Ultima Cena di Giorgio Vasari. La rivedremo nel 2016?

di Adele Tacchi - pubblicato il 15 Maggio, 2010 in Riflettori su...

Se il Crocifisso di Cimabue è stato fin da subito il simbolo della furia dell'Arno del 4 novembre 1966, per noi fiorentini è sempre maggiore l'attesa di vedere ricollocata l'ultima grande "malata" rimasta, l'Ultima Cena di Giorgio Vasari, all'epoca esposta nel Museo dell'Opera di Santa Croce.
La monumentale tavola (cm. 262 x 660 circa) rimase immersa fino al defluire delle acque.
Il colore fu immediatamente protetto da una velinatura con la resina acrilica Paraloid B72 per evitare cadute, ma che fissò sulla superficie anche tutte le sostanze contenute nelle acque alluvionali.

Nonostante la graduale asciugatura in un deposito climatizzato allestito nella Limonaia di Palazzo Pitti, l'azione combinata delle deformazioni del supporto ligneo in pioppo di oltre venti millimetri, e il forte degrado degli strati della preparazione, l'opera presenta il cedimento di adesione fra supporto, preparazione e colore.
La pellicola pittorica si è progressivamente staccata e alzata formando sollevamenti a cresta e il gravissimo stato di conservazione, in passato, aveva solo come soluzione quella estrema del così detto trasporto del colore separando la pellicola pittorica dal supporto (attraverso la protezione del colore e la demolizione dal tergo di tutti gli altri strati per poi procedere alla costruzione di una nuova preparazione e di un nuovo supporto su cui far aderire nuovamente il colore risanato).
Questa tecnica, applicata alle dimensioni dell'Ultima Cena di Vasari portò diretto il dipinto in un deposito, provvisoriamente in sicurezza, purtroppo, però, senza alcun intervento di restauro, aggravando le già disperate condizioni conservative, essendo rimasto quasi quarant'anni abbandonato a se stesso.

Nel 2004 la Soprintendenza, nell'impossibilità di affrontarlo con forze e competenze minori, dette incarico al'Opificio delle Pietre Dure di occuparsi del restauro e l'opera venne trasportata nei Laboratori della Fortezza da Basso.
Con un fondo speciale della Protezione Civile, erogato in occasione del Quarantesimo Anniversario dell'Alluvione di Firenze, furono destinati € 250.000, permettendo lo studio analitico delle reali condizioni conservative, collegato alla tesi di due allieve della Scuola di Alta Formazione dell'Opificio, Antonella Casaccia e Ilaria Corsini, sotto la guida dei restauratori che poi si sarebbero occupati della direzione tecnica del restauro dell'opera, Roberto Bellucci, Ciro Castelli e Mauro Parri.
Questa prima fase del restauro, diagnostica, conoscitiva e progettuale ha quindi riguardato ricerche e prove sperimentali proprio per la definizione del progetto.

Grazie alla non comune disponibilità dell'Opificio nel fornire complete informazioni al riguardo, proseguo la storia della tavola su cui le indagini già effettuate comprendono:

  • documentazione fotografica b/n, colore e digitale ad alta risoluzione del davanti e del retro di ciascun pezzo a luce normale e luceradente;
  • ripresa in Radiografia X tramite preassemblaggio di pellicole a coprire la misura delle tavole per effettuare l’indagine con la tecnica dell’esposizione unica;
  • test di solubilità delle resine usate nel 1966; • misurazione degli attuali livelli di UR del legno;
  • ripresa 3D di ciascun elemento per giungere ad una esatta misurazione dell’andamento tridimensionale della superficie sia del colore che del supporto, in moda da compararne i diversi andamenti attuali;
  • test sulla rimozione della velinatura del 1966;
  • test di rimozione del fango e dello sporco di deposito superficiale;
  • test sul pre-consolidamento della superficie pittorica.

Allo stato attuale è impossibile per l'Opificio stilare un progetto di intervento in tutte le sue fasi proprio perché la situazione conservativa si differenzia fortemente (semplificando, le parti alte dell'opera sono rimaste in acqua meno tempo di quelle basse) ed è "certo nostra intenzione, come ogni intervento di restauro degno di questo nome, arrivare a scelte il più possibile orientate verso la conservazione integrale dell’opera, ma non sappiamo ancora se le condizioni conservative permettano di evitare di fare ricorso ad un intervento di trasporto del colore, almeno nelle zone più gravemente interessate alle differenze dimensionali tra supporto e strati pittorici. Certamente dovrà essere ampliato il numero delle indagini scientifiche, allargando il campo anche a quelle chimiche (analisi stratigrafiche, analisi del degrado della preparazione). Dovranno essere effettuate ulteriori prove di consolidamento della preparazione in ambiente e con sotto-vuoto locale. Successivamente alla rimozione delle carte di velina applicate nel 1966 e al consolidamento del colore, sarà necessario effettuare indagini fisiche atte a indagare la tecnica esecutiva dell’opera (misure colorimetriche; indagini fisiche per mezzo di riprese digitali ad alta risoluzione in Infrarosso Falso Colore, Fluorescenza UV, Infrarosso b/n; Fluorescenza X ed indagini per la diagnostica dei materiali. Inoltre dovrà essere messo a punto un sistema di monitoraggio delle variazioni dimensionali.Pertanto, è troppo presto per poter conoscere quali saranno i tempi necessari per il completamento delle operazioni di restauro, tempi che possono notevolmente variare in rapporto alle scelte sopra citate per quanto riguarda la ricostituzione della necessaria coesione dei materiali costitutivi e dell’adesione sufficiente della pellicola pittorica."

