Vincenzo Malinconico, il filosofo cabarettista

di Davide Giuseppe Colasanto // pubblicato il 25 Novembre, 2010

Diego De Silva ritorna sulla scena letteraria con il libro Mia suocera beve (Einaudi), secondo capitolo sull'avvocato semi disoccupato Vincenzo Malinconico, questa volta coinvolto in uno strambo sequestro di persona. E’ l’ingegnere Sesti Orfeo ad inscenare il tutto intrappolando il boss camorrista responsabile della morte del figlio, in un anonimo supermercato. Il tutto è ripreso dalle telecamere del circuito di sicurezza che inviano le immagini del processo/reality in diretta nazionale. Malinconico si ritroverà, suo malgrado, come avvocato difensore, allo stesso tempo, del sistema giustizia e del camorrista. Parallelamente il lettore viene a conoscenza delle vicende personali dell’avvocato, scoprendolo divorziato con due figli, una nuova compagna e la suocera Assunta.

La narrazione di De Silva è costantemente accompagnata dalle lunghe riflessioni, pensieri e commenti del protagonista. E' questa la caratteristica principale del libro. La trama, infatti, assume un carattere secondario, mentre si stagliano chiari e forti i pensieri dell'avvocato. Sono questi ultimi i portatori delle riflessioni più pregnanti, dei giudizi più sagaci, dell'ironia più efficace. In questo senso Malinconico è un perfetto filosofo moderno. Riesce a dare parola, e quindi espressione scritta, al sentire comune, a quei pensieri astratti, a quelle situazioni ricorrenti che ogni individuo sperimenta nella propria vita. Innumerevoli gli esempi: dal "Pare Brutto" alla "realtà che vi sculetta intorno", dalla morte fisiologica dell'amore come "Irpef della felicità" alle "incongruenze-tipo" di ciascun individuo, l'autore/protagonista spazia in tutti gli aspetti del sentire comune.

Tutto ciò è accompagnato da una pronta ironia. Il filosofo è contemporaneamente un cabarettista. L'ironia di Malinconico è sagace, veloce ed immediata grazie al suo indirizzarsi senza filtri al lettore. E' un'ironia “televisiva”, che gioca sul rapporto tra pubblico ed artista, anche ad un livello metaletterario. Il protagonista viene catapultato sulla ribalta nazionale: tutti i media si occupano del processo-reality portando la performance dell'avvocato sotto gli occhi dell'intero Paese. De Silva gioca su questa doppia rappresentazione: lunghe digressioni vertono sulla contrapposizione tra la realtà e la sua rappresentazione televisiva che finisce per sostituirla.

Altro aspetto essenziale dell'opera, risiede nella riflessione meta-letteraria, nel ruolo del narratore, e soprattutto sull'importanza delle parole. Malinconico ragiona sul suo essere, analizza il suo modo di fare e di pensare. In queste digressioni l'autore esplicita chiaramente la propria poetica e l'aspetto strutturale dell'opera stessa: "Perché io […] sono succube delle cose che penso. E magari le pensassi una volta per tutte". E questa caratteristica patologica, porta il protagonista alla scrittura "nella speranza di trovare le parole giuste per fissare un punto di vista". Ed è qui che entra in gioco l'importanza della parola e l'abilità e ricerca del narratore di trovare quella giusta, perché "è solo quando ti capita d'improvvisare un concetto appena un po' complesso che ti accorgi di quanto tendi a sopravvalutare la tua capacità di esprimerti". E quando il pensiero trova la sua espressione in parole, queste ultime "autodenunciano la propria inadeguatezza", esprimendo il corto circuito e la difficoltà del raccontare, dell'esprimersi al meglio.

Ma il rischio della difficoltà d'espressione, risiede anche nella ridondanza. E questa viene diverse volte sfiorata nelle pagine del libro. In alcuni passaggi, le digressioni tendono a far scomparire la trama, alcune riflessioni sfociano in molti, forse troppi pensieri. Il rischio è il disorientamento del lettore. E' vero, il libro non ha pretese didattiche o socio psicologiche, ma seguire il solo pensiero di Vincenzo, rischia di far perdere la valenza esplicativa dei commenti del protagonista che trovano la loro forza proprio perché legati alla trama stessa. Inoltre, la retorica del personaggio è chiara sin dalle prime pagine. Ciò potrebbe stancare il lettore o limitare la libertà d'espressione letteraria imprigionando il personaggio in immobili caratteristiche.

 

Dettagli

MIA SUOCERA BEVE
Autore: Diego De Silva
pagg. 340
Einaudi