Vedute di Firenze
di // pubblicato il 17 Aprile, 2009
L'Ente Cassa di Risparmio di Firenze con le 44 opere selezionate dalla propria collezione ed esposte a Villa Bardini (da dove si gode in assoluto il più bel panorama della città) permette al pubblico di focalizzare l'attenzione proprio su vedute che analizzano i diversi aspetti della contemplazione di uno spettacolo senza confronti.
Operazione resa possibile per numero e qualità degli elementi di una raccolta formatasi dalla metà del Novecento con acquisizioni volte a illustrare l'immagine di Firenze attraverso le epoche.
Impegno mai interrotto, anche in questi ultimi anni, proprio per assicurare, oltre al valore artistico, il costante inserimento di nuovi contributi iconografici.

Emanuele Barletti, curatore della mostra e del catalogo edito da Polistampa (con il saggio introduttivo di Mina Gregori) ha privilegiato l'obiettivo divulgativo per soddisfare la curiosità dei visitatori ancor prima del giudizio della critica specializzata e rinviando a una più circostanziata trattazione scientifica l'aggiornamento del catalogo della collezione.
L'itinerario di Barletti permette, quindi, il graduale avvicinamento alla città in tre distinti momenti visivi: le vedute panoramiche, il rapporto con l'Arno, le piazze e le strade.
La componente più prestigiosa è rappresentata dalle tele sei e settecentesche di artisti come Pandolfo Reschi, Gaspar Van Wittel, Giuseppe Zocchi e Thomas Patch ai quali molto si deve per diffusione e successo del genere vedustico di quella realtà sociale del vissuto quotidiano.

L'Ottocento è invece rappresentatto da Giovanni Signorini, Carlo Canella, Giuseppe Moricci, Lorenzo Gelati, Francesco Luigi Gioli e Telemaco Signorini oltre ad artisti inglesi e francesi rapiti dal fascino della città.
La novità voluta da Barletti è il rilievo per autori del Novecento, fin qui relegati "uso arredo", ma che sono stati importanti nel contesto artistico e culturale fiorentino (Arrigo Dreoni, Ottone e Bruno Rosai, Dilvo Lotti, Sineo Gemignani, Dino Caponi, Silvio Loffredo, Marcello Boccacci, Michele Garinei, Giotto Sacchetti, Giovanni Tirinnanzi).
Un bel contrasto, avvicinare questi pittori alle più auliche visioni dei maestri antichi, proprio perché la mostra non si preoccupa di seguire un ordine cronologico, ma vuole focalizzare le tipologie ambientali e urbanistiche raffigurate in epoche diverse, anche riferite allo stesso luogo.
Visitando la mostra con il catalogo (di formato maneggevole e non monumentale) è nitidissima la percezione dei luoghi in un "tutt'uno" di splendore, sia nelle opere più datate, come in quelle della nostra contemporaneità, sia che Firenze appaia da Bellosguardo, dal Belvedere, dal Monte alle Croci, dal Giardino di Boboli, dai lungarni.

Se vi soffermate a osservare con attenzione, la perfetta dimensione ottica di Zocchi o di Van Wittel, appare una visuale che include ogni minimo dettaglio delle figure che riempiono e animano gli spazi urbani, mentre, in alcuni artisti moderni, all'ambientazione naturalistica si sostituisce la dimensione simbolica di Firenze contenitore di monumenti superlativi, scenario più che paesaggio.

E poi l'Arno, intimamente in simbiosi con la città, quindi inevitabile che l'artista se ne appropri con le classiche vedute dalle Cascine e da S. Niccolò. Gli autori del passato regalano quella intatta bellezza della città non ancora violata, con le sue mura e le torri, la vita che ferve sul fiume tra pescatori, bagnanti e chi usa il traghetto per attravesarlo.

L'ultima sezione rappresenta lo spazio urbano e le due piazze simbolo, Duomo e Signoria, con la veduta ottocentesca di Santa Maria del Fiore di pittore ignoto è accostata alle due vedutine di Silvio Loffredo.
Piazza della Signoria, invece, in due insiemi ottocenteschi e Carlo Canella consegna alla storia la vista da sotto la loggia dei Lanzi con una delle opere più rappresentate sui libri.

Invitabile il rimpianto per la Firenze che fu con l'iconografia del Mercato Vecchio (immagine antica derivata dal prototipo di Filippo Napoletano e la versione di Giuseppe Moricci) e là, dove sorgeva il quartiere mediovale più antico, cuore pulsante della vita cittadina, l'attuale spazio vuoto di Piazza della Repubblica.
E ancora piazze, strade e stradine per poi tornare, a conclusione del catalogo, con un'opera autografa del Curatore (di cui vi abbiamo raccontato in occasione dell'ultima personale intitolata Paesaggi), a una veduta di Villa Bardini che si apre su Firenze, a materializzare il sogno di ogni artista mentre cerca di penetrare l'anima della nostra infinita città.