web 2.0</title>
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      <description>Che cos&#39;&amp;egrave; Smartarea? E&amp;rsquo; qualcosa che non c&amp;rsquo;era: una galleria online di arte contemporanea che promuove su internet giovani artisti emergenti o gi&amp;agrave; affermati. Si presenta cos&amp;igrave; la prima galleria virtuale italiana che fa della novit&amp;agrave; una vocazione. Nuovo &amp;egrave; il mezzo utilizzato per fare di un&amp;rsquo;esposizione un evento fruibile ovunque da chiunque, e sono ugualmente &amp;ldquo;nuovi&amp;rdquo; gli artisti che la galleria, sulla scia di un progetto internazionale, propone come nuove interessanti proposte da lanciare nel panorama contemporaneo. Solo chi chiude forzatamente gli occhi, chi non ammette l&amp;rsquo;importanza e la totalit&amp;agrave; d&amp;rsquo;influenza che ha, al giorno d&amp;rsquo;oggi, la rete globale su di noi, pu&amp;ograve; permettersi di guardare con sufficienza questo progetto. Smartarea offre uno spazio virtuale, ma non per questo meno indagato e serio, che seleziona e da, ad artisti giovani e meritevoli, la possibilit&amp;agrave; di farsi conoscere. A nessuno spetta il retrobottega (qui peraltro inesistente) e a tutti sono offerte le medesime possibilit&amp;agrave;. La scelta di proporre artisti che abbiano gi&amp;agrave; dato prova del loro valore, ma le cui quotazioni non siano ancora troppo alte, risulta pienamente adagiata sulla linea che Smartarea ha tracciato. Cosi facendo si possono lanciare artisti ancora giovani ma in fase di decollo, permettendo contemporaneamente anche ai &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-08T22:01:49+00:00</dc:date>
    </item>

    <item>
      <title>Terra e mare. Paesaggi del Sud.</title>
      <link>http://www.artearti.net/magazine/articolo/terra_e_mare._paesaggi_del_sud/</link>
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      <description>di Daniela Vannini E&amp;rsquo; un po&amp;rsquo;come stare affacciati a una finestra aperta su un paesaggio mozzafiato. Si avverte un sentimento di stupore e meraviglia. Un paesaggio&amp;nbsp;&#45; in questo caso &#45; che d&amp;agrave; voce a un ideale di libert&amp;agrave; artistica che non dimentica per&amp;ograve; la dimensione sociale. Ma anzi, la ingloba nella bellezza della natura come una cosa sola. Basta guardare i Mietitori di Francesco Paolo Netti, i Pastorelli di Francesco Paolo Michetti o la Raccolta delle telline di Francesco Lojacono per accorgersene. Dove &amp;egrave; costante la presenza del lavoro sullo sfondo di una natura che &amp;egrave; sempre protagonista. Sono i &amp;ldquo;Paesaggi del Sud, da Giuseppe De Nettis a Giovanni Fattori&amp;rdquo; in mostra fino al 2 agosto alla Pinacoteca De Nittis&#45;Palazzo della Marra a Barletta a cura di Emanuela Angioli e Tulliola Sparagli. L&#39;esposizione &amp;ldquo;Terra e mare&amp;rdquo;, voluta dalla Pinacoteca e promossa dal Comune di Barletta, in collaborazione con il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia &amp;ldquo;Leonardo da Vinci&amp;rdquo; di Milano, documenta quel momento di transizione che, dalla seconda met&amp;agrave; dell&amp;rsquo;800 fino ai primi del 900, vede il paesaggio trasformarsi da veduta a genere pittorico, da genere a paesaggio realista alle prese poi con i primi tentativi di modernit&amp;agrave;. E lo fa &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-07T22:01:43+00:00</dc:date>
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      <title>&#8220;Energia per l&#8217;astronave terra&#8221; stravince il Galileo</title>
