Undicesima edizione de “La Sardegna dei Teatri” a Nuoro

di Davide Giuseppe Colasanto // pubblicato il 27 Ottobre, 2012

Ha debuttato ieri sera al Teatro Eliseo di Nuoro l'undicesima edizione della rassegna regionale di proposte forti e coraggiose "La Sardegna dei Teatri" il circuito dei teatri della contemporaneità che si propone di accompagnare gli spettatori in una riflessione sui temi e i linguaggi del teatro contemporaneo. 
La Sardegna dei Teatri
I sei appuntamenti autunnali sono iniziati con Giuliana Musso che ha presentato "La fabbrica dei preti" - titolo ispirato a “La fabriche dai predis” di Don Pierantonio Bellina - con la collaborazione di Massimo Somaglino.
I seminari degli anni ’50 e ’60 hanno formato una generazione di preti che oggi si appresta ad andare in pensione. Una generazione che fa il bilancio di una vita. Una vita da preti che ha attraversato la storia contemporanea e sta assistendo al crollo dello stesso mondo che li ha generati.
La dimensione umana dei sacerdoti è un piccolo tabù della nostra società sul quale vale la pena di alzare il velo, non per alimentare morbosa curiosità per alcuni comportamenti nascosti ma per rimettere l’essere umano e i suoi bisogni al centro o, meglio, al di sopra di ogni norma e ogni dottrina. I seminari di qualche decennio fa hanno operato per dissociare il mondo affettivo dei piccoli futuri preti dalla loro dimensione spirituale e devozionale. Molti di quei piccoli preti hanno trascorso la vita cercando coraggiosamente uno spazio in cui ciò che era stato separato e represso durante la loro formazione si potesse riunire e liberare. A questi preti innamorati della vita ci piacerebbe dare voce e ritrovare insieme a loro la nostra stessa battaglia per “tenere insieme i pezzi”.
La “fabbrica dei preti” si propone di essere un percorso di indagine e scrittura, un momento di condivisione dei materiali bibliografici di ricerca e delle testimonianze dirette raccolte negli ultimi mesi.


Il secondo, il prossimo 2 novembre, con "Bachisio Spanu" interpretato da Giovanni Carronir, la regia di Marco Parodi e la traduzione in sardo campidanese di Rossana Copez .
Il protagonista è un fante della Brigata Sassari, un contadino della Sardegna che è al tempo stesso uno storico che espone, con i suoi poveri mezzi, in una lingua semplice, la terribile cronaca della Grande Guerra, riprendendo i temi affrontati da Emilio Lussu nel suo “Anno sull’altipiano”, compresi quelli dell’ammutinamento e della inutile decimazione della Brigata, un sacrificio che ancora oggi chiede delle risposte. Il testo è integrato da inserti tratti dal monologo teatrale di Francesco Suriano “Rocco ‘u storu” (opera segnalata da Franco Quadri al premio Riccione), ed è stata tradotta in campidanese da Rossana Copez, che ha operato una radicale trasformazione linguistica rispetto al calabro-italiano dell’originale, lasciando però intatta la struttura drammaturgica voluta da Suriano, fatta di continui flash back frutto di una memoria ingolfata da immagini terrificanti di morte e distruzione. Su di esse abbiamo innestato le memorie di E. Lussu, lo sgomento che coglieva i soldati nell’attesa dell’assalto, i momenti resi tragici dall’incertezza della morte inevitabile, dall’atroce scoperta di aver concquistato trincee di cadaveri, allineati ai loro posti, uno a fianco all’altro. Ed alla sera il mulattiere che saliva l’erta cantando “Pro defendere sa patria italiana distrutta s’est sa Sardigna intrea”.
Ma il soldato Bachisio Spanu, nonostante sia semi analfabeta, riesce benissimo a comprendere che ” i colonelli e i generali non capiscono niente, ma proprio niente, tanto da sembrare che siano là per errore.” E che certe azioni appaiono senza senso logico nè militare, studiate apposta per far massacrare i soldati.

