Vedere attraverso il buio: semplicemente Caravaggio
di // pubblicato il 13 Febbraio, 2010
C'è anche un Michelangelo da Caravaggio che fa a Roma cose meravigliose. [Però] accanto al buon grano c'è l'erbaccia: infatti, egli non si consacra di continuo allo studio, ma quando ha lavorato un paio di settimane se ne va a spasso per un mese o due, con la spada al fianco e un servo dietro di sé, e gira da un gioco di palla all'altro, sempre pronto ad attaccare briga e ad azzuffarsi, tanto che è raro che lo si possa frequentare. [...] Nonostante questo, la sua pittura è fuori discussione.
(Karel van Mander, Het Schilderboek, 1603 -1604)

Dire che Michelangelangelo Merisi, meglio noto come Cravaggio, sia uno degli artisti che hanno fatto la storia dell'arte è quanto mai limitato e scontato. Dire che Caravaggio è, con la sua vita, il suo percorso, il suo tormento, esemplare di un approccio all'arte tipico dell'artista moderno è il punto di partenza per addentrarsi nell'esperienza di un personaggio tanto studiato eppure ancora cosi oscuro ed enigmatico.
Come spesso viene fatto notare, fiumi di inchiostro sono stati fatti scorrere per scrivere della vita e delle opere dell' egreguis pictor, la cui breve ma travagliata vita è ormai a cavallo tra storia e leggenda.
Nato nel 1571 a Milano, Caravaggio, passa la sua irrequieta esistenza senza sosta, in bilico tra la continua fuga dalle conseguenze di una vita condotta fuori dalle righe, e spesso anche dalla legalità, e l'inseguimento dell'affermazione come artista, riconosciutagli già dalla fine del 1500 grazie a illustri committenze e alla stima di personalità celebri in tutta la Penisola.
Morto a Porto Ercole, non ancora trentanovenne, la sua vicenda si conclude nell'ulteriore conferma della sua natura complessa e contorta che si rispecchia nelle sue opere, così ricche e dense di espressività da essere ancora oggi motivo di fascinazione e ricerca.

Pittore in grado di "dare luce al buio" e di carpire nel buio l'interiorità dei personaggi raffigurati, Caravaggio è prima di tutto un grande osservatore dell'uomo, in grado di trasporre nelle sue opere la dimensione più umana, quella che non fa differenza tra mortali, immortali e santi.
Questo perchè, come sottolinea Claudio Strinati, il pittore può pensare al buio pur vedendo meglio degli altri.
Pittore della luce ma soprattutto del buio, interiore ed esteriore; che si tratti dell'esperienza di un buio reale, dell'impossibilità fisica di vedere, datagli dal contatto con l'erudito pittore, filosofo e trattatista Giovanni Paolo Lomazzo (colpito da una progressiva cecità) durante il periodo presso la bottega del manierista lombardo Simone Peterzano (1584- 1588 circa) o che sia il fatto di vivere nel buio inteso come vita nell'oscurità, tra risse omicidi e problemi con la giustizia, queste sono le due facce della stessa medaglia, che vanno a mischiarsi nell'unicità, della creazione del Merisi.

Ad oggi, sono trascorsi quattrocento anni dalla morte di Caravaggio, molte le istituzioni che lo celebrano; molti gli eventi che gli saranno dedicati.
La nostra attenzione si focalizza qui sull'esposizione dal semplice ed essenziale titolo "Caravaggio", partita da un'idea dello storico, critico dell'arte e studioso Claudio Strinati e curata da Rossella Vodret e Francesco Buranelli.
Dal 20 Febbraio al 30 Giugno 2010 le Scuderie del Quirinale a Roma avranno l'onore di accogliere un'antologia del Maestro secentesco finalizzata a dare al pubblico l'opportunità unica di ammirare opere immortali in tutta la loro perfezione.
La mostra raccoglie infatti venticinque dipinti provenienti da sedi nazionali e internazionali caratterizzati dal denominatore comune di rientrare esclusivamente nella produzione certa dell'artista; in questo modo sono le tematiche a farla da padrone e i soggetti delle opere costituiscono il fil rouge del percorso espositivo.

Esposto in mostra il "Riposo durante la fuga in Egitto" (1595), un'opera fortemente narrativa in cui santità e umanità si fondono confermando il fatto che per quanto il tema evangelico, che pervade la produzione artistica del Caravaggio, possa sembrare lontano dalla quotidianità dell'autore, in realtà, le opere "parlano" del loro creatore attraverso una modalità personalissima di trattare la tematica religiosa.
I dipinti appaiono così un'interiorizzazione delle tematiche sacre, trasposizione di immagini filtrate da una sensibilità fuori dai canoni e per questo motivo in grado di cogliere l'umanità nella Santità e di far vivere l'Uomo, nella sua essenza.
Pressoché contemporanea, ma completamente diversa in quanto a tema, è l'opera "I Bari" (1595- 1596), rappresentazione fortemente teatrale in cui i particolari rendono la scena vivace e dinamica; allo stesso modo personaggi del quotidiano prendono vita nelle opere "I Musici" e "Il Suonatore di liuto", entrambe realizzate tra 1594 e il 1596, in cui le tematiche più terrene sono il punto di partenza per un dialogo tra forme e luci attraverso il quale i soggetti raffigurati sembrano emergere dalla tela rivendicando la propria fisicità.

