Vai e vivrai

di Andrea Mancaniello // pubblicato il 29 Aprile, 2011

Alla fine del 1984 il Mossad, i servizi segreti israeliani, con l’appoggio degli Stati Uniti coordinarono e portarono a termine un’operazione denominata Mosé; all’insaputa del regime filosovietico di Mengistu al potere in Etiopia, migliaia di ebrei etiopi, i cosiddetti Falascià, furono aiutati a raggiungere il Sudan con estenuanti migrazioni a piedi attraverso il deserto e da qui in aereo trasportati al sicuro in Israele.
Nell’arco dei tre mesi in cui si svolsero le migrazioni ottomila ebrei raggiunsero incolumi la meta, ma oltre quattromila morirono torturati e assassinati dai sudanesi musulmani che applicavano la Sharia, o decimati da fame, malattie e stenti insopportabili.

Nei campi in Sudan da dove furono prelevati gli ebrei erano raccolti profughi provenienti da ventisei paesi africani diversi, di etnia e religione diverse, in fuga da guerre e carestie. E’ questo lo sfondo reale su cui prende il via la storia del piccolo protagonista, unico figlio maschio di nove anni rimasto in vita a una madre cristiana. Dopo aver compreso che comunque gli ebrei sarebbero stati salvati, la madre scaccia il bambino per assicurargli la sopravvivenza, affidandolo ad una donna in partenza dal campo a cui è appena morto un figlio della stessa età.
Vai, vivi e diventa!”, come recita il bellissimo titolo originale sono le parole perentorie della madre per convincere il piccolo ad andare, soffocando il dolore della separazione dentro di sé e nascondendolo dietro una maschera di durezza.

Il film Vai e vivrai, seguendo la storia di Schlomo, come viene ribattezzato il bambino al suo ingresso in Israele, racconta il dramma di un’intera generazione che soffre ancora oggi per le difficoltà d’integrazione nella realtà dello Stato ebraico moderno.
Nonostante l’operazione Mosé avesse finalmente dato credito al contestato statuto dei Falascià, che da sempre rivendica la loro appartenenza al popolo ebraico per la diretta discendenza dal re Salomone e dalla regina di Saba, i profughi non furono accolti come fratelli in Israele. Il sospetto e la diffidenza verso i nuovi arrivati, alimentati anche dal pregiudizio razziale che ha difficoltà a considerare ebreo un uomo dalla pelle nera, culminò in un subdolo tentativo del rabbinato di nuova conversione.
Con l’inganno i profughi furono convocati a visite mediche in cui si procedeva ad una sorta di nuova circoncisione, asportando loro una goccia di sangue dal pene e umiliandoli con l’obbligo di un bagno rituale di purificazione. 

Il regista Radu Mihaileanu, autore di film come Train de vie o Il concerto, ha iniziato a pensare all’idea di un film dopo aver incontrato un esule etiope a Los Angeles che gli ha raccontato la sua storia. Un lungo lavoro di documentazione durato quasi sei anni ha preceduto la stesura del soggetto scritto personalmente dal regista stesso.
La sceneggiatura mentre racconta il dramma dei Falascià, un poliziotto informa il protagonista che i suicidi tra i profughi etiopi si registrano al ritmo di dodici al mese, non rinuncia ai momenti d’ironia tipici dello stile del regista franco-rumeno, come i bambini che si appostano dietro la televisione per aspettare l’uscita di tutti quelli visti dentro il teleschermo o la battuta del rabbino, perfetto umorismo yiddish, che rimprovera il giovane Schlomo di presentarsi con troppa irruenza al suo cospetto: “Non puoi arrivare senza fretta come il Messia?!?

Vai e vivrai copre un arco narrativo di circa venti anni nella storia di Israele fino all’assassinio di Ytzhak Rabin e oltre, sono perciò tre gli attori che si dividono il ruolo del protagonista, bambino, adolescente e poi uomo; Sirak M. Sabahat che interpreta Schlomo adulto ha vissuto in prima persona l’esperienza di profugo ebreo etiope giunto in Israele pieno di speranza e deluso dalle discriminazioni, perciò ha portato nel film la propria testimonianza personale. In Etiopia e in Sudan era perseguitato perché ebreo, in Israele vive l’assurdo destino di dover continuamente dimostrare di essere di fede giudaica.

Lo sradicamento dalle proprie radici, l’ostilità del luogo che dovrebbe accoglierti, la difficoltà di adattarsi a nuovi stili di vita sono tappe obbligate di una difficile integrazione. Sintomatico il grido del piccolo Schlomo appena giunto a Tel Aviv, quando sotto la doccia assiste atterrito allo scorrere dell’acqua via nello scarico; vivere senz’acqua è qualcosa che noi fortunati, da quest’altra parte del mondo, possiamo solo immaginare. 

Vai e vivrai è un film sull’identità, il protagonista bambino vive un conflitto col nuovo mondo che lo ospita ma al quale non vuole somigliare perché, confida alla luna come fosse sua madre, “non voglio diventare come loro, altrimenti quando tornerò non mi riconoscerai più”.
Un racconto sul peso della menzogna in cui Schlomo deve fingersi ebreo per sopravvivere, ma anche e soprattutto orfano, sopportando l’intimo dolore del tradimento morale che rappresenta la negazione di un amore così forte e totale come quello di un bambino per la propria mamma.

Il dolore di essere esuli sradicati dalla propria terra, pagine al vento in cerca di rifugio, è in fondo anche l’esperienza personale del regista Radu Mihaileanu che ha lasciato la Romania in giovane età abbandonando genitori e fratelli senza certezze su quando e se avrebbe potuto riabbracciarli. Come confidato anche da Edgar Yitzhak, l’attore che interpreta il maestro spirituale e capo della comunità dei Falascià, giunto profugo in Israele all’età di dodici anni, ognuno di noi porta con sé un suo dolore. Realizzare un film come questo fa riaffiorare sofferenza ma porta sullo schermo la verità di una storia che è la somma di cento, mille storie diverse. La storia di un popolo intero.

 

Dettagli

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Va, vis et deviens
  • Regia: Radu Mihaileanu
  • Con: Yael Abecassis, Roschdy Zem, Moshe Agazai, Sirak M. Sabahat, Moshe Abebe, Yitzhak Edgar, Roni Hagar, Rami Danon
  • Soggetto: Radu Mihaileanu
  • Sceneggiatura: Radu Mihaileanu con la collaborazione di Alain-Michel Blanc
  • Fotografia: Remy Chevrin A.F.C.
  • Musica: Armand Amar
  • Montaggio: Ludo Troch
  • Scenografia: Eytan Levy
  • Costumi: Rona Doron
  • Produzione: Denis Carot e Marie Masmonteil per Elzevir Films con Radu Mihaileanu per Oï Oï Oï Productions con Riccardo Tozzi, Giovanni Stabilini e Marco Chimenz per Cattleya con Medusa Film e SKY in coproduzione con Dominique Janne per K2, Marek Rozenbaum e Itai Tamir per Transfax Films con France3 Cinéma e Canal+
  • Genere: Drammatico
  • Origine: Francia / Italia / Belgio / Israele, 2005
  • Durata: 143’ minuti

 


DIDASCALIE IMMAGINI

- Locandina italiana
- Il piccolo Schlomo e la sua famiglia adottiva
- Moshe Abebe è Schlomo adolescente
- Sirak M. Sabahat è Schlomo adulto
- Il regista Radu Mihaileanu sul set
- Edgar Yitzhak è il capo spirituale 
  dei Falascià a Gerusalemme