"Italianesi" in programma il 9 novembre, con Saverio La Ruina e 
musiche originali di Roberto Cherillo eseguite in teatro.
Esiste una tragedia inaudita, rimossa dai libri di storia, consumata fino a qualche giorno fa a pochi chilometri dalle nostre case. Alla fine della seconda guerra mondiale, migliaia di soldati e civili italiani rimangono intrappolati in Albania con l’avvento del regime dittatoriale, costretti a vivere in un clima di terrore e oggetto di periodiche e violente persecuzioni Con l’accusa di attività sovversiva ai danni del regime la maggior parte viene condannata e poi rimpatriata in Italia. Donne e bambini vengono trattenuti e internati in campi di prigionia per la sola colpa di essere mogli e figli di italiani. Vivono in alloggi circondati da filo spinato, controllati dalla polizia segreta del regime, sottoposti a interrogatori, appelli quotidiani, lavori forzati e torture. In quei campi di prigionia rimangono quarant’anni, dimenticati. Come il “nostro” che vi nasce nel 1951 e vive quarant’anni nel mito del padre e dell’Italia che raggiunge nel 1991 a seguito della caduta del regime. Riconosciuti come profughi dallo Stato italiano, arrivano nel Belpaese in 365, convinti di essere accolti come eroi, ma paradossalmente condannati ad essere italiani in Albania e albanesi in Italia. Ispirato a storie vere.

Per il 16 novembre è di scena "Manuale d'Attore" con Titino Carrara in un progetto con Laura Curino e l'aiuto di Giorgia Antonelli.
Dopo “Strada Carrara” Titino Carrara porta in scena una nuova storia di vita e teatro. Nella seconda puntata del suo affresco va in scena il tema dell’apprendistato, di come diventare adulti ed insieme abili attori, di come conquistarsi una identità ed un ruolo riconosciuti dalla famiglia d’arte e dagli spettatori. Se gli occhi attraverso i quali leggiamo “Strada Carrara” sono quelli di Tommaso, classe 1920, quelli che ci raccontano manuale d’attore sono di Titino Carrara, figlio d’arte, nato nel carro dei comici e vissuto nelle grandi trasformazioni del secondo dopoguerra.
I Maestri del teatro mobile non fanno accademia, fanno scuola di palcoscenico, uno spettacolo diverso ogni giorno: “Laboratorio permanente”… magari su un palcoscenico montato fra le mura sbrecciate di un vecchio cinema bombardato. È l’Italia del dopoguerra, un’Italia distrutta, ma in fermento di ricostruzione, in scena e fuori di scena. Ed allora ecco una galleria di questi personaggi che arrivano da lontano e vanno lontano, irriverenti ed insopportabilmente poetici, ognuno dei quali lascia un brandello di segreto, il pezzo di un rompicapo che all’apprendista sarà dato il compito di ricomporre. Lo spettacolo vede Titino partire idealmente dal piccolo teatro mobile del secondo dopoguerra ed arrivare a ridosso dei giorni nostri, alle tournee internazionali nei più grandi teatri del mondo indossando la maschera di Arlecchino. Nel frattempo tutto un mondo lentamente si dissolve, sparisce, come spariscono le lucciole di cui racconta Pasolini, lasciando non solo ricordi e nostalgia, ma anche segreti e scommesse vive che ancora ci interrogano. Uno spettacolo che attraverso le risate e la poesia del mondo degli attori, parla in realtà al profondo del cuore di ognuno di noi.

