Un po’ di Milano all’inizio del 2010
di // pubblicato il 24 Dicembre, 2009
Questa volta arrivo a Milano, come sempre, in treno e, per prima cosa, vado a vedere se la bella sala d’aspetto che è stata creata per la famiglia Savoia verso il 1914 in fondo al binario 21, è aperta (succede di rado), perché è una chicca dell’architettura liberty rivista in seguito da quella del regime. Vale sicuramente la pena di visitarla per ammirare lo splendido scalone di marmo scuro, passaggio riservato che conduce alla strada sottostante, e l’ambiente che “profuma” di lusso e riservatezza.

Uscendo dalla stazione voltatevi indietro per guardare la facciata in pietra di Vienna (ormai ingrigita) di questa monumentale stazione, unica nel suo genere, con archi, espressivi leoni sapientemente stilizzati e tutto quello che serve a rendere imponente un edificio pubblico.
A destra c’è il famoso “Pirellone”, il grattacielo di Milano, alto m.127 (la Madonnina del Duomo arriva a 108 m.), costruito nel 1955/60 da Giò Ponti in collaborazione con Luigi Nervi, ora completamente restaurato, sede della Regione Lombardia. Qui è in atto la manifestazione “La Regione dà luce all’arte” che durerà fino a aprile 2010 con diverse esposizioni che vogliono fare scoprire l’enorme patrimonio artistico lombardo.
Sino a tutto il mese di febbraio nel primo piano, con ingresso gratuito, sono esposte 22 opere “Dipinti lombardi dal Rinascimento al Barocco”, la cui curatrice, Mina Gregori, ha scelto le opere, fior da fiore, tra le migliaia di quadri appartenenti alle Istituzioni Ospedaliere di tutta la Lombardia. I capolavori esposti sono stati creati, tra gli altri, da Moretto da Brescia, Frà Galgario, Giovanni Battista Moroni, Camillo Procaccini, Romanino.

Le didascalie di ogni quadro sono fatte con grande intelligenza perché su uno schermo al plasma appare prima l’autore, le date che lo riguardano, poi, settore per settore, passano i dettagli più interessanti per fare conoscere il percorso creativo seguito dall’artista.

In più il carattere della scrittura è abbastanza grande da permettere la lettura a tutti: è un aiuto davvero importante , da tenere sempre presente allestendo una mostra. In più, nell’ultima sala, ci sono sul tavolo dei grandi schermi con tutti i quadri e ogni visitatore può scegliere quello che lo ha incuriosito di più, ingrandirlo e visionarlo in tutti i suoi particolari, perché ogni zona può essere ingrandita a piacere. W la tecnologia!

Per la sala d’ingrasso è stato ideato un Artbox, dove si alterneranno quatto diversi autori: fino al 10 gennaio il protagonista è Francesco Hayez con il “Ritratto della contessa Teresa Zumali Marsili con il figlio Giuseppe”, proveniente dai Musei Civici di Lodi, e devo dire che l’amore, l’orgoglio e la tenerezza della mamma nei confronti del figlio sono resi con grande abilità psicologica.

In seguito ci sarà, dal 14 gennaio al 14 febbraio 2010, il “San Benedetto”, 1470 ca., di Antonello da Messina; dal 18 febbraio al 21 marzo il “Ritratto di Giulio Romano”, 1536 o 1538, di Tiziano Vecellio, e dal 25 marzo al 25 aprile il “Ritratto di Carlo Carvaglio”, 1932/33, di Mario Sironi.

Ora, appagati dalle opere viste e dal poterne studiare tutti i particolari che ci interessano, si può prendere la metropolitana per raggiungere la Galleria del Credito Valtellinese, in corso Magenta 59. Entrare e rimanere allibiti dalla bellezza del cortile circondato da un bel porticato simmetrico, semplice e ripetuto anche nei due cortili successivi, è tutt’uno. Ora è inverno e non fa molto piacere stare all’aperto, ma, dall’altra parte dell’edificio, c’è un giardino pieno di rose, sculture e piante curate che fa ritornare, con la fantasia, all’epoca di Leonardo e quasi lo si vede gironzolare per quegli ambienti soprapensiero, con aria ispirata.
Nella Galleria, fino al 14 marzo, è allestita la retrospettiva antologica “Maurice Henry. Spirito sovversivo. Poeta dell’umorismo”, un artista davvero multi-sfaccettato, surrealista per intuizione, poeta, disegnatore, regista, scenografo, fotografo, innovatore con la voglia di fare tornare il mondo in una realtà sensata e con il desiderio di fare scaturire con le sue opere una risata liberatoria e curativa.

Persino Breton di lui scrive: “L'immagine surrealista, in tutta la sua freschezza originaria, continua a manifestarsi in Maurice Henry. Ogni volta che, in un mattino ancora insonnolito, mi porta la primizia d'uno dei suoi disegni fatti per il giornale, sono contento e penso che con i bei modi, i suoi, abbiamo capito il mondo".
I curatori sono Dominique Stella e Guido Peruz, i quali sono riusciti a esporre una quantità di opere tale da fare conoscere tutti gli aspetti artistici di Maurice Henry. Il catalogo completo di testi critici e fotografie, è edito da 24 Ore Motta Cultura.

Se si è riusciti a prenotare la visita, uscendo da qui si può andare a vedere l’”Ultima cena” di Leonardo da Vinci e apprezzare, per esempio, lo sfavillare del bicchiere rimesso in luce dagli ultimi restauri; ma S. Maria delle Grazie e la sua bella sacrestia sono visitabili senza problemi.