Presente in mostra la famosissima raffigurazione del "Bacco", del 1595, proveniente dagli Uffizi di Firenze, con il suo sguardo compiaciuto e allo stesso tempo lascivo, isolato dallo sfondo scuro è prova dell'indubbia capacità del pittore di "inventare" il buio per creare la luce, una luce vibrante che diventa protagonista dell'opera.
Dal 1600 circa, grazie all'appoggio del cardinal Del Monte, Caravaggio inizia a lavorare su commissione su soggetti sacri di grande intensità.
"La conversione di Saulo" (1600- 1601), esclusivo prestito di una collezione privata, mette ancora una volta in luce l'intenzione dell'artista di "parlare" del sacro utilizzando un linguaggio comprensibile ai più, rappresentando i valori spirituali più intimi dimostrando l'universalità del linguaggio pittorico.
Lo stesso viene confermato nella "Cena in Emmaus" (1601), probabilmente una delle opere che in assoluto sa rendere meglio l'essenza del Cristo e la sua identità di uomo tra gli uomini nonostante la sua divinità.
La vita di Cristo viene dunque illustrata dal Merisi in tutti i suoi episodi più salienti e più toccanti seguendo parallelamente l'intera, se pur breve, carriera dell'artista.
"L'annunciazione" ( 1608- 1610) sancisce peraltro la collaborazione tra il Musée des Beaux- Arts di Nancy e l'istituzione Italiana dei Laboratori di Restauro dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro in via di s. Michele a Roma, che hanno accolto l'opera nei loro spazi per ridonarle splendore e per approfondirne lo studio prima della mostra.
Opera riguardante la natività è "L'adorazione dei Pastori" (1608- 1609), eseguita in Sicilia, in seguito alla fuga dalle prigioni di Malta, come pala per l'altare maggiore della chiesa di Santa Maria della Concezione a Messina.
Dalla "Presa di Cristo nell'Orto" (1602) all'"incoronazine di Spine" (1602- 1605), tela di grandi dimensioni e di una forza espressiva che penetra nell'animo di chiunque la guardi, fino alla tragedia della "Flagellazione" (1607) e alla drammatica scena della "Deposizione" (1602- 1604), l'opera del Caravaggio segna una nuova modalità di raffigurare la storia che si avvale dell'interiorità più umana dei soggetti rappresentati.
Anche qui, i temi sacri sono interiorizzati a tal punto da essere mostrati in tutta la loro tragicità vitale in una dimensione di tangibile inquietudine.

La raccolta delle opere di certa attribuzione caravaggesca include inoltre ben tre versioni del San Giovanni Battista esposte realizzate dal 1602 al 1606, e provenienti da Roma (due delle tre) e Kansas City, Missouri a dimostrazione dell'intento fortemente scientifico nella realizzazione dell'esposizione, volta a ripercorrere le tappe più salienti del percorso di un artista che non smette mai di rivelarsi.
A questo proposito, si mostrano agli occhi dei visitatori anche la "Giuditta che taglia la testa di Oloferne" (1599-1600) e il "David con la testa di Golia" (1610); dipinti che per quanto possa sembrare retorico, non hanno bisogno di commenti.
Opere che vanno semplicemente guardate e ascoltate.
Una Giuditta che decapita Oloferne con rabbia, sotto gli occhi di una vecchia serva. La scena è vissuta, lottata come l'episodio biblico e resa reale attraverso uno studio dei volti e delle espressioni dei tre personaggi che non può non riportare alla mente gli studi Leonardeschi sulla fisiognomica.
Molte altre le opere in mostra alle Scuderie del Quirinale e altrettanti i momenti della vita di colui che nella storia dell'arte ha scritto la prima pagina della modernità.

Riscoperto solo di recente grazie al prezioso contributo di studiosi come Roberto Longhi e di chi come lui ha saputo "vedere nel buio", Caravaggio si rivela a Roma in una organica summa di lavori che testimoniano più di qualsiasi possibile spiegazione e teoria l'indissolubile corrispondenza tra il lavoro dell'artista e la sua interiorità.
L'intento dell'esposizione è dunque quello di permettere un dialogo tra le opere e il pubblico poiché la pittura caravaggesca parla e trasmette emozioni non solo visive ma anche psichiche date dall'inscindibilità di questi aspetti per il pittore stesso, il cui corpus di opere è più autobiografico di ogni biografia possa essere stata scritta nel tempo.
L'idea di Claudio Strinati è proprio questa, la ricerca del "segreto" che Michelangelo Merisi aveva saputo cogliere e che lo ha fatto divenire immortale.