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      <description>E&#39; iniziato alle 16.30 e si &amp;egrave; da poco concluso&amp;nbsp;al Palazzo della Ragione di Padova&amp;nbsp;lo spoglio &amp;quot;in diretta&amp;quot; dei voti assegnati ai cinque libri finalisti del premio letterario GALILEO PER LA DIVULGAZIONE SCIENTIFICA &#45; PADOVA &#45; 2009. La giuria popolare di quello che viene ormai definito il Campiello delle Scienze era composta da oltre duemilacinquecento ragazzi con ben 108 classi di quarta superiore. Tutte le province italiane coinvolte in una manifestazione che, anno dopo anno, sta raccogliendo plausi e adesioni crescenti. Anche la provincia dell&#39;Aquila ha scelto di esserci con il Liceo Scientifico Andrea Panfile: &amp;quot;siamo una scuola in lutto, 3 morti, in una citt&amp;agrave; in lutto, oltre 300 morti &#45; ha dichiarato visibilmente commossa il vicario del preside della scuola, Luisa Nardecchia &#45; siamo venuti per testimoniare la volont&amp;agrave; di riprenderci e ricominciare a vivere, per raccogliere la vostra energia e portarla con noi alle persone dell&#39;Aquila&amp;quot;. Ha vinto questa&amp;nbsp;terza edizione&amp;nbsp;Energia per l&amp;rsquo;astronave Terra (ed. Zanichelli,2008)&amp;nbsp;libro scritto a quattro mani da Vincenzo Balzani con Nicola Armaroli del CNR di Bologna. Balzani,&amp;nbsp;tra i maggiori esperti di nanotecnologie in Italia, e Armaroli, studioso di fotochimica e fotofisica, hanno stravinto con ben 63 preferenze (pi&amp;ugrave; della met&amp;agrave; delle classi partecipanti)&amp;nbsp;un premio che riconferma Padova &#8230;</description>
      <dc:subject>Premi</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-07T17:30:39+00:00</dc:date>
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      <title>Sgarbi e Morgan a Siena  per Arte, Genio e Follia</title>
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      <description>Arte, Genio e Follia sta giungendo al termine e per nessuna cosa al mondo mi sarei persa uno spettacolo unico come quello a cui ho potuto assistere in Piazza Duomo a Siena il 4 Maggio 2009: un faccia a faccia tra il Sgarbi e Morgan. Moltissime le persone intervenute per assistere allo spettacolo. Quello di Maggio &amp;egrave; l&amp;rsquo;ultimo mese a disposizione per poter visitare la spettacolare mostra &amp;ldquo;Arte Genio e Follia&amp;rdquo; e l&amp;rsquo;idea di realizzare un incontro tra due personaggi, Sgarbi e Morgan, cos&amp;igrave; &amp;ldquo;diversi dalla normalit&amp;agrave; ed estremi&amp;rdquo; &amp;egrave; stata vincente. La serata &amp;egrave; stata promossa dagli organizzatori della Mostra con il contributo della Fondazione Monte dei Paschi di Siena e Vernice Progetti Culturali e Complesso Museale Santa Maria della Scala. Si ricorda, inoltre, che l&amp;rsquo;iniziativa ha permesso di attivare all&amp;rsquo;interno dell&amp;rsquo;Universit&amp;agrave; di Siena alcuni laboratori interdisciplinari durante i quali gli studenti si sono potuti confrontare sul tema del rapporto genio&#45;follia. Gli studenti, divisi in gruppi, hanno lavorato alla realizzazione di un radiodramma, di percorsi sonori tematici originali, di un video sulla sovrapposizione di contenuti all&amp;rsquo;interno dello spazio dell&amp;rsquo;ex ospedale psichiatrico, di un reportage sull&amp;rsquo;ospedale stesso e di una vera e propria colonna sonora della mostra realizzata con pezzi di repertorio. &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-06T22:02:02+00:00</dc:date>
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      <title>27 aprile 1859. L&#8217;alba dell&#8217;unit&#224; nazionale</title>
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      <description>&quot;Italia sia&quot; si legge in calce a una toccante acquaforte dell&#39;assemblea toscana riunita nel Salone dei Cinquecento esposta in &quot;27 aprile 1859. L&#39;alba dell&#39;unit&#224; nazionale a Firenze e in Toscana&quot; mostra storico&#45;artistico&#45;documentaria alla Sala d&#39;Arme di Palazzo Vecchio. Nel 150&#176; anniversario dell&#39;addio al Granduca Leopolo, si sono volute ricostruire le atmosfere che coinvolsero la gente comune durante gli eventi storici immediatamente successivi: la guerra all&#39;Austria per la liberazione del lombardo&#45;veneto, il plebiscito per l&#39;unione al Regno di Sardegna del 15 marzo 1860, la spedizione dei Mille di Garibaldi, fino alla proclamazione del Regno d&#39;Italia. Promossa dall&#39;assessorato alla cultura del Comune di Firenze in collaborazione con la Fondazione Spadolini Nuova Antologia il cui presidente, prof. Cosimo Ceccuti, spiega: &quot;Lo scopo della mostra &#232; quello