Un cassero per la scultura
di // pubblicato il 05 Aprile, 2010
Ci troviamo nella provincia di Arezzo, nel cuore della Toscana.
Una regione ricca di tradizione e storia che non manca di arricchire il proprio patrimonio con iniziative rivolte alla valorizzazione e allo studio dell'arte contemporanea.
E' il caso del Cassero di Montevarchi che, edificato nel 1200, restaurato e recuperato definitivamente tra il 1995 e il 1996; dal 1998 è divenuto progressivamente "uno scrigno" di opere d'arte e testimonianze scultoree dei due secoli scorsi.

Questo suggestivo luogo è oggi il teatro in cui prende forma un nuovo modo di guardare e percepire la scultura e le arti plastiche attraverso un connubio tra uno spazio espositivo scenografico e una forte motivazione scientifica.
All'interno del Cassero sono infatti state raccolte, grazie alla perizia del direttore del centro Alfonso Panzetta e alla collaborazione con università toscane e italiane, musei d'artista e gipsoteche locali e nazionali, cinquecento sculture realizzate dai maggiori artisti italiani tra 1800 e 1900.
Una varietà di materiali tra cui legno, gesso, terracotta, ceramica e marmo a dimostrare l'identità polimaterica delle arti plastiche fanno si che il Cassero sia un vero e proprio fulcro per lo studio di questa pratica artistica.
Il tacito accordo di poetica convivenza tra passato e modernità si manifesta anche nella modalità di installazione delle opere stesse, poste su superfici di vetro o raggianti su mensole rosse che spiccano su sfondi turchesi.
In questo contesto, dal 16 maggio, verranno esposte le opere, la documentazione e le testimonianze legate agli scultori più significativi dei secoli XIX e XX, con una particolare attenzione a chi ha, nel tempo, avuto un legame, una connessione con Montevarchi.

Da Timo Bortolotti, collega di Achille Funi, milanese di adozione, noto per la delicatezza nella raffigurazione di nudi e ritratti, a Michelangelo Monti, conosciuto per il "Toro Rampante" (1930), simbolo della Città Sabauda, ma anche per i molti monumenti realizzati durante la sua carriera.
Autoctoni sono invece Pietro Guerri, originario di Montevarchi (di cui è stato più volte sindaco) a cui si devono molte opere commemorative ai caduti del primo conflitto mondiale e Ernesto Galeffi, che nel tempo seppe intrattenere relazioni con scrittori, poeti, critici,storici dell'arte e registi fino a divenire una delle figure più rappresentative del panorama toscano del 1900.
Conterraneo a questi, l'aretino Firenze Poggi, artista tuttora in vita che seppe nel tempo, dare la propria testimonianza della storia contemporanea e degli eventi che segnarono il "Secolo Breve" attraverso la scultura.
Altri artisti di notevole rilevanza sono il marchigiano Mentore Maltoni e Arturo Stagliano, il cui archivio fotografico completo è presente al Cassero.
Tra le figure femminili più emblematiche dell'arte plastica del secolo scorso è Donatella "Dodi" Bortolotti, di cui si ricorda la prolungata collaborazione con la galleria d'arte milanese La Colonna, diretta da Renata Usiglio e riconosciuta come centro propulsore per la ricerca artistica e lo scambio intellettuale tra gli artisti dell'epoca. E' proprio in questa direzione, infatti, che va il dibattito sul realismo che sarà poi nutrito dal dialogo concernente sia la pittura che la scultura durante il 1900 e anche oltre.
Altri artisti in mostra sono i toscani Elio Galassi e Valmore Gemignani e il genovese Alberto Giacomasso.
Undici artisti e undici poetiche accomunate dalla forte plasticità delle forme e dal confluire di alcune delle loro opere in un unico grande progetto di impianto scientifico e didattico, oltre che espositivo.
Forte del proprio patrimonio di lavori, documenti originali e archivi fotografici, il Cassero di Montevarchi si rende riconoscibile e unico in tutta la sua ricchezza proponendosi come centro di ricerca e come luogo in cui "imparare a guardare" e a conoscere una forma artistica, la scultura, che pur circondandoci costantemente, non sempre riusciamo ad apprezzare.