Un poema cistercense
di - pubblicato il 04 Marzo, 2010 in Libri e pubblicazioni
Dopo anni di lavoro, domani sarà inaugurato il restauro degli affreschi giotteschi dell'abbazia di Chiaravalle ed Electa pubblica, in collaborazione con Intesa Sanpaolo che ha inserito l'intervento nell'ambito programma Restituzioni, un volume che documenta il ciclo pittorico, situato nel complesso monastico del XII-XIII secolo.
Gli affreschi principali sono dedicati alla Vergine, tema caro alla spiritualità cistercense, e rappresentano le storie post ressurrectionem tratte dalla "Legenda Aurea" scritta dal frate domenicano Jacopo da Varagine.
L'attività dell'abbazia rientrava nel fermento e rinnovamento culturale che caratterizzò la politica dei Visconti e il testo di Sandrina Bandera ricostruisce in modo puntuale e completo la storia degli affreschi, dalla costruzione del tiburio, alla committenza, alla formazione delle personalità coinvolte.
Gli affreschi del tiburio, attribuiti alla scuola giottesca degli anni Trenta-Quaranta del Trecento, sono formati da due cicli che si susseguono per registri in verticale, mentre quelli nei settori più alti, probabilmente di una specie di genealogia dell'Ordine cistercense, vengono riferiti a un maestro lombardo del quarto decennio del secolo.
Quelli relativi alle storie della Vergine sulle pareti al di sotto del tamburo, il ciclo più noto, si distinguono per l'articolazione complessa, per la grandiosità, per la trasparenza e l'effetto sfumato dei toni cromatici, sono opera di Stefano Fiorentino. Mina Gregosi, nel suo saggio, si sofferma sulla personalità dell'artista ripercorrendone la letteratura critica. Attivo con una bottega di pittori toscani, fu uno degli allievi più dotati di Giotto, padre Giottino, seppure ancora quasi sconosciuto, altro grandissimo artista fiorentino strettamente connesso alla tradizione del Maestro.
Stefano rappresenta la vena più gotica di questa tradizione pittorica, che Vasari descrive "pittura dolcissima e tanto unita" per indicare l'attenzione alla rappresentazione della dolcezza dell'animo attraverso i volti e la capacità di fondere i colori per effetto del pulviscolo atmosferico riconoscendogli altresì grande autorevolezza citando nelle sue Vite il ciclo di Chiaravalle tra le opere fondamentali.
Stefano si ammala abbandonando improvvisamente i lavori milanesi e il ciclo di Chiaravalle mostra un repentino cambiamento per il passaggio del cantiere alle maestranze che ne seguirono, in linea di massima, il disegno originale.
Proprio per la mancanza di punti di riferimento sicuri, per la ricostruzione della personalità dell'artista, la critica ha stentato a riconoscere la presenza di Stefano a Chiaravalle.
A corredo dei qualificati interventi, il volume presenta, con oltre duecento immagini, una documentazione di tutti gli affreschi che permette di scoprire episodi, dettagli e aspetti a essi relativi con particolari a grandezza naturale 1:1, campagna fotografica realizzata da Antonio Quattrone.
Oltre ai saggi critici alcuni testi essenziali illustrano i procedimenti e le scoperte derivati dal restauro.