Un viaggio nell’anima tedesca
di // pubblicato il 05 Maggio, 2011
“Piccolo viaggio nell’anima tedesca” di Vanna Vannucci e Francesca Predazzi (Feltrinelli) è un libro davvero prezioso. Non solo perché è scritto in una prosa molto accattivante, facendosi leggere con gioia e divertimento, ma anche perché dà, piccole e grandi delucidazioni sui nostri “cugini” come li definiscono le autrici. Un discorso fine che attraverso brevi spiegazioni linguistiche, accessibili anche ad un pubblico non specializzato, apre una finestra su aspetti nascosti e curiosi di questo popolo attraverso una panoramica fra filosofia, politica e costume.
Le due autrici spiegano, attraverso quindici vocaboli che non possono essere tradotti con un'unica parola, quanto sia fondamentale il linguaggio per l'identità di ogni singolo tedesco e quanto questo faccia diventare complicata e ricca una lingua fondamentale e cifra culturale molto forte e amata. Quasi come un grande gioco di società a cui, a volte inconsapevolmente, prende parte la maggioranza di loro e ne trae divertimento.
Una lettura interessante ed utile per chiunque abbia deciso di intraprendere il “Viaggio in Germania” perché vengono chiariti anche i diversi motivi per cui, “a volte”, i nostri vicini tedeschi risultano un po’ ostici. Bisogna conoscerli, esplorarli, ascoltarli ed infine comprenderli. Solo così si potrà convivere serenamente con loro, apprezzandone anche i lati più difficili o da “luogo comune”, che poi tanto comune non è, come l’organizzazione quasi impeccabile (questo bisogna ammetterlo).
I diversi capitoli del libro - che prendono il nome da un particolare e ricercato vocabolo, peculiare della lingua tedesca - consistono nella spiegazione del vocabolo stesso, nell’accezione di tutti i giorni, come in letteratura o nelle arti in generale è stato usato e interpretato, oppure come la filosofia se ne è servita. Le parole sono le più disparate tra cui abbiamo: Weltanschauung (la visione del mondo), Querdenker (il pensatore obliquo), Schadenfreude (il godere delle disgrazie altrui), Zweisamkeit (la solitudine a due), Vergangenheitsbewältigung (il confronto e quindi superamento del passato), Mitläufer (camminare quando l’altro cammina, in un senso figurato), Feierabend (la fine del proprio turno di lavoro ed il tempo libero che segue), Rechthaber (chi vuole avere sempre ragione) e molti altri di cui non vi dico per non togliere il gusto della scoperta.
Mi soffermo, invece, un attimo su "Schadenfreude" come si è affermato alla BBC una volta: Schadenfreuede: la parola più formidabile al mondo. Parola, si legge nel libro, potevano inventarla solo i tedeschi. In italiano è tradotta con “la gioia della disgrazia” dove naturalmente la disgrazia è quella che capita agli altri!
Se vi capiterà di avere in qualche modo a che fare con i tedeschi non scordatevi una cosa: loro sono talmente innamorati della loro lingua che quando un turista e più in generale uno straniero, tenta di parlarla, anche se con tanti inevitabili errori, “Sie freuen sich darauf”: si rallegrano, sono felici e diventerete cosi subito ben accetti.
Consiglio di provare ad apprendere più vocaboli e frasi possibili, e partire per la meravigliosa Berlino, ad esempio e “spendervi” tutto ciò che sarete riusciti ad imparare: sono sicuro che sarete ripagati con gentilezza e simpatia e scomparirà il “musone teutonico” con una piacevole e sorprendete sensazione.
Se verrete in Germania, saprete come comportarvi se, scivolando sulla classica buccia di banana, sentirete intorno qualcuno che ride: i tedeschi sono anche questo, ma non solo!