Welcome
di // pubblicato il 08 Gennaio, 2010
Il porto di Calais assomiglia a un girone infernale con migliaia di immigrati clandestini che tentano con ogni mezzo di attraversare la Manica verso l’Inghilterra, lo fanno nascosti nei camion dopo aver pagato 500 € ai trafficanti di persone per riuscire a salire a bordo con la loro complicità, lo fanno con un sacchetto di plastica in testa a rischio di soffocare per sfuggire ai controlli della polizia dotata di sensori che registrano il respiro umano e quando qualcuno viene scoperto è arrestato, processato ma soprattutto riportato indietro.
Bilal è un ragazzo di diciassette anni, viene dal Kurdisthan dell’Iraq in guerra e vuole raggiungere Londra per ritrovare Mina, la sua ragazza che sei mesi prima ha raggiunto regolarmente con il resto della famiglia il padre residente da tempo in Inghilterra. Il giovane non racconta molto del suo viaggio ma piccoli indizi ci fanno capire che è in viaggio da tre mesi, che ha attraversato l’Albania attaccato sotto un vagone ferroviario e che vorrebbe usare di nuovo questo sistema per attraversare la Manica ma lì, nel tunnel sotto il mare, i treni viaggiano a 160 km orari ed è impossibile per chiunque restare aggrappati ai vagoni, quelli che ci hanno provato sono finiti in pezzi sulle rotaie. In Turchia Bilal è stato catturato dalla polizia che l’ha legato mani e piedi lasciandolo con un sacchetto di plastica sulla testa per otto giorni, per questo il primo tentativo di passare a bordo di un camion va a monte e lui capisce di non poter resistere nascondendo il respiro nemmeno per quei pochi minuti necessari a superare i controlli.
Simon è un ex campione di nuoto che vive insegnando ai bambini nella piscina comunale di Calais, sta divorziando dalla moglie Marion di cui è ancora profondamente innamorato e che lavora come insegnante d’inglese dedicando ogni suo momento libero all’attività di volontariato in un’associazione umanitaria che distribuisce pasti caldi ai migranti sulle banchine del porto. Simon è un uomo indurito dalle delusioni di una carriera sportiva che non è stata come voleva e l’abbandono subito da parte della moglie è l’ultima ferita interiore che contribuisce definitivamente a mandarlo a fondo.

Scrutando l’orizzonte attraverso la foschia a volte si possono vedere da Calais le coste inglesi, così la meta non appare tanto irraggiungibile e il giovane Bilal usa gli ultimi soldi che ha per pagarsi le lezioni di nuoto di Simon alla piscina comunale. Quando l’istruttore intuisce le intenzioni del ragazzo tenta di dissuaderlo parlandogli del freddo dell’acqua marina, delle forti correnti, della resistenza necessaria a nuotare per almeno dieci ore e del pericolo rappresentato dai giganteschi traghetti che solcano la Manica a confronto delle piccole dimensioni di un uomo solo in mare, Bilal ascolta in silenzio ma è palese la sua determinazione a non arrendersi così facilmente. Per far colpo sulla moglie e tentare di riconquistarla Simon inizia ad aiutare il ragazzo curdo nella preparazione del tentativo di attraversamento, ma resterà poi coinvolto emotivamente dalla storia del giovane clandestino e dal suo caparbio mettere a repentaglio la vita stessa per seguire i suoi sentimenti.
“Vuole attraversare la Manica per rivederla. …e io non sono stato capace nemmeno di attraversare la strada per tentare di fermarti!” dice Simon alla moglie Marion rivelando il suo specchiarsi nei sentimenti del ragazzo innamorato. La solida determinazione di Bilal ad affrontare ogni ostacolo genera nell’uomo un sentimento di affetto, stima e partecipazione che gli fa prendere atto della sua incapacità di portare a termine con successo ogni tentativo di recuperare il rapporto con la moglie e lo coinvolge direttamente nell’impresa del giovane iracheno.

