Un treno per la memoria
di // pubblicato il 28 Gennaio, 2011
Esperienza importante, tutt'altro che semplice, al limite in alcuni momenti, da vivere almeno una volta anche per quella forza di sfrondare l'inutile.
Bombardati da sollecitazioni vacue, o subliminali, imperando il nulla intellettuale, ci ritroviamo, in numero sempre minore, a chiedere se si tratta di un sogno o se è proprio vero che le reali difficoltà italiane debbano essere azzerate dalla cronaca rosa-immondizia.
Invitata dalla Regione Toscana, che ringrazio per l'opportunità di crescita, sono salita sul Treno della Memoria concedendomi una pausa dal presente e acquisire elementi per una profonda riflessione su la più infamante espressione della storia umana dello scorso secolo.

Nonostante fossi ben documentata, quanto accaduto va ben oltre ogni testimonianza, lettura, attestazione.
Si calcola siano tredici milioni le persone eliminate dai nazisti fra ebrei, rom, sinti, politici, omosessuali, militari e prigionieri di guerra polacchi e russi.
Se, molti, molti anni fa, scoprendo e vivendo per la prima volta la simbiosi - in un panificio di Bahia - ho percepito nitida la felice sensazione di essere un passeggero del terzo pianeta del sistema solare, ad Auschwitz, durante la visita al Museo, ferocia e perfidia insite nell'animo umano, mi hanno obbligata a cercare un appoggio, e una seduta, per accettare come l'uomo possa essere arrivato a tanto. Abomini, in parte tutt'ora perpretati in guerre di cui è raro sentire parlare anche quando erano di là dal mare Adriatico.

Non pensate a un banale "Cicero pro domo sua" per il plauso alla Regione Toscana. E' davvero una grande operazione culturale di memoria dove il "treno" diviene mezzo di passaggio generazionale quando arriverà il tempo in cui, per motivi anagrafici, i sopravvissuti allo sterminio non ci saranno più e far visitare ai giovanissimi i lager è l'unico modo per renderli a loro volta testimoni.
Ogni due anni, documentati preventivamente dagli insegnanti attraverso una capillare opera di sensibilizzazione e di approfondimento, critico, storico, etico sulla Shoah, centinaia di studenti sono guidati ad Auschwitz grazie a un'organizzazione della Regione curata e programmata in ogni dettaglio (la sola nota di biasimo, ma che strano, è per le Ferrovie dello Stato per il materiale rotante fornito).

Per questa settima edizione, gli studenti hanno potuto viaggiare e parlare con Andra e Tatiana Bucci, con Marcello Martini, con Antonio Ceseri, con Shlomo Venezia.
Erano seicento, dai 14 ai 19 anni eppure, entrando a Birkenau, il silenzio.
Non una voce o un bisbiglio, non il suono di un telefonino.
L'assessore alla cultura della Regione Toscana, Cristina Scaletti, “... non ci sono parole che rispondano a quanto abbiamo visto. Ma vedere dà forza alla memoria, ascoltare i testimoni diretti di quanto qui accaduto ci rende consapevoli e certi, e trasforma noi stessi nei futuri testimoni che questo abominio è accaduto e nessuno può negarlo. Se la pianificazione dello sterminio può lasciare increduli, è nostro dovere, un dovere che dovremo lasciare a chi verrà dopo di noi, ricordare che ogni essere umano è titolare di una dignità che non può essere violata, mai. E che Auschwitz, e quanto assomiglia in qualche modo ad Auschwitz, non dovrà più ripetersi”.

Concludendo la cerimonia al monumento internazionale per le vittime dei nazisti, il Presidente Enrico Rossi, "Siamo nei luoghi dell’orrore della civiltà europea. La nostra battaglia è per la fine di ogni discriminazione, di ogni pensiero teso a creare nemici da individuare di volta in volta nell’ebreo, nel gay, nel rom o chiunque altro per poi cercare di annientarlo. Questa battaglia noi vogliamo condurla attraverso l’educazione delle coscienze contro il conformismo, primo complice di quella banalità del male che anche Hanna Arendt ha visto tra gli elementi primi e più sconvolgenti del nazismo. Ma un principio che ha una valenza più universale, legata al rispetto assoluto della persona umana. E quindi al diritto di ribellarsi a leggi o ordini che vadano contro l’umanità, mettendo in campo un coraggio che può anche costare, ma che molti anche oggi sono disposti a pagare. Non siamo numeri, abbiamo il diritto-dovere di proclamare la nostra individualità. Qui, oggi, chiamo ad un impegno comune per un futuro di libertà e uguaglianza in un mondo visto come una casa comune. Lo sviluppo della storia ci pone al momento attuale di fronte alla possibilità di affermare in modo definitivo questo principio; oppure di rischiare il prevalere delle forze distruttive, come hanno già tentato di fare in luoghi terribili come questo."
