Viaggi insoliti. La morte di Raffaello solo su catalogo
di // pubblicato il 15 Gennaio, 2010
Se non avete fatto in tempo ad andare a Mantova a Palazzo Te per visitare la mostra “La morte di Raffaello. Storia di un dipinto di Felice Schiavoni” perché non provare a “farci un giro” attraverso le pagine di un libro o meglio di un catalogo?
Accompagnatore eccezionale nei viaggi del mondo dell’arte, magari mentre si è comodamente seduti in poltrona, il catalogo di una esposizione, oltre che contenitore di immagini e vera miniera di informazioni, è oggetto indispensabile di riti antichi e piccoli piaceri. La qualità cromatica delle riproduzioni, i tipi e le diverse grammature della carta, i formati più o meno grandi e qualche volta eccezionali, l’odore e il rumore del volume appena aperto, ne sono gli strumenti.
In questo caso tocca a Skira, la prestigiosa casa editrice fondata da Albert Skira nel 1928, a essere l’accompagnatore dell’insolito viaggio alla scoperta delle immagini e delle storie legate al dipinto.
La mostra che ha appena chiuso i battenti ha infatti esposto, come ha già recensito il professor Zucchini, il grande dipinto La morte di Raffaello, una tela di più di 2 metri per 3, a cui il pittore di scuola veneziana Felice Schiavoni, nato a Trieste nel 1803 e morto a Venezia nel 1881 lavorò per moltissimi anni.
Committente d’eccezione il giovane Granduca Alessandro Nikolaevic, futuro imperatore di tutte le Russie come Alessandro II Romanoff, che durante un viaggio di studio in Europa nel 1838, si ferma in Italia, tappa indispensabile per la completa formazione di un gentiluomo del suo tempo e da ordine a Schiavoni, durante la vista a Venezia nello studio del pittore, di rappresentare l’addio a Raffaello con famosi personaggi del Rinascimento.
Il soggetto rientra appieno nel mito ottocentesco di Raffaello, dato dal ricorrere di alcuni temi che fanno del Maestro un modello sia come artista, sia come uomo in relazione al prestigio e alla posizione sociale che seppe raggiungere.
L'opera viene conclusa nel 1859, quasi venti anni dopo la sua committenza, anno in cui viene spedita a San Pietroburgo ad Alessandro ormai divenuto imperatore e subito collocata nel Palazzo di Caterina, residenza estiva degli zar, opera settecentesca dell’italiano Francesco Bartolomeo Rastrelli, situata a Carskoe Selo, attualmente chiamata città di Pushkin, alla periferia di San Pietroburgo, e oggi gemellata con Mantova. Il dipinto è più volte citato dalla storiografia artistica del periodo, alla quale si è fatto riferimento fino ai giorni nostri, ma è solo oggi, grazie al catalogo di Skira che la curatrice del volume Larisa Bardovskaya con la collaborazione di Daniela Sogliani, ha ricostruito l’affascinante storia della tela, per la prima volta visibile in Italia, a distanza di centocinquanta anni dalla sua partenza per la Russia.
Il quadro di Schiavoni al suo arrivo nel Palazzo di Caterina fu collocato su una parete della Sala di Lione, così chiamata per le sete, provenienti dalle celebri manifatture, che ne ricoprivano le pareti. Poteva essere ammirato in quella sede anche dopo la rivoluzione del 1917, testimoni di eccezione le foto riportate sul volume, fino agli inizi della II guerra mondiale quando, all’avvicinarsi delle truppe tedesche, privato dalla cornice e arrotolato, viene addirittura spedito in Siberia.
Grossi problemi di conservazione con ampie fessurazioni e distacchi del colore hanno afflitto il dipinto fino al suo restauro reso possibile dal finanziamento del Centro internazionale d’Arte e di Cultura del Palazzo Te e alla compartecipazione di specialisti italiani.
Interessantissime le riproduzioni fotografiche del “prima e dopo la cura” accompagnate dall’intervento di Filipp J. Bobrov sulla conservazione e restauro del dipinto, e “Fortuna e mito di Raffaello nell’Ottocento” di Daniela Sogliani accompagnato da particolari e morbide immagini piene di luce di altri dipinti sul tema .
Chiude l'insolito viaggio nel dipinto La morte di Raffaello attraverso il suo catalogo, l'immagine completa del dipinto accompagnata dalla minuziosa individuazione di tutti i personaggi e delle opere rappresentate. Una sorta di legenda che aiuta a scoprire gli infiniti rimandi e allusioni a Raffaello e alle sue opere.