di illustrare al pubblico pi&#249; vasto il ruolo fondamentale che Firenze e la Toscana tutta hanno avuto nell&#39;innestare in modo irreversibile il processo di unit&#224; nazionale. La proclamazione del Regno d&#39;Italia del 17 marzo 1861 &#232; momento solenne della fase finale del risorgimento nazionale, avviata a Firenze proprio il 27 aprile 1859. La mostra, accolta nel suggestivo luogo di Palazzo Vecchio &#45; simbolo della libert&#224; fiorentina &#45; offre al visitatore dipinti dei macchiaioli e di grandi pittori del Novecento, &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-06T22:01:20+00:00</dc:date>
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      <title>A Roma per il &#8220;Divus Vespasiano&#8221;.</title>
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      <description>Duemila anni fa, pi&amp;ugrave; precisamente in quello che diventer&amp;agrave; per il calendario gregoriano il 17 novembre del 9 d.c., a Falacrine, modesto villaggio vicino Rieti, Flavio Sabino e Vespasia Polla eannunciavano la nascita del loro secondo figlio. Flavio era esattore delle tasse poi banchiere ad Aventicum &amp;mdash; oggi in Svizzera &amp;mdash; Vespasia era nata da una buona famiglia di Norcia, i Vespasii, e poteva almeno vantare un fratello senatore. Una famiglia modesta, non aristocratica, senza antenati illustri. Una famiglia probabilmente come tante altre dell&amp;rsquo;impero, in quello squarcio di secolo che vide susseguirsi prima Claudio poi Nerone e alla sua morte un periodo di grandissime violenze e di guerra civile. Una nascita che sarebbe passata sicuramente inosservata se, come a volte succede, il fato, indubbie capacit&amp;agrave;, e instabilit&amp;agrave; politica e civile, non avessero mescolato le carte e i destini e della storia. In pochissimo tempo, dopo la morte di Nerone, si succedono tre imperatori, tutti e tre morti di morte violenta. E cos&amp;igrave; quel secondogenito, Tito Flavio Vespasiano, che non poteva vantare origini aristocratiche, ma una carattere semplice ma tenace, una fulgida carriera militare e sopratutto un esercito a lui fedelissimo, pass&amp;ograve; alla storia come capostipite di una dinastia di imperatori romani: i &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-05T22:01:28+00:00</dc:date>
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      <title>Inventories of Abstraction</title>
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      <description>Qualche giorno fa vi abbiamo parlato dell&#39;inaugurazione di Green Platform, il nuovo progetto espositivo allestito al Centro di Cultura Contemporanea Strozzina che affronta sotto vari aspetti la questione ambientale. Ma in questo periodo il CCCS propone, insieme alla mostra, anche un&#39;installazione multimediale di Yves Netzhammer intitolata Inventories of Abstraction (Archivi dell&#39;astrazione) e creata appositamente per essere collocata nel cortile interno di Palazzo Strozzi. Il giovane artista svizzero che ha rappresentato il suo paese alla Biennale di Venezia del 2007, &amp;egrave; stato invitato per realizzare un&#39;opera che rendesse omaggio all&#39;architettura rinascimentale fiorentina. L&#39;installazione &amp;egrave; costruita sulla base di tre componenti in interazione tra loro: alcune sagome di forme animali e vegetali, una video&#45;animazione che si snoda in sei diverse postazioni dotate di monitor e le sonorit&amp;agrave; create dal sound artist Bernd Schurer. Ogni elemento &amp;egrave; proposto sotto forma di frammenti che entrano in relazione tra di loro sulla base del movimento e della posizione assunta da parte dello spettatore: le singole sagome si uniscono in forme uniche e i diversi frammenti di video formano un&amp;rsquo;unica animazione. Come nell&amp;rsquo;arte rinascimentale, che Netzhammer riprende nei topoi dello sguardo e dello spazio, la comprensione delle cose si basa sulla capacit&amp;agrave; umana di saper guardare le singole &#8230;</description>
      <dc:subject>Mostre</dc:subject>
      <dc:date>2009-05-04T22:01:01+00:00</dc:date>
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