Volti che incontriamo per strada
di // pubblicato il 16 Dicembre, 2011
Da ieri, nella sala delle Reali Poste, gli Uffizi ospitano l'undicesimo appuntamento del ciclo 'I mai visti' con la mostra Volti Svelati dedicata ai ritratti antichi e curata da Fabrizio Paolucci, direttore del Dipartimento di Antichità classiche, e di Valentina Conticelli, direttrice del Dipartimento per l’Arte del Settecento della Galleria.
44 busti della serie "Cesari in marmo” per una raffinatissima selezione della raccolta di marmi che attualizza la sistemazione critica, attributiva e biografica di capolavori - anche ritrovati nei depositi - che permisero, prima ai Medici e dopo ai Lorena, di gareggiare con le collezioni romane.
Al riguardo la Soprintendente Cristina Acidii fa notare lo straordinario saggio di storia della museologia attorno all’argomento, sempre attuale e talora scottante, dell’“uso” di questi materiali antichi nelle sistemazioni museografiche a carattere artistico: gli Uffizi ma non soltanto, poiché sono evocate le residenze, le ville, i giardini, le raccolte aristocratiche, i musei di breve esistenza oggi scomparsi, tutti scenari nei quali teste e busti hanno danzato, secondo l’efficace metafora dell’autore, innumerevoli “giri di valzer”.

Oltre Botticelli, ancora una ulteriore dimostrazione di come gli Uffizi attestino la capacità dei nostri progenitori di vivere pienamente il loro tempo e il Direttore Antonio Natali sottolinea "Viverlo da protagonisti, cioè; non da comparse o, peggio ancora, da spettatori. Francesco I, principe intelligente e ispirato, inventa il suo museo: museo d’arte antica e contemporanea, giustappunto. In esso esibisce, insieme alle ‘anticaglie’ raccolte dal suo casato, dipinti del secolo suo, il Cinquecento. Come se oggi un collezionista radunasse, nelle proprie stanze, video e istallazioni, mescolandoli a marmi greci e romani, avendo d’entrambi un’identica considerazione. Sia rammentato, questo, specialmente per noi fiorentini, per lo più inabili a vivere il presente, nei cui riguardi siamo diffidenti, se non proprio intolleranti; sospettosi e increduli circa le qualità poetiche dei giorni odierni. Convinti che le glorie del nostro passato (indubbiamente magnifico e innegabilmente arduo da uguagliare) non debbano essere mescolate con le prove di chi oggi si cimenta nella creazione, ci rifugiamo nella certezza che per rispettare quelle stesse glorie basti conservarle bene".

In catalogo, nel saggio "Il terzo Museo, due secoli di vicende del collezionismo di ritrattistica romana", Fabrizio Paolucci ripercorre l'intera storia di questi personaggi che, dopo l’alluvione del 1966, vennero rimossi dal museo nel quale avevano sempre costituito un corpo estraneo e per buona parte di loro ebbe inizio una lunga segregazione nei magazzini, prima e di Villa Corsini e dopo di Castello. Il Curatore conclude il suo brillante intervento spiegando che "purtroppo, i ritratti pagarono un caro tributo alle teorie del derestauro in voga in Italia negli anni Settanta del secolo scorso e le teste, private delle integrazioni post antiche (inclusi i busti sui quali erano segnati gli antichi numeri di inventario così utili per ricostruire le loro vicende collezionistiche), sono state solo di recente oggetto di un metodico processo di restituzione al pubblico nelle fastose sale dell’Antiquarium di Villa Corsini. Nella mostra “Volti svelati” si concentrano quindi le vicende di due secoli di fortune e sventure della ritrattistica romana a Firenze e agli Uffizi in particolare.

Da questa complessa storia emerge con chiarezza come le opere oggi nei depositi della Galleria non siano state allontanate dai percorsi di visita perché ritenute “sacrificabili”, perché doppioni, oppure per ragioni di ordine estetico o di precario stato di conservazione; al contrario, quasi paradossalmente, proprio nei depositi troviamo marmi di primaria importanza, opere che furono accuratamente selezionate fra i migliori ritratti provenienti da Villa Medici, dai palazzi granducali e dalle più importanti collezioni private della città. Soltanto le scelte allestitive compiute negli anni Novanta del Novecento posero fine alla secolare storia del “terzo museo” e le opere aggiunte o sostituite dal Lanzi vennero così ad affiancarsi a tutti quei ritratti, arrivati agli Uffizi a cavallo fra il XIX e il XX secolo, che la mancanza di qualsiasi organico criterio espositivo aveva invece condannato al buio dei deposi".

