Una musica personale e universale
di // pubblicato il 16 Novembre, 2011
Ilhan Erşahin e Arto Tucboyaciyan, due nomi noti della scena jazz turca, hanno unito le loro forze per una serata particolare: un concerto organizzato nell’ambito del Ventunesimo Akbank Jazz Festival.
I due musicisti, nativi della Turchia, attualmente vivono e fanno musica nell'ambiente newyorkese. In passato hanno già suonato insieme in un house-club fondato dallo stesso Erşahin a New York: il Nublu.

Creato al pianterreno di un palazzo a East Village totalmente distrutto da un incendio e successivamente restaurato, oltre ad essere il punto d'incontro e sperimentazione di numerosi musicisti, questo è lo spazio nel quale molte nuove band si sono formate, con una grande varietà di musica proveniente da diverse culture, al fine di difendersi delle pressioni delle grandi etichette e di poter creare la musica indipendente e spontanea.
Questa esperienza è stata poi anche all’origine della nascita dell'etichetta Nublu Records, che ha permesso di conoscere in America diversi gruppi, tra cui anche i Calibro 35, grazie all’album ''Ritornano quelli di Calibro 35''; una band che lavora sull’attualizzazione delle colonne sonore di film italiani degli anni anni ‘70, quest'ultima, soprattutto di genere poliziesco, facendo una specie di remake in cui affiora il suono di una tradizione italiana rimasta nell’ombra, con un tocco postmoderno. Un’idea che è piaciuta molto a Erşahin.

Ilhan Erşahin è un sassofonista che per anni ha suonato fuori dai confini della Turchia, soprattutto a New York, dove ha avuto l'occasione di collaborare con grandi musicisti, a partire da Joe Lavan. Solo a metà degli anni ‘90 ha iniziato a suonare per il pubblico turco. Le sue band come gli Our Theory, i Wax Poetic e i Love Trio sono sempre nati dopo concerti al Nublu. Un musica jazz molto articolata, con stratificazioni sonore che contengono un bagaglio musicale arricchito dalle diverse influenze ed esperienze musicali, sperimentate da Erşahin nel corso della sua vita: musica tradizionale, funk, elettronica.
Il secondo nome è quello di Arto Tuncboyaciyan, percussionista che si ispira alla musica armena e anatolica, e che lavora su un terreno internazionale.
Love Trio è il progetto di Ersahin con altri due membri, Jesse Murphy (al basso) e Kenny Wollesen (alla batteria, conosciuto anche per le collaborazioni con Tom Waits), un gruppo che suona dub, elettronica, nu-jazz e drum bass e che all'Akbank Jazz Festival ha avuto Tuncboyaciyan come musicista ospite.
Segue un'intervista ai due musicisti realizzata in occasione di questo concerto, che chiarisce la natura delle loro sonorità.

La musica jazz turca nasce per sua natura inevitabilmente da una sintesi di tante diverse stratificazioni, anche nelle sue forme più semplici?
Tunçboyacıyan: «Per rispondere a questa domanda bisogna capire come viene percepita la musica jazz. Io la definisco con due criteri: forma e reazione alla vita. Questo secondo carattere lo sento vicino a me, perché anche il blues è un po' cosi. E' la musica di quelli che hanno subito un colpo forte della vita. Il Jazz è la versione intellettuale del blues. Tanti musicisti anche se sono bravi a trovare la soluzione giusta dal punto di vista formale, non sono altrettanto efficaci nel lavorare su questo secondo importante elemento. Bisogna capire cosa si vuole rappresentare e per quale motivo si fa musica. A partire da questo io mi definisco come un artista che fa 'avanguardia folk'. Non dimenticare le proprie origini, ma produrre la musica pensando e sognando un domani. Quindi il jazz non ha un paese e non deve avere una destinazione. L’importante è renderlo voce della vita. E' una cosa individuale, riflette i tuoi sogni. Io non cerco una musica tradizionale, ma conoscendone il sapore, la trasformo su un terreno internazionale in modo molto soggettivo».

Erşahin: «Oggi in generale, non solo per quanto riguarda il Jazz, la musica è spesso un lavoro di sintesi. La musica turca, essendo una musica forte, deve essere utilizzata combinandola con qualcos’altro. E’ vero che la musica che noi facciamo è una sintesi, perché la mia vita stessa la vivo in questo modo. La musica che faccio è l’unione di diversi elementi delle società dove vivo, che conosco. C'è sempre anche l’influenza di New York dove è possibile collaborare con diversi musicisti. Quindi la natura della nostra musica deriva anche da una nostra scelta consapevole: un approccio aperto a tutte le sperimentazioni possibili per rendere la musica ibrida».
Anche Nublu serve a facilitare questo processo. Come è nato questo progetto? Ha raggiunto il suo obiettivo?
Erşahin: «Nublu è nato come un club-house, non come uno spazio per concerti. Era un punto di incontro tra i musicisti che magari si incontravano per la prima volta lì e dopo qualche performance fondavano anche loro band proprie. Tante improvvisazioni spontanee, tanti nuovi prodotti... Sono nati così stili molto nuovi, certe volte complessi, ma sempre unici. Unico punto in comune di tutti questi diversi musicisti, è che erano bravi e che erano dei veri artisti, e non dei musicisti qualsiasi. La questione non è suonare canzoni che conosciamo e accontentarci, ma godere della collaborazione con altri.
Calibro 35 è cosi un gruppo molto particolare di Nublu. Ho avuto una collaborazione anche con Jovanotti, per una mia vecchia band: Wax Poetic. Quindi, siamo in contatto anche con l'Italia», dice sorridendo.

Cosa è cambiato nella percezione del pubblico turco, tra le prime volte che suonava qui negli anni '90 e oggi? Prima suonavate per un pubblico quasi underground, oggi ha quasi raggiunto un livello popolare, a cosa è dovuto questo processo?
«Si, è vero che siamo diventati popolari. E' perché facciamo una musica onesta. Le prime volte suonavo per poche persone. E poi la gente ti scopre pian piano e con il tempo inizia a seguirti sempre di più. Non è una musica che passa alla radio o trasmette la tv, va scoperta in altri modi. I giovani oggi hanno una mentalità molto aperta, vogliono scoprire, ascoltare nuove cose. Ma anche Istanbul è cambiata tanto in questi 15 anni, ci sono più eventi e le nuove generazioni si sono adattate a questo nuovo ambiente. Quindi è cambiato anche il modo in cui veniamo percepiti».
La collaborazione musicale di questa sera che caratteristiche avrà?
Erşahin: «Love Trio è la prima band di Nublu, l'abbiamo fondata nove anni fa. Abbiamo suonato quasi ogni settimana. Un piccolo laboratorio che si è sviluppato. Avevo conosciuto Arto di recente e gli ho chiesto di collaborare, è nata una bella sinergia, siamo andati molto d'accordo musicalmente».
Tunçboyacıyan: «E' da quasi un anno che ci stiamo frequentando. Non riuscirei a dare una definizione della musica che viene fuori quando suoniamo assieme, ma so che è una buona cosa. Loro suoneranno le loro canzoni e io improvviserò. Non c’è il rischio di sbagliare, perché abbiamo tutti imparato bene come usare in modo positivo anche i nostri errori».