Visita agli Ateliers di Cézanne, alla scoperta del suo genio creativo
di // pubblicato il 08 Ottobre, 2011
“Per un pittore la sensazione è la base di tutto”.
Così affermava Cézanne secondo la testimonianza del suo amico Gasquet, del quale il pittore ci ha lasciato un mirabile ritratto realizzato intorno al 1896. Con tale espressione è quasi facile capire perché questo artista ha lasciato un segno tanto profondo nell’arte da divenire un faro ispiratore per le generazioni moderne, dai Surrealisti ai Cubisti fino alla contemporaneità.

La sensazione sarà sempre un elemento fondante della sua arte insieme alla semplificazione e razionalizzazione del soggetto rappresentato. Non potrebbe esserci luogo migliore di un atelier per comprendere pienamente il processo creativo di un artista; nel caso di Paul Cézanne dobbiamo parlare al plurale, dato che diversi sono i luoghi dove la sua passione artistica venne elaborata e poi compiuta.
Ecco perché la mostra che si aprirà il prossimo 20 Ottobre a Milano, in Palazzo Reale, appare una occasione privilegiata per conoscere ed apprezzare l’opera di questa eccezionale figura d’artista , sia per chi lo ha già apprezzato, ma anche per coloro che non lo conoscono ancora, come le più giovani generazioni, che lo studiano a scuola e che ora hanno la possibilità di incontrare direttamente la sua produzione.
“Cézanne. Les ateliers du Midi” è il titolo di questa esposizione che ripercorre cronologicamente le tappe evolutive di Cézanne con circa quaranta opere provenienti dai maggiori musei del mondo, cominciando con il Musée Granet di Aix-en-Provence, l’Ateneum Art Museum di Helsinki, la Tate British di Londra, il Chrysler Museum of Art di Norkolk, il Musée de l’Orangerie e il Petit Palais di Parigi insieme al Musée d’Orsay, presente con ben dieci capolavori, il Princeton University Art Museum, l’Hermitage di San Pietroburgo e la National Gallery di Washington.

L’esposizione è prodotta da Comune di Milano Assessorato alla Cultura, Palazzo Reale e Skira, con la straordinaria partecipazione del sopracitato Musée d’Orsay di Parigi ed è curata da Rudy Chiappini con la collaborazione di Denis Coutagne, Guy Cogeval Direttore del Musée d’Orsay e Philippe Cézanne, pronipote dell’artista.
La mostra segue la biografia dell’artista ponendo l’accento ed indagando i temi che l’artista ha percorso costantemente lungo la sua intensa vita e che si sono evoluti con lui, dal paesaggio alla natura morta, dal ritratto alle grandi figure.
Questa insistenza sugli stessi motivi denota il rovello continuo che lo ha accompagnato e che lo ha reso sempre un po’ misterioso. Un’intera esistenza consacrata alla ricerca pittorica, dove il suo linguaggio parte da strutture fortemente materiche per poi conquistare luminosità di colore ed approdare, con rigore volumetrico, alla sostanza più intima della realtà: "l’arte è un’armonia parallela alla natura […]la natura veduta e la natura sentita, quella che è là (e indicava la pianura verde e azzurra) e quella che è qui (si toccava la fronte) che devono entrambi amalgamarsi per durare." (testimonianza di J. Gasquet)

