Vicenza, Sabbioneta e Parma: una gita fuori porta

di Cristiano Fioravanti // pubblicato il 03 Dicembre, 2011

Vi sembrerà un piccolo paradosso che un italiano decida di intraprendere il “Viaggio in Italia” di goethiana memoria la nostalgia, devo ammetterlo, ha giocato un ruolo fondamentale. Come suggerì Goethe, mi sono dedicato un bel viaggio in tre città meravigliose della nostra penisola che prima o poi vale la pena di visitare: Vicenza, Sabbioneta e Parma. Ho scelto come filo conduttore della mia gita fuori porta i teatri che in queste città, in pieno umanesimo, vennero progettati e costruiti in seguito alla riscoperta, da parte di architetti e uomini di cultura dell’epoca, del trattato De Architektura di Vitruvio. Esperimenti, assolutamente riusciti. Il Teatro olimpico a Vicenza, il Teatro all’Antica di Sabbioneta e il Teatro  Farnese di Parma hanno una storia indipendente e peculiare, ma un tratto li accomuna: sono tutti legati a filo doppio con le nuove tendenze architettoniche e culturali che volevano riscoprire, nella cultura degli antichi greci, e nello specifico nel teatro classico, dei lontani parenti troppo a lungo dimenticati da riportare agli onori della cronaca. Quello di Sabbioneta poi, un piccolo gioiello di architettura teatrale, è importante soprattutto perché fu il primo teatro ad essere costruito non più in una architettura pre-esistente adibita ad altre funzioni, bensì pensato fin dall’inizio come edificio indipendente, con lo scopo ben preciso di esercitare l’arte teatrale.
Teatro olimpico
La città di Vicenza è naturalmente piena di indicazioni che invitano a seguire le “tracce” del Palladio, una delle figuri più rilevanti della fine del cinquecento, al quale viene commissionato, nel 1580, dall’accademia degli olimpici, il teatro che prende il nome dall’istituzione stessa. Il Palladio morirà prima della conclusione dei lavori e, su i suoi disegni, il figlio Silla li porterà a termine. Appena entrati nella cavea, sormontata da statue dove sono stati effigiati i vari accademici dell’epoca di Palladio (in sostanza i committenti), la prima cosa che si può ammirare è la magnifica scenografia  prospettica originale dello Scamozzi (conservata in ottimo stato), pensata per lo spettacolo d’inaugurazione, rappresentante le sette vie di Tebe. Il teatro fu inaugurato il 3 marzo del 1585 con la messa in scena di un Edipo re di Sofocle con cori di Andrea Gabrieli.

