Vic Chesnutt se ne è andato

di Francesca Vinci - pubblicato il 07 Gennaio, 2010 in L'ottava nota

Vic Chesnutt è rimasto in stato di coma per circa una settimana e poi non si è più svegliato.

Secondo quanto dichiarato dalla collaboratrice e amica, Kristin Hersh, a provocare il coma sarebbe stato l’ennesimo tentativo di suicidio mediante overdose di rilassanti muscolari.
La morte del cantautore è stata annunciata dalla sua casa discografica “Constellation Records” e sarebbe avvenuta nel pomeriggio del 24 dicembre scorso in un ospedale della città di Athens in Georgia, dove risiedeva.

Nato nel 1964, Vic Chesnutt dall’età di diciotto anni viveva su una sedia a rotelle perché paralizzato agli arti inferiori in conseguenza di un incidente stradale avvenuto nel 1983.
L’abuso di alcool era stata la causa del suo male ma, nonostante questo, per tutta la vita ha continuato a bere e fare uso di droghe ( il disco “Drunk” del 1993 sarebbe interamente registrato in stato di ebrezza).
Era stato Michael Stipe, cantante dei R.E.M., a scoprirne il talento alla fine degli anni ’80, durante una serata al 40 Watt Club, finanziando ben due produzioni discografiche del cantautore “Little” e “West of Rome”. 
Nel 1996 le sue canzoni sono state interpretate fra gli altri da Madonna, Garbage, Smashing Pumpinks e gli stessi R.E.M. per l’album “Sweet Relief II: The Gravity of Situation” con cui il cantautore aveva raggiunto maggiore notorietà. I proventi delle vendite del disco venivano interamente devoluti allo Sweet Relief, Fondo di Assistenza Medica per Musicisti e, ironia della sorte, pare che Vic Chesnutt abbia lasciato un debito per spese mediche di oltre 70.000 dollari e una causa contro un ospedale della Georgia.

Vic Chesnutt diceva che l’incidente e le successive complicazioni erano ciò che gli aveva fatto capire di avere “qualcosa da dire” sulla vita e sulla morte.
Aveva un racconto chiaro e aperto dell’intenso dolore di dover vivere pur apprezzando la vita: la sua musica non era facile, così nera e intensa, rendeva vivo il presagio del male. 
Egli diceva ironicamente che Michael Stipe aveva prodotto i suoi primi album per fermare la voce e le canzoni prima che la morte potesse raggiungerlo, o viceversa.
Combatteva da tempo contro una profonda depressione dalla quale non riusciva a riprendersi e più volte negli anni, il pensiero a lui così caro della morte aveva preso forma in gesti che, solo a non capire la sua sofferenza e la profonda lotta interiore, possono dirsi inconsulti.
Lascia una produzione musicale di oltre venti anni, notevolmente riformata negli ultimi due, grazie anche alla proficua collaborazione con Guy Picciotto dei Fugazi, membri di Godspeed You! Black Emperor e Silver Mt. Zion.
Del 2007 è “North Star Deserter” molto apprezzato nella indie-zone, rimasto tuttavia confinato nel mondo musicale americano.
Poi, nel settembre 2009, il suo dodicesimo album “At the cut”, seguito a soli due mesi di distanza dalla produzione per sola voce e chitarra di

Skitter On Take-Off”, nove canzoni folk solitarie, semplicemente.

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