Una giornata al Colosseo

di Sara Pietrantoni // pubblicato il 22 Aprile, 2010

I romani sanno come divertirsi. Ce lo dice Ammiano Marcellino, storico del VI secolo d.C. secondo il quale a Roma non si riesce a concludere mai niente di serio perché i cittadini sono troppo impegnati a passare le giornate tra teatri, circhi e anfiteatri. In effetti, a Roma si trovano i più grandi edifici per spettacoli dell’antichità; basti pensare che le gradinate del Circo Massimo possono accogliere qualcosa come 250.000 spettatori. Meno capiente il Colosseo (è stato calcolato che potesse contenere tra le 40.000 e le 70.000 persone), sede degli spettacoli forse più amati a Roma: i combattimenti tra gladiatori.

La gladiatura nasce in area osco-sannitica: alcune scene di combattimento sono raffigurate nelle tombe di Paestum già nel IV secolo a.C. Si tratta, in questo momento, di riti funerari con i quali si intendono onorare gli spiriti dei defunti. Il primo spettacolo del genere viene offerto a Roma dai figli del defunto Bruto Pera nel 264 a.C. Successivamente, per tutta l’età repubblicana, gli autori segnalano una costante crescita di attenzione verso questo tipo di combattimenti, che vedono crescere esponenzialmente il numero di gladiatori impiegati: si va dalle tre coppie del III secolo a.C. alle 320 volute da Cesare per i giochi del 65 a.C.
Per tutta l’età repubblicana questo tipo di spettacoli vengono ospitati da anfiteatri semipermanenti o, in alcuni casi, nelle piazze della città (anche nel Foro).
Sono gli imperatori della dinastia Flavia a regalare alla città un grandioso edificio per spettacoli, l’anfiteatro Flavio, o Colosseo (il cui nome non fa riferimento, come si potrebbe pensare, alle sue grandiose dimensioni, ma alla presenza di un enorme statua di Nerone che si trovava poco distante).
La sua costruzione cominciò attorno al 70 d.C., durante il regno di Vespasiano, e interessò la valle tra Palatino, Celio ed Esquilino: la stessa zona che in precedenza era stata occupata dal lago artificiale della Domus Aurea di Nerone. Dopo la morte di Vespasiano, è Tito ad inaugurare l’edificio nell’80 d.C., organizzando una cerimonia di cento giorni durante la quale vengono uccisi cinquemila animali. Solo un’anticipazione degli spettacoli degli anni e dei secoli a seguire.

La giornata di spettacoli comincia al mattino presto, quando gli spettatori accedono, gratuitamente, all’arena. I posti all’interno della cavea sono assegnati in base alla posizione che si occupa nella società: imperatore e senatori hanno i posti migliori, quelli più vicini all’arena; seguono equites, sacerdoti, vestali, alcune particolari categorie professionali, ambasciatori stranieri ed il popolino.
Gli ultimi posti, quelli più in alto, certamente più scomodi e dai quali non era di sicuro possibile capire molto di quello che succedeva al centro dell’arena, sono riservati agli schiavi e alle donne che, in ottemperanza alle rigide leggi morali romane, non possono sedere vicino agli uomini.
Sfila quindi la pompa, un grandioso corteo al quale partecipa il magistrato che ha offerto i giochi, musici, portatori di cartelli con le motivazioni delle condanne capitali che si sarebbero eseguite e con la composizione delle coppie di gladiatori. Arrivano infine i veri protagonisti: cacciatori, condannati a morte e gladiatori.
La mattina è solitamente dedicata alle venationes ed alle damnatio ad bestias: nelle prime i veri protagonisti sono animali esotici o feroci, impegnati in lotte, cacce o semplici esibizioni. Lo spettacolo è reso ancora più grandioso dalla scenografia, che ricrea territori lontani, e dal ricco abbigliamento dei venatores.
Successivamente si passa all’esecuzione delle condanne a morte, le damnatio ad bestias, che si svolgono subito prima dei combattimenti gladiatori in modo che il maggior numero di persone possibile, accorse per lo spettacolo pomeridiano, possa rendersi conto della maniera in cui vengono puniti i colpevoli di reati, ristabilendo così l’ordine sociale.
Trattandosi di uno spettacolo, i poveri malcapitati sono costretti a lottare a mani nude contro degli animali inferociti dai lunghi digiuni o ad impersonare eroi mitici o sfortunati personaggi della storia, da Icaro a Muzio Scevola, da Prometeo ad Attilio Regolo.
Il momento più atteso è tuttavia quello che vede scendere i gladiatori dell’arena.
Chi sono questi combattenti? Nella maggior parte dei casi si tratta di prigionieri di guerra e schiavi, ma ci sono anche casi in cui uomini liberi decidano di intraprendere questa carriera, attratti dalla possibilità di guadagno. I vari gladiatori sono divisi in classi, a seconda del tipo di armi utilizzate: in origine il gladiatore è la personificazione del nemico da sconfiggere, indicato come Samnes, Gallus (di epoca cesariana) o Thraex.
Molto documentati sono anche i Retiarii, che combattono sempre utilizzando una rete, con la quale immobilizzano l’avversario, ed un tridente; i Contraretiarii, solitamente opposti ai primi, caratterizzati da un grande scudo per parare i colpi e da un elmo liscio, che non offre appigli alla rete; gli Equites, che combattono spesso a cavallo; gli Essediarii, che usano invece spostarsi su di un carro (esseda).
Ancora, conosciamo bene l’Hoplomachus, caratterizzato da un armamento estremamente pesante, ed il Sagittarius, munito di arco e frecce.

