Un sapore di ruggine e ossa

di Andrea Mancaniello // pubblicato il 05 Ottobre, 2012

Di ruggine e d’ossa è il nuovo film di Jacques Audiard che dirige con mano virile una ruvida storia d’amore fuori dalle convenzioni, la ruggine dei sentimenti di esistenze cadute nella polvere in cerca di una redenzione, le ossa rotte o recise da cui risorgere verso nuovi impulsi vitali.

Ali è un uomo immaturo, spiazzato dal tribunale che gli ha affidato il figlio Sam di soli 5 anni, attraversa la Francia da nord a sud per raggiungere la sorella Anna e il marito Richard, mosso dal timore d’inadeguatezza alla cura di un bambino che in verità non conosce e dalla necessità latente di costruirgli intorno una famiglia.
Col suo passato di boxeur e incontri agonistici di thai boxe l’uomo trova lavoro nel servizio di sicurezza di una discoteca e qui una sera incontra Stéphanie.
La donna, rimasta coinvolta in una rissa, lavora in un parco acquatico come addestratrice di orche, in apparenza molto sicura è spesso vittima di un suo disordine interiore.
L’incontro, il graffiarsi reciproco di due anime in rotta di collisione, il respingersi di esistenze selvagge alla deriva e infine la scoperta di un terreno di scambio per ritrovare insieme la strada di casa.

Illuminato da una superlativa Marion Cotillard in un ruolo a tratti estremo, Un sapore di ruggine e ossa è un film crudo che racconta la genesi di un sentimento spogliato di ogni astrazione romantica, vulnerabile, concreto e sporco di vita.
Fin dagli splendidi titoli di testa acquatici è la natura umana al centro della narrazione, fragile e corruttibile, con i suoi slanci più nobili e le cadute più vili, ma pronta a quella rinascita che l’amniotico liquido, origine di ogni esistenza, simboleggia.

Dopo Il profeta che l’ha imposto definitivamente all’attenzione internazionale, Jacques Audiard torna a tessere un racconto con la potenza delle sue immagini non convenzionali, dando rilievo ai piccoli disagi e alle sfumature nascoste nelle insenature più impercettibili del vivere.
L’incidente di cui è vittima Stéphanie è la ribellione delle forze della natura all’insano desiderio di controllo del genere umano, la capacità della donna di trasformare la propria diversità in punto di forza le farà conquistare una posizione dominante in un ambiente rigidamente maschile. Quando lascia il furgone nel corso del combattimento però diventa l’emblema dell’amore che rende deboli, se finalmente si ha qualcosa da perdere, e allo stesso tempo capaci di vincere, con la spinta generata dal sapere che qualcuno ha fiducia in te.

Con una staffetta narrativa che inizia mostrando la vita di Ali e si sposta in quella di Stéphanie dopo il loro primo incontro, il film mette i due personaggi a confronto e offre notevoli spunti di riflessione sul comportamento umano, con reazioni spesso subordinate al sesso di appartenenza.
Senza moralismi, assecondando luoghi comuni su comportamenti ritenuti riprovevoli ma senza la presunzione del dato assoluto, la gioia femminile di assaporare il potere della seduzione è posta sullo stesso piano dell’istinto maschile all’accoppiamento coatto con ogni donna disponibile; i personaggi sono figure reali definite dai propri limiti che non aspirano mai a incarnare un ideale.

La fotografia ruvidissima di Stephane Fontaine esalta il pathos di molte sequenze rendendo tangibili le emozioni, il fastidio di un abbagliante controsole, quando Stéphanie torna ad uscire per la prima volta, esprime il disagio del riemergere di un’anima dalle tenebre dell’autodistruzione. Lo scintillare sul blu meraviglioso del mare, il calore dei raggi solari che accarezzano il viso, sono l’arrendersi alla bellezza del cosmo e al più sano istinto di sopravvivenza che anche dopo le prove più dure riconsegna alla vita.

Tratto da una serie di racconti di Craig Davidson, solo nello spirito però perché dei personaggi di Ali e Stéphanie nel testo non ce n’è alcuna traccia, Un sapore di ruggine e ossa sembra voler sottolineare che non si può attraversare la vita senza etica, nella sotto-trama che racconta le vicissitudini della sorella di Ali, cassiera in un supermercato, è presente tutta la durezza dello scontro violento in corso nella nostra società globalizzata. Nella semplice domanda “da che parte stai?” è palesato il conflitto tra un noi e un loro, tra il diritto al lavoro e l’inclinazione allo sfruttamento di avide compagnie attente solo a incrementare i profitti.

Il finale non assolve nessuno e si perita di farci sapere che a volte, dipende dall’osso del corpo che ha subito frattura, anche a lesione rinsaldata le cose non saranno mai più come prima.

 

Dettagli

Didascalie immagini

In copertina:
Matthias Schoenaerts e Marion Cotillard sono Ali e Stéfanie,
due anime in reciproco sostegno
(© 2012 Why Not Productions / Page 114 / France2 Cinéma / Les Films du Fleuve / Lunanime)

- Locandina italiana
- Matthias Schoenaerts e Armand Verdure sono Ali e
  il piccolo Sam
- Marion Cotillard è Stéfanie
- Due diverse solitudini riflesse l’una nell’altra
- Un duro percorso di vita, distruzione e rinascita
- Jacques Audiard sul set con Matthias Schoenaerts /
  La più ruvida locandina originale

© 2012 Why Not Productions / Page 114 / France2
   Cinéma / Les Films du Fleuve / Lunanime

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: De rouille et d’os
  • Regia: Jacques Audiard
  • Con: Marion Cotillard, Matthias Schoenaerts,
    Armand Verdure, Celine Sallette, Corinne Masiero, Bouli Lanners, Jean-Michel Correia, Mourad Frarema
  • Sceneggiatura: Jacques Audiard e Thomas Bidegain tratta dalla raccolta di racconti Ruggine e ossa di Craig Davidson
  • Fotografia: Stephane Fontaine
  • Musica: Alexandre Desplat
  • Montaggio: Juliette Welfling
  • Scenografia: Michel Barthelemy
  • Costumi: Virginie Montel
  • Produzione: Jacques Audiard, Martine Cassinelli, Pascal Caucheteux, Antonin Dedet e Alix Raynaud per Why Not Productions in associazione con Page 114, France2 Cinéma, Les Films du Fleuve, Lumière et Lunanime, RTBF (Télévision Belge), Bim Distribuzione e Optimum con Canal+, Ciné+ e France Télévision
  • Genere: Drammatico
  • Origine: Francia / Belgio, 2012
  • Durata: 120’ minuti