Un gentiluomo in visita agli Uffizi
di // pubblicato il 02 Luglio, 2010
Da qualche giorno c'è un gentiluomo molto speciale in visita agli Uffizi: il Ritratto di giovane di Hans Memling (1485-1490), prestito del museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, sarà infatti esposto nella Sala della Niobe fino al 10 Ottobre 2010. Si tratta senza dubbio di un evento eccezionale, frutto di un costante dialogo tra le due istituzioni – in questo periodo il museo madrileno ospita alcune preziose opere degli Uffizi in occasione della mostra dedicata al Ghirlandaio.

L'esposizione del Ritratto è stata concepita come l'occasione per una piccola esposizione all'interno della Galleria: nella parte sinistra della Sala della Niobe – che già di per sé vale una visita – il visitatore si trova davanti a un parterre d'eccezione, composto dai personaggi dei ritratti di Memling già custoditi agli Uffizi, disposti in circolo come durante una riunione. Accanto all'ignoto giovane, possiamo ammirare alcuni ritratti eseguiti dal pittore fiammingo, tra i quali quelli di Benedetto Portinari e di San Benedetto, parti di un Trittico oggi smembrato, ma anche una maestosa Madonna col Bambino, che si staglia su un paesaggio denso di elementi allegorici.
In questo contesto il Ritratto di giovane ci accoglie con la sua posa pacata, l'assoluta verosimiglianza dei lineamenti e il realismo dei materiali. La foggia degli abiti e l'acconciatura suggeriscono che si tratti di un giovane fiorentino, probabilmente uno dei tanti che soggiornavano nella città di Bruges, dove Memling si era formato e dove i contatti con Firenze erano frequenti. La città toscana, infatti vantava già all'epoca una tradizione bancaria di tutto rispetto e lo stesso Banco Mediceo aveva una sede a Bruges: lungo l'asse che univa le Fiandre e Firenze, dunque si muovevano uomini, merci e somme di denaro, ma anche gli artisti e i loro capolavori. In particolare Memling era molto apprezzato dagli italiani residenti a Bruges, e questo spiega i molti ritratti a noi pervenuti, di cui alcuni esposti appunto in quest'occasione.
Originario di una piccola cittadina dell'Assia, ma trasferitosi a Bruxelles, Hans Memling fu molto probabilmente allievo di Rogier van der Weyden, e solo dopo la sua morte si trasferì a Bruges. I rapporti con il maestro sono evidenti in molti lavori del giovane Memling, che in seguito verrà considerato a buon diritto uno dei grandi esponenti dei cosiddetti “Primitivi fiamminghi”.

In occasione dell'esposizione i visitatori possono anche ammirare il retro del quadro di Memling, sulla cui superficie è dipinta una Natura morta assolutamente ante litteram: infatti anche se oggetti, fiori e piante erano largamente utilizzati dai pittori fiamminghi come dettagli realistici disposti a fianco dei personaggi ritratti, solo più tardi questi elementi diventeranno il vero e proprio soggetto del dipinto, trasformandosi poi in un genere vero e proprio con la nascita della Natura morta e in seguito della Vanitas – si legga in proposito il bel saggio di Elisabetta Morici i fiori e la Vanitas, in Iperuranio n. 1, vol. 1. In questo piccolo quadro, Memling anticipa quindi i tempi, ritraendo un mazzo di fiori, tra i quali spiccano dei gigli bianchi, iris e aquilegie – simboli medievali legati al culto mariano – inserito in una brocca di ceramica decorata, a sua volta posata su un piano coperto da un sontuoso tappeto. Lo stesso boccale, sicuramente di fattura italiana, appare anche nella celebre Madonna col Bambino in trono dipinta dallo stesso Memling e oggi conservata a Berlino.
Questa piccola esposizione di grande valore, sarà quindi sicuramente una gradita sorpresa per tutti i visitatori che si troveranno a passare dalla Galleria degli Uffizi fino al 10 di Ottobre. Un'occasione speciale per incontrare il misterioso giovane venuto da Madrid, ma anche per cogliere parte di quel dialogo continuo tra l'Italia e le Fiandre che ha prodotto alcuni dei capolavori più importanti del Rinascimento.