Una via dell’Oriente chiamata MAO…

di Amici in Visita - pubblicato il 23 Dicembre, 2008 in Musei

di Daniela Vannini


L’Oriente sbarca a Torino, incontra il barocco Mazzonis e nasce il Mao, Museo d’Arte orientale. Sintesi mitologica o semplice casualità? No. Una perfetta sinergia. Oltre 1400 metri quadri espositivi, circa 1500 opere, cinque sezioni espositive. Con questi numeri il Mao si affaccia a testa alta sullo scenario non solo nazionale, diventando il quarto museo italiano di arte orientale, ma anche su quello europeo. Protagonisti di questa impresa faraonica sono Comune, Regione Piemonte, Fondazione Torino Musei e Compagnia di San Paolo che hanno reso possibile il restauro del settecentesco Palazzo Mazzonis collocato nel cuore del “quadrato romano” della città.



Con questo progetto, Torino - affascinata da sempre alle culture lontane e oggi città di nuova emigrazione - vuole porsi come punto strategico dell’integrazione proprio attraverso questo straordinario patrimonio artistico e culturale in cui possono riconoscersi molte comunità presenti nel capoluogo piemontese.

Ci aspetta un viaggio seducente e avventuroso che dall’Asia minore attraversa la Cina e poi la regione himalayana passando per i paesi islamici per approdare infine nel paese del Sol Levante, il Giappone. Un percorso destinato inevitabilmente a scalfire il nostro orgoglio occidentale e a farci sentire un po’ dei Marco Polo alla corte del Gran Khan.



Al timone di questa importante struttura, inaugurata lo scorso 5 dicembre, c’è Franco Ricca, docente di meccanica quantistica mentre l’allestimento porta la firma di un grande esperto di restauro per l’Unesco, l’architetto Andrea Bruno. A lui si deve infatti la copertura del cortile in vetro e acciaio con il giardino giapponese fatto di muschi e bambù, piante e pietre che segna il passaggio che attende il visitatore dal mondo occidentale a quello che sarà un sogno d’Oriente. Un viaggio onirico che il portone stesso sembra preannunciare nella esplosione di un fiore di loto stilizzato che lascia intravedere il dentro e il fuori.



Varcata la soglia è già oriente. Statue, bronzi dorati, velluti, manoscritti, sculture lignee, fregi, paraventi, ceramiche, dipinti a tempera, mandala, armature da samurai, lacche e avori, strumenti rituali guidano l’osservatore in un itinerario inconsueto, affascinante ed emozionante al tempo stesso, alla scoperta di antiche civiltà, tradizioni e forme nuove seguendo le cinque sezioni distinte del Museo ma comunicanti tra loro.

Il percorso comincia con L’Asia meridionale e la terra del Gandhara, al piano terra fra le gigantesche teste di Buddha che suggeriscono un’immagine antropomorfa del sacro in cui aspetti ellenistico-romani convivono con quelli iranici, indiani e centro-asiatici. Qui scopriamo splendidi bassorilievi che rappresentano il Buddah in scene di festa. Eleganti e pregevoli produzioni in terracotta da vasi a statuine, segni di un glorioso passato (II secolo d.C) ci portano verso l’India antica fino a incontrare la grande testa, alta ben 62 centimetri, del Buddha Kapardin in arenaria rossa dal viso paffuto e umano. Le loro sagome sensuali e il linguaggio corporeo che suggeriscono in qualche modo paiono anticipare l’arte Gupta che rappresenta il periodo d’oro dell’arte indiana.



E se restiamo catturati dalla titanica impresa di dei e demoni intenti a catturare l’ambrosia, lo saremo ancor di più nel visitare le sale dedicate alla Cina con le bellissime terrecotte dipinte di un bel colore giallo-arancio che risalgono al neolitico cinese. E poi le oltre 200 statuette e oggetti dell’arte funeraria dei periodi Hang (206 a.C. – 220 d. C.) e Tang (618-907) - e chi ha visitato la mostra sulla Cina a Palazzo Strozzi ha già potuto ammirarne l’immenso valore -, come lo “Straniero del volto velato”, il raffinato “albero delle monete”, preludio del nostro albero natalizio oppure i Guardiani delle Tombe dai colori scintillanti in un magnifico amalgama di verde, rosso, bianco e ocra.

Di straordinaria bellezza la “Brocca con coperchio a forma di fenice” che ha per manico un drago ritto sulle zampe.

Proseguendo verso la manica laterale arriviamo in Giappone tra antichi paraventi che narrano storie di lotte e statue in legno di cipresso dall’aria imponente come il guardiano del monastero (XIII secolo) sino ad arrivare alle monumentali armature dei samurai al secondo piano.

Verdi, blu, dorati, con draghi, glicini e nuvole. Sono i mantelli dei monaci buddisti, usati per i rituali sacri, che nascono dalle pezze cucite insieme di preziose sete e kimono.

Tra le statue della sezione himalayana allestita nella terza galleria primeggia invece il Re Guardiano del sud in rame dorato adornato di coralli e turchesi, sopravvissuto alle distruzioni avvenute durante la rivoluzione culturale maoista. Preziosissime anche le copertine lignee di libri sacri intagliate e dipinte che rappresentano una delle più significative raccolte europee. Tutto è giocato sul rosso del fondo e la doratura del rilievo.



E’ un trionfo di vasellame, bronzi, manoscritti, velluti, piastrelle invetriate in un turbinio di colori dove è il blu a fare da padrone, l’ultima parte dell’esposizione che ci trasporta nelle moschee, nei palazzi e nelle residenze private dei paesi islamici. Spiccano le lavorazioni in ceramica delle epoche timuride e safavide che da Samarcanda arrivano a Isfahan.

Ma il neofita Museo d’Arte Orientale di Torino guarda già lontano: mostrarsi al mondo grazie alla ricchezza e il prestigio delle opere che raccoglie per entrare nei circuiti internazionali di grandi mostre.

Per informazioni e prenotazioni: tel. 011 44 36 928

Didascalie & Dettagli

DiDASCALIE IMMAGINI

 

  • Buddha stante
    Arenaria rossa maculata
    h. cm 80 Uttar
    Pradesh (Mathura)
    V-VI secolo d.C.
  • Uma-Maheshvara
    Basalto
    h. cm 70
    India nord-orientale
    X-XI secolo d.C.
  • Figura di Bodhisattva coronato
    Legno laccato con tracce di doratura
    h. cm 182
    Birmania (Pagan ?)
    XIII sec.
  • Cavallo da parata
    Terracotta grigia,
    ingobbio uniforme e pigmenti
    h 25,4 cm, l. 23,7 cm
    Henan - Hebei
    Dinastia Wei Settentrionale (prima metà del VI secolo d.C.) 
  • Vaso jian per riscaldare o raffreddare il vino
    bronzo fuso in matrici, agemina di rame rosso
    h 22,1 cm, d. 32 cm
    Cina centro-settentrionale (Shanxi - Henan)
    Periodo delle Primavere e degli Autunni (prima metà del V secolo a.C.)

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