Walk like an egyptian

di Sara Pietrantoni // pubblicato il 31 Gennaio, 2011

Immaginando l’antica Roma, torna spesso alla mente l’immagine di Giulio Cesare coronato di alloro, dei gladiatori che si azzuffano nel Colosseo, e di aristocratici che si abbuffano senza ritegno in cene luculliane (visto il tema romano, l’aggettivo sembra particolarmente azzeccato). Sono immagini che senza dubbio corrispondono alla verità, ma che non danno l’idea precisa di come doveva apparire la città in età tardo repubblicana ed imperiale. Tornando per un attimo a fantasticare, avremmo allora davanti agli occhi una città cosmopolita, un brulichio di persone che corrono, vanno al Circo Massimo, spettegolano nel Foro, frequentano le terme. In mezzo a tutte queste persone dobbiamo immaginare sacerdoti rasati a zero, sculture di granito e obelischi. Tanti obelischi. Roma può in effetti essere considerata come la più grande città egiziana fuori dall’Egitto: i primi contatti tra questi due mondi sono riconducibili al culto, tributato dai marinai romani, verso Iside e Serapide, divinità protettrici dei naviganti. Bisogna inoltre considerare che a Roma arrivano molti egiziani, soprattutto schiavi (pare infatti che fossero particolarmente apprezzati), ma anche artisti e attori. Alcuni tra loro riuscirono anche a ricoprire posizioni importanti, come quel Crispino originario di Menfi, che Domiziano mise a capo dell’ordine equestre, o come Arpocrate, lo schiavo poi affrancato da Claudio, che gli concesse addirittura il privilegio di girare Roma in lettiga e di organizzare spettacoli.
Ben presto quindi la cultura egiziana comincia a insinuarsi in città, condizionando la sua arte e la sua architettura (anche se è stato detto che l’idea che i romani hanno dell’Egitto non differisce molto da quella di un moderno turista, comprendendo quindi sfingi, piramidi, mummie e poco altro). Furono perciò molti i templi dedicati a divinità egizie, come il grande Serapeo del Quirinale, o il tempio di Iside del Campo Marzio. E quale poteva essere la decorazione migliore per edifici del genere? Gli obelischi, naturalmente, che di certo conferivano ai templi un’area particolarmente esotica e misteriosa. Ma non furono usati solo in campo religioso, come vedremo più avanti.
La quasi totalità degli obelischi andò incontro ad un destino comune durante il medioevo, quando furono infatti abbattuti, coperti dal terreno e poi completamente dimenticati. La loro colpa era quella di ricordare troppo da vicino il mondo pagano e questo, in una città ormai completamente cristiana, era davvero imperdonabile. A partire tuttavia dal Rinascimento quella che era stata precedentemente vista come una pecca diventa una virtù e gli obelischi allora, testimoni della grande Roma classica, tornano ad occupare un posto di tutto rispetto nel panorama della città.

L’obelisco più celebre della città è senza dubbio quello di piazza San Pietro: nato per essere innalzato ad Eliopoli, al tempo della conquista romana venne trasferito ad Alessandria, dove rimase fino al 37 d.C., quando Caligola decise di portarlo a Roma per collocarlo al centro del circo privato che si era fatto costruire nell’area del Vaticano per scorazzare indisturbato sulla sua quadriga. In quello stesso circo, nel 64, venne crocifisso Pietro, e da quel momento cambiò per sempre la storia della città: nel IV secolo si decise di commemorare la morte del primo pontefice erigendo una monumentale basilica, accanto alla quale fu lasciato l’obelisco (caso unico!) in quanto testimone silenzioso del martirio del santo. Per arrivare al momento della grande ribalta, il monolite aspettò in realtà fino alla fine del ‘500, quando papa Sisto V Peretti Montalto decise di sposare lo davanti alla facciata della basilica. Per farlo chiamò il suo architetto di fiducia, Domenico Fontana, che riuscì nell’impresa sudando le proverbiali sette camicie; si racconta addirittura di un fantomatico “marinaio colle calzette verdi” il quale, essendosi accorto del fatto che le funi erano pericolosamente allentate, avrebbe evitato l’imminente crollo del gigante di granito, e con esso una strage sicura. Il Fontana si preoccupò anche di ispezionare la sfera posta in cima all’obelisco visto che, secondo la tradizione, conteneva le ceneri di Giulio Cesare. Purtroppo non fu trovato altro che sabbia e polvere e, forse con un certo rammarico per aver mandato a monte una leggenda secolare, la mise da parte sostituendola con una più appropriata croce.

