Venezia 68: Faust - Leone russo dal sapore europeo

di Andrea Mancaniello // pubblicato il 12 Settembre, 2011

Anche quest’anno la Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia ha consumato i suoi riti tra Cinema e divismo, scandali annunciati e qualche polemica. La giuria presieduta da Darren Aronofsky, Leone d’Oro 2008 con The wrestler, composta dai registi Mario Martone, Todd Haynes e André Téchine, dal musicista David Byrne, dall’attrice Alba Rohrwacher e dalla fotografa Eija-Liisa Ahtila, ha sigillato col suo verdetto la 68ª edizione.

Unanime il consenso raccolto dalla proclamazione del Leone d’Oro assegnato a Faust di Aleksandr Sokurov, ultimo capitolo di una tetralogia sul potere che il grande regista russo aveva iniziato con Moloch, grottesco ritratto privato di Adolf Hitler, e proseguito con i successivi Taurus e Il sole dedicati rispettivamente alle figure di Stalin e dell’imperatore giapponese Hirohito.
Liberamente ispirato al testo di Goethe il film è una lucida riflessione sulla brama di potere dell’essere umano, una pellicola sontuosa e pittorica. Non a caso l’autore ha dichiarato d’aver a lungo studiato la pittura tedesca contemporanea all’opera letteraria per ricostruirne le cromie all’interno dei fotogrammi.

Premio speciale della Giuria al nostro Terraferma di Emanuele Crialese, una storia di solidarietà che mostra la naturale tendenza umana al viaggio come conoscenza, più che parlare semplicemente d’immigrazione, giusto riconoscimento a un cineasta che già con i precedenti Respiro e Novomondo ha dato lustro al Cinema italiano.
La Coppa Volpi per il miglior attore è stata assegnata a Michael Fassbender per il suo ruolo di uomo dalla sessualità ossessiva, incapace d’instaurare relazioni oltre l’amplesso, in Shame dell’inglese Steve McQueen. Premiata per la miglior interpretazione femminile l’attrice di Hong Kong Deanie Yip protagonista di Tao jie, che affronta con delicatezza il tema della vecchiaia, attraverso la storia di un’anziana bambinaia fedele servitrice della famiglia Leung per sessant’anni.

Questo sarà ricordato come l’anno del ritorno in gara di autori affermati (Cronenberg, Ferrara, Friedkin, solo per citarne alcuni) con film in generale molto interessanti e con Le idi di marzo di George Clooney, ritratto impietoso di un mondo politico corrotto da interessi esterni, come film d’apertura del concorso.
Alcuni di essi come Carnage di Roman Polanski o A dangerous method di David Cronenberg, usciranno presto in sala e avremo modo di riparlarne, ma come di consueto ai festival s’incontrano opere innovative difficili da catalogare, ancora in attesa di un distributore, che quindi avranno maggiori difficoltà a raggiungere il pubblico. Alcuni esempi.


Alpis di Yorgos Lanthimos, in concorso. Il terzo film del regista greco, premiato per la sceneggiatura, racconta di un’associazione molto particolare i cui membri, dietro compenso, sostituiscono persone defunte riproducendone meticolosamente gesti e atteggiamenti per accompagnare i congiunti nell’elaborazione del lutto. Speriamo di poterlo vedere presto ma siamo ancora in attesa del suo film precedente, Kynodontas, che nonostante la candidatura all’Oscar e la vittoria a Cannes 2009 nella sezione Un certain regard rimane inedito in Italia.