I combattimenti sono molto duri, ma non tutti terminano con la morte di uno dei due contendenti: se previsto, il gladiatore sconfitto può infatti chiedere la grazia rivolgendosi a colui che ha organizzato i giochi (generalmente l‘imperatore). In realtà è il pubblico ad influenzare pesantemente la decisione dell’editor: se lo sconfitto si è battuto coraggiosamente gli spettatori infatti premono affinché gli sia risparmiata la vita; in caso contrario il gladiatore dovrà accettare il suo destino, offrendo addirittura docilmente il collo al suo aguzzino.
Il vincitore otterrà invece una palma e una corona, simboli di vittoria, ma anche denaro ed oggetti preziosi. Dopo una carriera durata circa trent’anni, i più fortunati avranno la possibilità di ritirarsi e condurre un’esistenza finalmente tranquilla.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

Secutor.
Ricostruzione realizzata dall’architetto
Silvano Mattesini.
Il Secutor, o Contraretiario, combatte sempre e solo contro il Retiarius.
Periodo Imperiale o I secolo d.C.
©Archivio fotografico della Soprintendenza
Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei / fotografie di Fotografica
Foglia S.a.S., Napoli ©Silvano Mattesini

Hoplomachus.
Ricostruzione realizzata
dall’architetto Silvano Mattesini
in occasione della mostra Gladiatores
©Archivio fotografico della Soprintendenza
Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei / fotografie di Fotografica
Foglia S.a.S., Napoli ©Silvano Mattesini

Schiniere bronzeo
con decorazioni su più registri
(dall’alto in basso: rami di alloro, maschere
bacchiche, festoni vegetali, aquila),
dal Quadriportico dei Teatri di Pompei.
Napoli, Museo Archeologico Nazionale
©Archivio fotografico della Soprintendenza
Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei / fotografie di Fotografica
Foglia S.a.S., Napoli ©Silvano Mattesini

Elmo in bronzo di Hoplomachus
con visiera a copertura totale del viso e
cimiero terminante a testa di grifo,
dal Quadriportico dei Teatri di Pompei,
età giulio-claudia.
Napoli, Museo Archeologico Nazionale
©Archivio fotografico della Soprintendenza
Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei / fotografie di Fotografica
Foglia S.a.S., Napoli ©Silvano Mattesini

 

IN COPERTINA
un particolare di:
Elmo in bronzo di Hoplomachus

Mappa

Dove e quando

Gladiatores

  • Fino al: - 03 Ottobre, 2010
  • Indirizzo: Colosseo, Roma
  • Sito web

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