Ma Sisto V non era ancora soddisfatto dell’impresa del Vaticano: in preda ad un’autentica frenesia urbanistica, decise di fare degli obelischi il cardine del suo nuovo progetto viario, impostato su lunghi rettilinei e angoli altamente scenografici: un obelisco trovato all’inizio del secolo davanti al mausoleo di Augusto venne ad esempio collocato sul retro della basilica di Santa Maria Maggiore, ancora una volta grazie a Domenico Fontana, mentre per i due obelischi che in origine ornavano la spina del Circo Massimo il papa scelse destinazioni differenti. Il più piccolo, fatto arrivare a Roma da Augusto, venne portato in Piazza del Popolo per accogliere i pellegrini che arrivavano dal nord, mentre il secondo, il più alto ed il più antico esistente a Roma, venne eretto davanti alla loggia delle benedizioni della basilica di San Giovanni in Laterano, in corrispondenza dell’inizio di via Merulana. L’artefice di tutto fu, come al solito, il Fontana, ormai divenuto braccio destro del pontefice in ogni questione di ordine architettonico ed urbanistico. 
Se non fosse arrivata la morte ad interrompere i suoi progetti, Sisto V (che regna solo cinque anni) avrebbe continuato a cercare obelischi e a posizionarli ai quattro angoli della città; aveva ad esempio messo gli occhi su quello che si trovava sulla via Appia, nei pressi del circo di Massenzio, e pensava di collocarlo davanti alla basilica di San Lorenzo fuori le Mura o davanti a quella di San Sebastiano ma, come detto, entrambi i progetti rimasero sulla carta. Chi si preoccupò invece della sua sistemazione fu Innocenzo X Pamphili, che ordinò di trasportarlo in piazza Navona. Come già visto a proposito della fontana dei Quattro Fiumi, l’incarico di trovare una degna collocazione per l’obelisco fu affidato inizialmente a Francesco Borromini che fu però beffato sul filo di lana da Bernini, che lo pose a coronamento del suo capolavoro.

Lo stesso Bernini, qualche anno dopo, si occupò del piccolo obelisco di Santa Maria Sopra Minerva, che faceva in origine parte dell’arredo monumentale dell’Iseo Campense, il già menzionato grande tempio del Campo Marzio dedicato ad Iside. L’idea di sistemarlo di fronte alla chiesa della Minerva venne a papa Alessandro VII Chigi, e per lui Bernini presentò ben tre progetti: nel primo si prevedevano due figure femminili che avrebbero dovuto sostenere l’obelisco sulle loro spalle, mentre negli altri due, abbastanza simili, le donne erano sostituite dalla figura, solitaria, di Ercole.

Tutti i progetti vennero rifiutati, forse perché considerati troppo arditi dal punto di vista statico; Bernini allora rispolverò un’idea già presentata per l’erezione di un altro obelisco all’interno del cortile di palazzo Barberini, che prevedeva di collocare il monolite sul dorso di un elefante, simbolo di saggezza e sapienza. Il cosiddetto “porcin” della Minerva (come in origine veniva indicato) sta da allora al centro della piazza, ed è solo uno dei tanti animali che compongono questo inusuale zoo di pietra.

L’ultimo obelisco che prendiamo in considerazione è quello di Montecitorio, portato da Eliopoli a Roma da Augusto, che lo utilizzò come gnomone della meridiana che aveva fatto realizzare nell’area del Campo Marzio. Abbattuto alla fine dell’XI secolo, fu riscoperto nel 1464 ma subito ricoperto, forse perché troppo ingombrante; la stessa cosa avvenne più di un secolo dopo quando Sisto V (ebbene si, di nuovo lui) chiese al fidato Domenico Fontana di verificare la condizione del monumento; trovandolo però spezzato in cinque parti, si decise di lasciarlo lì dov’era. Si dovette attendere quindi fino alla fine del 1792, quando Pio VI Braschi ordinò all’architetto Giovanni Antinori di restaurarlo e di erigerlo al centro della piazza di Montecitorio.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Obelisco Vaticano
  • Obelisco di piazza Navona
  • Obelisco della Minerva
  • Obelisco della Minerva, particolare
  • Obelisco di Montecitorio



IN COPERTINA
un particolare
Obelisco della Minerva