Un ricordo d’infanzia di Leonardo da Vinci
di // pubblicato il 07 Maggio, 2010
Il 17 ottobre 1909, di ritorno dagli Stati Uniti dove aveva tenuto alcune conferenze sulla psicoanalisi, Freud scriveva a Jung, allora suo amico e confidente, oltre che discepolo: "il mistero del carattere di Leonardo da Vinci mi è divenuto improvvisamente trasparente…".
E dopo meno di un anno, il padre della psicoanalisi pubblicò il celebre e contestato saggio “Un ricordo d'infanzia di Leonardo Da Vinci”, realizzando così il suo originale progetto di applicare la nuova scienza ad una ricerca biografica.
Adesso l'editore Skira ha ripubblicato l'opera di Freud in una bella e curata edizione, arricchita dalle immagini di alcune tra le più celebri tele del più grande genio rinascimentale, fornendoci così l'occasione di “riprendere in mano” un testo insolito quanto affascinante.
Le notizie e le testimonianze sulla vita privata e sull'infanzia di Leonardo sono scarse e frammentarie, di lui poco sappiamo se non che era figlio illegittimo del notaio Pietro Da Vinci e della giovane contadina Caterina, e che, dopo aver trascorso i primi anni della sua vita con la madre naturale, andò a vivere con il padre e con la sua giovane moglie, Donna Albiera la quale, non potendo avere figli, lo adottò accudendolo con amore.
Freud, attratto e incuriosito dalla complessa e poliedrica personalità del grande artista-scienziato, si pone così l'ambizioso obiettivo di ricostruire la sua psico-biografia e le sue attitudini – pur non avendo la pretesa di fornire spiegazioni definitive – attraverso l'interpretazione dei suoi scritti e in particolare analizzando un sogno d'infanzia narrato da Leonardo sul Codice Atlantico, dal contenuto fortemente simbolico ed evocativo.

Attraverso tale ricordo rinviene la spiegazione dei tratti più caratteristici e controversi della personalità di Leonardo: l’incompiutezza, l’indifferenza verso il bene e il male, il freddo ripudio della sessualità, la gentilezza quasi femminea del suo carattere, tutti aspetti fortemente legati alle inibizioni sessuali dell’artista e alla forte sublimazione della propria libido, costretta fin dalla prima infanzia a dirottarsi verso la creazione artistica e la ricerca scientifica.
Nel sogno Leonardo immaginava che un nibbio, quando era ancora in fasce, gli apriva le labbra e gli percuoteva la bocca con la coda.
Richiamando l'antica mitologia egizia, che raffigurava la Dea-madre come un avvoltoio, Freud associa la visione onirica dello scienziato al suo morboso attaccamento alla madre e alla delusione dallo stesso provata, nello scoprire che la stessa era priva dell'attributo sessuale maschile.
Spiegando in tal modo sia la scelta di dedicarsi in via esclusiva all'espressione artistica reprimendo tutte le sue pulsioni fisiche, che l'atteggiamento verso le sue opere che spesso trascurava e lasciava incompiute, così come suo padre aveva trascurato lui in giovane età.

Nell'ultima parte del saggio, l'autore si sofferma anche sull'enigmatico sorriso di Gioconda, il suo quadro più celebre, osservando che dal quel momento in poi sarà presente in tutti i protagonisti dei suoi successivi dipinti da Sant'Anna, a Leda, a Giovanni Battista.
Proprio attraverso la raffigurazione di questi volti incantati, Freud immagina che Leonardo abbia negato l'infelicità della sua vita e abbia trionfato su di essa mediante l'arte.
