Youssef Nabil a Firenze
di // pubblicato il 19 Ottobre, 2009
37 opere di tecnica fotografica e pittorica dove le stampe, alla gelatina d'argento, sono ritoccate ad acquarello secondo una tradizione egiziana dispersa solo nell'ultimo ventennio, e tutta da scoprire, nella personale di Youssef Nabil per la prima volta a Firenze.
Classe 1972, nato al Cairo, fin da piccolo è affascinato dal cinema, in particolare da quello egiziano dagli anni Quaranta in avanti, che vede soprattutto in televisione. Studia Letteratura Francese alla Ain Shams University, ma è già determinato a diventare fotografo. Fra il 1993 e il 1994 è con David LaChapelle a New York, dal 1997 al 1998 con Mario Testino a Parigi. Nel 2003 lascia il Cairo per Parigi e attualmente vive a New York.

In epoca digitalizzata, osservandole da vicino, resterete piacevolmente stupiti dalla perfezione che solo la grande pazienza, oggi sempre più rara, porta a risultati di altissimo livello e decisamente intriganti anche per la scelta di Nabil di apparire sempre nudo.
Il cinema è stata la prima fonte di ispirazione e le sue opere sono dichiaratamente glamour di un mondo dove, appunto, la tecnica del ritocco, crea una suggestiva atmosfera, quasi una fiction malinconica.

I lavori proposti sono ritratti di amici e celebrità, spesso del mondo artistico internazionale (Tracey Emin, Mona Hatoum, Zaha Hadid) e particolarissimi autoritratti, quasi messi in scena, con sfondi fortemente significativi: facciate di cinema, camere di alberghi, o angoli noti di città come Istambul, Parigi, Rio de Janeiro.
La fascinazione del cinema si percepisce nitida in tutte le opere che iniziano dai primi anni novanta e troverete esposta, in anteprima mondiale, Self Portrait with Botticelli, autoritratto di fronte alla Primavera di Botticelli, recentemente realizzato agli Uffizi e prodotto appositamente per questa esposizione.

Il curatore Pier Luigi Tazzi accompagnadoci durante la visita, pone l'accento sulle memorie di un passato ormai definitivamente e inesorabilmente trascorso "prodotti anacronistici di una nostalgia senza nome, anche se si tratta di una realtà ancora presente e viva, qual è quella della sua stessa vita o quella dei personaggi che ritrae ancora vigorosamente attivi e determinanti nella cultura più attuale del mondo di oggi."
Tazzi prosegue: "Questa mise-en-distance è dovuta soprattutto a quelle sue tinteggiature manuali e maniacali che si rifanno a tecniche antiche e decisamente obsolete. Come se il mondo a cui guarda, che continua ad affascinarlo e che infine rappresenta, non fosse altro che il ricordo di un mondo che è già stato e di cui lui, come artista, con la propria opera, celebrasse l’inesorabile esser trascorso”.
La mostra è completata dal catalogo, edito da Poggiali e Forconi, con testo critico del curatore.