Viaggi insoliti solo su catalogo. Dagnini architetto.Un “mantovano” alla corte dello zar
di - pubblicato il 19 Gennaio, 2010 in Libri e pubblicazioni
Insieme alla mostra La morte di Raffaello storia di un dipinto di Felice Schiavoni la stagione espositiva a Palazzo Te di Mantova ha proposto una selezione di circa cinquanta disegni autografi dell'architetto Silvio Dagnini, anche questi, come il dipinto, provenienti dal Museo Carskoe Selo della città di Pushkin (San Pietroburgo) gemellata con Mantova.
Una nuova occasione per usare il catalogo della mostra edito da Skira come accompagnatore di un comodo viaggio in poltrona alla scoperta delle opere di un architetto che ha operato con successo alla corte dello zar Nicola II, ma è ancora poco conosciuto in Italia, terra di origine della sua famiglia.
Si tratta infatti del primo catalogo e della prima mostra su Silvio Dagnini un “mantovano” nato in Russia nel 1867 a Char’kov, ultimo figlio di Ambrogio, affermato tenore italiano, già direttore del teatro italiano dell’opera di Odessa, che arrivando da Mantova a metà Ottocento aveva dato origine al ramo russo della famiglia Dagnini.
Attraverso gli occhialini rotondi gli occhi azzurri dall’aria gentile di Silvio Dagnini, nel ritratto eseguito da un amico, guardano il lettore dalla copertina del volume. Il catalogo di questa prima mostra offre al pubblico la sua biografia artistica narrata cronologicamente e mette a fuoco i materiali del suo lavoro e della collezione della famiglia sopravvissuti alla storia.
Uno dei numerosi architetti attivi in Russia tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX Dagnini è annoverato tra i “razionalisti”, architetto di corte dell'ultimo zar di Russia Nicola II, chiude la serie dei grandi urbanisti italiani, tra cui Rastrelli e Quarenghi, al servizio della corte imperiale russa sempre desiderosa di creare i tanti palazzi in stile italiano, residenze rococò, abitazioni di svago e di caccia.
La scelta dei progetti presentati nel catalogo, con i delicati toni e i perfetti tratti dei disegni originali, è stata curata da Larisa Bardovskaja con la collaborazione di Vladimiro Bertazzoni autori fra l’altro dei testi del volume. Una mostra e un’opera monografica in cui sono riuniti alcuni progetti conservati nella collezione del museo Carskoe Selo e strettamente connessi con la vita e l’attività artistica del loro autore.
Molte le foto del tempo in bianco e nero riprodotte sul catalogo fra cui quella della casa d’origine della famiglia Dagnini ancora oggi su corso Garibaldi a Mantova, un ritratto dell’architetto con la moglie, un gruppo di famiglia con i figli e altre degli illustri personaggi per i quali progettò abitazioni e arredi.
Carskoe Selo è con Petrhov la più importante delle residenze imperiali, che circondano San Pietroburgo da cui dista solo 26 chilometri, la capitale estiva dell’impero russo dove Silvio Dagnini lavorò intensamente. Tra le principali opere progettate e realizzate di cui si trovano sul catalogo di Skira i disegni preparatori, si ricordano l'edificio della centrale elettrica (1896-98); il portale d'ingresso del palazzo di Alessandro; il Liceo scientifico (1900-1902) intestato all'Imperatore. Ville padronali e palazzine (1905-07) per ricchi commercianti e mecenati tra cui Kokarev e Gudovic; i primi garages per le automobili dello zar; l'ospizio per i mutilati della guerra russo-giapponese; l'edificio della Croce Rossa la cui prima pietra viene posata dall'Imperatrice e dalle figlie assistite dall'architetto stesso.
Negli anni che seguono la rivoluzione del 1917 e poi durante le repressioni staliniane degli anni Trenta, Dagnini si adatta, non senza difficoltà a un nuovo e più duro stile di vita e si impegna in progettazioni e costruzioni di carattere industriale, come dighe, chiuse, edifici annessi alle centrali elettriche sul fiume Svir'. Morirà a Leningrado nel gennaio del 1942 durante il lungo assedio delle truppe tedesche alla città.