"Chi sono? scritto e interpretato da Monica Corimbir e la regia di Giovanni Carroni è in cartellone per il 30 novembre.
Lo spettacolo nasce da un profondo interesse per l’Affido Familiare..
Ne è nato così un racconto che si rifà sia alla mia esperienza personale di bambina adottata, oltre che ai vari racconti, libri, documenti consultati che trattano questo tema così poco conosciuto.
Dove possibile ho cercato di lasciare inalterata la suggestione poetica delle parole dei testi, delle testimonianze raccolte. Allo stesso tempo, ho dovuto scegliere, aggiungere, assemblare, tradire. Le varie storie si intrecciano per dare vita ad UNA storia che prende corpo soltanto attraverso la forza delle parole.
IO DI CHI SONO? diventa una lunga confessione con la madre mancata, in cui l’attore/narratore assume in sé tutte le vicende e i volti di quei bambini “senza casa e senza genitori” per restituirci con tenerezza e leggerezza, ironia e cruda sincerità quelle piccole vite , che paiono infinite e senza tempo.
Il bisogno e l’urgenza dunque di raccontare quell’esperienza, attraverso sogni, pensieri, immagini,
attraverso frasi, appunti, brevi quadri intimi e personali. Un diario arricchito dai suggerimenti e dalla sensibilità di una carissima amica, Patrizia Secchi; alla quale va un grazie particolare per la disponibilità e per il prezioso contributo. Un grazie speciale a Laura Mascia.
Monica Corimbi.

Ultimo appuntamento per il 7 dicembre con "
Benvenuto in…
"di Alessandro Mascia, Giorgio Del Rio e Pierpaolo Piludu tratto dal libro “Benvenuto in Psichiatria” di Giovanni Casula.
Alcuni anni fa Giovanni Casula mi propose di raccontare alcune storie che aveva scritto, tratte da esperienze da lui vissute come educatore all’interno del Servizio di Psichiatria (SPDC) dell’Ospedale SS. Trinità di Cagliari.
Le storie che Giovanni aveva raccolto, modificando i nomi dei personaggi, date ed elementi personali, mantenevano un’intrinseca forza e originalità espressiva. Tuttavia, mi chiedevo “se fosse giusto” utilizzare in chiave teatrale drammi così intensi, fatti e vissuti veri.
Il lavoro di Giovanni andò avanti e alla fine del 2011 mi fece avere un manoscritto, un futuro libro, in cui raccontava non solo frammenti di intensa umanità di diversi pazienti, ma anche le sorprese, l’empatia, le bellezze e le distorsioni, che aveva visto e incontrato da quando aveva iniziato il suo lavoro di educatore. Mi ritrovavo nel suo stupore. Mi sembrava di rivivere la gioia, il dolore, l’entusiasmo nel lavoro.
Mi ricordai quando, nel 1982 , all’inizio della mia esperienza di teatrante, ebbi la fortuna di collaborare, come animatore volontario, alla prima esperienza in Sardegna di applicazione concreta della riforma di Basaglia. Era il primo passo nella strada della chiusura dell’Ospedale Psichiatrico Villa Clara di Cagliari, sotto la guida e l’appassionata attenzione di medici come Alessandro Montixi. Di quell’esperienza avevo sempre portato con me non tanto la sofferenza, quanto l’entusiasmo che avevo ogni volta che varcavo il cancello di quel luogo. Ecco allora la decisione di dare vita a uno spettacolo, legato al libro di Giovanni, affidando a Giorgio Del Rio, musicista e complice, la sperimentazione di suoni e musiche originali e a Pierpaolo Piludu, compagno da sempre nel cada die teatro, la sensibile regia.
“Benvenuto in…” è una testimonianza umana, un’immersione in un luogo fisico di disagio, all’interno di cui Giovanni e Nino, i personaggi dello spettacolo, ci fanno scoprire solitudini, bellezze e umanità. Emozioni che si svelano solo quando ci troviamo vicini, quando non costruiamo barriere, quando il primo passo vuole essere capire.

 

Dettagli

Didascalie immagini

In copertina:
La Sardegna dei Teatri
locandina Nuoro

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Dove e quando

XI edizione "La Sardegna dei Teatri" a Nuoro

  • Date : 26 Ottobre, 2012 - 07 Dicembre, 2012
  • Indirizzo: Teatro Eliseo - Nuoro
  • Sito web

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