Welcome è il sesto lungometraggio per la regia di Philippe Lioret ma soltanto il primo a uscire in Italia grazie alla distribuzione indipendente Teodora Film. La pellicola racconta l’incontro di due solitudini, quella piena di forza e di speranza del giovane Bilal all’inseguimento del suo amore e quella disillusa e vinta dall’amarezza di una vita che non è come la s’immaginava di Simon, ormai non più giovane che traccia un bilancio delle sue sconfitte. Welcome è un film duro e straziante ma necessario ed essenziale, che aldilà delle storie personali dei protagonisti affronta un problema attuale come quello dell’immigrazione clandestina e pone interrogativi morali sui provvedimenti legislativi adottati dai governi europei per affrontarlo.
In Francia il governo Sarkozy ha promulgato una legge voluta direttamente dal presidente che punisce con pene detentive fino a cinque anni e multe di migliaia di euro i cittadini francesi che dovessero esser sorpresi ad aiutare in qualsiasi modo gli immigrati clandestini. Tra le conseguenze paradossali seguite all’applicazione della legge la messa sotto inchiesta dell’associazione di volontariato Emmaüs e la storia di una casalinga di 59 anni trattenuta dalla polizia per nove ore perché aveva ricaricato il cellulare di alcuni immigrati clandestini. In un’intervista l’attore Vincent Lindon ha dichiarato: “l’assurdo è che ogni aiuto sia considerato reato anche se fuori ci sono 15 gradi sottozero e il clandestino ha 13 anni.”
Prima di scrivere la storia del film il regista Philippe Lioret e i suoi co-sceneggiatori Emmanuel Courcol e Olivier Adam sono andati sulle banchine del porto di Calais ad incontrare con le associazioni umanitarie che operano sul posto i migranti, il più vecchio doveva ancora compiere 25 anni. Una legge che trasforma in crimine la solidarietà umana espressa a dei ragazzini soli, sbattuti per il mondo senza niente, costretti da fame e guerra lontano da casa, è certamente una legge sbagliata su un piano morale e il valore politico del film è anche quello di raccontare l’inferno che abbiamo poco fuori la porta di casa e che vive e si perpetua anche grazie alla nostra muta indifferenza.
Welcome è stato presentato all’ultimo Festival del Cinema di Berlino dove è stato accolto a fine proiezione da un quarto d’ora di applausi, pochi giorni dopo l’uscita sugli schermi francesi il regista Philippe Lioret ha dichiarato pubblicamente: “Quello che accade oggi a Calais mi ricorda ciò che è accaduto in Francia durante l’occupazione tedesca: aiutare un clandestino, infatti, è come aver nascosto un ebreo nel ’43, vuol dire rischiare il carcere”. Questo ha scatenato una violenta polemica che ha visto coinvolto direttamente il Ministro dell’Immigrazione del governo francese, Eric Besson, la cui replica definiva inaccettabile il paragone. Pubblicando una lettera di risposta su “Le Monde”, Lioret ha confermato la sua posizione: “Non voglio mettere in parallelo la Shoah con le persecuzioni delle quali sono vittime gli immigrati di Calais e i volontari che tentano di aiutarli, bensì i rispettivi meccanismi repressivi che stranamente si assomigliano”.
Il 25 novembre 2009 il Parlamento Europeo ha assegnato al film di Philippe Lioret il premio Lux, un riconoscimento che viene assegnato a quei film che stimolano il dibattito sul tema dell’integrazione europea e mira a facilitare la diffusione dei film europei nell’Unione europea. Gli ottantasettemila euro del premio saranno impiegati per sottotitolare Welcome nelle ventitre lingue ufficiali dei paesi dell’unione garantendo al film una più ampia diffusione.

Nel ruolo di Simon un misurato e bravissimo Vincent Lindon, l’esordiente non professionista Firat Ayverdi è il giovane immigrato curdo Bilal, è stato scelto dopo una complicata ricerca a giro per l’Europa, da Berlino a Istanbul, da Londra a Stoccolma, nelle più grandi comunità di etnia curda e alla fine è stato trovato proprio in Francia.
Nonostante la tentazione di contenere i costi andando a filmare in paesi dell’est più a buon mercato il film è stato poi completamente girato nei luoghi reali in cui è ambientata la storia che si affacciano sulla Manica e secondo Lioret, che ha definito Calais “la nostra frontiera messicana” il risultato ne ha guadagnato in verità. Amara e ironica l’inquadratura da cui il film prende il titolo, con Simon che dopo aver avuto un alterco col vicino delatore che insinua un interesse sessuale dell’istruttore di nuoto per il giovane Bilal, abbassa lo sguardo sullo zerbino di quest’ultimo che recita un inappropriato “welcome”, benvenuti.