Ma ecco che arriva una buona notizia anche per l'Ultima Cena del Vasari!
Nell'arte non esiste "Consolatium misero comites habere penantes", ma, essendo minacciati molte capolavori da gravi problemi di deformazione, formazione di fenditure e schegge del legno su cui sono dipinte, diviene sempre più indispensabile il restauro di alta specializzazione, non solo della superficie dipinta, ma anche della struttura di supporto.
Per operare in tal senso il restauratore deve aver sviluppato abilità uniche e oggi esiste solo un ridottissimo gruppo di esperti pienamente qualificati e quasi tutti si ritireranno dalla vita professionale entro il prossimo decennio. Per garantire il ricambio in modo che la prossima generazione di restauratori sia preparata a prendere il loro posto, la Getty Foundation, il Getty Conservation Institute e il J. Paul Getty Museum hanno ideato la Panel Paintings Initiative.
Sono stati stanziati trecentomila euro in tre anni per l'Opificio delle Pietre Dure e Laboratori di Restauro (OPD) in modo che sette restauratori di livello avanzato, medio e specializzandi (tre italiani e uno proveniente rispettivamente dall'J. Paul Getty Museum, da Londra, New York e Budapest) abbiano l'opportunità, unica nel suo genere, di formarsi a fianco dei migliori esperti del restauro -Ciro Castelli e Mauro Parri - lavorando insieme a l'Ultima Cena.

Alla presentazione dell'accordo, Isabella Lapi Ballerini, soprintendente dell'OPD, ha dichiarato "L'Opificio delle Pietre Dure e Laboratori di Restauro ha una lunga tradizione nel restauro dei dipinti su tavola, così come un rapporto di lunga data con il Getty . Condividiamo la preoccupazione del Getty circa la necessità di formare futuri restauratori così che abbiano le capacità adeguate per occuparsi di dipinti su tavola. Siamo grati di avere l’opportunità di lavorare in partnership con il Getty nel restauro de l’Ultima Cena di Vasari e di renderla ancora una volta accessibile al pubblico."
Deborah Marrow, direttore della Getty Foundation, ha aggiunto "Siamo molto lieti di offrire questo contributo all’OPD. La complessità del lavoro su l’Ultima Cena offrirà ai futuri restauratori di tavole lignee un’esperienza di apprendimento senza precedenti sotto la supervisione di esperti. Questo progetto significativo servirà da modello per futuri contributi nella nostra più ampia Panel Paintings Initiative"
Il responsabile del programma della Getty Foundation, Antoine Wilmering, ha concluso "Questa iniziativa non sarebbe possibile senza la dedizione degli esperti dell’Opificio con cui stiamo lavorando. Il loro impegno a guardare alla prossima generazione di restauratori e a trasmettere loro le conoscenze acquisite è essenziale per il successo del programma". Tale contributo è stato stanziato nel 25° anniversario della Getty Foundation che cade quest’anno. L’anniversario è segnato anche dalla concessione, nel corso degli anni, di oltre 5.000 contributi volti a promuovere la conoscenza e la conservazione delle arti visive in più di 180 paesi in tutti i continenti.

Il progetto inizierà immediatamente e si concluderà a metà del 2013. Il risultato sarà visibile nel corso di una mostra congiunta tra l’OPD e il Museo dell’Opera di Santa Croce e in un libro sul processo di restauro.

E' quindi logico ritenere che nel 2016, in occasione dei cinquantenario dell'Alluvione, l'opera di Giorgio Vasari, se non tutti i cinque pannelli, sarà riposizionata in Santa Croce.

Concorso pubblico per l'ammissione di 10 allievi

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 35 del 4 maggio scorso è stato pubblicato il bando di concorso pubblico, per esami, per l'ammissione di 10 allievi al corso quinquennale della Scuola di Alta Formazione nel restauro dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, per l'anno accademico 2010/2011.
Gli studenti saranno formati per cinque anni e il superamento del corso, articolato in 300 crediti formativi, abiliterà allo svolgimento della professione di restauratore, secondo le norme disciplinate dalla recente riforma, e conferirà un titolo equiparato al diploma di laurea magistrale.
Tre le prove per l'esame di ammissione: al superamento di una prova grafica e di un test attitudinale, si potrà accedere all'esame orale che misurerà la consocenza delle opere d'arte.
La scadenza per la domanda di ammissione, da inviare con raccomandata al Ministero per i Beni e le Attività Culurali, Opificio delle Pietre Dure e laboratori di restauro a Firenze, è fissata per il 3 giugno 2010.
Bando del concorso e approfondimenti

Didascalie & Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Conservators working on Vasari’s
    Last Supper after the flood, 1966.
    From left: Marco Grassi, Myron Laskin,
    Thomas Schneider
    © Marco Grassi
  • Conservators working on Vasari’s
    Last Supper
    at the Opificio delle Pietre Dure e Laboratori di Restauro, 2010
    © Cecilia Mastrantonio
    - Roberto Bellucci spiega radiografia
    - Restauratori discutono gravi danni
    - Restauratrice in lavori preliminari
  • Giorgio Vasari’s
    Last Supper
    inside the Basilica of Santa Croce,
    Florence, 1920–1930 approx.
    Archivi Alinari, Firenze

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