Venere nera

di Andrea Mancaniello // pubblicato il 24 Giugno, 2011

La parabola umana di Saartjie Baartman, la venere ottentotta diventata icona per un continente intero, la cui fama resiste al passaggio del tempo, è una storia drammatica di disumana sopraffazione.

Non sono molte le certezze storiche su di lei.
Dotata di un raffinato talento musicale salpò da Città del Capo nel 1810 all’inseguimento delle proprie aspirazioni artistiche, ma finì manipolata da Hendrick Caezar, l’uomo con cui aveva affrontato il mare, e da altri che dopo di lui ne fecero oggetto di violenza e speculazioni.

Esposta come una bizzarria della natura nei freak show di Londra, la giovane boscimana veniva mostrata in catene a un pubblico che anelava il brivido del pericolo e la possibilità di toccarne le forme inconsuete.

Scandagliata dagli accademici francesi come animale raro, fu sottoposta ad ogni umiliazione da uomini razzisti come l’anatomista Georges Cuvier che, con l’alibi della nobile causa del progresso, cercava nella sua diversità le prove di una parentela con le scimmie. Lo scienziato, incline ad affermazioni fantasiose –“gli egiziani per quanto siano stati neri, appartengono alla razza dei bianchi!” - negandole lo status di persona, le tolse dignità, teorizzando una presunta inferiorità per legittimare il colonialismo occidentale verso il continente africano.

La macchina da presa di Abdellatif Kechiche mostra impietosa le umiliazioni a cui la giovane africana fu sottoposta, lunghe sequenze al limite dell’insostenibile costringono lo spettatore a riflettere sulla sua stessa curiosità, la naturale predisposizione umana a diventare voyeur.
Una riflessione più ampia anche sull’essenza del Cinema che ha nell’atto del mostrare il suo elemento costitutivo. Quando e quanto è lecito assecondare aspettative di massa di solito inesorabilmente orientate verso il basso?
Saartjie era un’artista, amava suonare e cantare ma non era quello che il pubblico voleva da lei, si è così assoggettata per sopravvivere allo spettacolo indecente che l’ha vista di volta in volta pericoloso animale feroce, esotica preda sensuale o semplice oggetto sessuale.
E oggi, con la dilagante spettacolarizzazione mediatica del dolore altrui, è così diversa la società moderna da quella di allora?

Quando vinta nell’estrema umiliazione di mostrare e dover offrire con la forza l’intimità del suo corpo alla libido altrui, Saartjie deciderà di sottrarsi con le lacrime alla lascivia di perversi nobili libertini, sarà abbandonata al suo destino. Non avrà altro modo, sola in un paese straniero, donna senza protezioni in un mondo di maschi, che entrare in un bordello per avere un riparo dal gelo invernale.

Sfuggendo l’insidia dell’agiografia, Abdellatif Kechiche indaga il mistero di una donna controversa senza creare il ritratto falso di una vittima assoluta, interrogandosi sul confine tra consenso e coercizione. Immaginando motivazioni per la giovane inizialmente complice dello spettacolo, trascinata e offesa poi nel degenerare dell’oscena esibizione richiesta.

Una storia completa della vita di Saartjie non l’avremo mai e Venere nera, senza intenti biografici, ha il pregio di fornire indizi scevri dalla pretesa di definirne l’essenza. La solitudine profonda di una donna sola, dedita all’alcol per sopportare le ingiurie e il dolore insanabile per la morte di un figlio, gli accenni a una vita lontana in Africa, le invenzioni giornalistiche che la volevano principessa, sono tanti piccoli tasselli che lasciano comunque la sua figura ampiamente avvolta nelle nebbie del tempo.

L’esordiente Yahima Torrès offre corpo e bellezza al personaggio protagonista, i suoi grandi occhi, fieri all’inizio nell’affrontare il pubblico, smarriti nel non comprenderne la crudeltà e infine spenti nella resa di un’inesorabile fine, sono qualcosa che non si dimentica facilmente.

Venere nera
è un crudo ritratto della crudeltà umana, deliberatamente distaccato dal personaggio per lasciare a ognuno la libertà intellettuale di comprendere, secondo la propria capacità d’empatia, la violenza fisica e morale di cui Saartjie Baartman fu oggetto.
Anche dopo la morte giunta all’età di soli 25 anni, lo stesso Cuvier ne ha profanato il corpo ispezionando ciò che in vita la donna gli aveva sempre negato, asportandone organi e realizzando un calco in gesso rimasti esposti al Musée de l’Homme di Parigi fino al 1976.
Nel 1994 dopo la fine dell’apartheid in Sudafrica, i capi del popolo khoikhoi chiesero, attraverso Nelson Mandela alla Francia, la restituzione dei resti di questa loro figlia, ma soltanto nel 2002 l’istanza fu assecondata e una collina nella valle del Fiume Gambia ha accolto l’ultima dimora terrena della venere ottentotta.
La realtà fa irruzione sui titoli di coda del film, con le immagini vere del trionfale ritorno a casa di quella che è ormai un simbolo della lotta contro ogni discriminazione raziale.

Presentato con grande successo alla 67ª Mostra d’Arte cinematografica di Venezia, Venere nera è stato ingiustamente ignorato da una giuria che ha fatto scelte davvero molto discutibili. Il premio più grande resta comunque l’affluenza in sala e questo bellissimo film offre l’occasione di conoscere un capitolo di storia ancora poco noto e degno d’essere raccontato.

 

Dettagli

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Vénus noire
  • Regia: Abdellatif Kechiche
  • Con: Yahima Torrès, André Jacobs, Olivier Gourmet, Elina Löwensohn, François Marthouret, Michel Gionti, Jean-Christophe Bouvet, Jonathan Pienaar, Rémi Martin, Gilles Matheron, Violaine Gillibert, Violaine de Carne, Philip Schurer, Christian Prat, Olivier Loustau, Jean-Jacques Moreau
  • Soggetto: Abdellatif Kechiche
  • Sceneggiatura: Abdellatif Kechiche, Ghalya Lacroix
  • Fotografia: Lubomir Bakchev,
    Sofian El Fani
  • Musica: Slaheddine Kechiche
  • Montaggio: Ghalya Lacroix,
    Albertine Lastera, Camille Toubkis,
    Laurent Rouan
  • Scenografia: Florian Sanson,
    Mathieu Menut
  • Arredamento: Olivia Bloch-Lainé
  • Costumi: Fabio Perrone
  • Produzione: Marin Karmitz,
    Nathanaël Karmitz, Charles Gillibert per
    MK2 Productions e France 2 Cinéma
  • Genere: Drammatico
  • Origine: Francia, 2010
  • Durata: 159’ minuti

 

DIDASCALIE IMMAGINI

- Locandina italiana
- Yahima Torrès è Saartjie Baartman
- Nei salotti parigini
- Saartjie e l’artista Jean-Baptiste Berré,
  unico capace d’un gesto gentile
- La venere ottentotta esposta e analizzata
- Il regista Abdellatif Kechiche sul set