Veronese e le Storie Ester
di // pubblicato il 09 Maggio, 2011
«La felicità, il brio del pennello di Paolo è fra le Maraviglie.
Non v’è colpo né quadri suoi che non sia sicuro […].
Il suo dipingere fu come lo scrivere d’una perita mano»
(A. M. Zanetti, Della Pittura veneziana, Venezia 1771)
Palazzo Grimani a Venezia ospita, a conclusione di un lungo e complesso restauro, la mostra di Paolo Veronese (al secolo Paolo Caliari, Verona, 1528 - Venezia, 19 aprile 1588) dove, per la prima volta, è possibile ammirare ad altezza d'uomo i tre capolavori provenienti dal soffitto di San Sebastiano, chiesa monumento dell'opera dell'artista e dove vi lavorò per un lungo tempo e poi la scelse per esservi sepolto.

Le tele che raffigurano il Ripudio di Vasti, Ester incoronata da Assuero ed il Trionfo di Mardocheo torneranno, al termine della mostra, sul soffitto della chiesa a circa dodici metri di altezza.
Ester, eroina ebraica, è interpretata in chiave di prefigurazione mariana e le vicende della sua vita alludono al trionfo della fede sull'eresia con una marcata valenza antiprotestante, inevitabile negli anni dello svolgimento del Concilio e dei suoi risultati dottrinali e normativi.

L'altezza della opere a soffitto obbliga Veronese, nell’intento di orchestrare composizioni complesse e ricche di effetti, a elaborare figurazioni e architetture in scorci estremamente arditi, con correzioni prospettiche in previsione della visione dal basso.
Le fonti luminose sono utilizzate spesso in controluce o in radenza per conferire rilievo drammatico, mentre il colore è sempre in selezioni cromatiche ricche e squillanti.
Nel disegno, la conduzione delle pennellate sono di una straordinaria rapidità, libertà, sicurezza e controllo dello strumento tecnico.
La rara maestria di Veronese, ammirando le tele da vicino, è nel procedimento di apparente semplicità e di estrema efficacia: dispone ampie stesure di colore poco corposo, in genere di tono medio, passa poi a definire i dettagli finali (con i massimi chiari e i massimi scuri) con tratti rapidi e molto sciolti.

Gran parte dei lavori sono realizzati in uno spettacolare e colorato stile manierista veneziano. Veronese, ha poco più di 25 anni quando interviene sul soffitto di San Sebastiano, tra la fine del 1555 e l’ottobre del 1556, su commissione del prelato Bernardo Torlioni.
L'interno della chiesa è a croce latina ed ha una sola navata, preceduta da un atrio sovrastato dal coro, mentre il presbiterio è absidato e coperto da cupola.
Ma più dell'impianto architettonico, di eleganti forme rinascimentali, spicca l'imponente apparato decorativo che Paolo Veronese inizia dal soffitto della sacrestia, poi la navata centrale, poi il fregio e poi la parte orientale del coro, l'altare maggiore, le porte dei pannelli dell'organo e il presbiterio.

Il restauro delle tele, iniziato nel novembre 2008, è stato diretto da Giulio Manieri Elia ed ha restituito a questi straordinari dipinti la loro eccezionale qualità cromatica, luministica e compositiva. L’intervento di restauro è stato possibile grazie alla generosità di Save Venice Inc ed in particolare:
Il Ripudio di Vasti è stato finanziato dal California Chapter of Save Venice;
L'Iincoronazione di Ester dagli Amici in onore di Mary and Howard Frank
Il Trionfo di Mardocheo dal Boston Chapter of Save Venice.

L'intervento pittorico è stato eseguito da Lucia Tito, Rosanna Coppola, Carla Bertorello, Caterina Barnaba, Irene Zuliani (cooperativa C.B.C.), mentre il rinnovamento della foderatura è di Matteo Rossi Doria.
Le operazioni sono state precedute da una vasta campagna diagnostica coordinata dal Laboratorio Scientifico della Soprintendenza diretto da Ornella Salvatori.