Fu nel settembre del 1786 che Goethe volle visitare l’accademia e scoprire le attività culturali che qui fiorivano in quegli anni. Era in incognito ed una targa all’interno del foyer ce lo ricorda.
Teatro all antica
Non lontano da Vicenza si può comodamente raggiungere una città soprannominata “la città degli innamorati”: Sabbioneta. Viaggiando per la piatta, seppur affascinante, pianura padana, osservando bene dal finestrino (nel caso facciate il viaggio in auto) potrete notare in lontananza le mura originali che ancora cingono questa città - già patrimonio dell’umanità per l’UNESCO - edificata per volontà di Vespasiano Gonzaga tra il 1554 ed il 1556. Sabbioneta è considerata una città ideale: una definizione di città ideale può essere molto complicata, considerato che di città ideale si parla fin dagli albori della storia dell’umanità urbanizzata. Ma questo concetto di “ideale” ha particolare rilievo nell’epoca del rinascimento: è un insediamento urbano progettato, e raramente realizzato, su criteri scientifici e di razionalità spesso accompagnati da tensione ideale e filosofica e con una spiccata carica utopica. Vi consiglio di visitare la piccola città intorno all’ora del tramonto: a tratti l’atmosfera è surreale e totalmente silenziosa, quasi un pacifico deserto. Ma senza dilungarmi troppo entriamo a visitare il “Teatro all’antica”: già il nome è una dichiarazione d’intenti. L’edificio fu commissionato dal Duca Vespasiano Gonzaga Colonna intorno al 1588 a Vincenzo Scamozzi. L’orchestra, sormontata da un loggiato, è l’unica parte completamente originale rimasta, con statue di Bernardino Quadri (sempre su disegni dello Scamozzi) che ritraggono le principali divinità greche al centro delle quali spicca quella di Vespasiano Gonzaga: una figura molto stimata ed amata dai cittadini. Il Duca rese Sabbioneta una fucina culturale importantissima dell’epoca e si volle rappresentarlo quasi come l’anello di congiunzione tra dei e uomini. La scenografia che attualmente occupa il palco risale al ventesimo secolo, mentre quella originale dello Scamozzi, che rappresentava una prospettiva urbana, andò distrutta nel settecento. Il Teatro fu inaugurato nel 1590 coi festeggiamenti del carnevale. Il Duca Vespasiano ingaggiò una compagnia stabile stipendiata che rimase in città fino alla sua morte, momento in cui coincise l’iniziò della decadenza di Sabbioneta stessa. L’edificio fu, nei secoli, alternativamente adibito a magazzino, granaio, caserma e agli inizi del novecento addirittura a cinematografo dove probabilmente si poteva respirare nell’aria una certa atmosfera da cinema parrocchiale con le sue affascinanti sedie di legno scomode ma adatte a sognare. Il teatro ha un’acustica ottima e pare che tutt’oggi il maestro Riccardo Muti lo continui ad utilizzare per le sue registrazioni; attualmente è usato soprattutto in primavera ed autunno per rappresentazioni e concerti.
Teatro farnese
Ed infine Parma dove, appena all’entrata della città, vi sarà dato il benvenuto dall’enorme struttura quale il Palazzo della Pilotta è. Proprio all’interno di questo palazzo si trova il nostro terzo protagonista. Il teatro Farnese di Parma è stato fu commissionato da Ranuccio I, duca di Parma e Piacenza a Giovan Battista Aleotti , per festeggiare sfarzosamente la sosta di Cosimo II de’ Medici a Parma. La visita non fu mai fatta e l’inaugurazione venne posticipata al 1628 in onore delle nozze tra Margherita de’ Medici ed il duca Odoardo con uno spettacolo allegorico - mitologico, Mercurio e Marte con testo di Claudio Achillini e musiche di Claudio Monteverdi. L’entrata al teatro è maestosa: due colonne sormontate da una sagoma ducale ci introduce nella cavea ad U costituita da quattordici gradoni ed una capienza di circa tremila spettatori: una fabbrica mastodontica per l’epoca. Tutte le misure del teatro sono imponenti: il palco, ad esempio, ha le stesse dimensioni della cavea (alla cui sommità sono presenti due ordini di logge di impronta palladiana) perché doveva ospitare una grande quantità di macchinari scenici. Pare che il teatro sia stato adoperato per appena nove rappresentazioni poiché economicamente troppo dispendioso. La struttura originale è andato quasi completamente distrutta in un bombardamento nel 1944 e ricostruito solo a partire dal 1956 sul progetto originario.

Purtroppo il viaggio, oltre che lo spazio qui a mia disposizione, è volto al termine. Costretto perciò a congedarmi dovrò tralasciare , per il momento almeno, tutto ciò che si potrebbe dire sui “teatri nascosti” di Firenze e sul ruolo che questa città giocato nello sviluppo dell’arte teatrale. Teatri nascosti poiché non ne sono rimaste tracce tangibili: la maggior parte di questi luoghi teatrali non erano stati pensati come spazi indipendenti (come per il teatro di Sabbioneta). Teatro della Baldracca in palazzo vecchio, Teatro degli Uffizi e Teatro in palazzo Medici Riccardi: tre piccoli suggerimenti per chi ha voglia di approfondire. Dopo una settimana d’intenso lavoro, magari avrete bisogno di un viaggio tanto rilassante quanto interessante…Buon viaggio.

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Teatro Olimpico a Vicenza
    la scena prospettica di Vincenzo Scamozzi (foto valter49)
  2. Teatro all'Antica a Sabbioneta
    La cavea
  3. Teatro Farnese a Parma
    cavea e palco

In copertina:
Teatro Olimpico a Vicenza
la scena prospettica di Vincenzo Scamozzi
( Foto Pino Guidolotti CISA A. Palladio.)

 
{!-- Google Maps Stuff