Una città fatta di torri

di Sara Pietrantoni // pubblicato il 22 Ottobre, 2011

Prima di cominciare questa passeggiata alla ricerca delle torri di Roma occorre fare una doverosa precisazione e sottolineare il fatto che di medievale in città rimane ben poco: chiese e basiliche, nonostante qualche mirabile esempio (basti pensare a Santa Maria in Trastevere o alla piccola e deliziosa San Benedetto in Piscinula) si possono contare sulla punta delle dita, per non parlare di case e palazzi privati. Il rinnovamento urbanistico della seconda metà del Quattrocento, i numerossisimi cantieri del Cinquecento e la rivoluzione barocca del secolo successivo, unita alle ristrutturazioni della Roma umbertina e agli sventramenti fascisti hanno contribuito nei secoi a fare tabula rasa di quasi tutte le vestigia medievali in città.

Sono invece un più numerose le torri; sembra che nei secoli ne siano sopravvissute una cinquantina, anche se solo poche tra queste sono ben visibili. La maggior parte sono nascoste, mozzate, coperte da aggiunte successive o sfruttate come sostegno, e vanno cercate scrutando palazzi più recenti, guardando in tralice le murature e torcendo il collo per cercare di individuare l'antico coronamento. La situazione però sembra fosse molto diversa nel medioevo se, secondo lo storico Gregorovius, si potevano contare qualcosa come trecento torri di proprietà ecclesiastica e almeno altrettante appartenenti alle famiglie nobili della città. Una selva di torri insomma, a cui vanno aggiunti i campanili delle chiese, che contribuivano a rendere il profilo di Roma molto più "verticale" di quanto sia adesso, dominato com'è dalle morbide forme delle sue mille cupole. E potrà quindi essere utile e suggestivo leggere il resoconto di tale Mastro Gregorio, pellegrino probabilmente anglosassone che visita Roma nel XII secolo e redige una vera e propria guida turistica ante litteram, dove suggerisce di "ammirare con straordinario entusiasmo il panorama di tutta la città, in cui sono così numerose le torri da sembrare spighe di grano". Un tempo insomma Roma era molto più simile a San Gimignano di quanto si possa pensare.

In effetti la casa-torre è il modello architettonico più diffuso in tutto il Medioevo: solitamente si tratta di una struttura a pianta quadrangolare, con un basamento a scarpa, cioè leggermente inclinato verso l'esterno per accentuare la traiettoria e la velocità dei proiettili lanciati dall'alto, dalle caditoie aperte sul ballatoio in legno o in muratura. Bisogna infatti considerare che le torri hanno una funzione principalmente offensiva e difensiva che ne condiziona pesantemente l'architettura. L'aspetto che si riesce a cogliere ancora oggi è relativo alle scarse aperture verso l'esterno: poche e strette le finestre, limitate solo alla parte superiore della torre, così come collocata più in alto rispetto al livello stradale è l'entrata. Quasi del tutto scomparse (e, dove esistono ancora, sono nella maggior parte dei casi di restauro) le merlature delle torri che permettono, in caso di attacchi, di proteggere gli uomini di guardia e di permettere loro, attraverso lo spazio tra due merli, di utilizzare balestre a mano.

Tra le torri più note della città, anche per la sua posizione centrale che le permette di essere presente in tutte le foto dei turisti, è la cosiddetta Torre delle Milizie, che sorge accanto ai Mercati di Traiano. Costruita probabilmente tra XII e XIII secolo per volere della famiglia dei Conti di Segni, la torre aveva una struttura detta a cannocchiale, visto che i tre piani che la componevano si andavano restringendo verso l'alto. La torre, passata nel tempo agli Annibaldi e quindi ai Caetani, è gravemente danneggiata dal terremoto del 1348: il terzo piano dellla struttura crolla infatti quasi completamente e, complice un cedimento del terreno, la torre acquista una pendenza visibile ancora oggi.
Secondo la leggenda, tramandatasi dalle parole di Svetonio, Nerone contemplò l'incedio di Roma proprio dalla cima di questa torre, suonando la lira e cantando la distruzione di Troia. Visto che si tratta tuttavia di una struttura medievale la leggenda rimane tale e, se proprio vogliamo, dobiamo immaginarci il folle imperatore issato su qualche altro edificio della città, al riparo dalle fiamme che forse lui stesso, secondo i maligni, aveva appicato.

La zona centrale della città, compresa tra i rioni Trevi e Monti è in sostanza quella in cui ancora oggi si possono ben riconoscere le torri medievali: poco distante da quella delle Milizie sorge ad esempio quella del Grillo, eretta anch'essa attorno al XII secolo. Successivamente (siamo già nel XVII secolo) la torre viene inserita nel complesso edilizio dei marchesi del Grillo, come testimoniato dal coronamento stesso della torre che riporta in bella vista le parole "ex Marchione de Grillis". A romani e non la torre ed i suoi proprietari richiama soprattutto alla mente le gesta ed i terribili scherzi del marchese Onofrio del Grillo, reso immortale da Alberto Sordi: sembra in realtà che un personaggio del genere non sia mai esistito in famiglia, ma passare accanto alla torre offre sempre un buon pretesto per rivedere il film.

Concludiamo questo itinerario minimo con la torre della scimmia, a pochi passi da piazza Navona, risalente addirittura all'XI secolo e forse in origine proprietà della potente famiglia Frangipane (che altre torri aveva sparse qua e là in diversi punti della città). Il nome odierno della torre è dovuto alla scimmia Hilda, inquilina, o meglio ospite dei proprietari dell'edificio: lo scrittore Nathaniel Hawthorne racconta come un giorno la dispettosa Hilda avesse prelevato dalla culla l'ignaro ultimo nato della famiglia per portarlo sulla cima della torre. Spaventato forse dalla compagnia, forse dall'altezza, il piccolo cominciò a piangere richiamando l'attenzione dei passanti e dello sbadato genitore che, dopo essersi affidato alla Madonna, cercò di richiamare con un fischio la scimmia che, docilmente, riportò il piccolo incolume nel suo lettino. Ripresosi dallo spavento, il padre del neonato decise di collocare sulla sommità della torre la statua della Vergine Maria ed un lampada che avrebbe dovuto rimanere sempre accesa. Come per Nerone e per il marchese del Grillo si tratta forse anche in questo caso di una leggenda ma comunque, a scanso di equivoci, guardando sulla terrazza più alta la statua di Maria fa ancora bella mostra di sè. 

 

Dettagli

Didascalie immagini

In copertina:
Torre delle Milizie

  • La torre delle Milizie che pende sul foro di Traiano
     
  • Torre del Grillo
     
  • Torre della Scimmia
     
  • Torre della Scimmia, particolare

Dove e quando