Un libro per raccontare i “Libri di stampe”

di Marica Guccini // pubblicato il 16 Febbraio, 2012

Libri di stampeÈ difficile, oggi, pensare a quando il mondo non era avvolto dal colore, a quando, nel passato, sfogliando un’immagine si spalancavano le porte di una realtà per lo più bicroma, dove era la linea a comporre la forma e i suoi squisiti effetti: erano le stampe.

Stampe raccolte in una varietà di formati, stampe che spesso sono sopravvissute, slegate, al loro contesto d’origine e le ritroviamo oggi nelle collezioni museali. Le stampe che oggi “appendiamo a parete” incorniciate e osservate quasi fossero un dipinto, un tempo erano celate ad uno sguardo diretto ed erano raccolte, piuttosto, in album e libri variamente rilegati. Vasari e Borghini, nomi magniloquenti, consideravano le stampe uno strumento fondamentale per la formazione e l’approfondimento delle arti. 

Tra le pubblicazioni promosse e curate dagli istituti museali, oltre ai cataloghi scientifici editi in occasione delle esposizioni, è auspicabile che ve ne siano altre volte a studiare e indagare il patrimonio che quel dato museo conserva.

L’abolizione di molte legature ha originato, in passato, un mare magnum di stampe sciolte ormai prive di riferimenti storici” spiega nell’introduzione al volume che oggi vi presentiamo la Soprintendente Cristina Acidini; a questo pone rimedio con il suo studio puntuale l’autrice Alessandra Baroni.
In questo spirito è stato infatti recentemente edito presso la casa editrice Olschki il terzo volume della collana Inventario Generale delle Stampe, inaugurata nel 2007 per indagare i fondi meno valorizzati presenti nella collezione del GDSU. Ai primi due volumi della collana ad opera di Giovanni Maria Fara, Albrecht Dürer. Originali, copie e derivazioni, e di Miriam Fileti Mazza, Storia di una collezione. Dai libri di disegni e stampe di Leopoldo de’ Medici all’età moderna, va oggi ad aggiungersi il frutto decennale dello studio intrapreso da Alessandra Baroni: I “Libri di stampe” dei Medici e le stampe in volume degli Uffizi. 
Meier
Storica dell’arte e musicista l’autrice vanta, come è buon uso nell’epoca dei non-confini, un ampio campo di esperienze in varie città europee e mondiali: ha conseguito il PhD -per noi Dottorato- presso l’Università di Utrecht, al Metropolitan Museum di New York ha condotto ricerche sulla relazione tra Italia e Fiandre nella produzione grafica della seconda metà del Cinquecento, e ora è docente di storia dell’arte all’Università di Rochester. Il bagaglio di specializzazioni ed esperienze internazionali accumulate è la base sulla quale si fondano i suoi studi sull’arte fiorentina e toscana del tardo Rinascimento.

Il collezionismo, parola tra le più ricorrenti nel vocabolario storico artistico, riempie le pagine della moderna disciplina senza mai esaurirsi e offrendosi a nuove occasioni di approfondimento. Ecco infatti che da una esperienza di ricerca solida e decennale, nel terzo volume dell’Inventario Generale delle Stampe l’autrice indaga in modo inedito le relazioni tra i Medici, il collezionismo e la committenza di stampe durante i due secoli di vita del Principato, fase costitutiva che fu alla base della formazione dell’odierna raccolta di stampe del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi.
Della bella
Leggendo l’introduzione dell’autrice ci si interroga su un aspetto che diversamente non si sarebbe considerato, ossia come le stampe che per noi rappresentano l’immagine di un mondo antico fossero, un tempo, persino uno strumento d’avanguardia nella costituzione di pioneristici “musei virtuali su carta”, luoghi speciali che vivevano sul foglio stampato. Qui venivano infatti ritratte -e poi riunite insieme in un volume- le opere appartenenti ad una medesima collezione, costruendo così più sulla carta che non nella realtà un museo. Ne era esempio a Roma l’opera di Cassiano dal Pozzo, e un’organizzazione similare di quelle stampe caratterizzava anche la maggioranza degli album degli Uffizi.

Ogni studio di questo tipo non può che giovarsi della ricerca d’archivio; solo una solida analisi archivistica può ambire a far riemergere ciò che la memoria pare aver sepolto. Analizzando la multiforme documentazione reperita tra ciò che rimane agli Uffizi del nucleo più antico, si parla dei 113 “libri di stampe” descritti nell’inventario lorenese del 1784  ancora oggi conservati tra i fondi del GDSU, l’autrice ne ripercorre le tappe.
Prestel
Volumi che si configurano per lo più come album o come raccolte rilegate, riassaporano il gusto del dialogo col presente grazie all’operazione della Baroni che ne ripercorre a ritroso le vicende, in alcuni casi, sino al Cinquecento.

Anche solo sfogliandolo e tenendola tra le mani potrete notare la preziosità di una pubblicazione che unisce raffinatezza e cura editoriale ad uno studio capillare sull’argomento, facendo di essa uno strumento e un ausilio per gli studiosi della materia, o per i curiosi e interessati che vorranno prendere essi stessi atto della coerenza e qualità delle collezioni del GDSU anche in materia di stampa, oltre che scoprirne alcune eccellenze meno note come, ad esempio, il cospicuo nucleo di stampe fiamminghe e olandesi risalenti al Cinque-Seicento. Vere e proprie sorprese attendono il lettore.

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Copertina del volume I “Libri di stampe” dei Medici e le stampe in volume degli Uffizi
  2. Melchior Meier, Apollo che scortica Marsia,
    st. vol. 10363 vol. 100
  3. Stefano della Bella, Stampe di rami diversi della R. Casa di Toscana,
    st. vol. 854-863, vol. 7, p. 74
  4. Jean Teophilus Prestel, da Dessins des milleurs peintres des Pays-Bas d’Allemagne et d’Italie du cabinet de Monsieur Gérard Joachim Shmidt,
    st. vol. 2718, vol. 29

In copertina:
Jacques Callot, Balli di Sfessania,
st. sc. 8690-8712 interno

Alessandra Baroni
I “Libri di stampe”
dei Medici e le stampe
in volume degli Uffizi
pagg. 276
Olschki