Questo omaggio che Milano dedica al grande artista di Aix–en-Provence è concepito per entrare nel mondo di Cézanne, nella terra che lo ha visto nascere e crescere, fra le persone che lo hanno circondato, per penetrare la sua poesia attraverso i luoghi e i volti della sua vita.
Personaggio schivo, solitario, metodico e perseverante, appare oggi come l’antitesi del nostro mondo fatto di urla e casualità, e che invece è potentemente capace di toccare le corde del nostro mondo contemporaneo come nessun altro artista della sua epoca ha mai fatto.
I suoi atelier sono un luogo simbolo della sua pittura e della sua vita, dove Paul Cèzanne poteva esprimere la sua arte lontano dai fastidi della vita di ogni giorno, nel silenzio di una dimensione privilegiata che gli permetteva di riuscire ad ascoltare la sua interiorità: un luogo della mente e della memoria di rinascimentale atmosfera.
Così sarà il suo primo studio, nel grande salone dalla parete curva al piano terra della casa di famiglia a Jas de Bouffan, dove, nel 1859, a 20 anni, dipingerà quattro grandi pannelli delle Stagioni, firmandoli ironicamente Ingres.
E’ questo il laboratorio delle sue esperienze giovanili, dove il padre banchiere,
contrario alla sua vocazione artistica, gli lascia quello spazio solo per il cattivo stato in cui versava la casa in quegli anni . Qualche decennio dopo, dal 1881 al 1885, la proprietà verrà risistemata completamente; il padre, ormai arresosi alla carriera del figlio, gli farà costruire una luminosa mansarda nel sottotetto dell’abitazione, dove Paul realizzerà importanti e capitali nature morte, tema al quale Cézanne attribuì sempre grande importanza.
Colori luminosi per i fiori che, pur se dipinti con sempre minor frequenza, si impongono per la loro vivacità; dominano, però, sicuramente i frutti, fra i quali la mela è in assoluto il più amato: “Ai fiori ho rinunciato, appassiscono subito, i frutti sono più fedeli, stanno lì come se chiedessero scusa di sbiadire.” Le sue composizioni di frutta divengono sempre più monumentali e le linee di contorno si semplificano in cilindri, sfere, coni che vengono disposti in una prospettiva che appare percorsa da un dinamismo interiore. L’evoluzione stilistica lo porterà poi a creare dipinti dove i colori strutturano il soggetto che si espande e contrae in rapporto ai giochi di luce, i piani prospettici si moltiplicano creando un gioco di tensioni fra la superficie e la profondità: natura inanimata e vitale al tempo stesso.
L’altro atelier che ci racconta direttamente Cézanne è il suo ultimo studio, l’Atelier des Lauves, alla periferia di Aix, dove fa costruire sulla collina un edificio esclusivamente adibito a studio di pittura.
E’ il posto-rifugio, luogo di meditazione e di decantazione della sua filosofia artistica, che realizza secondo il suo orientamento preferito, gli arredi a lui confacenti, creando il luogo ideale per gli
ultimi ma incredibilmente fecondi anni della sua vita. Lo studio è al primo piano, con illuminazione da sud, verso la cittadina, e a nord si apre con una vetrata che inquadra la sua montagna, Sainte Victoire, incredibile formazione calcarea che domina la valle dell’Arc, tema ripreso dall’artista in modo quasi ossessivo nei suoi ultimi anni. La pittura in questo atelier che appare come un piccolo mondo privilegiato si libera e si riappropria di una libertà di tocco frammentato, dove il colore viene modulato a macchie colorate in rapporti di tono armonicamente articolati. La luce mediterranea del Midi penetra con forza nelle sue opere, come anni prima aveva fatto a contatto con l’arte di Pissarro e con il plein air, schiarendo la sua tavolozza; ma nei dipinti realizzati in questo ultimo suo atelier, la luce sembra provenire dall’interno della materia pittorica, non più atmosferica ma strutturante, grazie ad una serie di modulazioni che si esplicano con pennellate ora trasparenti ora dense, fitte e con invasioni di ombre scure.
Ed ancora una volta sono le sue parole che risultano le più indicate per comprendere la sua poetica artistica: “Disegno e colore non sono affatto separati dal momento che dipingi, disegni. Quando il colore è al più elevato grado di ricchezza, la forma è alla sua pienezza. I contrasti e i rapporti di tono, ecco il segreto del disegno e del modellato.”
Grazie a questa formula espositiva, la figura di Cézanne ed il suo mondo si aprono alla comprensione in modo semplice e diretto, permettendo di riuscire a conoscere, attraverso l’artista, anche l’uomo ed il suo piccolo, grande, mondo del Midi.