Quiproquo di Elisabetta Sgarbi, Controcampo italiano. La regista di interessanti documentari (invisibili fuori dal festival) l’anno scorso, col precedente Se hai una montagna di neve tienila all’ombra, s’interrogava su che cos’è la cultura con interviste a personalità di spicco della scena letteraria italiana.Il nuovo film ne è l’ideale proseguimento e si spinge oltre con un altro quesito; se la conclusione a cui si giungeva è che la cultura è tutto ciò che ci sfida, ci impegna e ci appassiona, in un mondo in cui essa è in continuo mutamento ha ancora senso parlare di avanguardie?
Vittorio Sgarbi, fratello dell’autrice, afferma che ogni secolo della storia umana è stato segnato da vivaci avanguardie attive nei suoi primi decenni, da Giotto a Beethoven sono diversi gli esempi citati, così adesso staremo vivendo l’età d’oro con le avanguardie del XXI secolo, ma non dobbiamo illuderci che durerà.


Sal di James Franco, Orizzonti. L’attore protagonista di Urlo firma la regia di un progetto che ha inseguito a lungo, con stile personale realizza un film sperimentale, una biografia emotiva molto lontana dai canoni consueti del genere. Con la macchina da presa sempre addosso al protagonista Val Lauren, il film racconta l’ultimo giorno di vita di Sal Mineo, attore italo-americano ucciso misteriosamente con una sola coltellata al cuore il 12 febbraio 1976. Mineo era improvvisamente diventato una star mondiale con il ruolo interpretato in Gioventù bruciata accanto all’amico James Dean, poi la disinvoltura con cui dichiarò la sua bisessualità gli creò una certa ostilità, al punto che oggi di lui si è quasi persa memoria. James Franco tenta di ridare dignità a una figura infangata dal pettegolezzo attraverso un film a basso costo, girato in soli nove giorni, che insegue aspirazioni artistiche senza preoccuparsi degli esiti al botteghino.

Oltre a Terraferma l’Italia era rappresentata in concorso da L’ultimo terrestre, notevole esordio alla regia del fumettista Gian Alfonso Pacinotti (Gipi) e dal dramma di Cristina Comencini Quando la notte, contestato per aver osato scalfire la sacra icona della maternità.
Come spesso accade in queste occasioni le proposte erano molteplici e le più disparate, dal documentario personale di Pippo Delbono Amore Carne in cui racconta ventidue anni di convivenza con la sua sieropositività, al colossal catastrofico di Steven Soderbergh pieno di star hollywoodiane Contagion;
perciò lunga vita al Cinema in ogni sua forma e alla curiosità che voracemente mi spinge sempre verso la prossima visione a caccia, come sempre del resto, di nuove emozioni visive da condividere e raccontare.

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Logo e giuria della 68ª edizione © 2011 - La Biennale di Venezia
  2. Alpis di Yorgos Lanthimos / Faust di Alexandr Sokurov
  3. Michael Fassbender in Shame / Donatella Finocchiaro in Terraferma / 4:44 Last day on earth di Abel Ferrara / Quando la notte di Cristina Comencini

In copertina:
Aleksandr Sokurov e il Leone d'Oro per il suo Faust
(© 2011 - La Biennale di Venezia)


ELENCO PREMI 68° CONCORSO

 

  • Leone d’Oro per il miglior film: Faust di Aleksander Sokurov (Russia)
  • Leone d’Argento per la migliore regia: Shangjun CAI per il film Ren Shan Ren Hai (Cina - Hong Kong)
  • Premio Speciale della Giuria: Terraferma di Emanuele Crialese (Italia)
  • Coppa Volpi alla migliore interpretazione maschile: Michael Fassbender nel film Shame di Steve McQueen (Gran Bretagna)
  • Coppa Volpi alla migliore interpretazione femminile: Deanie Yip nel film Tao jie di Ann Hui (Cina - Hong Kong)
  • Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente: Shôta Sometani e Fumi Nikaidô nel film Himizu di Sion Sono (Giappone)
  • Osella per la miglior fotografia: Robbie Ryan per il film Wuthering Heights di Andrea Arnold (Gran Bretagna)
  • Osella per la migliore sceneggiatura: Yorgos Lanthimos e Efthimis Filippou per il film Alpis di Yorgos Lanthimos (Grecia)
  • Leone del Futuro - Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”: Là-bas di Guido Lombardi (Italia)