Curata con grande attenzione scientifica, la mostra accompagna i busti di marmo con 23 opere - fra dipinti e grafica con riferimenti diretti alle teste medesime - ritratti e autoritratti che dimostrano quale interesse riservassero gli artisti all’antico.
Il desiderio di possedere effigi dei protagononisti della storia di Roma non aveva lasciato immuni i Medici anzi, nel 1471 - di ritorno da Roma - Lorenzo stesso aveva acquistato due teste antiche di Augusto e Agrippa, di fatto le prime opere del nucleo poi incrementato nei secoli e quando nel 1780, all’abate Luigi Lanzi fu affidato il compito di redigere il rapporto sulle linee guida da seguire nel nuovo allestimento degli Uffizi, fortemente voluto da Pietro Leopoldo, lo studioso marchigiano non ebbe esitazioni a definire la collezione dei ritratti come “uno degli ornamenti più magnifici del Museo”, seconda nel suo genere unicamente alla raccolta capitolina.
Proprio Lanzi intervenne in modo decisivo con le acquisizioni di ritratti e autoritratti con riferimenti a teste antiche e allusioni all’archeologia il cui fulcro è rappresentato in mostra con un splendito Ritratto di scultore attribuito a Cristoforo Terzi e acquisito recentemente dalla Galleria sul mercato per una segnalazione dell’ufficio esportazione di Milano ed esposto per la prima volta al pubblico dopo a un intervento di condotto da Silvia Bensi e diretto da Valentina Conticelli.
La Curatrice, nel saggio in catalogo "Anticaglie: teste, calchi e modelli nei ritratti degli Uffizi", spiega: "Nella collezione di autoritratti della Galleria degli Uffizi – unica per numero di opere, storia e pregio – solo tredici quadri mostrano un chiaro riferimento antiquariale. L’assortimento è dunque molto ristretto, ma offre pur sempre spunti di notevole interesse, poiché questi dipinti – differenti per epoca, luogo di provenienza e qualità – permettono di accennare al molteplice dispiegarsi del fascino dell’antico, toccando aspetti che riguardano la formazione dell’artista, il suo stato sociale e l’atteggiamento intellettuale. Lo scultore di Terzi è dipinto mentre studia gessi di antichità celebri (un modello in terracotta dell’Ercole Farnese e una testa in scorcio di tipo Giulio Claudio) e parti anatomiche poste sul suo tavolo illuminato dalla luce di una candela. La composizione spicca per modernità nell’atteggiamento insieme morbido e leggermente spavaldo del protagonista, caratterizzato da un forte naturalismo nella resa dei tratti del volto, delle mani, come nella descrizione dei gessi.

La scena si svolge in un ambiente spoglio la cui unica suppellettile, oltre agli oggetti di lavoro, appare costituita da un coltello a serramanico conficcato nel tavolo. L’attribuzione della tela non è ancora certa, ma l’ipotesi più probabile attualmente è che si tratti di un’opera di Cristoforo Terzi, allievo poco noto di Giuseppe Maria Crespi, vissuto nella prima metà del Settecento a Bologna e a Roma. Le fonti settecentesche raccontano che l’interesse per l’antico gli derivò dal lungo soggiorno romano, nel corso del quale visse “osservando e studiando sulle bell’opere antiche, e facendo una gran pratica sull’antichità”. Durante quel periodo sembra che egli esercitasse anche l’attività di antiquario applicandosi “a fare acquisto di quadri, di disegni di scelte stampe di cammei, d’anticaglie e di tutto ciò che appagar poteva il virtuoso suo genio verso le opere di bravi artefici”. La tela dimostra una rapida esecuzione con tocco sicuro e poco rifinito. L’autore si è ispirato ai modelli del caravaggismo nordico e francese nell’ambientazione a lume di candela, riproposti però con un’impronta personale nella tecnica e nella composizione".

Una mostra a ingresso gratuito per il grande pubblico, voluta e sostenuta dagli "Amici degli Uffizi" e dall'Ente Cassa di Risparmio, ma anche una chicca per gli appassionati dove troveranno di che approfondire.
Segnalo la meritevole disponibilità delle Guide per visite guidate il cui ricavato sarà destinato al restauro di un marmo della collezione.
Infine i laboratori didattici (da prenotare a didatticacontemporanea@gmail.com), per bambini dai sei anni, di cui Matilde, la nostra giovanissima inviata, testerà e vi documenterà in gennaio anche tali opere.