Un “rifugio” da piazza San Marco

di Rita El Asmar // pubblicato il 08 Agosto, 2011

Se avete scelto Venezia come meta delle vostre vacanze, e se, giunti in Piazza San Marco, vi dovesse venire a noia il trambusto che da sempre connota la piazza, potreste trovare un rifugio d’elezione nel Negozio Olivetti di Carlo Scarpa, restituito al pubblico dopo un lungo periodo di abbandono dal FAI, Fondo Ambiente Italiano, che ne ha fatto la propria sede presso la città lagunare. 
L’intervento risale al 1957, allorché Scarpa fu incaricato di ricavare uno spazio espositivo per la Olivetti da un angusto ambiente incassato sotto il portico delle Procuratie Vecchie, acquisito dall’azienda. Lo spazio su cui intervenire era un ambiente stretto e lungo (circa 20 x 4 metri) situato al piano terra delle Procuratie Vecchie, incassato nella struttura all’angolo della Corte e del Sottoportico del Cavalletto, che collegano Piazza San Marco al Bacino Orseolo. Precedentemente adibito a negozio, esso presentava una situazione spaziale probabilmente corrispondente alla sistemazione cinquecentesca originale, che destinava la residenza ai piani nobili e le attività commerciali al piano terra – una bottega per ogni campata del portico, con ingresso sul lato piazza e un mezzanino con finestre ad arco sotto la volta.

Alla fine dei lavori, l’ambiente chiuso e parcellizzato preesistente scompare, sostituito da un prezioso scrigno il cui spazio interno, liberato degli ingombri strutturali, scorre fluido attraverso gli ampi diaframmi di cristallo per proseguire senza soluzione di continuità in quello esterno circostante. I veneziani non tardano a parlare di “crosera de piazza” intuendo la valenza urbanistica di una soluzione che sconvolge la convenzionale ripartizione interno/ esterno, proponendo un ambiente che si apre e si integra allo spazio circostante rivalutando, tra l’altro, Corte e Sottoportico, che erano le parti meno significativamente connotate di esso. 

L’allestimento interno si articola rispetto a due punti focali: il primo, nelle immediate vicinanze dell’ingresso, sapientemente posto su una vasca d’acqua in marmo nero del Belgio, è costituito dalla scultura in bronzo di Alberto Viani, che anima del suo moto interiore lo spazio circostante e suggella la compenetrazione tra interno ed esterno; il secondo, in prossimità degli ambienti di servizio sul retro, è costituito dalla scala in pietra d’Aurisina, elemento di straordinaria invenzione che ripropone nella composizione asimmetrica dei suoi gradini lo sfalsamento dell’asse strutturale e dell’allestimento rispetto all’asse longitudinale del negozio.
Ad impreziosire lo scrigno, al piano terra, rivestimenti in pannelli stuccati e cornici lignee per le pareti, rivestimenti lapidei per i pilastri, tessere di pasta di vetro per i pavimenti, mentre i prodotti Olivetti sono esibiti su tavole lignee appese al soffitto con cavi in acciaio; al piano ammezzato, rivestimenti in legno di teak. Gli oggetti esposti sembrano fluttuare nello spazio, parti di un sofisticato equilibrio che governa l’intero ambiente, e campeggiano sulla potente veduta della Piazza e delle Procuratie Nuove.
Il valore storico del sito non è causa paralizzante di rinuncia al linguaggio moderno, ma stimolo all’elaborazione di una soluzione progettuale che consenta l’assoluto rispetto del passato senza mortificare il presente con infelici operazioni mimetiche. 
Si instaura così un dialogo tra vecchio e nuovo che trova il punto di massima espressione nella scelta e nella messa in opera dei materiali con cui le forme vengono poste in essere, che appartengono alla più squisita tradizione veneziana: vetro, pietra, legno, metalli, lavorati da un’equipe di artigiani legati al Maestro da un sodalizio che proseguirà per tutta la sua attività. 
La riapertura al pubblico di uno spazio così finemente concepito e realizzato offre alla città e a tutti noi l’occasione di riflettere sulle ragioni e i modi dell’Architettura di oggi, in un momento in cui essa sta compiendo una profonda introspezione, ragionando sui suoi elementi costitutivi: il disegno come atto fondativo che definisce lo spazio e prelude alla materialità e alla tettonica e il principio costruttivo come momento poietico in cui il concetto di spazio prende forma a partire dai dettagli.
Se dunque lo spazio e l’indagine intorno alle sue possibili connotazioni sono i temi su cui oggi la disciplina si interroga, il negozio Olivetti, al di là delle peculiarità che rendono il lavoro di Scarpa unico e irripetibile, si pone come esemplare per il modo in cui ogni elemento progettuale – distributivo, strutture, aperture, scale, materiali, illuminazione – è stato declinato al fine di amplificare la quantità e la qualità dello spazio.

 

Dettagli

© Foto Rita El Asmar
per Arte e Arti Magazine

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Dove e quando

  • Indirizzo: Venezia, Piazza San Marco