Un itinerario oltre i confini regionali
di // pubblicato il 23 Dicembre, 2011
Terminati i festeggiamenti per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia rimangono tracce per le strade di Torino, nei viali arredati con le insegne pubblicitarie, di un lungo periodo di ebbrezza nazionalistica con qualche polemica a rinfocolare antichi dissapori e a funestare le celebrazioni.
Bandiere ingrigite sventolano meste dai rari balconi e salutano l’anno venturo, che incede a grandi passi con nuove incognite e antiche speranze, mentre qualche mostra ricorda ai visitatori dell’ultima ora i fasti appena trascorsi.

Tra queste la collettiva “Un’espressione geografica” presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino curata da Francesco Bonami, ospitante venti artisti provenienti da tutto il mondo incaricati a sorte di visitare una regione italiana, insieme a un curatore, architetto o critico locale.
Cultura, ambiente, economia, società, storia e tradizione sono trattati con un linguaggio contemporaneo di respiro internazionale, enunciato talvolta con mezzi rudimentali e desueti: installazioni, video, ricostruzioni d’ambiente disseminati negli spazi asettici del museo si presentano al visitatore con una struttura aperta a percorsi liberi, dettati da scelte critiche soggettive. Si potrebbe definire un’esposizione ponte fra terza e quarta Repubblica, fra come eravamo e come saremo, dove si mescolano moltissime suggestioni e altrettanti interrogativi sull’identità di una nazione che, simile ad una matrioska, racchiude al suo interno realtà sempre più minute ormai ignote agli stessi italiani.
Il Grand Tour restituisce ai residenti un punto di vista alieno antiretorico da cui osservare il Paese, ma con inevitabili prese di posizione di matrice ideologica, cercando, non sempre con successo, di rifuggire da conclusioni stereotipate.
Si possono individuare arbitrariamente cinque aree tematiche, o macroaree, riguardanti il binomio arte e territorio, nella riscoperta delle incisioni rupestri della Val Camonica in Lombardia da parte dell’iberico Aranberri; nei pannelli ortogonali del sud coreano Sunah Choi, ricalcati sulle quinte urbane della Val d’Aosta; nella pietra di Luserna intagliata dal giovane artista rumeno Man. Mentre i dettagli architettonici della Basilica di Santa Croce a Lecce, ingranditi e decontestualizzati, compongono l’installazione dell’artista francese Isabelle Cornaro. Tobias Putrih, sloveno, realizza tre sedute attingendo al design e ai materiali del Sud-Tirolo, e vagheggia un’economia sostenibile basata su valori culturali, da preservare, come le piastrelle in ceramica di Faenza che rivestono il podio del georgiano Andro Wekua.
La sensibilità verso l’ambiente si coglie nel sismografo commemorativo del terremoto avvenuto all’Aquila nel 2009, opera del neozelandese Michael Stevenson, e di Cornelia Schmidt-Bleek, statunitense, apologeti delle teorie sulla capacità degli animali di predire i terremoti diffuse in Estremo Oriente.
Katerina Šedà integra gli studi sulla antropizzazione del territorio condotti a Nosovice, nella Repubblica Ceca, con disegni e mappe a ricamo della Sicilia realizzati dagli stessi isolani. Sconfinano in ambiti socio-politici il video sull’infanzia laziale di Johanna Billing, svedese, con citazioni da Truffaut e Pasolini; la critica al fatalismo campano del messicano Gabriel Kuri; gli interventi sulla cementificazione del paesaggio lucano degli svizzeri Taiyo Onorato e Nico Krebs.
Con surrealismo alla Buñuel, Nathaniel Mellors dal Regno Unito inscena una sit-com nel parco del Museo Nazionale di Villa Pisani a Strà (Venezia), per rammentare le lotte di classe nel sistema imprenditoriale del nordest.

Ruti Sela & Maayan Amir, di Tel Aviv, denunciano la crisi strutturale delle istituzioni in un’inchiesta sulla vita privata dei sindaci a capo di vari comuni umbri.
Il folklore, attualizzazione di riti pagani ancestrali, compare nel film in 16mm sui balli dei mamutones di Mamoiada e nel palco fieristico a firma della tedesca Ulla von Brandenburg. Una finta rassegna stampa e cartoline d’antan, recapitate al museo dai luoghi più caratteristici, documentano il viaggio in Calabria dello sloveno Roman Ondàk.
Ferhat Özgür, nato e residente in Turchia, con il coltello del museo di Frosolone e i memorabilia sulla processione dei Misteri esalta, per metonimia, eccellenze artigiane e valori saldamente radicati in Molise.

Devozione che diviene sinonimo di comunione fra popoli nella copia in scala 1:1, dell’austriaco Markus Schinwald, del gradino solcato dalle ginocchia dei pellegrini, intorno alla Santa Casa di Loreto nelle Marche. Attinente alla memoria è infine il rimando agli andamenti della Borsa di Trieste nei giorni attorno al 17 marzo 1861, di Hugo Markl, statunitense di Pasadena, assurti, con il profilo in ferro battuto di una testiera, ad ideale discrimine geografico ed economico tra Friuli Venezia Giulia e Veneto.
Ultimi, ma non ultimi, i loop registrati tra Firenze e Livorno, intercalati da segmenti sulla storia lituana, da intendere come libro denso di ricordi personali, secondo una poetica ricorrente nei lavori di Gintaras Didžiapetris.
Un itinerario riferito qui per sommi capi, ma utile per storicizzare e comprendere criticamente un’epoca ancora in trasformazione, certamente cruciale nel ridefinire il ruolo dell’Italia nel panorama internazionale dei prossimi anni.