Vanitas

di Sara Pietrantoni // pubblicato il 28 Giugno, 2011

Riflettere sulle cose del mondo e la caducità della vita? Con questo caldo? Ebbene si, soprattutto se lo spunto di riflessione viene offerto da grandi opere d’arte, come quelle in mostra alla galleria Doria Pamphilj di Roma che, fino al 25 settembre, ospita Vanitas, curata da Massimiliano Floridi e Francesca Sinagra. L’idea alla base dell’esposizione è quella di costruire un percorso attorno alle opere già presenti in galleria e di analizzare, attraverso il confronto dei dipinti di Lorenzo Lotto, Caravaggio, Jusepe de Ribera e Mattia Preti (per citarne solo alcuni) i diversi modi di rappresentazione di un unico concetto, quello dell’inevitabile trascorrere del tempo, tema particolarmente caro al cardinale Benedetto Pamphilj, collezionista, mecenate di artisti e musicisti e poeta egli stesso, visto che fu l’autore dell’oratorio Il trionfo del tempo e del disinganno, musicato nel 1707 da Georg Friedrich Händel.

La mostra è articolata in diverse sezioni che seguono un preciso percorso iconografico, partendo dalla raffigurazione forse più nota del tema, quello della natura morta (particolarmente presente all’interno della collezione Pamphilj), che a partire dal XVII secolo comincia ad essere apprezzato come genere artistico indipendente, probabilmente perché riesce a cogliere in pieno il particolare clima politico e sociale del tempo, caratterizzato da un senso di precarietà sempre più spiccato che pervade i popoli europei e che è in gran parte dovuto alle guerre, alle epidemie e carestie del secolo.
Dalle nature morte si passa alle rappresentazione di santi che, come la Maddalena, hanno saputo rinunciare agli effimeri valori del società mondana: il capolavoro di Caravaggio, con la santa assorta nella meditazione dopo aver abbandonato accanto a sé i gioielli, è in questo caso il dipinto più celebre, ma è solo un esempio di una più vasta produzione che vede impegnati anche Annibale Carracci, Pasquale Chiesa e Domenico Fetti. Fondamentale è inoltre la figura di San Girolamo che, traducendo l’Ecclesiaste, introduce nel mondo di lingua latina il concetto di vanitas.

La sezione più ricca è tuttavia senza dubbio quella dedicata ai ritratti, i cui soggetti sono spesso accompagnati da elementi allusivi come teschi, orologi o sarcofagi, utili a rendere al meglio il concetto del memento mori, e a ricordare che nulla al mondo è eterno. Accanto a questi volti allusivi sono presenti le immagini (sia dipinti che sculture) dei filosofi dell’antichità i quali, secondo i teorici del Seicento, furono coloro che aprirono la strada verso questo tipo di riflessione.

 

Dettagli

 DIDASCALIE IMMAGINI

  • Jusepe de Ribera (o José de Ribera)
    detto lo Spagnoletto 
    (Xàtiva, 17 febbraio 1591 – Napoli, 2 settembre 1652)
    San Girolamo traduce la Bibbia, 1637
    olio su tela
    cm. 128,5x102
    Roma, Galleria Doria Pamphilj
  • Caravaggio
    Maddalena Penitente, 1594-1595
    olio su tela 
    cm. 122,5 x 98,5
    Roma, Galleria Doria Pamphilj

 

IN COPERTINA
un particolare di
Jan van Kessel il Vecchio
(Anversa, 1626 – Anversa, 1679)
Natura morta con fiori e frutta

Mappa

Dove e quando

VANITAS LOTTO CARAVAGGIO GUERCINO NELLA COLLEZIONE Doria Pamphilj

  • Fino al: - 25 Settembre, 2011
  • Indirizzo: Palazzo Doria Pamphilj, Via del Corso 305, Roma
  • Sito web

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